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Zecharia Sitchin e Alessandro Demontis – Le analisi di EclisseForum.it

Raccogliamo in un unico post il nostro lavoro di critica e sbufalamento sulle opere di Zecharia Sitchin e del suo megafono italiano, Alessandro Demontis.

Per evitare di appesantire l’articolo, linkeremo i nostri lavori corredati da una breve descrizione del contenuto, il tutto diviso in settori di competenza.

Critiche Archeologico – Linguistiche

L’eclisse solare del Giorno del Signore

Il nostro Lugalbanda prende in considerazione le affermazioni di Sitchin circa un’imponente eclisse verificatasi nel Giorno del Signore, imprevista e imprevedibile, causata dal passaggio di Nibiru e centrata sulla regione di Haran, arrivando a dimostrare come l’eclisse era tutt’altro che imprevista ma ben calcolabile e che la regione di Haran risultava essere fuori dalla zona di totalità. L’analisi della tavoletta Rm 2,38, evidenzia gli errori e le omissioni di Sitchin, mentre un semplice confronto astronomico mostra che l’eclisse descritta nei testi non può essere quella del 557 a.C..

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/09/30/indagine-su-sitchin-leclisse-solare-del-giorno-del-signore-parte-1/

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/03/edit-indagine-su-sitchin-leclisse-solare-del-556-557-a-c-parte-ii/

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/07/indagine-su-sitchin-la-tavoletta-rm-238-%E2%80%93-parte-iii/

 

L’epica della creazione: Enuma Elish.

Lugalbanda analizza alcuni passi della traduzione di Sitchin dell’Enuma Elish, evidenziandone errori , manomissioni e assurdità.

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/14/lepica-della-creazione-enuma-elish-parte-indagine-su-sitchin-i/

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/17/l%E2%80%99epica-della-creazione-enuma-elish-%E2%80%93-indagine-su-sitchin-%E2%80%93-parte-ii/

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/19/l%E2%80%99epica-della-creazione-enuma-elish-%E2%80%93-indagine-su-sitchin-%E2%80%93-parte-iii/

 

La cosiddetta tavoletta TE

Ancora Lugalbanda analizza il testo della cosiddetta tavoletta TE, mostrando che Sitchin ha commesso errori partendo direttamente dal nome della tavoletta, fino alle traduzioni dei versi, con scambi di soggetti, termini mal tradotto e fantasticherie.

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/22/la-cosiddetta-tavola-te-parte-i-indagine-su-sitchin/

http://archeologia.eclisseforum.it/2011/10/30/la-cosiddetta-tavola-te-%E2%80%93-parte-ii-%E2%80%93-indagine-su-sitchin-2/

 

Diodoro di Sicilia e la tavola K. 3558

Lugalbanda analizza la tavoletta K3558, mostrando come Sitchin abbia mistificato la traduzioni dei versi, omettendo volutamente una parte, la quale conferma che i sumeri conoscessero sono 5 pianeti, non 12, come sostiene Sitchin.

http://www.eclisseforum.it/forum/il-caso-sitchin/indagine-su-sitchin-diodoro-di-sicilia-e-la-tavola-k-3558/

 

Francesco Pastore risponde ad A. Demontis sull’Enuma elish

Il lungo botta e risposta tra Alessandro Demontis e Francesco Pastore (Lugalbanda) sulle critiche di quest’ultimo a Sitchin.

http://www.eclisseforum.it/forum/il-caso-sitchin/francesco-pastore-risponde-ad-alessandro-demontis-sull’enuma-elish-parte-i/

http://www.eclisseforum.it/forum/il-caso-sitchin/francesco-pastore-risponde-ad-a-demontis-sull’enuma-elish-parte-ii/

http://www.eclisseforum.it/forum/il-caso-sitchin/francesco-pastore-risponde-ad-a-demontis-sull’enuma-elish-parte-iii/

 

Critiche Astronomiche

Nibiru, Demontis e la Scienza: la saga.

Analisi delle affermazioni di Sitchin e di Alessandro Demontis sull’esistenza di Nibiru e sulle conferma della scienza a tal proposito. Si dimostrano le scarse conoscenze di Sitchin e di Demontis della materia, quest’ultimo arriva addirittura ad affermare che le leggi di Keplero valgono solo per le orbite circolare e che l’inclinazione di un’orbita può assumere valori negativi. Si dimostra inoltre che la presenza di Nibiru avrebbe scombussolato l’intero sistema solare in breve tempo (scala astronomica) e che nessun astrofisico al mondo ha mai ammesso la possibile esistenza di un pianeta con le caratteristiche di Nibiru, invalidando ogni pretesa di Sitchin & Co.

http://www.eclisseforum.it/2012/02/20/nibiru-demontis-e-la-scienza-un-rapporto-travagliato/

http://www.eclisseforum.it/2012/03/23/nibiru-demontis-e-la-scienza-parte-ii-storia-di-un-divorzio/

 

Sitchin e lo strano caso dell’astronomo francese

Si analizza l’omonimo articolo di Sitchin, che trae considerazioni false e affermazioni inventate da un articolo di una rivista francese che, in esclusiva per l’Italia, abbiamo recuperato. Tutto il metodo Sitchin sintetizzato da un solo articolo. Alessandro Demontis ha tentato di giustificare il suo mentore, scadendo a sua volta nel ridicolo, con affermazioni campate per aria e arrivando a rivoltare le affermazioni di Sitchin, pur di non ammetterne la falsità.

http://www.eclisseforum.it/2012/03/31/esclusiva-eclisseforum-it-sitchin-e-limbroglio-dellastronomo-francese/

http://blogarea.eclisseforum.it/antibufala/2012/07/lo-strano-caso-del-sitchinologo-demontis/

 

Interviste e Traduzioni

Le civiltà mesopotamiche, Zecharia Sitchin e Nibiru – Intervista esclusiva al Prof. Verderame

La nostra clamorosa intervista al Professor Lorenzo Verderame, docente di Assiriologia all’università La Sapienza di Roma, che di fatto squalifica il lavoro di Sitchin, relegandolo al mondo del fantasy.

http://www.eclisseforum.it/2011/07/20/le-civilta-mesopotamiche-zecharia-sitchin-e-nibiru-intervista-esclusiva-al-prof-verderame/

 

Demontis e gli Anunnaki da esportazione

La traduzione delle domande di Michael Heiser ai fan di Sitchin, le risposte di Demontis e le controrepliche di Heiser. L’ennesima figuraccia di Alessandro Demontis, questa volta a livello internazionale.

http://blogarea.eclisseforum.it/antibufala/2012/07/demontis-e-gli-anunnaki-da-esportazione/

 

Lo staff di EclisseForum vi augura buone ferie!

 

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Esclusiva EclisseForum.it – Sitchin e l’imbroglio dell'”Astronomo francese”

Nel 2004 Zecharia Sitchin scrisse un articolo intitolato “Il caso dell’astronomo francese” che trovate in lingua originale qui: http://www.sitchin.com/frenchastron.htm e in italiano qui: http://www.angelismarriti.it/ELZEVIRI/astronomofrancese-sitchin2004.html. In questo articolo Sitchin spiega come sulla rivista francese Science et Vie, nel numero di febbraio 2003, sia apparsa un’intervista ad un astronomo, Alessandro Morbidelli, dove costui asseriva che

Ci fu una collisione celeste coinvolgente un “pianeta supplementare” che era esistito dove c’è ora la Cintura degli Asteroidi. Accadde circa 3,9 miliardi di anni fa; e quegli eventi spiegano l’inusuale e lunga orbita ellittica del “Pianeta Fantasma”. “Io mi aspetto che scopriremo un nuovo pianeta un giorno, delle dimensioni di Marte” egli disse al giornale con sicurezza, un pianeta il cui periodo orbitale è di “diverse migliaia di anni”. Egli fornì al giornale uno schizzo dell’orbita ellittica allungata del pianeta con indicato persino dove il “Pianeta Fantasma” si trova probabilmente ora.”

Come abbiamo accennato qui: http://www.eclisseforum.it/2012/03/23/nibiru-demontis-e-la-scienza-parte-ii-storia-di-un-divorzio/, in risposta ad un accanito quanto ingenuo sostenitore di Sitchin, siamo venuti in possesso di una copia della rivista contenente l’articolo in questione, e abbiamo potuto, finalmente, verificare e controllare le affermazioni di Sitchin e di chi usa questa intervista per dare un supporto scientifico alle proprie farneticazioni.

Abbiamo scoperto, e lo riportiamo qui in esclusiva, che Sitchin ed i suoi sostenitori hanno fatto un guazzabuglio incredibile, tagliando frasi a caso e reincollandole come faceva loro comodo, per far dire a Morbidelli una cosa che non ha mai sostenuto. Useremo un codice a colori per segnalare da dove Sitchin ha preso le frasi, che noi riportiamo nel giusto contesto, per far capire come era solito manipolare le informazioni. In blu trovate qui in alto il testo scritto da Sitchin, e di seguito i pezzi delle frasi estrapolate.

Ricapitolando, Sitchin scrive che l’astronomo Alessandro Morbidelli, fatto passare per francese ma in realtà italianissimo, avrebbe dichiarato:

  1. All’inizio il Sistema Solare era “caotico” (le mie esatte parole)
  2.  C’era stato un “pianeta supplementare” dove c’è ora la Cintura degli Asteroidi (= Tiamat dei testi Sumerici)
  3.  Una collisione celeste ‘riordinò’ il Sistema Solare (l’essenza dell’Enuma Elish se trattata come una cosmogonia)
  4. Basandosi sui risultati della Luna, la collisione avvenne circa 3,9 miliardi di anni fa (la mia esatta conclusione)
  5. Nella conseguenza spiacevole della collisione, il Sistema Solare acquisì il “Pianeta Fantasma” (= Nibiru/Marduk);
  6. La sua  orbita è ellittica e non circolare (un maggiore aspetto delle mie conclusioni);
  7. Al suo perigeo (più vicino al Sole) passa fra Giove e Marte (una non ortodossa conclusione chiave nei miei scritti)
  8. L’orbita è di migliaia (della Terra) di anni  (ho applicato ad essa il Sar Sumerico = 3.600 anni). 

Risposte:

  1. Sitchin nel suo libro L’altra Genesi, per dimostrare che agli inizi il sistema solare era caotico, si rifà alla datazione dei campioni di roccia della luna prelevate dalle missioni Apollo, Morbidelli non fa altro che riferirsi alla stessa fonte.
  2. Nell’intervista, Morbidelli ha dichiarato:

    Un quinto pianeta roccioso, dopo Mercurio, Venere, Terra e Marte, sarebbe potuto esistere durante i primi 600 o 700 milioni di anni del sistema solare, prima di scomparire. Questo è indicato dai calcoli effettuati da John Chambers, Jack Lissauer, entrambi della NASA, e Alessandro Morbidelli, dell’osservatorio della Costa Azzurra. L’idea che un pianeta supplementare sarebbe esistito in passato non è nuova: negli anni 60 (ben prima di Sitchin ndr), il planetologo russo Viktor Safronov aveva già calcolato che l’obliquità di Urano potrebbe derivare da una collisione con un corpo di una massa molto grande, oggi scomparso. Questa volta, la presenza di questo quinto pianeta roccioso è una delle ipotesi che spiegherebbe perché tutte le rocce lunari – che sono state prelevate nel corso delle missioni Apollo o raccolte una volta cadute sulla Terra – hanno esattamente lo stessa età: 3,9 miliardi di anni. Mentre il sistema solare, si è formato da circa 4,5 miliardi di anni. “Le nostre simulazioni mostrano che un pianeta, le cui dimensioni sarebbe tra quella della Luna e quella di Marte, è riuscito a rimanere sostanzialmente stabile per 600, 700 milioni di anni tra Marte e la cintura degli asteroidi”, afferma Alessandro Morbidelli. Ecco che a 3,9 miliardi di anni, la traiettoria di questo pianeta avrebbe iniziato e diventare instabile. Attraversando la cintura degli asteroidi, avrebbe sloggiato alcuni di questi piccoli corpi, che avrebbero bombardato tutto all’interno del sistema solare. Solo la Luna avrebbe mantenuto le cicatrici dei bombardamento, perché la sua superficie praticamente non è cambiata, contrariamente a quella della Terra. Quanto al famoso pianeta, è stato poi espulso al esterno del sistema solare. Tuttavia, Alessandro Morbidelli stesso ammette che questo scenario non è del tutto soddisfacente, “Il sistema solare era probabilmente ancora molto caotico durante le prime centinaia di milioni di anni della sua esistenza, e ci sono poche possibilità che l’orbita di un pianeta possa rimanere stabile più a lungo. Ma se vogliamo capire perché tutte le rocce lunari hanno la stessa età, dobbiamo studiare tutte le ipotesi possibili per, eventualmente, poi confutarle.”

    Quindi Morbidelli si riferisce alla Teoria del Pianeta V, presentata per la prima volta dagli scienziati della NASA John Chambers e Jack Lissauer, l’ipotesi è che sia esistito un pianeta tra Marte e la fascia degli asteroidi, circa 3,9 miliardi di anni fa il pianeta fu perturbato gravitazionalmente dai pianeti esterni  acquisendo un orbita molto eccentrica, ciò provocò uno scombussolamento nella fascia di asteroidi di cui il bombardamento lunare dovrebbe risultarne il ricordo. In più aggiunge che il pianeta è stato ESPULSO.

  3. Nell’intervista né Morbidelli né nessun altro, citano alcuna collisione celeste nella fascia degli asteroidi che avrebbe riassestato il sistema solare. Questa è una pura invenzione di Sitchin. L’unico cenno ad una collisione si ha quando si parla dell’asse di rotazione di Urano.
  4. Non ci fu nessuna collisione celeste come vuole farla intendere Sitchin, a parte questo, avendo usato le stesso fonti, è normale che le date coincidano. Le conclusioni di Sitchin si basano sulle scoperte relative alla luna, non alla traduzione dell’enuma Elish, traduzione che ha riadattato per fargli dire, come sempre, quello che voleva sentire.
  5. Altra invenzione di Sitchin. Come vedete, inventarsi questa collisione era assolutamente fondamentale per le sue affermazioni, per cui venendo a cadere questo pilastro, dato che, ribadiamo, nell’intervista non si parla di collisioni tra un pianeta in più e altre cose strane nella fascia degli asteroidi.
  6. Qui c’è da fare una precisazione. Riportiamo le esatte parole dell’articolo:

    “di fatto la presenza di un pianeta fantasma permetterebbe di spiegare certe incoerenze del sistema solare come lo si vede adesso. “Al giorno d’oggi, siamo di fronte ad un’enigma” spiega Morbidelli, che lavora all’osservatorio della Costa Azzurra. “la Fascia di Kuiper sembra fermarsi bruscamente a 50 UA dal sole. Se un pianeta delle dimensioni di Marte si fosse formato in quella regione, all’inizio del sistema solare, avrebbe potuto pulire, ingrandendosi, la parte esterna della cintura di Kuiper, poi, perturbato dalle interazioni con Nettuno, questo pianeta sarebbe stato espulso su un’orbita più allungata, dove il periodo potrebbe essere di migliaia di anni” [ho omesso alcune righe dove dice che è un’ipotesi plausibile e che non è stato ancorascoperto perchè potrebbe essere lontano] “Mi aspetto che noi un giorno scopriremo questo pianeta” ”

    Come vedete Morbidelli si riferisce ad un pianeta con l’orbita allungata, perielio nella fascia di Kuiper, nei pressi dell’orbita di Nettuno e dimensioni piccole. Invece Sitchin parla di pianeta con perielio tra Marte e Giove e dimensioni simili a Nettuno. Bello estrapolare le frasi dal contesto, vero?

