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Cos’è il Documento di Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici – Parte III: L’Introduzione del Documento

Parte I:  Prefazione

Parte II: La Confusione comincia dal titolo

Parte III

Parte III: L’Introduzione del Documento

Se volessimo addentrarci nella competenza specifica dei paesi che hanno accettato questo studio, si potrebbe stilare un piccolo indice sommario. Il clima fa parte dell’ecosistema in cui tutti noi viviamo, e nell’ecosistema va inserito anche il contesto economico. Per questo a livello personale ritengo che chi per primo riesce a intuire quali saranno i risvolti futuri, avrà in mano una carta economica di sicuro interesse da giocare per stabilire nuove relazioni commerciali. Immaginiamo di sapere per primi quali siano i rischi potenziali di un dato avvenimento, avremmo in mano una chiave per prevenirli una volta che avremo studiato la strategia per farlo. E da li avremmo in mano la carta della produzione di un dispositivo che utilizzato su larga scala potrebbe darci un vantaggio economico non indifferente. Questa è tecnica aziendale di primo livello, niente di che.

Prima di produrre però un sistema di prevenzione, bisogna capire e interpretare i dati. Chi fornisce i dati nella meteorologia? “Semplicemente” dati storici, modelli di calcolo e rappresentazioni informatiche simulative . Vi mettereste in affari non conoscendo come si muove il mercato? Non penso proprio..idem per questo concetto meteorologico: ci si può sforzare di produrre apparecchiature, senza sapere se i dati di riferimento e di partenza siano corretti? No. Ecco l’origine della cooperazione.

Infatti, nel caso del nostro documento, viene indicata questa linea guida: si ristabiliscono i modelli in maniera corretta