  7. Come dicevamo prima, Sitchin si è inventato questa affermazione.
  8. E’ quindi? Non ce bisogno di essere un astrofisico per affermare che un ipotetico pianeta con orbita allungata e perielio nella fascia di Kuiper, impiegherebbe migliaia di anni per compiere un giro completo intorno al sole.

Da tutto questo si desume che Sitchin, il suo fan e l’editore francese non ci hanno capito un emerito cavolo dall’articolo di Science & Vie, nessuna meraviglia, quindi, se la giornalista Valerie Greffos abbia detto all’editore francese che dubitava che Alessandro Morbidelli avesse tratto ispirazione dai libri di Sitchin.

Aggiungiamo che è veramente incomprensibile come i sostenitori di Sitchin, a cui più volte abbiamo chiesto il testo dell’intervista senza ricevere alcuna risposta, non  l’abbiano letta. Una tale negligenza è imperdonabile. Sempre che di negligenza si tratti e non di malcelata malafede, perchè se l’avessero letta e ciononostante abbiano continuato a scrivere determinate cose, la faccenda assumerebbe contorni ben peggiori.

L’intero staff di EclisseForum.it ringrazia Lugalbanda per aver messo a disposizione del forum la sua copia della rivista e per aver contribuito in maniera decisiva alla stesura di questo articolo.

Nibiru, Demontis e la Scienza: Parte II. Storia di un divorzio.

Alessandro Demontis è un tipo a cui piace avere l’ultima parola.
Poco male, l’illusione che essere gli ultimi a parlare significhi che l’avversario non ha argomenti per ribattere è una concessione che sono disposto a fare al suo ego.
Ma se così deve essere, lo sarà al prossimo turno, poichè la risposta che ci ha inviato, con una delle sue entrate ad effetto, merita un ultimo tentativo di salvataggio. O rianimazione.

Andiamo con ordine.
Tempo fa abbiamo pubblicato un articolo che parlava di lui e dei suoi studi, in particolare una sua conferenza sul tema Nibiru e sulle teorie di Sitchin. Nell’articolo mi sono concentrato sull’aspetto astronomico delle sue asserzioni.

Trovate tutto qui.

Qualche giorno fa, il buon Alessandro ci ha onorato della sua presenza per segnalarci che la sua “feconda inventiva” aveva prodotto un documento di risposta, come ama definire i suoi pdf.

Trovate l’intervento qui e il documento qui.

Premetto due cose. La prima che per quanto riguarda la parte linguistica non ho le competenze per rispondere alle sue domande, per cui, se trova il coraggio, può contattare personalmente il Prof. Verderame ed inviargli il suo materiale. Oppure scrivere un articolo per qualche rivista specializzata, sottoposta a peer review, dove pubblica il suo materiale e le sue traduzioni. Lo so che dirà “figurati se lo pubblicano, gli archeologi sono una casta e fanno cover up”, però se ci provasse, potrebbe usarlo come attestato da appiccicare sulla quarta copertina dei suoi libri “Questo libro è stato censurato dalla Scienza. Scomode verità e elisir di lunga vita, accorrete numerosi!” La seconda cosa è che gli insulti e le battutine che dovrebbero farmi innervosire, con cui Demontis farcisce ogni suo dibattito con chiunque, anche con il Professor Verderame (che era nostro graditissimo ospite e ci stava facendo una grossa cortesia e vorrei vedere ognuno di noi come reagirebbe di fronte ad un estraneo che entra in casa vostra ad insultare un vostro ospite… ), questi “artifizi” fanciulleschi, dicevo, non attaccano perché c’ho un callo grosso così e mi scivolano addosso senza alcun nocumento. In compenso, i reali argomenti, pochi per la verità, con cui Demontis ha cercato di difendere le sue elucubrazioni, hanno sortito l’effetto opposto, cioè quello di mettermi di buon umore, tanto che, come dicevo ieri a Creedence, sto scrivendo questa replica per svagarmi dallo stress quotidiano. Per cui alla fine, quasi quasi, caro Alex, finisce che debbo ringraziarti!  😀

Adesso passiamo ai fatti, punto per punto. Consiglio di prendersi 10 minuti di tempo per leggere, con calma e concentrazione, quanto segue.

Mi riallaccerò al suo pdf e alle sue risposte ad alcuni passaggi del mio articolo precedente, seguendo la sua numerazione.

Innanzitutto mi ha fatto piacere non trovare nel suo pdf di risposta un cenno alla storia delle ellissi con due fuochi occupati e delle orbite ellittiche che non possono chiudersi se non ci sono corpi in ogni fuoco, segno che la sua iniziale confusione si è diradata e che finalmente ha capito come funzionano le orbite e le leggi di Keplero. I dibattiti servono anche a colmare le lacune e siamo tutti felici quando ciò avviene.

Controrisposta 1

Scopriamo quindi che Sitchin ha definito tutt’altro che chiaramente l’orbita di Nibiru, con dati approssimativi e incompleti. Nessuna colpa per Demontis, che si limita a riportare il lavoro del defunto luminare, ma un punto a sfavore di Sitchin.

Per usare il suo esempio però, se io dico “questa macchina ha 300 cv” non sto dando una CARATTERISTICA ma un dato tecnico, così come se dico “nibiru ha un’orbita di 3600 anni” sto dando un DATO TECNICO. Stesso discorso per l’inclinazione e il perielio. Sulla ellitticità ha ragione Demontis, dicendo “orbita estremamente ellittica” sta dando una caratteristica, ma vedremo in seguito che il numero è implicito e possiamo metterlo noi al posto di Sitchin che evidentemente non era avvezzo a maneggiare le formule necessarie.

Sul discorso dell’inclinazione e del non-sense di scrivere sotto l’eclittica, la spiegazione mi pregio di poterla dare sia ai miei lettori sia a lui, che probabilmente ne beneficerà maggiormente.

Demontis infatti cita wikipedia che nel dare le caratteristiche orbitali scrive “inclinazione TOT sull’eclittica”. Vuol dire sotto? Vuol dire sopra?. No. Vuol dire solo “Rispetto a”, cioè l’inclinazione è definita come l’angolo tra il piano orbitale del corpo e il piano dell’eclittica, cioè il piano orbitale terrestre (Speriamo solo che nelle sue traduzioni dal sumero non faccia errori di questo tipo.).

In questo volume, a pagina 160, a proposito dell’inclinazione orbitale si dice “Recall  that i must lie between 0°<i<=180°, so there is no quadrant ambiguity”, cioè l’inclinazione può assumere valori che vanno da 0 a 180. Assolutamente non ci possono essere valori negativi, ecco perché è un non-sense fisico, e mi meraviglio che Demontis non lo sappia.

Controrisposta 2

Purtroppo per Demontis, ha scordato di dire quello che avevo segnalato nella sua conferenza, che trovate qui ( da 4.15 a 5.45).

Cioè non ha specificato che il perielio dei due corpi è molto oltre quello di Nettuno, limitandosi a dire “all’interno e all’esterno del sistema solare” e che le masse in gioco sono enormemente diverse. Inoltre:

 “Il fatto che i pianeti siano ‘piccoli e lontani’ non implica che non costituiscano un precedente per cui altri corpi, in uguali o diverse condizioni di massa e distanza, possano esistere.”

è esattamente il contrario, cioè il fatto che esistano corpi piccoli e lontani non giustifica l’esistenza di un corpo enorme e con perielio interno all’orbita di Giove. Demontis non capisce che non può usare l’esistenza della Luna e del Formaggio per ipotizzare che esistano lune di formaggio. È un suo tipico modo di fare: prendere spezzoni di teorie, frasi smozzicate, parti di articoli, tre frasi da un paper di 40 anni fa, un vocabolario del 1890, il tipo francese che dice due parole, metterle tutte insieme, dare una bella mescolata, un pizzico di sale, una carota, code di lucertola, ali di pipistrello ed ecco che Sitchin aveva ragione. Chi vuole vederci chiaro, deve andarsi a cercare 50 documenti in tre lingue diverse, ricollegare tutto quello che lui ha estrapolato ed ecco che vengono fuori le magagne che lui spera di nascondere dietro miliardi di parole.

“Indipendentemente dagli effetti e dalle interazioni” è un altro pallido tentativo di sviare il discorso dal punto fondamentale: perchè Demontis confronta due corpi con caratteristiche orbitali e fisiche completamente diverse, che hanno in comune solo un’eccentricità vagamente simile e, uno dei due, il periodo? Perchè Demontis trascura gli effetti gravitazionali che un corpo con la massa di Nettuno avrebbe sul resto del sistema solare? Lo scopriremo più avanti.

Sulla cometa di Halley, visto che mi chiede direttamente spiegazioni, dico semplicemente che la “forma” di un orbita, come la chiama Demontis, non è un parametro di confronto che può essere usato da solo. Si devono tenere conto di innumerevoli fattori e, nel caso della cometa di Halley, essa può entrare nel sistema solare senza causare sconquassi semplicemente perché ha un diametro di 11 km ed una massa irrisoria rispetto agli altri pianeti. Mentre Nibiru, che avrebbe, secondo Sitchin e Demontis, una massa paragonabile a Nettuno/Urano, non può farlo. L’esistenza di Nibiru con queste caratteristiche e l’esistenza del sistema solare come lo conosciamo, sono due cose inconciliabili. E anche questo vedremo meglio dopo.

Controrisposta 3

Ha ragione Demontis, non sapevo cosa dire la prima volta, tanto mi sembrava surreale quella slide e quell’accostamento. L’unica spiegazione ulteriore che riesco a trovare per questa replica e che Demontis creda che le orbite retrograde siano state scoperte nel 2009.

Spero non sia così, dato che Nettuno possiede un satellite molto grande, in moto retrogrado attorno ad esso, chiamato Tritone. Tritone è stato scoperto nel 1846 ed è stato visitato dalla Voyager 2 nel 1989. E’ presumibile che già prima di allora l’orbita retrograda fosse conosciuta, cercando online rapidamente ho trovato questo riferimento datato 1989: http://www.newscientist.com/article/mg12316742.600-science-neptunes-new-moon-baffles-the-astronomers.html che pur parlando di un’altra luna, ci conferma che Tritone con il suo moto retrogrado erano ben conosciuti da tempo.

L’unica cosa quindi che mi sento di aggiungere è: embè?

Controrisposta 4

Intanto informiamo subito Demontis che conoscevo la pubblicazione sulla rivista in questione (nel mio articolo ho scritto:  Rappresenta un disegno fatto dall’astrofisico Alessandro Morbidelli per un articolo ad una rivista francese nel 2003 😉 ). Quello che non ho potuto verificare è se effettivamente Morbidelli ha detto una cosa del genere, non avendo trovato copia dell’articolo originale, che forse non ha nemmeno Demontis. Speriamo di trovare ulteriori conferme a breve.

Per il resto, prendiamo atto che tanto il disegno quanto, quindi, l’articolo che lo contiene: “Non é un trattato di astronomia o astrofisica, infatti Morbidelli disegna questo ipotetico pianeta con una grandezza che, paragonata al sistema solare, é paragonabile aquella del nostro Sole, il chè ovviamente, trattandosi di uno dei più rinomati astrofisici del mondo, é una ‘licenza’ artistica”

A parte che io vedo il pianeta di Morbidelli più piccolo di Giove:

In ogni caso, trattandosi di un testo non specialistico, ma di un articolo di una rivista, l’interesse verso l’intervista stessa e i suoi contenuti decade, poiché il gioco consiste nel dire che “non è un trattato” quando i contenuti contrastano con il Demontis-Pensiero, salvo usare lo stesso articolo come la Bibbia, non appena un passaggio (presunto!) apre uno spiraglio alle sue idee. Sitchin Style?

 Controrisposta 5

Rigirando la frase di apertura, solo Demontis può ritenere che i due sketch siano paragonabili. Una mostra un presunto pianeta con orbita allungata e perielio vicino l’orbita di Nettuno, l’altro mostra un altro presunto pianeta con orbita più allungata e perielio tra Marte e Giove. Ho riprodotto con un software le orbite dei due pianeti nella stessa immagine, per un confronto più diretto.

Confronto tra l'orbita di Nibiru e l'orbita del presunto pianeta disegnata da Morbidelli

Si vede chiaramente che  Nibiru attraversa mezzo Sistema Solare mentre il pianeta di morbidelli ha un’orbita più circolare e si limita ad avvicinarsi a Nettuno. La differenza sta qui. L’orbita in pianta non vuol dire un bel nulla, in un sistema complesso bisogna tenere conto del DOVE quell’orbita porta il corpo, perchè avvicinarsi ai giganti gassosi e al sole o starne lontani miliardi di km fa un’enorme differenza! E la differenza la apprezzeremo più avanti, quando mostrerò una simulazione dell’interazione tra Nibiru e il Sistema Solare, per capire perchè parlo di orbita instabile.

Faccio notare che nella precedente immagine, nibiru ha un’inclinazione di 150°, quindi un moto retrogrado, che nella trasposizione 2D porta l’orbita ad apparire più corta di quanto non sia. Per chiarire, ho rifatto l’immagine con le orbite sullo stesso piano, ed il risultato del reale confronto tra le orbite in pianta è mostrato di seguito.

confrontto 2D tra l'orbita di Nibiru e l'orbita del presunto pianeta di Morbidelli

Adesso la differenza si fa ancora più marcata. Vi sembrano ancora “simili”?

Un ulteriore colpo al criterio della similitudine proposto da Demontis viene dalla comparazione numerica dei dati fisici e orbitali dei due presunti pianeti. La tabella seguente ci mostra alcuni dati essenziali che mettono in risalto una sola cosa: il pianeta Nibiru e il Pianeta Morbidelli, non si assomigliano per nulla!

Parametro Morbidellic Sitchin (Dati basati sulle indicazioni di Demontis)
Perielio UA 30 2.8
Afelio UA 206 467.2
Semiasse maggiore UA 118 235
Eccentricità 0.745 0.988
Periodo anni 1281 3600
Inclinazione ° 150°
Raggio km 3500 18150 a
Massa kg 6*1023 1*1026 b
a = il raggio è stato calcolato assumendo che il pianeta abbia una massa compresa tra quella di Nettuno e Urano e una densità paragonabile a quella di Marte.
b = la massa è stata assunta simile a quella di Nettuno, su indicazioni di Demontis.
c = i parametri orbitali sono stati estrapolati dal disegno a questo link: Immagine. I dati fisici sono basati sul pianeta Marte.

A questo punto è necessario precisare che Demontis nel suo articolo scrive:

“Nulla possiamo dire riguardo alla massa, se non che Sitchin può anche sbagliare riguardo ad essa. D’altronde, come ho spiegato più volte, nessun dato é disponibile dalle fonti di Sitchin riguardo alla massa di questo pianeta”

Adesso ci si potrebbe chiedere: ma Sitchin come avrebbe potuto sbagliare sulla massa se non ha mai fornito alcun dato?

Purtroppo non potendo rispondere a questo dilemma, ci dobbiamo accontentare di citare un altro studioso di Sitchin, casualmente un omonimo del nostro Demontis, che in un dibattito che trovate nel precedente articolo e che riporto a questo link, ci ha gentilmente detto che:

Non ho a disposizione la massa precisa di Nibiru, dovrebbe essere (stando a ciò che dice sitchin) all’incirca quella di Nettuno o Urano

Evidentemente Sitchin dice questo da qualche parte che sarà sfuggita al nostro Demontis, ma che invece il Demontis della precedente discussione conosceva. Consiglio al nostro Demontis di contattare l’altro, magari scoprono che sono parenti.

Successivamente, pur con le mie competenze astronomiche degne di un bambino delle scuole medie, ho seguito il consiglio di un altro Blogger e ho installato un software di simulazione orbitale, inserendo i dati di Nibiru, per vedere cosa succede alla sua orbita nel tempo.

Prima di far vedere il risultato però, desidero raccontare a Demontis come si calcola l’eccentricità di un corpo in orbita. La cosa non mi ruberà molto tempo perchè ho già mostrato il procedimento al presunto cugino di Demontis, trovate tutto sempre nel pdf di prima, quindi mi basterà incollare il pezzo di discussione, con qualche modifica minore.

Il periodo sembra certo, circa 3600 anni.
il perielio lo ha fornito Demontis. rp=2.8 UA

 

Seconda legge di keplero per orbite ellittiche:

 

T=[2*pi/(rad(mu))]*a^(3/2)

 

A parole: il periodo T è uguale a 2 per pigreco diviso la radice di mu (parametro gravitazionale del sole) il tutto moltiplicato per il semiasse maggiore dell’orbita (a) elevato a 3/2.

 

Quindi possiamo tirare fuori a, perchè abbiamo sia T che mu.

 

T=3600*365*24*60*60=1.35*10^11 secondi

 

mu=132712000000 km cubi al secondo quadrato

 

quindi a=rad3[(T^2*mu)/4pi^2] che è l’inversa di quella di prima esplicitata per a.
Risultato=circa 235 UA.

 

Calcoliamo l’eccentricità e.
Sappiamo che:
Rp=a(1-e) con Rp = perielio = 2.8UA = 418880000km per eccesso.
Quindi e=(a-Rp)/a che da 0.988.

Se poi “secondo Demontis” esistono altre formule e presumibilmente altre leggi fisiche che gli consentono di dire che l’eccentricità dovrebbe essere minore, le mostri.

La stabilità vera e propria di un’orbita si ha quando “non precipita sul Sole a causa dell’attrazione di questo, né viene lanciato lontano dalla forza centrifuga che si esercita sull’orbita”. In altri termini un’orbita è stabile quando il suo perielio è sufficientemente lontano da sole e quando la sua eccentricità è inferiore ad 1.

Questo vuol dire che un pianeta con bassa eccentricità per schizzare via  o precipitare sul sole deve subire forti influenze gravitazionali, per portare la sua eccentricità oltre 1 o per rallentarlo tanto da farlo precipitare sul sole. Un pianeta con eccentricità 0.99, viceversa, si trova nella condizione in cui basta veramente poco per fargli raggiungere e superare 1, e quindi immetterlo in un’orbita aperta. Inoltre i parametri orbitali variano ad ogni passaggio al perielio!

Questo perchè attraversare l’orbita dei più massicci pianeti del sistema solare, genera delle forze sul povero nibiru tali per cui la sua orbita non sara mai tranquilla e stazionaria, ma molto movimentata. L’inclinazione inoltre, avrebbe anche un effetto risultante sugli altri pianeti, in pratica tirerebbe o spingerebbe gli altri pianeti su orbite più o meno inclinate, con effetti evidenti e misurabili, tali per cui oggi noi non saremmo in grado di spiegare le inclinazioni dei pianeti senza ipotizzare questo pianeta in più. Invece le orbite dei pianeti conosciuti del sistema solare sono allineate su un piano con relativamente poco scostamento, per cui non vi è alcuna necessità di aggiungere un pianeta per far quadrare i conti.

Ho preparato alcune simulazioni sotto forma di video e tabelle , che trovate di seguito.

Una breve descrizione delle tabelle.

Ho avviato delle simulazioni con Astrograv, per confrontare i parametri orbitali di tutti i pianeti con o senza nibiru, dopo un periodo considerevole in termini umani ma ben poca cosa su scala astronomica, per cui tutti gli effetti che si ottengono sono da considerarsi infinitamente piccoli rispetto a quelli reali ottenuti in miliardi di anni.

Innanzitutto ho misurato i seguenti parametri orbitali: eccentricità, inclinazione, periodo e semiasse.

Le condizioni iniziali sono i valori al 2012. Ho quindi eseguito 3 diverse simulazioni, partendo dalle medesime condizioni iniziali, tranne che per la presenza di Nibiru. La prima, i cui risultati sono nella colonna “500000”, riguarda una simulazione del sistema solare senza Nibiru, in un arco di 500000 anni nel futuro, partendo da adesso. Cioè tra 500000 anni, i parametri, senza altre influenze se non quelle note, dovrebbero essere quelli li. La terza colonna mostra la stessa simulazione, con incluso Nibiru1, cioè Nibiru con la massa di Nettuno. Nella quarta colonna (la colonna Nome non conta 😀 ) vi è la solita simulazione, stavolta con Nibiru2, cioè un Nibiru con la massa di Marte (Nibiru1 e Nibiru2 si muovono sulla stessa orbita, quella suggerita da Demontis). Nella quinta colonna trovate le variazioni percentuali dei parametri senza nibiru, nella sesta con Nibiru1 e nella settima con Nibiru2. Per evidenziare ancora di più li effetti di Nibiru, ogni parametro ha un’altra tabellina, che nelle prime 3 colonne riprende le variazioni descritte sopra, mentre nelle ultime due misura le variazioni percentuali dei parametri non sulla condizione attuale ma sulla simulazione “500000” cioè quella indisturbata. Questo ci da l’effetto “netto” delle perturbazioni introdotte da Nibiru sul sistema solare.

NB: non discuterò i dati come se dovessi farne un’analisi, perchè altrimenti, se siete ancora vigili, vi accascereste al suolo, ma mi limiterò ad evidenziare l’effetto netto di Nibiru.

Eccentricità:

Il Nibiru di Sitchin crea variazioni che vanno dal 3% per Giove al 1800% di Urano. Evidentissime! Notate l’eccentricità finale di Nibiru1: 0.995.

Il Nibiru-Marte, produce variazioni minori ma si arriva a punte di 64% per Urano, che è un bel numero!

Effetto sull'eccentricità

Semiasse:

Ancora variazione evidentissime per Nibiru1 e molto evidenti anche per Nibiru2, con punte, rispettivamente del 700% e del 82%.

Da notare la variazione del semiasse per Nibiru 1 e 2 (ultima riga tra i dati in rosso): 140% e 21%.

Effetto sul Semiasse

Periodo Orbitale:

Strettamente collegato al Semiasse, le variazioni sono molto simili. Il periodo di Nibiru1 passa da 3600 anni a 13330 anni!

Effetto sul Periodo

Inclinazione:

Ancora una volta gli effetti di Nibiru1 sono consistenti, mentre per Nibiru2 abbiamo variazioni modeste, per via della sua massa ridotta, ma comunque ancora apprezzabili e in alcuni casi (Saturno) vicine al 4%.

Effetto sull'inclinazione

Di seguito un video che mostra una simulazione molto simile alle precedenti, su un arco di tempo più breve, dove si vuole fare notare come l’orbita di Nibiru (in questo caso 1) cambia praticamente ad ogni passaggio al perielio.


Controrisposta 6

Come dicevo prima, la conferenza di Demontis l’ho ascoltata anche prima di scrivere l’articolo precedente, non l’ho inserita perchè l’articolo era molto lungo e forse tedioso e non volevo introdurre un ulteriore elemento di sonnolenza, in quanto Demontis si limita quasi esclusivamente  a leggere le slide che mostra, con pochi commenti aggiuntivi.

Il suo tentativo di spostare la questione era prevedibile quanto banale, perchè dire “non parlavo di nibiru ma della lettura astronomica dell’enuma elish” quando la lettura astronomica dell’enuma elish, alla fine della fiera, parla di Nibiru, non cambia praticamente nulla.

La realtà dei fatti è riassunta in questi due articoli:

http://www.washington.edu/news/archive/id/23093

Dove si parla della Wild, cometa che presenta tracce di olivina, minerale che si forma ad alte temperature.

E questo: link

dove si parla della possibile presenza di oggetti formatisi nelle aree transnettuniane, nella fascia degli asteroidi.

Il ragionamento di Sitchin-Demontis è il seguente “un pianeta arriva dall’ esterno del sistema solare, porta con se materiale esterno al sistema, urta un pianeta interno al sistema, e produce 2 tipi dicorpi celesti: i residui nella fascia che presentano materiale esterno al sistema, e comete che orbitano all’ esterno che presentano materiale generato all’ interno. ”

Se leggete i documenti di cui sopra, nessuno ipotizza una cosa simile e questa è la prima forzatura o “conclusione affrettata”. La storiella di Demontis invece, non spiega nulla se non un particolare di minor conto. Come si sono formati questi pianeti? Dove sono? Se ipotizziamo la loro esistenza, che fine fanno i modelli attuali? Quest’ultima domanda è interessante, perchè se l’esistenza di questi due pianeti fosse stata presa in considerazione, il modello su cui si basa il secondo documento che ho linkato prima, non sarebbe valido.

In pratica Demontis compie un errore comune quanto imperdonabile: prende un aspetto marginale della sua ipotesi, cerca dei riferimenti nelle pubblicazioni ufficiali e appena li trova li fa propri, estendendoli a supporto della sua teoria completa, senza rendersi conto che la sua teoria invalida le sue stesse prove.

Controrisposta 7

Tutta la risposta di Demontis è una scalata sugli specchi, tanto che basta completare una sua frase per smentirla in toto.

“Ciò che io ho sempre detto e che sostengo tuttora (ma non si deve dare retta a me, si deve andare a vedere lo studio tecnico) é che Morbidelli, Levison e altri studiosi hanno effetuato delle simulazioni le quali hanno permesso di stabilire uno scenario nel quale 3.9miliardi di anni fa ci fu nel sistema solare un evento che ne causò il riarrangiamento globale” e, questo è il completamento MIO, in nessuna delle loro simulazioni questo riarrangiamento è causato da un pianeta in più. 

Per cui, di cosa stiamo parlando? Gli studiosi che cita Demontis hanno fatto delle  simulazioni partendo da delle ipotesi, tra le quali non è presente Nibiru o qualunque altra cosa affermata da Sitchin, ed hanno visto che potrebbe esserci stato un riarrangiamento orbitale dei pianeti esterni 3.9 mld di anni fa. Quello che fa Demontis è infilare nel modello serio l’ipotesi farlocca di Nibiru e far passare il tutto per un’unico modello, quando invece non lo è, ma nella maniera più assoluta! E la malafede si esplica chiaramente con la frase che trovate appena dopo l’affermazione che ho riportato: “La descrizione di questo evento va legata alla affermazione di Morbidelli che abbiamo già menzionato: “Ci fu una collisione ‘celeste’ che coinvolse un pianeta supplementare situato dove ora giace la fascia degli asteroidi. Tutto ciò successe circa 3.9 miliardi di anni fa.” 

Va legata? E chi lo dice? Ammesso e non concesso che Morbidelli abbia detto che “Ci fu una collisione ‘celeste’ che coinvolse un pianeta supplementare” in questa intervista, perchè nei suoi studi non prende in considerazione questa ipotesi? Perchè nel Modello Nizza non si parla di pianeti supplementari?

Insomma, ancora una volta, Demontis prende un pezzo di un modello serio e scientificamente valido, ne cambia le ipotesi per riadattarlo ai suoi scopi (a breve dovrebbe uscire il suo nuovo libro, se non è già uscito) e non si accorge che il quel modo invalida la stessa “prova” che cita.

Controrisposta 8

Ancora con la storia che Nibiru regola il sistema solare? Non avevo voglia di lanciarmi in una serie di spiegazioni e calcoli o “esempi ridicoli” (Ad affermazioni assurde, corrispondono esempi ridicoli), per cui ho fatto un video.

Una simulazione astrograv del moto dei pianeti esterni con salti di 3600 anni, partendo dal 2900DC (cioè l’anno in cui, secondo Demontis, passerà Nibiru), che sarebbe il ciclo sul quale sono regolate le orbite secondo Demontis.

Demontis ha scritto: Io mostro che lo fa in una certa maniera: al suo passaggio i pianeti indicati si trovano tutti allineati.

Vi sembra che ci sia un allineamento dei pianeti ogni 3600 anni?

Controrisposta 9

Se mai qualcuno di voi volesse la conferma che Demontis non legge le fonti che cita, di seguito l’avrete.

I documenti citati da Demontis sono:

Questo articolo e questo paper.

Il primo è una versione giornalistica del secondo, infatti in basso nella pagina trovate questo:

 

I riferimenti dell'articolo citato da Demontis

Quindi le fonti di Demontis, che mi accusa di aver preso un granchio, si riducono ad una sola fonte.

Inoltre lui specifica chiaramente: “Il mio materiale non é preso dagli studi del Modello Nizza, ma da un articolo intitolato: “The Contamination of the Asteroid Belt by Primordial Trans-Neptunian Objects”

Però appena apriamo il link di cui sopra (paper) leggiamo queste parole:

“Here we show that the violent dynamical evolution of the giant-planet orbits required by the socalled Nice model 2–4 leads to the insertion of primitive transNeptunian objects into the outer belt”

Oh oh.

E ancora:

“Our result that a significant fraction of objects in the main asteroid belt are captured primordial trans-Neptunian objects (hereafter termed ‘comets’ or ‘comet-like’ to reflect their primitive, icy natures) comes from a series of numerical calculations of the trajectories of small bodies during dynamical events proposed in the Nice model2,4

Un pò più avanti:

“Our current simulations follow the dynamical evolution of objects that originally formed in the Nice model’s primordial comet disk as the giant planets’ orbits evolved”

Ma vediamo cosa sono questi riferimenti “2-4”:

Riferimenti 2-4

Che casualmente sono esattamente gli stessi 3 che hanno dato origine al modello Nizza e che avevo citato nel mio precedente articolo:

Se Demontis avesse letto le fonti che cita lo saprebbe, per cui è lecito sospettare che non lo abbia fatto, il che mette un grosso punto interrogativo su tutto il suo lavoro, perchè se questo è il suo modus operandi, non c’è da fidarsi.

Se invece le ha lette ma si è limitato a citare solo le parti che fanno comodo a lui, cercando di far passare gli altri per ignoranti o gente che prende “fischi per fischi”, la malafede del suo modo di dibattere riceve un’ulteriore conferma.

Controrisposta 10

Utilizziamo la sua stessa suddivisione:

1) Ringrazio Demontis per aver ammesso che in nessuno studio serio e scientificamente valido, si è mai parlato, discusso o ipotizzato di Nibiru.

2) Tutti gli studi che lui ha citato, sono sottoprodotti del Modello Nizza, come abbiamo dimostrato prima, e nel Modello Nizza non si fa mai riferimento a collisioni tra pianeti supplementari e non si ipotizza mai l’esistenza di un pianeta con le caratteristiche di Nibiru. Il resto sono elucubrazioni di Demontis.

3) Questo articolo è stato scritto dal 18 al 23 Marzo 2012. La sera del 22 marzo l’articolo era praticamente finito, fatto salvo un link da inserire e una generale revisione. Intorno alle 21, il nostro autore Lugalbanda, curatore della parte linguistico-archeologica di questo sito, gestore del blog Archeologia e persona preziosissima e disponibilissima, mi ha contattato dicendomi che aveva ricevuto la rivista francese “Science et vie”, precisamente il numero di febbraio 2003, contenente la famosa intervista, dove, a detta di Demontis, Morbidelli avrebbe dichiarato che “Il sistema solare era caotico alle origini. Ci fu una collisione ‘celeste’ che coinvolse un pianeta supplementare situato dove ora giace la fascia degli asteroidi. Tutto ciò successe circa 3.9 miliardi di anni fa; e quegli eventi spiegano l’ orbita stranamente lunga e ellittica di questo pianeta fantasma. […] Mi aspetto che un giorno verrà scoperto un pianeta delle dimensioni di marte, un pianeta la cui orbita potrebbe essere di varie migliaia di anni“.

Dopodiché ha fatto una scansione dell’articolo e me lo ha inviato.

Bene, i puntini (grassettati) mi hanno sempre incuriosito, poiché spesso nascondono qualcosa di importante. Questo caso non fa eccezione, anche se devo dire che la colpa non è solo di Demontis, ma direttamente di Sitchin in persona. Demontis ha la colpa di non aver verificato quanto detto da Sitchin, fidandosi ciecamente del suo maestro. Una colpa imperdonabile per chi vuole divulgare e sostenere le sue ipotesi e si permette di sfidare gente che le fonti le controlla!

Il risultato della traduzione dal francese che ho fatto la sera del 22, è che dovrei modificare alcune parti di questo articolo, in un senso ancora più avverso a quelle che sono le affermazioni di Demontis. In particolare, la controrisposta 4 andrebbe modificata e sostituita da una sola frase “Morbidelli non ha mai detto quello che Sitchin vuole fargli dire”.

Invece per una precisa scelta personale, lascio l’articolo nella forma che avete letto e badate bene che tutte le volte che ho scritto “presunto pianeta di Morbidelli” l’ho fatto senza ancora aver letto l’articolo, mosso da un sano (molto sano direi!) scetticismo.

Controllando in internet, mi sono accorto che nessuno, almeno in Italia non so all’estero, ha mai trattato “Il caso dell’astronomo francese” articolo scritto da Sitchin in persona, verificando le sue affermazioni.

Credendo quindi che EclisseForum.it abbia l’esclusiva di questa “scoperta”, lascio l’articolo inalterato e a questa obiezione del Demontis rispondo: “Morbidelli non ha mai detto quello che Sitchin vuole fargli dire”.

Queste sono quindi le ultime righe di questo articolo ad essere state scritte, per cui risulteranno un pò fuori contesto e disomogenee rispetto al resto, ma solo perché il contesto stesso e le informazioni a mia disposizione sono cambiate. Tutto quello che c’è da dire sulla faccenda, lo troverete in un articolo che presenteremo a breve, dove tratteremo nel dettaglio questo singolo aspetto, troppo importante per venire nascosto in un documento come questo.

4) Il modello Nizza non c’entra niente con le sue analisi? E questo il livello delle conoscenze di Demontis delle sue stesse fonti? Tutti i documenti di Morbidelli che egli stesso cita sono inquadrati nel Modello Nizza, altroché!! Gli consiglio di andarsi a rileggere le sue fonti, perché per uno che si autoproclama il più grande esperto italiano delle teorie di Sitchin, certe lacune e certe brutte figure sono un duro colpo alla propria credibilità, già per’altro ai minimi termini tra i suoi stessi sodali.

 

In conclusione, crediamo che Alessandro Demontis, da buon autodidatta, dovrebbe tornare a studiare gli argomenti che intende dibattere con persone più preparate di lui. Inoltre, questo è un mio personale consiglio, dovrebbe leggere le fonti che cita, perchè citare nomi altisonanti e articoli accademici a casaccio, può andare bene se si ha a che fare con gonzi che si bevono qualsiasi cosa (tipo che un’astronave abbia  fatto rifornimento sul sole e sia ripartita appena qualche giorno fa) ma non va bene quando si incontrano persone competenti. Qua nessuno sta sbandierando titoli, ma mi sono accorto che anche se fossi completamente digiuno di meccanica orbitale e astronomia, mi basterebbe leggere le stesse fonti che Demontis cita per smentirlo.

Cosa mi aspetto adesso? Mi aspetto una piccatissima e veemente replica, con tanto di pdf, entrata ad effetto sul nostro forum, accuse di ignoranza e imprecazioni, oltre che i soliti insulti ben distribuiti su web, di solito in posti dove noi non possiamo replicare.

Cosa mi aspetterei da una persona dotata di onestà intellettuale? Che ammetta di aver sbagliato, chieda scusa, non a me o a questo sito,  ma ai suoi lettori, fuorviati dai suoi documenti, e ritiri questi documenti dal web, quantomeno per revisionarli alla luce di quello che gli abbiamo mostrato.

Cosa mi aspetto da una persona dotata di un briciolo di dignità? Un dignitoso silenzio e un altrettanto dignitoso ritiro dalle scene.

Cosa farò io? Per me la questione è chiusa. Ogni altro intervento di Demontis nel segno della rissa o delle repliche senza costrutto, cadrà nel vuoto dell’indifferenza, poiché ai miei occhi è ormai definitivamente screditato e inattendibile.

Se siete arrivati fin qui, sia che abbiate letto tutto sia che abbiate letto un rigo si e uno no, vi ringrazio per la fiducia che ci avete accordato e vi invito a riflettere su un aspetto: noi non abbiamo nulla da guadagnare, il sito è no-profit e io finirò pure per litigare con la mia ragazza se continuo a scrive cose così lunghe e dispendiose in termini di tempo. Inoltre valutate attentamente chi è che porta documenti, citazioni, link e fonti autorevoli, complete e verificabili da chiunque in questo dibattito. Noi non abbiamo nulla da nascondere e la verità è sotto gli occhi di tutti, basta volerla vedere.

 Simplicio

Ps. Segnalo questo articolo, se non altro per ringraziare l’autore di avermi fatto riscoprire Astrograv.

E tutto lo staff di Eclisseforum.it per il supporto e la preziosa collaborazione.

Nibiru, Demontis e la Scienza: Un rapporto travagliato.

***Ne stiamo discutendo qui***

In questo articolo ci occuperemo di un personaggio di spicco nel panorama del catastrofismo italiano, sedicente esperto di lingue antiche e noto sostenitore delle ipotesi avanzate dal romanziere Zecharia Sitchin.

Ma prima le presentazioni.

Alessandro Demontis alias Ningishzidda74, questo il nome del nostro amico,  è un sardo di Sassari che vive a Pomezia e lavora in una ditta che progetta impianti chimici. I suoi studi ufficiali si fermano al primo anno di università di chimica, al primo anno dell’Università di lingue letterature straniere e una qualifica come tecnico per la gestione delle acque e delle risorse ambientali. Da autodidatta afferma di aver studiato: occultismo, esoterismo, ritualistica magica, inglese, tedesco, serbo ed etrusco. Dal 2002, scopre i libri di Sitchin ed inizia a studiare la lingua e la cultura sumera [1]. Si dedica anche allo studio delle religioni ed ha affermato di essere stato satanista per 12 anni. [2]

Fin qui tutto ok, non fosse che questo simpatico giovanotto tutto pepe, sia un accanito sostenitore del Sitchin e delle sue teorie, cosa che lo ha portato molte volte a scontrarsi col sottoscritto e con altri che, come me, sostenitori di Sitchin non sono proprio. Inoltre, lo ha fatto andare su tutte le furie il nostro articolo con l’intervista al professor Verderame , tanto da portarlo ad usare un linguaggio poco rispettoso verso il Professore stesso, prima, durante e dopo un breve dibattito sul nostro forum, e poi a produrre documenti autoreferenziali, dove cerca di far apparire Verderame come un ignorante, in ossequio alla “teoria della montagna di merda” (tranne per l’idiota poichè Demontis non lo è), con toni saccenti ed espressioni non certo cordiali.

Attualmente, il solo sentire sentire nominare il nostro sito o il professor Verderame, gli provoca l’orticaria, tanto da spingerlo a portare avanti una petizione affinché Wikipedia italiana gli consenta di esporre le proprie argomentazioni indimostrate, manco fosse Howard Carter redivivo, dopo che sulla pagina di Sitchin è comparso un riferimento all’intervista del Professore. (Alex, c’è pure wiki inglese, scrivi li, vediamo che ti dicono 😉 )

Oltre al professore, il nostro esperto Francesco Pastore si è occupato delle sue originali traduzioni, dimostrando che quando i suoi lavori vengono analizzati da persone competenti e non da folle adoranti, le magagne saltano fuori, eccome. Trovate tutto sul nostro forum, qui. Venendo a noi, essendo francamente infastidito dal suo ego spropositato, ho deciso di proporre un pezzo di un progetto più ampio, che forse vedrà la luce o forse no, ma che ci fornisce un quadro d’insieme delle competenze del Demontis in ambito Astrofisico, materia che, purtroppo per lui, gli risulta ostica e poco chiara, nonostante insista con inusitata pervicacia a sostenere la strampalata ipotesi del pianeta Nibiru.

Demontis ha affermato, in un documento online, che le dimostrazioni di Sitchin circa la sua ipotesi “Gli Annunaki vennero sulla Terra da un pianeta chiamato Nibiru, che si trova nel nostro sistema solare su un’enorme orbita cometaria della durata di 3600 anni”  sarebbero convincenti, per lui, ma in un dibattito avuto con lo stesso, ho potuto appurare che, come dicevo, le sue conoscenze in campo astrofisico sono a dir poco lacunose, assolutamente inadatte a renderlo un arbitro decente della questione.

Per ulteriori approfondimenti rimando al seguente PDF, dove riporto il suddetto dibattito, che il lettore potrà giudicare da se.

Ma vediamo quali sarebbero le conferme astronomiche alle ipotesi di Sitchin. Ho trovato una presentazione ppt dello stesso Demontis, nella quale dedica alcune slide alla questione. Vediamole.

Caratteristiche di Nibiru

Queste dovrebbero essere le caratteristiche di Nibiru, teniamole bene in mente. Già da come vengono forniti i presunti parametri orbitali, si capisce che Alessandro non è avvezzo a maneggiare l’argomento. Mancano 3 parametri fondamentali per la definizione completa (argomento del perielio, ascensione retta del nodo ascendente e anomalia vera), uno è fornito senza numero (eccentricità) e un altro con un’imperdonabile non-sense fisico (inclinazione. Sotto l’eclittica non vuole dire nulla e non ha senso, perché il pianeta sarà sotto l’eclittica per un certo tempo e sopra l’eclittica per un altro periodo). L’unico dato corretto è il periodo orbitale. Corretto nel senso che c’è il numero.

Presunti riscontri

 

Presunti riscontri

Secondo Demontis il fatto che esistano questi corpi è segno che Nibiru può esistere. Dimentica di dire, o forse non sa,  che i due corpi in questione sono: A) piccoli. B) lontani. Piccoli, quindi con scarse influenze gravitazionali, contrariamente a nibiru, che, secondo lui, dovrebbe avere una massa paragonabile a quella di URANO, cosa che lo renderebbe gravitazionalmente luminoso come un faro nella notte. Lontani, perchè il perielio è SEMPRE all’esterno dell’orbita di Nettuno, il primo a 76 e il secondo a 44 UA dal sole. Contro i 30 di Nettuno all’afelio. Bene che va Nettuno e 2000Cr105 si troverebbero a oltre 2 miliardi di km l’uno dall’altro. Confrontare le orbite senza considerare le masse è un errore da novellini. Far passare per simili orbite che hanno una differenza al perielio di oltre 6 miliardi di Km, con una che intersecherebbe mezzo sistema solare (nibiru) mentre l’altra passa lontanissimo da ogni altro corpo massiccio, è invece intellettualmente scorretto.

Presunti riscontri

Qui Demontis scopre che esistono orbite retrograde. Buon per lui. Cosa dimostra questo fatto? Nulla, oltre il fatto che certe orbite retrograde esistono, ma nulla a che vedere con Nibiru. Dato che esistono i cavalli ed esistono gli uccelli, allora devono esistere pure gli Unicorni… Si tratta di una strumentalizzazione bella e buona.

Disegno di Morbidelli

In questa immagine c’è tutto il modo di fare di Demontis. Rappresenta un disegno fatto dall’astrofisico Alessandro Morbidelli per un articolo ad una rivista francese nel 2003. Prendiamo queste affermazioni per buone, in quanto non sono stato in grado di verificarle o smentirle. Cosa ci dice Demontis riguardo a questo disegno? TEORIA DEL PIANETA DA MIGLIAIA DI ANNI COLLEGATO ALLA CINTURA DEGLI ASTEROIDI Cosa ci mostra il disegno, peraltro malfatto? L’ipotesi di un possibile pianeta con orbita allungata e perielio sull’orbita di NETTUNO. Quindi tutt’altro, rispetto a quanto detto da Demontis, che ci rende evidente il lavoro di strumentalizzazione e dire/non dire che c’è dietro questa storia. Quest’altra immagine ne è la conferma.

Confronto Sitchin Morbidelli

Paragonare le due orbite è come paragonare le orbite di Nettuno e Mercurio e dire che sono uguali. Il perielio delle due orbite è diverso per almeno 6 miliardi di km, si vede chiaramente che Morbidelli lo colloca dalle parti di Nettuno, mentre Sitchin tra Marte e Giove, inoltre sono diverse le masse dei pianeti ipotizzati. Massa paragonabile a quella di Marte per Morbidelli, esterna al sistema solare e quindi con scarse interazioni con gli altri pianeti. Un pianeta con massa paragonabile ad Urano per Sitchin, che dovrebbe sfrecciare per tutto il sistema solare ogni 3600 anni, con eccentricità 0.99, rimanere su un’orbita stabile e non far schizzare fuori tutti gli altri pianeti…assolutamente inverosimile e comunque nemmeno lontanamente paragonabile a quanto affermato da Morbidelli. Inoltre Morbidelli parla di un pianeta delle dimensioni di Marte, non di uno con le dimensioni di Nettuno. Come giustifica, il signor Demontis, queste incongruenze rispetto alle sue affermazioni e alle ipotesi di Sitchin?. 

In una slide successiva leggiamo:

Riscontri da cercare secondo Demontis

Quindi se la fascia degli asteroidi fosse composta da rocce formatisi nel sistema solare esterno e se le comete si fossero formate nel sistema solare interno, queste sarebbero prova del fatto che Nibiru esiste.

L’assolutismo di dire: comete li, asteroidi qui, da l’idea di quanto “profondamente” Alessandro conosca la materia.

Ovviamente esistono asteroidi nella fascia degli asteroidi con una composizione simile a quella dei pianeti interni e ne esistono con composizione simile a quella degli oggetti trans-nettuniani. Non esiste solo A o solo B. Questo cosa dimostra? che alcuni asteroidi della fascia ci sono arrivati da fuori. Come hanno fatto? È stato Nibiru?

Ed ancora: Morbidelli, Levison e gli altri studiosi che Demontis cita, hanno per caso detto che per ottenere l’attuale configurazione del sistema solare serva un pianeta esterno che periodicamente attraversi l’orbita degli altri pianeti fino a quella di Marte?

Nel seguente documento, trovate una serie di slides del Demontis, dove cerca di enunciare le incongruenze di quella che secondo lui è la scienza ufficiale vs quello che dice Morbidelli.

Le prime slide verranno affrontate successivamente, ma un discorso a parte merita l’ultima. In tutta evidenza, si tratta di una forzatura, perchè non c’è un criterio matematico dietro, infatti ha preso i periodi dei vari pianeti e li ha moltiplicati per un numero successivo fin quando non si è avvicinato a 3600, commettendo anche degli sbagli, perchè per Giove poteva prendere il 3598.4, con 305 orbite invece di 307, ma non avrebbe fatto lo stesso effetto per il pubblico, per lo stesso principio per cui si mette 29.99 € nei prezzi e non 30€. La cosa è completamente aleatoria e campata in aria, tant’è che se io approssimo i periodi dei 4 pianeti in questione a 165, 84, 30 e 12 anni, rispettivamente per Nettuno, Urano, Saturno e Giove ottengo un minimo comune multiplo di 4620. Vuol dire che le orbite di questi pianeti sono sincronizzate su un ulteriore corpo con questo periodo orbitale? Un Nibiru 2.0?

NO. Vuol dire solo che sto giocando con i numeri, alla stregua di chi fa esoterismo sommando o moltiplicando i numeri delle date…

Adesso però tagliamo la testa al toro e vediamo invece cosa dicono realmente Morbidelli e gli altri studiosi che Demontis cita, non quello che Alessandro vuole fargli dire o far intendere.

Levison, Morbidelli, Gomes e Tsiganis dell’osservatorio della Costa Azzurra, hanno formulato un modello matematico, detto Modello Nizza, che si prefigge di spiegare la formazione del sistema solare attraverso una serie di simulazioni computerizzate, basate su alcune ipotesi originali. Nel dettaglio, e mi scuso per la pedanteria ma è necessaria, cito per intero da Wikipedia.

Il Modello di Nizza

Il modello propone che, molto tempo dopo la dissipazione del disco protoplanetario, i quattro giganti gassosi (Giove, Saturno, Urano, Nettuno) abbiano subito una migrazione verso le attuali orbite partendo da una configurazione orbitale più compatta e vicina al Sole. In questo differisce dai più classici modelli basati sulla teoria della nebulosa solare, che invece ipotizzano un decadimento delle orbite dei giganti gassosi per attrito con i residui del disco. Il modello si caratterizza per una fase di instabilità breve ma intensa, durante la quale i pianeti esterni hanno assunto delle orbite particolarmente eccentriche.[3]

Il modello è utilizzato nelle simulazioni dinamiche del sistema solare per spiegare alcuni avvenimenti come il bombardamento asteroidale del sistema solare interno, la formazione della nube di Oort e l’esistenza di particolari popolazioni di corpi minori come la fascia di Kuiper, gli asteroidi troiani di Giove e Nettuno e gli oggetti transnettuniani risonanti. La sua capacità di riprodurre gran parte delle caratteristiche osservate nel sistema solare rende conto del fatto che tale modello sia largamente accettato come il modello più realistico dell’evoluzione precoce del sistema planetario,[2] sebbene non tutti i planetologi siano pienamente soddisfatti: uno dei suoi principali limiti, infatti, consiste in una scarsa riproducibilità delle dinamiche dei satelliti irregolari dei giganti gassosi e degli oggetti a bassa inclinazione orbitale della cintura di Kuiper.

Sintesi del modello

Il nucleo originario del modello è un terzetto di pubblicazioni comparse sulla rivista scientifica Nature nel 2005, a firma di Rodney Gomes, Harold F. Levison, Alessandro Morbidelli e Kleomenis Tsiganis.[4][5][6] In queste pubblicazioni gli autori considerarono una configurazione originaria in cui i quattro giganti gassosi del sistema solare (Giove, Saturno e i due giganti ghiacciati, Nettuno eUrano), subito dopo la dissipazione dei gas del disco protoplanetario, si trovavano a percorrere delle orbite pressoché circolari con raggi compresi tra ~5,5 e ~17 unità astronomiche (UA), dunque una configurazione più compatta e più vicina al Sole rispetto all’attuale. Una vasta e densa cintura di planetesimi, costituiti da silicati e ghiacci, di massa complessiva intorno alle 35 masse terrestri (M), si estendeva dall’orbita del pianeta più esterno fino a circa 35 UA.

Le orbite dei planetesimi localizzati nel bordo interno della cintura subivano delle perturbazioni gravitazionalida parte dei pianeti più esterni (Saturno, Nettuno e Urano), che ne determinavano un cambiamento dei parametri orbitali. I pianeti più esterni scagliarono verso l’interno la gran parte dei corpi ghiacciati che incontrarono sul loro cammino, scambiando con essi il momento angolare; il risultato fu una migrazione verso l’esterno dei pianeti e la conservazione del momento angolare totale del sistema.[7] Sebbene ogni singola interazione abbia determinato minime variazioni nell’ambito del trasferimento di momento angolare, la somma delle singole interazioni raggiunse valori tali da determinare lo spostamento effettivo dell’orbita planetaria. Il processo andò avanti finché i planetesimi non arrivarono in prossimità di Giove, il cui intenso campo gravitazionale ebbe un’azione frenante sulla loro caduta, stabilizzandoli lungo orbite altamente ellittiche attorno al Sole oppure espellendoli dal sistema planetario. Tale fenomeno ha avuto per conseguenza un lieve decadimento dell’orbita di Giove.[8]

Il ridotto tasso di incontri gravitazionali determinò il tasso al quale i planetesimi venivano sottratti al disco, e il corrispettivo tasso di migrazione. Dopo alcune centinaia di milioni di anni di lenta e graduale migrazione, i due giganti più interni, Giove e Saturno, si assestarono in una risonanza orbitale 2:1; l’instaurarsi di questo fenomeno ha comportato un aumento delle loro eccentricità orbitali, destabilizzando l’intero sistema planetario. L’arrangiamento delle orbite planetarie si è alterato con drammatica rapidità.[9] Giove ha spinto Saturno verso l’esterno, nella sua attuale posizione; questa ricollocazione ha causato delle mutue interazioni gravitazionali tra il pianeta e i due giganti ghiacciati, costretti ad assumere orbite più eccentriche. In questo modo i due pianeti si sono addentrati nella cintura planetesimale esterna, scambiandosi di posizione e perturbando violentemente le orbite di milioni di planetesimi e scagliandoli via dalla cintura. Si stima che in questo modo il disco esterno abbia perso il 99% della sua massa iniziale, il che spiega l’attuale assenza di una folta popolazione di oggetti trans-nettuniani.[5] Alcuni dei planetesimi scagliati via dai giganti ghiacciati sono stati sospinti nel sistema solare interno, provocando un incremento degli impatti nei pianeti rocciosi, il così detto intenso bombardamento tardivo.[4]

In seguito, le orbite dei giganti ghiacciati hanno assunto i loro attuali semiassi maggiori, e la frizione dinamica con il disco di planetesimi superstite ha ridotto l’eccentricità delle loro orbite rendendole nuovamente quasi circolari.[3]

Nel 50% delle iniziali simulazioni esposte nella pubblicazione di Tsiganis e colleghi, Nettuno e Urano si sono scambiati la propria posizione circa un miliardo di anni dopo la formazione del sistema solare.[5] Tuttavia, tale risultato corrisponde solamente ad uno schema che consideri una distribuzione uniforme delle masse nel disco protoplanetario.[1]

Effetti sul sistema solare

Elaborare dei modelli per spiegare l’evoluzione dinamica di un sistema planetario, a partire da differenti condizioni iniziali, per tutto l’arco della sua storia passata, è un’operazione complessa, resa ancor più difficile dal fatto che le condizioni iniziali sono lasciate libere di variare, il che determina dei risultati finali più o meno differenti tra loro. La verifica dei modelli è allo stesso modo un’operazione difficile, dal momento che è impossibile osservare direttamente l’evoluzione in atto;[9] tuttavia, la validità o meno di un modello può esser dedotta confrontando i risultati previsti dalle simulazioni con idati osservativi.[9] Allo stato attuale, i modelli computerizzati che prendono come condizioni iniziali quelle previste dal modello di Nizza rispecchiano maggiormente gran parte degli aspetti osservati nel sistema solare.[10]

Intenso bombardamento tardivo 

Il gran numero di crateri da impatto rinvenuti sulla Luna[11] e sui pianeti rocciosi, datati tra 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa, è una delle principali evidenze dell’intenso bombardamento tardivo, un periodo caratterizzato da un’intensificazione del numero di impatti astronomici. Il numero di planetesimi che hanno raggiunto la Luna secondo il modello di Nizza è coerente con quello dedotto dai crateri.

Costituzione delle famiglie degli asteroidi troiani e della fascia principale 

Schema che mostra le famiglie asteroidali del sistema solare interno: i troiani di Giove sono colorati in verde, la fascia principale in bianco, la famiglia Hilda in marrone.

Nel periodo immediatamente successivo all’instaurarsi della risonanza 2:1 tra Giove e Saturno, l’influenza gravitazionale combinata dei giganti gassosi in migrazione avrebbe rapidamente destabilizzato qualunque gruppo preesistente di troiani nei punti di Lagrange L4 ed L5 di Giove e Nettuno.[12] La regione orbitale dei punti di Lagrange si presentava quindi dinamicamente aperta.[2]

Secondo il modello di Nizza, i planetesimi espulsi dal disco ormai distrutto incrociavano in grande numero questa regione, venendone temporaneamente catturati. Non appena il periodo di instabilità orbitale ebbe termine, la regione orbitale divenne dinamicamente chiusa, catturando definitivamente i planetesimi in essa presenti i quali andarono a costituire le attuali famiglie.[6] I dati ottenuti dalle simulazioni coincidono con i dati osservativi per quanto riguarda i parametri orbitali dei troiani di Giove, in particolare i loro angoli di librazione, le eccentricità e le elevate inclinazioni orbitali.[6][2] I medesimi meccanismi, secondo il modello, avrebbero portato alla formazione dei troiani di Nettuno.[2]

Un elevato numero di planetesimi sarebbe inoltre stato catturato dalle regioni esterne della fascia principale, ad una distanza media superiore a 2,6 UA, e dalla regione della famiglia Hilda.[13] Successivamente, gli oggetti catturati sarebbero andati incontro a ripetute collisioni, che li avrebbero erosi in tanti piccoli frammenti spazzati via dal vento solare o tramite l’effetto YORP, che avrebbero contribuito a rimuoverne oltre il 90%.[13] La distribuzione delle dimensioni più frequenti degli oggetti di questa popolazione simulata trova eccellenti riscontri nelle osservazioni,[13] il che suggerisce che i troiani di Giove, gli asteroidi Hilda, alcuni membri della fascia principale esterna (tutti gli asteroidi di tipo D) e forse il pianeta nanoCerere[14] sarebbero ciò che resta dei planetesimi della cintura esterna in seguito ai processi di cattura e frammentazione.[13]

Satelliti irregolari

Qualunque originaria popolazione di satelliti irregolari catturata tramite vari meccanismi, come la resistenza fluidodinamica dei gas[15] o impatti all’interno del primitivo disco di accrescimento,[16] sarebbe stata facilmente dispersa a causa delle interazioni tra i pianeti durante la fase di instabilità.[5] Nel modello, un elevato numero di planetesimi interagiscono in questa fase con i giganti ghiacciati ed alcuni di essi vengono catturati in seguito ad interazioni a tre corpicon i pianeti. La probabilità che ciascun planetesimo ha di esser catturato da uno dei giganti ghiacciati è relativamente alta, circa 10−7.[17] Questi nuovi satelliti presentano le più disparate inclinazioni orbitali, a differenza dei satelliti regolari, che orbitano in corrispondenza del piano equatoriale del pianeta. La particolare inclinazione di Tritone, la maggiore delle lune di Nettuno, può esser spiegata ipotizzando che il satellite sia stato catturato in seguito ad un’interazione a tre corpi che ha portato alla disgregazione di un planetoide binario, di cui Tritone costituiva il membro meno massiccio.[18] Tuttavia, questo meccanismo non sarebbe il principale responsabile della cattura del gran numero di piccoli satelliti irregolari individuati;[19] è possibile inoltre che i pianeti si siano “scambiati” alcuni dei satelliti irregolari.

Le orbite simulate dei satelliti irregolari corrispondono a quelle osservate per semiassi maggiori, inclinazioni ed eccentricità, ma non per la distribuzione delle dimensioni.[17] Le collisioni successive tra gli oggetti catturati potrebbero aver creato le sospette famiglie collisionali oggi osservate e sarebbero responsabili della diminuzione della popolazione di oggetti fino alle distribuzioni attuali.

Le interazioni tra i planetesimi e Giove realizzatesi nella simulazione sono però insufficienti per spiegare il grande seguito di satelliti irregolari posseduto dal pianeta, il che suggerisce l’azione di un secondo meccanismo oppure la necessità di una revisione di alcuni parametri del modello di Nizza.[17]

Regioni più esterne del sistema solare

La migrazione dei pianeti più esterni e le interazioni con Giove sono necessarie per spiegare le caratteristiche delle regioni più esterne del sistema solare.[3] Secondo il modello, gli oggetti costretti da Giove in orbite altamente ellittiche andarono a formare la nube di Oort, serbatoio della gran parte delle comete del sistema solare,[3] mentre gli oggetti vincolati da Nettuno durante la sua migrazione andarono a costituire l’attuale cintura di Kuiper e il disco diffuso.[3]

Rappresentazione artistica della Fascia di Kuiper (sopra) e della nube di Oort (sotto).

Originariamente, al limite esterno del sistema solare, era presente una cintura asteroidale considerata l’antenata della cintura di Kuiper, più densa e vicina al Sole di quanto non sia oggi la sua “discendente”: il suo bordo interno giaceva infatti appena oltre le orbite dei giganti ghiacciati e si estendeva fino a circa 30–35 UA. Anche Urano e Nettuno si trovavano allora più vicini al Sole rispetto ad oggi (probabilmente tra 15 e 20 UA), ma in posizioni invertite, ovvero Urano era più lontano dal Sole rispetto a Nettuno.[3][4]

Durante la migrazione alcuni degli oggetti, tra cui Plutone, vennero a interagire con l’orbita di Nettuno, instaurando con essa una risonanza orbitale.[20] Il modello di Nizza è in grado di spiegare l’occupazione delle attuali risonanze nella cintura di Kuiper, in particolare le risonanze 2:5. Mentre Nettuno migrava verso l’esterno del sistema, si avvicinò agli oggetti della proto-cintura di Kuiper, vincolandone alcuni in risonanza e destabilizzando altri in orbite caotiche. Si ritiene che gli oggetti del disco diffuso siano stati posti nelle loro attuali posizioni dalle interazioni con le risonanze migranti di Nettuno.[21]

Il modello Nizza risulta però carente per quanto riguarda gran parte delle caratteristiche della distribuzione: infatti, è in grado di riprodurre le “popolazioni calde”, ovvero gli oggetti che possiedono elevati valori di inclinazione orbitale, ma non le “popolazioni fredde”, a bassa inclinazione. Le due popolazioni non solo possiedono parametri orbitali differenti, ma anche differenti composizioni: la popolazione fredda si presenta marcatamente più rossa di quella calda, il che suggerische che si sia formata in una differente regione del sistema solare. La popolazione calda si sarebbe formata nei pressi di Giove e sarebbe stata relegata nell’esterno del sistema in seguito alle interazioni con i giganti gassosi; la popolazione fredda invece si sarebbe formata pressappoco nella sua attuale posizione, anche se in seguito sarebbe stata sospinta verso l’esterno da Nettuno durante la sua migrazione.[22]

http://it.wikipedia.org/wiki/Modello_di_Nizza

Allego le tre pubblicazioni che hanno dato origine al modello.

http://www.oca.eu/michel/PubliGroupe/MorbyNature2005.pdf

http://www.nature.com/nature/journal/v435/n7041/full/nature03539.html

http://www.nature.com/nature/journal/v435/n7041/full/nature03676.html

Bene, se siete ancora vivi e avete capito qualcosa di quello che ho scritto, vi chiedo:

Avete sentito parlare di Nibiru?

Avete sentito dire che tutto il casino di asteroidi e migrazioni è successo per colpa di un pianeta aggiuntivo?

Avete forse letto che qualcuno ipotizza che ci sia un pianeta da qualche parte che ogni 3600 anni passa dalle parti di Marte?

Avete forse letto che un tale pianeta è mai esistito o è stato ipotizzato nel modello e usato per i calcoli?

NO, no, no e no.

Il resto, signori miei, è pura fuffa e un fastidiosissimo, arrogante e presuntuoso stridore di dita che strisciano sugli specchi.

[1] http://gizidda.altervista.org/site.html

[2] http://www.nibiru2012.it/forum/spiritualita/lo-yoga-satanico-di-padre-amorth-.-137988.msg499908.html#msg499908

Simplicio

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Indagine su Sitchin: La cosiddetta tavoletta TE

EclisseForum.it vi offre questo splendido contributo, tratto direttamente dal nostro forum, che rappresenta un ulteriore passo avanti per capire chi era Zecharia Sitchin e come operava. Dopo l’intervista al prof. Verderame su temi analoghi, e il dibattito che ne è seguito, un altro tassello di ConoScienza Condivisa nel campo dell’archeologia.

Tutto lo staff di EclisseForum.it ringrazia l’autore di questo contributo, l’utente Lugalbanda, per la passione e la preparazione che ha dimostrato.

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«Ernst Weidner (Der Tierkreis und die Wege am Himmel) scoprì che, oltre alla via di Anu e alle sue dodici costellazioni zodiacali, alcuni testi parlavano anche della “via del Sole”, composta anch’essa da dodici corpi celesti: il Sole, la Luna e altri dieci. La riga 20 della cosiddetta tavola TE affermava: «naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu», significa: «in totale, 12 membri [stanno nella fascia] a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti».» – Il pianeta degli dei, p. 255

Se si naviga sul web e si digita K. 3558 troviamo che un sostenitore di Sitchin, afferma che la frase naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu è tratta dalla tavoletta K. 3558, cosa non vera, tra l’altro risulta non vero nemmeno quanto dice Sitchin in quanto la Tavoletta-TE consta solo di 12 righe, la frase infatti è tratta da un altra tavoletta ritrovata ad Uruk.

L’articolo di Weidner è presente nell’opera Archiv für Orientforschung, vol. 7 (1931/32), pp. 170-178. Sitchin afferma che la frase «naphar 12 sheremesh ha.la sha kakkab.lu sha Sin u Shamash ina libbi ittiqu» corrisponde al rigo 20 della cosiddetta tavoletta TE, questo è stato il primo grossolano errore di Sitchin in cui mi sono imbattuto. La tavoletta TE è conosciuta sia come BM 77824 che come 85-4-30,15 [LINK]

Qualcuno ha obbiettato che da nessuna parte della pagina linkata è specificato che la BM 77824/ 85-4-30, 15 e la tavoletta TE fossero la stessa , io l’ho invitato ad andarsi a vedere la bibliografia di riferimento:

Weidner, Ernst F, Handbuch der babylonischen Astronomie, XXIII,1, 1915, p.121

Kugler, Franz Xaver, Sternkunde und Sterndienst in Babel. I. Buch: Babylonische Planetenkunde, 1907, p. 228ss

Leichty, Erle; Finkelstein, J J; Walker, C B F, Catalogue of the Babylonian Tablets in the British Museum, volume VIII: Tablets from Sippar 3, 1988, p. 117

Due testi su tre sono reperibili sul web, quelli di Kugler e Weidner che utilizzano la classificazione 85-4-30, 15. Il testo di Leichty, Finkelstein e Walker è un catalogo, in esso si può leggere che la tavoletta BM 77824 è classificata anche come 85-4-30, 15, ma per chi è allergico ai testi stranieri sono riuscito a trovare anche un riferimento in italiano:

«La tavoletta 85,4-30,15 fu pubblicata da T.Pinches in Academy, 4 Nov. 1893 e fu detta “Tavoletta TE” proprio perché il determinativo kakkabu è scritto sempre TE.» – Giovanni Schiaparelli: storico della astronomia e uomo di cultura, ed. Mimesis, p. 74 nota 28

Due parole sulla tavoletta TE.

Essa risale all’incirca al 500 a.C. ed è scritta in cuneiforme accadico in un totale di 12 righe, 8 davanti e 4 sul retro, Weidner in Handbuch der babylonischen Astronomie, vol. 1, p. 121 ci riporta sia la traslitterazione che la traduzione:

1. kakkab am KU-MAL = Ariete
2. kakkab Kakkabu kakkab GU-AN-NA = Pleiadi, Toro
3. kakkab SIB-ZI-AN-NA kakkab MAS-TAB-GAL-GAL = Orione, Gemelli
4. kakkab AL-LUL = Cancro
5. kakkab UR-GU-LA = Leone
6. kakkab ES-SIX = Vergine
7. kakkab Zi-ba-[ni-tu] = Bilancia
8. kakkab GIR-TAB = Scorpione
9. kakkab PA-BIL-SAG = Sagittario
10. kakkab SUHUR= Capricorno
11. kakkab Gu-La = Acquario
12. kakkab DIL-GAN kakkab Rikis nuni = Balena, Pesci

Come si può vedere in questo testo non ce traccia ne della frase di Sitchin ne di un rigo 20, inoltre Weidner rende kakkab kakkabu (MUL.MUL) letteralmente “Le stelle di stelle” con Pleiadi, se traduciamo questo termine come vuole Sitchin “il corpo celeste che comprende tutti i corpi celesti” o semplicemente “sistema solare” sarebbe del tutto fuori luogo in un semplice elenco di costellazioni.

Comunque, ad onor del vero, va detto che la frase su citata è presente nell’articolo di Weidner ma è riferita ad un altro reperto, infatti dopo aver trattato brevemente la tavoletta TE passa a commentare la tavoletta AO 6483 che l’autore trae dal testo di Thureau-Dangin Tablettes d’Uruk, volume 6, n. 14 [LINK], Weidner dopo aver riportato succintamente la traduzione delle linee 14-19, contenente un elenco di dodici costellazioni dello zodiaco, afferma:

«Subito dopo questa enumerazione, risulta che (linea 20): naphar 12 šere.meš HA.LA ša kakkab.lu ša d.sin u d.šamaš ina libbi.bi ittiqu.meš, “in totale 12 membri, parti dello zodiaco, in cui si muovono la luna e il sole”»

Se confrontiamo le due traduzione:

Weidnertotale 12 membri, parti dello zodiaco, lungo cui si muovono la luna e il sole

Sitchinin totale, 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i
pianeti

l’unica convergenza che hanno è sul “totale di 12 membri”, per il resto sono assolutamente divergenti.

Giovanni Pettinato descrive il testo TCL VI 14 (AO 6483) nel suo libro La scrittura celeste a pp.296-303, lo definisce un “manuale” per predire il futuro basandosi sulle nascite, e lo suddivide in 5 sezioni:
r. 1-5: Visibilità della Luna nei vari giorni del mese
r. 6-21 Misurazione dello Zodiaco e microzodiaco
r. 22-25: Caratteristiche dei segni zodiacali
r. 27-v. 28: Oroscopi e pianeti
v. 29-38: Oroscopi e stelle fisse

Sia per brevità sia per rimanere sull’argomento mi soffermerò solo sulle linee della parte recto 6-21 e 22-25, in questa parte del testo vediamo che lo scriba suddivide il segno zodiacale dell’Ariete in dodici parti uguali alle quali vengono assegnati gli stessi nomi dei segni zodiacali e nella stessa sequenza, questo microzodiaco è noto anche con il termine greco di Dodekatemoria (dodici parti).

Riporto di seguito la traduzione dei versi eseguita da G. Pettianto:

6) Per trovare […] un segno zodiacale: nel […] di pietra, pianta ,albero,
7) […] porzioni di un solo segno zodiacale riferito al Sole,
8 ) […] porzioni di un solo segno zodiacale riferito alla Luna […],
9) […] Ariete dal suo inizio fino alla fine, fino al toro:
10) giorni corrispondono ad un beru (=30°). Tu devi prendere 2,5 giorni come una porzione,
11) e così otterrai 12 porzioni della costellazione dell’Ariete.
12) Moltiplica 2,30° per 12 che costituiscono il nucleo della costellazione dell’Ariete e così arrivi a 30° come risultato.
13) In 30 giorni si hanno 12 segmenti della costellazione dell’Ariete.
14) I segmento: il suo nome è Ariete; II segmento: il suo nome è Toro;
15) III segmento: il suo nome è Gemelli; IV segmento: il suo nome è Cancro;
16) V segmento: il suo nome è Leone; VI segmento: il suo nome è Vergine;
17)VII segmento: il suo nome è Bilancia; VIII segmento: il suo nome è Scorpione;
18) IX segmento: il suo nome è Sagittario; X segmento: il suo nome è Capricorno;
19) XI segmento: il suo nome è Acquario; XII segmento: il suo nome è Pesci.
20) Totale 12 segmenti della costellazione di Ariete nel mezzo della quale
tragittano il Sole e la Luna. Io te l’ho indicato.

Pettinato così commenta questi versi:

«Sembra proprio che questo sia un documento scritto da un professore che spiega ai suoi allievi il modo di operare per suddividere ogni segno zodiacale in dodici parti. Egli ha fornito il primo esempio, spettava ovviamente agli allievi completare l’intero arco di 360°»

Seguendo la traduzione di Pettinato dei versi successivi 22-25 vediamo come lo scriba tratteggia in modo sintetico il carattere essenziale dei dodici segni zodiacali:

22) La porzione dell’Ariete: morte della sua famiglia. La porzione del Toro: morte in battaglia. La porzione dei Gemelli: morte in prigione.
23) La porzione del Cancro: morte in oceano; longevità. La porzione del Leone: egli diventerà vecchio, egli sarà ricco, variante: cattura del suo nemico personale. La porzione della Vergine: egli sarà ricco; angustia.
24) La porzione della Bilancia: giorni felici; egli morrà a 40 anni. La porzione dello Scorpione: morte per preoccupazioni, morte per destino. La porzione del Sagittario: morte in oceano.
25) La porzione del Capricorno: egli sarà povero, sarà isterico, si ammalerà e morrà. La porzione dell’Acquario: a 40 anni avrà figli; morte per annegamento. La porzione dei Pesci: a 40 anni morrà: lunghi giorni di tenace lavoro.

Ora che abbiamo un idea di cosa dice il testo proviamo ad esaminare meglio il verso 20:

PAP 12 UZU-MEŠ HA.LA ša2 MUL2 LU ša2 d.30 u d.UTU ina lib3-bi DIB-MEŠ uk-tal-lim-ka– [LINK]

Le parole in maiuscolo sono in sumero quelle in corsivo in accadico, Weidner nel suo articolo riporta l’intera linea in accadico tranne la parola HA.LA tralasciando di inserire l’ultima parola uk-tal-lim-ka, forse perché non era indispensabile nello sviluppo del suo articolo:

naphar 12 šere.meš HA.LA ša kakkab.lu ša d.sin u d.šamaš ina libbi.bi ittiqu.meš

Confrontiamo alcune traduzioni di questo verso per la precisione quella di: Pettinato (P), Sachs (Sa), Weidner (W), Pennsylvania Sumerian Dictionary (PSD):

PTotale 12 segmenti della costellazione di Ariete nel mezzo della quale tragittano il Sole e la Luna. Io te l’ho indicato. 

SaTotal: 12 […] of the portion of Aries, in the midst of which the sun and moon pass by. I pointed (them) out to you. 

Traduzione: Totale: 12 […] della porzione di Ariete, in mezzo del quale il sole e la luna passano. Ho chiarito (loro) a voi. 

WInsgesamt 12 Glieder, Teile des Tierkreises, in denen der Mond und die Sonne dahinziehen.

Traduzione: In totale 12 membri, parti dello zodiaco, in cui si muovono la luna e il sole. 

PSDTotal: 12 divided ominous parts of the Hireling which the Moon and the Sun will go through; I have shown (them) to you. 

Traduzione: Totale: 12 parti infauste divise del operaio salariato che la Luna e il Sole passeranno attraverso, ho mostrato (loro) a voi. 

Le differenze che notiamo nelle traduzioni sono da addebitare a due parole UZU-MEŠ e MUL2 LU, vediamo perché:

UZU-MEŠ: Ad A.Sachs sfuggiva l’interpretazione filologica di questo termine presente nelle linee 8, 11, 12, 13 e 20, nell’incertezza lo sostituì nella sua traduzione con […], ritenne dubbiosa l’interpretazione di Weidner che vi lesse šērē (letteralmente: carne, pezzo di carne) e che tradusse con “membri”. Il PSD da come possibili significati di questo termine: carne, presagi dalle visceri, parti infauste; ed è proprio con quest’ultimo significato che traduce il PSD. Pettinato preferisce tradurre con “segmenti”, ma probabilmente potrebbe andar bene anche la traduzione “pezzo di carne” se la si interpreta non in senso letterale ma metaforico in quanto si riferirebbe ai 12 “pezzi della figura celeste” dell’Ariete. Comunque le diverse traduzioni non cambiano sostanzialmente il senso del testo.

MUL2 LU: Weidner ritenne che questo termine fosse un abbreviazione di MUL.LU.MAS in accadico kakkabu.lumasi che significa “zodiaco”, Sachs fece però notare che mul-LU o mùl-LU o semplicemente LU col significato di “Ariete” compare in una dozzina i testi Seleucidi (in particolare da Uruk), incluso il testo presente dove nella linea 22 il contesto impone questo significato. Ad oggi la maggior parte degli studiosi è concorde con Sachs.

Un piccolo chiarimento va fatto sul perché il PSD traduce “Hireling” (operaio salariato o mercenario) al posto di Ariete, utilizzo ancora una volta le parole di Pettinato:

«Il primo segno zodiacale, Ariete, suona in sumerico MUL.LU’.HUN.GA’, reso in semitico agru, «operaio salariato», che ovviamente non ha nulla a che fare con la rappresentazione dell’Ariete. Accogliendo, però, le spiegazioni fornite da A. Ungnad e recepite dagli altri studiosi, la sostituzione di «salariato» con «pecora» è dovuta all’errore di uno scriba che al posto di LU’ «uomo» ha scritto il suo omofono LU che significa Ariete. Su questa scia hanno continuato poi gli studiosi di astrologia babilonesi, i quali hanno equiparato il nome del segno zodiacale con il divino Dumuzi, il pastore per eccellenza. Da qui l’uso costante, in aperto dissenso con il nome originale, dell’Ariete nelle raffigurazioni di tale segno zodiacale» – p. 97

Ora passiamo ad analizzare la traduzione del verso 20 fatta da Sitchin:

In totale, 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti

Personalmente riscontro 3 errori:

1. Sitchin traduce MUL2.LU con pianeti, probabilmente ritenendo che fosse un abbreviazione di MUL.MUL a cui lui da il significato di sistema solare. A parte il fatto che non esiste riscontro dell’equazione MUL2.LU = MUL.MUL, questa associazione risulta del tutto dissonante con l’intero testo.

2. Il termine DIB.MES (in accadico ittiqū che deriva da etēqu) viene tradotto da Sitchin con “orbitano” mentre questi ha tutt’altro significato come ad esempio: attraversare, passare su, passare da, passare attraverso, procedere, incrociare. Il corrispettivo di “orbitare” non esiste ne in sumerico ne in accadico, però se lo scriba voleva intendere ciò potevano usare un termine che esprimesse un concetto simile, come saharu che ad esempio significa “girare intorno”.

3. Forse il più grave in quanto sembra fatto apposta per poter dare alla frase il significato che si voleva, quest’errore consiste nello scambio dei soggetti precisamente i “pianeti” e il “Sole e la Luna. Proviamo a fare una traduzione interlineare per rendercene conto:

PAP 12: totale 12; UZU-MEŠ: membri, segmenti, parti infauste; HA.LA: divise; ša2: della; MUL2 LU: Ariete, ša2: che; d.30: la Luna, u: e; d.UTU il Sole; ina: nel; lib3-bi: dentro, mezzo; DIB-MEŠ: vanno attraverso.

La traduzione letterale del verso suonerebbe pressappoco così:

Totale 12 membri divisi dell’Ariete che la Luna e il Sole nel mezzo vanno attraverso

che potremmo sintetizzare:

Totale 12 membri dell’Ariete che la Luna e il Sole nel mezzo attraversano

ora se traduciamo come fa Sitchin MUL2.LU con “pianeti” e DIB.MEŠ con “orbitano” avremo:

Totale 12 membri dei pianeti che la Luna e il Sole nel mezzo orbitano

Chiaramente la traduzione non va, vanno apportate delle modifiche, scambiare i soggetti:

Totale 12 membri della Luna e il Sole cui i pianeti nel mezzo orbitano

da qui alla traduzione finale di Sitchin il passo è breve:

In totale, 12 membri a cui appartengono il Sole e la Luna, e dove orbitano i pianeti

Inoltre riguardo all’affermazione di Sitchin:

«alcuni testi parlavano anche della “via del Sole”, composta anch’essa da dodici corpi celesti: il Sole, la Luna e altri dieci »ebbene nell’articolo di Weidner, che pure parla della “via del Sole”, non ce scritto niente del genere anche se Sitchin in modo subdolo cerca di farlo credere, aggiungo che non esiste nessun testo antico o di studioso moderno che affermi che la “via del Sole” è composta dal Sole, la Luna e altri 10 “corpi celesti”. Sitchin semplicemente mente sapendo di mentire.

Concludendo: la traduzione di Sitchin risulta del tutto improponibile sia a livello filologico che del contesto. Sitchin è reputato dai suoi fans un grande studioso indipendente il quale è riuscito a scovare materiale che studiosi accademici a volte hanno difficoltà a reperire, sembra però che Sitchin dopo aver reperito l’articolo di Weidner del 1930, dove la tavoletta AO 6483 è trattata marginalmente, e dopo aver confusa quest’ultima con la tavoletta TE (forse aveva poca dimestichezza con il tedesco), gli sia sfuggito un noto articolo di A. Sachs Babylonian Horoscopes ben più recente (1952) e ben più articolato ed esplicativo, visto che oltre ai suoi commenti veniva riportata l’intera traduzione del testo. Se si pensa che il libro di Sitchin Il dodicesimo pianeta è stato pubblicato per la prima volta nel 1976, la sua risulta una vera è propria mancanza, io però credo che Sitchin, da persone intelligente qual’era, abbia volutamente ignorato Sachs per evitare di giustificare l’ingiustificabile.

 

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Le civiltà mesopotamiche, Zecharia Sitchin e Nibiru – Intervista esclusiva al Prof. Verderame

***ARTICOLO AGGIORNATO DOPO LA PUBBLICAZIONE INIZIALE***

Discuti l’intervista sul forum

Eclisseforum.it ha intervistato in esclusiva il Professor Lorenzo Verderame, ricercatore e docente di Assiriologia presso l’università La Sapienza di Roma, di cui riportiamo la biografia alla fine dell’articolo.

Gli argomenti trattati e le domande poste, riguardano le civiltà mesopotamiche in generale, la figura del controverso scrittore Zecharia Sitchin, il famoso pianeta Nibiru e altre curiosità sulle lingue e le culture mesopotamiche.

Ringraziamo il Prof. Verderame per la cortesia e la disponibilità che ci ha dimostrato, nonchè per lo straordinario contributo che ci ha offerto, concedendoci quest’intervista.

L’articolo è il frutto del lavoro di squadra di staff e utenti del nostro forum, è rappresenta uno dei primi tasselli di un più ampio progetto di divulgazione che continuerà nei prossimi mesi, affrontando molti temi controversi nei loro molteplici aspetti, come parte del grande progetto di ConoScienza condivisa per cui è nato questo portale.

 Il Padre della Menzogna

 

Le civiltà mesopotamiche, Zecharia Sitchin e Nibiru Intervista esclusiva al Prof. Verderame

 

Una necessaria premessa. Alcune delle domande da voi poste, in particolare le prime, non possono trovare una risposta esauriente in questo breve spazio. Esse toccano problemi più ampi e generali, come il concetto di “civiltà” e “progresso”. Per necessità dunque risponderò brevemente ricorrendo in molti casi a generalizzazioni e semplificazioni.
In questa rassegna non vorrei risultare in alcun modo offensivo nei confronti dei lettori appassionati di un tipo di letteratura che, tuttavia, non può considerarsi in alcun modo scientifico.Anch’io sono cresciuto nutrito dai volumi di Peter Kolosimo che mio padre comprava e ho conservato un certo affetto verso questo genere. Rispondendo alle vostre domande mi si chiede, tuttavia, un parere in quanto ricercatore di lingue antiche e come tale ho proceduto. Per non tediarvi e non apparire pomposo, ho evitato di infarcire il testo con lunghe citazioni, ma ho riportato al termine una bibliografia scientifica attendibile, reperibile, in alcuni casi anche online.

1.Professore, sappiamo che ci sono difficoltà nel tradurre le scritture di civiltà scomparse, distanti nel tempo e nello spazio dalla nostra. Come si opera nel campo per comprendere ciò che è scritto in un’altra lingua e attraverso quali strumenti potete poi assegnare, in maniera oggettiva ed univoca, ad un simbolo/parola il giusto significato? Attraverso quale processo si svolge la “certificazione” di una traduzione affinché risulti attendibile?

La riscoperta di antiche culture e la decifrazione delle stesse procede per quelle che, partendo dal celebre caso del geroglifico egiziano, si chiamano “stele di Rosetta”, ovvero documenti il cui testo, invariato nei suoi tratti principali, è reso in due lingue o scritture differenti. Conoscendo una delle due lingue si può procedere alla decifrazione dell’altra. Si tratta, in parole povere, di una chiave di decrittazione e in tal senso operarono i primi decifratori del cuneiforme che, non conoscendo né la scrittura, né la lingua espressa, procedettero praticamente faticosamente alla cieca.
Nel 1857 si svolse a Londra il famoso esperimento che ratificò ufficialmente la decifrazione del cuneiforme: la Royal Asiatic Society fornì in busta chiusa un testo cuneiforme a quattro esperti (Hincks, Rawlinson, Oppert, Fox Talbot), le cui traduzioni indipendenti, ma corrispondenti nei tratti principali, dimostrarono che le conoscenze sino allora raggiunte e i metodi e strumenti creati permettevano una decifrazione corretta. Quindi una interpretazione non “soggettiva” e personale, ma “oggettivamente” provata a prescindere dal singolo studioso.
Ai giorni nostri ogni “certificazione” di una traduzione o di una lettura di un segno, etc. procede allo stesso modo, ovvero mediante il confronto, la critica e il riconoscimento della comunità scientifica.
Il processo di comprensione del sumerico e dell’accadico, tuttavia, ha proceduto lentamente. Non è stata un’impresa che un solo uomo o una sola generazione ha portato a compimento. Essa è il frutto della somma degli studi precedenti, compresi gli errori e i vicoli ciechi. A questo si aggiunga la casualità dei ritrovamenti archeologici e la difficile situazione politica del Vicino Oriente nell’ultimo mezzo secolo.

2. Come definirebbe il grado di civiltà e il livello tecnologico delle popolazioni mesopotamiche (Sumeri, Assiri, Babilonesi)?

È difficile rispondere a questa domanda che comporta spesso una certa relazione tra civilizzazione = progresso = tecnologia. È importante puntualizzare, per i meno esperti, che la Mesopotamia è una piana alluvionale praticamente priva di qualsiasi materia prima, se si eccettua l’argilla e la canna (e il petrolio per i tempi moderni) e con queste gli abitanti dell’alluvio mesopotamico hanno creato praticamente tutto: dagli strumenti per scrivere (tavoletta d’argilla e calamo fatto di canna) alle grandi costruzioni, come li Ziqqurat in mattoni d’argilla. Contrariamente all’Egitto la cui abbondanza di pietra, in particolare granito, ha permesso di creare monumenti imperituri che si considerano ancora oggi tra le più grandi meraviglie del passato, poco rimane delle antiche costruzioni mesopotamiche. Anche il legname era una materia prima preziosa, raramente usata in costruzioni, figurarsi se lo si poteva utilizzare come combustibile per cuocere i mattoni. Questi dunque, come avviene ancora ai giorni nostri, erano seccati al sole.
La forza delle civiltà sta sicuramente nella cooperazione/cooptazione delle grandi masse per grandi opere idrauliche (canali, dighe, etc.). Infatti il suolo della bassa  Mesopotamia, paludoso, se lavorato è molto fertile, ma c’è bisogno appunto della collaborazione di tutti. È da questa necessità di controllo delle masse che sono nate le città e gli stati, la burocrazia e la scrittura, il controllo politico e teologico.
L’assenza di materie prime spinse gli abitanti della Mesopotamia sempre alla ricerca di soluzioni sostitutive, sviluppando quindi una tecnologia basata principalmente sulle poche risorse disponibili. Un esempio, solo per rendere l’idea dell’inventiva e delle risorse mesopotamiche: l’apprezzatissimo e raro lapislazuli, originario di una regione dell’Afghanistan, fu in parte sostituito da una “pietra” artificiale, costituita da sabbia e argilla.

3.Quali erano le conoscenze in campo astronomico dei Sumeri delle altre civiltà mesopotamiche di quel periodo? Conoscevano i pianeti? Avevano maturato una cosmogonia?

Le conoscenze astronomiche mesopotamiche sono strettamente legate alla ragioneria e al computo. La dea sumera Nisaba, letta anche Nidaba, è la dea dei cereali e patrona del computo, strettamente legato all’immagazzinamento, e, indirettamente delle conoscenze astronomiche. Di lei si dice che misura il cielo e la terra, e “conta i giorni”. La relazione di Nisaba con le stelle è evidente dal nome del suo tempio, “casa/tempio delle stelle” (e-mulmul) e da uno dei suoi principali attributi, la tavoletta di lapislazzuli definita “tavoletta delle stelle del cielo (puro)” (dub-mul-an(-ku)). Nonostante i vari riferimenti agli astri e altri elementi che suggeriscono una conoscenza profonda delle cose celesti da parte dei Sumeri del III mill., oco sappiamo delle loro conoscenze astrologiche e astronomiche. Di fatto nei successivi periodi si continueranno ad usare i nomi sumeri dei corpi celesti.
All’inizio del II mill. A.C. assistiamo ad una diffusione della letteratura in lingua accadica e ad un ampiamento dei generi letterari documentati, compresi i testi relativi ai movimenti celesti. Risale al XVIII sec. A.C. l’osservazione del ciclo di Venere registrata su di una tavoletta del periodo del re Ammi-ṣaduqa, uno dei successori di Hammurabi di Babilonia. Si tratta di un importante documento che permette di ancorare alla datazione astronomica la cronologia storica dell’antico Oriente. Nei secoli successivi compariranno importanti composizioni “astronomiche”, come il MUL.APIN, che registrano conoscenze dei moti celesti maturate nei secoli precedenti.
Per evitare lunghe e pedanti discussioni, possiamo dire che i testi del periodo “classico” (metà del II mill.) documentano una conoscenza approfondita dei pianeti e del loro ciclo oltre alle costellazioni, i confini delle quali e anche alcuni loro nomi coincidono con quelle greche. Molte di queste conoscenze, quali lo zodiaco e il calcolo sessagesimale (per es. la misurazione del tempo) e dell’arco, sono giunte immutate sino ai nostri giorni.
Tali conoscenze sono il frutto di un’osservazione costante: ogni giorno gli scribi mesopotamici osservavano e registravano i movimenti astrali; tali registrazioni erano conservate anche per secoli e lo studio dei loro dati aveva permesso di scoprire i movimenti dei pianeti e altri fenomeni, quali il ciclo del Saros.
Anche la matematica era molto sviluppata: in una civiltà fondata sull’estrema burocratizzazione e controllo di entrate ed uscite, si svilupparono presto calcoli complessi, come quello forfettario, e la geometria per la progettazione per esempio di opere idrauliche.
Risalgono all’inizio del II mill. una serie di tavolette con la rappresentazione di alcuni teoremi, tra cui quello di Pitagora!
Per quanto riguarda la cosmogonia, se intendiamo questo termine in senso moderno, la risposta è sicuramente negativa. Sumeri e Accadi avevano diverse idee della creazione del mondo, conservateci nei testi letterari e mitologici, tra cui anche la volta celeste e il ciclo dei pianeti. Nel noto passo  della Tavola V dell’Enūma eliš, il poema della creazione babilonese, il dio Marduk
«Fece apparire le stazioni dei grandi dèi
e stabilì le “immagini” delle stelle, le costellazioni,
definì l’anno, del quale tracciò il quadro
e stabilì tre stelle per ogni mese.
Quando ebbe tracciato il “disegno” dell’anno,
fissò la stazione di Nebiru, per far conoscere le loro (delle stelle) relazioni
e in modo che nessuna di esse sbagliasse il suo percorso,
stabilì i sentieri di Enlil ed Ea».

4.Veniamo a Zecharia Sitchin. Come vengono considerate le sue traduzioni e le sue interpretazioni dei testi cuneiformi dal mondo accademico? La sua opinione personale?

Nel mondo accademico non vi è alcuna considerazione dei lavori di Sitchin ed il suo nome, quale autore di opere pseudo-scientifiche, è pressoché sconosciuto. A prescindere dalla generale chiusura degli ambienti accademici, non esistono lavori di Sitchin che possano ritenersi scientifici, per varie ragioni. Sitchin, come altri autori del genere, costruisce le sue teorie sulla traduzione di passi e non sull’interpretazione del testo originale, nonostante proclami di essere l’unico a conoscere il cuneiforme. A tal uopo, per sfatare dubbi e miti, l’Assiriologia, ovvero la disciplina che studia le culture che si sono espresse tramite la scrittura cuneiforme come quella sumerica e accadica, esiste da oltre un secolo ed è insegnata in molte università del mondo. Sebbene meno nota e appariscente della sorella Egittologia, è in continuo sviluppo e annualmente molti studenti frequentano i corsi di lingua e letteratura sumerica e accadica.

5.Sitchin afferma che i Sumeri ebbero contatti con razze extraterrestri, che la stessa razza umana sia una creazione extraterrestre. Aggiunge che le conoscenze astronomiche dell’epoca fossero tali da arrivare a definire un sistema solare così come oggi lo conosciamo e tali da permettere il calcolo di orbite e masse planetarie. Inoltre, secondo Sitchin, nel 2000 a.c. sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra “extraterrestri” e la ricaduta nucleare sarebbe “il vento malvagio”che distrusse Ur. Egli avrebbe desunto tutto questo dalla traduzioni di cilindri, sigilli e tavolette mesopotamiche. Esiste qualche riscontro oggettivo di queste affermazioni?

Intanto dovremmo chiaramente distinguere le fasi di quelle che sono state le civiltà mesopotamiche che si sono sviluppate in circa tre millenni. Non possiamo appiattire l’evoluzione delle conoscenze maturate in secoli di osservazioni e farne un unico mucchio da cui attingere singoli dati fuori contesto.
Dunque, come già accennato, abbiamo pochissimi dati circa le conoscenze dei Sumeri nel III mill. e solo pochi indizi, per cui affermare che le loro conoscenze astronomiche fossero evolute è un’illazione. Inoltre, molte culture anche non complesse (quelle che si chiamerebbe “preistoriche”) hanno conoscenze astronomiche estremamente sviluppate, derivate dall’osservazione, senza che si debba attribuire a fattori esterni, tali conoscenze.
Per quanto riguarda la guerra nucleare e il vento malvagio che avrebbe distrutto Ur, alla fine di questo periodo il grande regno con capitale proprio ad Ur cadde. La letteratura posteriore attribuì alla decisione del consiglio divino la fine della dinastia, fine che ebbe luogo su un piano mitico tramite una tempesta distruttrice, sul piano umano tramite l’invasione di genti dalle montagne orientali. La tempesta distruttrice, spesso accompagnata da piena e diluvio, è l’arma prediletta delle divinità: Enlil la scatenò contro l’umanità con lo scopo di sterminarla nel celebre mito del diluvio. Entrambe le idee, quella della tempesta e della piena, sono strettamente legate alla realtà geofisica della Mesopotamia: le nubi cariche di pioggia, sin dall’antichità rappresentate come un gigantesco uccello dalla testa leonina, producevano improvvise piene incontrollabili causate dall’assenza di rocce. Gli stessi letti dl Tigri e dell’Eufrate sono fangosi e il loro corso, in particolare quello del Tigri, può mutare annualmente e investire le città o allontanarsi da esse determinandone la distruzione. Quindi si tratta di un motivo antico e costante nell’immaginario della regione. Non ci sono tracce di guerre per questo periodo.
L’archeologia inoltre non ha fornito alcuna traccia di distruzioni diffuse e in particolare proprio ad Ur c’è una continuità abitativa che indica un periodo di passaggio non traumatico.

6.Esiste un testo cuneiforme che parla di un pianeta chiamato Nibiru e che ne descrive caratteristiche fisiche ed orbitali?

Neberu in accadico significa “traghetto”. È un termine utilizzato per indicare anche alcuni corpi celesti in molti testi sia letterari che astronomico/astrologici. Va precisato infatti che a fianco di alcuni nomi associati in modo univoco ad un pianeta o stella, è sviluppato in Mesopotamia un sistema legato all’interpretazione teologica ed esoterica per cui alcuni astri possono avere più di un nome, associato ad un dio (Marte) o ad una caratteristica (rosso); in alcuni casi, inoltre, tali nomi sono volutamente ambigui e utilizzati per diversi corpi celesti. Nel caso di Neberu lo si definisce in vari passi come uno dei nomi del pianeta Giove; il passo sopra citato dall’Enūma eliš sembrerebbe indicare invece una stella fissa, forse la polare. Non vi sono invece descrizioni chiare delle caratteristiche fisiche (ma neanche per altri corpi) o orbitali di Neberu.

7.Nella mitologia Sumera/Babilonese/Assira e nei loro scritti, c’è qualche riferimento che possa far pensare che tali popoli avessero un livello tecnologico avanzato o che fossero venuti in contatto con qualcuno che possedesse una tecnologia paragonabile o superiore alla nostra?

No.

8. Sitchin collega molti elementi tratti dalle sue traduzioni di testi Sumeri, con avvenimenti narrati nella Genesi biblica, lasciando intendere che quest’ultima derivi in grande parte proprio dalla mitologia Sumera. Ad esempio, gli Anunnaki della mitologia Sumera, secondo Sitchin, sarebbero i Nephilim che compaiono nella Bibbia. Cosa può dirci a riguardo? Esistono riscontri oggettivi per queste supposizioni?

La relazione tra elementi della tradizione letteraria sumero-accadica e la successiva tradizione biblica sono note sin dalle prime scoperte delle tavolette cuneiforme nel XIX sec. Tra questi il più noto è il caso della narrazione del diluvio e l’arca di Noè. Nella religione sumerica gli Anunna(ki) sono gli dèi superiori e gli Igigi quelli inferiori. I Giganti (Nephilim) e l’idea dell’unione tra esseri sovraumani e donne umane è assente da qualsiasi fonte mesopotamica. L’idea generale di un contatto tra il divino e l’umano nella religione mesopotamica è totalmente assente. Persino l’idea di eroe in senso greco (figlio di un dio e un essere umano) è assente e documentato unicamente in un unico eccezionale caso, Gilgameš (si legge Ghilgamesh).

9.Sitchin afferma che dal sigillo VA 243 sia possibile ricavare che i Sumeri conoscessero 12 pianeti, compresi Sole e Luna. Può confermare questa interpretazione o si tratta di forzature?

Si tratta di forzature. Sole e Luna sono astri noti per ovvietà a tutte le culture. Oltre a questi vi era Venere identificata con la dea Inanna/Ištar, e poi i pianeti Marte, Mercurio, Giove e Saturno. Assieme a questi astri principali venivano spesso rappresentate anche le Pleiadi, simbolizzate da sette pallini. Queste rappresentazioni si trovano sui kudurru, pietre di confine coperte con segni astrali e simboli divini.

10.Alcune curiosità: come venivano rappresentati Sole, Luna e Stelle dai popoli Mesopotamici? Avevano una simbologia fissa e univoca, oppure gli stessi simboli venivano usati per indicare l’uno o l’altro astro o addirittura altri oggetti? E’ vero che nell’Enuma Elish il termine GA.GA corrisponde a Plutone? Cosa vuol dire la parola Nibiru?

Mentre per gli astri più importanti vi erano differenti nomi, i simboli che li rappresentavano erano fissi. Come detto le pleiadi erano rappresentati da sette pallini, Sole, Luna e Venere coincidenti con tre delle divinità principali, erano rappresentati da un astro iscritto in un cerchio con piccole differenze l’una dall’altro. Per gli altri pianeti non abbiamo rappresentazioni, ma si usano i simboli delle divinità ad esse associate.

11.Per finire, cosa si sente di dire a coloro i quali ritengono che Zecharia Sitchin fosse un brillante studioso, pioniere della traduzione di testi Mesopotamici, osteggiato dal mondo accademico per le sue scomode scoperte?

Il mondo accademico è sicuramente un ambiente chiuso, tuttavia, in particolare nel mondo dell’antichistica e, più specificamente, del Vicino Oriente antico le poisizioni e i punti di vista sono tra i più diversi. Basti pensare che tra questi studiosi ci sono molti che appartengono a ordinamenti religiosi e svolgono le loro ricerche avendo in mente di confermare le rispettive fedi. Nel secolo passato diverse persone hanno proceduto a leggere e interpretare in maniera personale le fonti mesopotamiche, in particolare quelle che descrivono riferimenti ai corpi celesti. La tentazione non ha risparmiato neppure il fisico Stephen Hawkins che in un suo volume ha interpretato il mito di Gilgameš come una rappresentazione astrale.
Per quanto riguarda Sitchin, che io sappia non ha mai tentato di far parte di quell’ambiente accademico che lo vorrebbe osteggiare.
Nel suo curriculum inoltre non è specificato in nessun luogo dove avrebbe svolto tali studi. Di sicuro non esistono traduzioni di testi mesopotamici da parte di Sitchin a me note e le sue pubblicazioni mostrano solo una grande creatività spesa a favore di coloro che apprezzano tale genere.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Traduzioni italiane di testi sumerici e accadici:

  • Bottéro, J., & Kramer, S. N. (1992). Uomini e dèi della mesopotamia. Alle origini della mitologia. Torino: Einaudi.
  • Castellino, G. R. (1977). Testi sumerici e accadici. Torino: UTET.
  • Pettinato, G. (2001). Classici delle religioni: Mitologia sumerica. Torino: UTET.

 

La letteratura sumerica si può trovare in trascrizione (ovvero resa in alfabeto latino della scrittura cuneiforme) può trovarsi alla pagina del progetto The Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL): http://etcsl.orinst.ox.ac.uk/

 

Un motore di ricerca per materiale mesopotamico è www.etana.org

 

Opere introduttive all’astronomia e astrologia mesopotamica in lingua italiana:

  • Neugebauer, O. (1974). Le scienze esatte nell’antichità. Milano: Feltrinelli.
  • Pettinato, G. (1998). La scrittura celeste. Milano: Mondadori.
  • Pichot, A. (1993). La nascita della scienza. Mesopotamia, egitto, grecia antica. Bari: Dedalo.
  • Walker, C. B. F. (1997). L’ astronomia. Prima del telescopio. Bari: Dedalo.

 

Alcune importanti opere in altre lingue:

  • Brown, D. (2000). Mesopotamian planetary astronomy-astrology. Groningen: Styx.
  • Horowitz, W. (1998). Mesopotamian cosmic geography. Winona Lake: Eisenbrauns.
  • Hunger, H., & Pingree, D. E. (1989). MUL.APIN : An astronomical compendium in cuneiform. Horn: F. Berger.
  • Hunger, H., & Pingree, D. E. (1999). Handbuch der Orientalistik: Astral sciences in Mesopotamia. Leiden – Boston – Köln: Brill.
  • Koch-Westenholz, U. (1995). Mesopotamian astrology. An introduction to Babylonian and Assyrian celestial divination. Copenhagen: The Carsten Niebuhr Institute of Near Eastern Studies.
  • Reiner, E. (1995). Astral magic in Babylonia. Philadelphia: The American Philosophical Society.
  • Rochberg, F. (2004). The heavenly writing: Divination, horoscopy, and astronomy in Mesopotamian culture. Cambridge – New York: Cambridge University Press.
  • Weidner, E. F. (1915). Handbuch der babylonischen Astronomie. Leipzig: J. C. Hinrichs.

 

Catalogo dei corpi celesti nella letteratura mesopotamica:

  • Gössmann, F. (1950). Planetarium babylonicum, oder die sumerisch-babylonischen Stern-namen. Roma: Papstl. Bibelinstituts.
  • Kurtik, G. E. (2007). ЗВЕЗДНОЕ НЕБО ДРЕВНЕЙ МЕСОПОТАМНН [the star heaven of ancient mesopotamia]. St. Petersburg: Aletheia.

 

Un ottimo sito ricco di informazioni e bibliografia è quello di van Gent, Bibliography of Mesopotamian Astronomy and Astrology

 

ESTRATTO DALLA BIOGRAFIA del Prof. Verderame

Biografia Completa

Carriera accademica

Lorenzo Verderame si è laureato presso la “Sapienza” Università di Roma nel 1998 discutendo una tesi in Assiriologia dal titolo “Le tavole I-XIV della serie astrologica mesopotamica Enuma Anu Enlil” e presso il medesimo ateneo ha coseguito il dottorato in “Studi Filologici e Letterari sul Vicino Oriente Antico e l’Iran pre-islamico” nel 2004 con la tesi “Il ruolo degli ‘esperti’ (ummânu) nel periodo neo-assiro”. Dal 2005 al 2009 è stato docente di Storia del Vicino Oriente Antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Dal 2008 è ricercatore in Assiriologia presso la “Sapienza” Università di Roma.

Pubblicazioni

Tra le principali pubblicazioni monograficheLe Tavole I-VI della serie astrologica Enuma Anu Enlil, NISABA 2, Messina, 2002; (con F. D’Agostino) Umma Messenger Texts in the British Museum, Part Three (UMTBM 3), Supplemento alla Rivista degli Studi Orientali LXXVI, Roma, 2003; (con J. Politi) Drehem Texts in the British Museum (DTBM), NISABA 7, Messina, 2005; (con F.N.H. al-Rawi) Testi amministrativi neo-sumerici da Umma conservati al British Museum (NATU II), NISABA 11, Messina, 2006. Sono in preparazione Il rituale del re sostituto in MesopotamiaThe Role of the “Scholar” (ummânu) in the Neo-Assyrian PeriodThe Astrological Series Enuma Anu Enlil:Chapters VII-XIII, gli ultimi due per la casa editrice Brill.

Ricerca

Gli ambiti di ricerca di Lorenzo Verderame sono i testi magici e divinatorii, la religione, i documenti amministrativi ed economici del III mill., gli studi tecnologici. Da vari anni si occupa, in collaborazione con altri colleghi, dell’edizione di testi astrologici e astronomici mesopotamci, in particolare della serie astrologica Enuma Anu Enlil, di cui ha curato l’editio princeps delle Tavole I-VI e sta preparando quella delle Tavole VII-XIII.

Progetti di Ricerca

Dal 2008, in seguito ad un accordo con il British Museum, è il responsabile per il progetto di riedizione completa del materiale lessicografico e scolastico mesopotamico. Altri progetti di ricerca cui la cattedra di Assiriologia collabora sono: l’edizione ed il catalogo dei documenti neo-sumerici inediti del British Museum e di altre collezioni del Regno Unito; in collaborazione con F. Pomponio (Università di Messina), P. Mander (IUO Napoli), F. D’Agostino (“Sapienza” Università di Roma); il progetto di collaborazione con lo State Board of Antiquities della provincia del Dhi Qar (Nasiriya, Iraq).

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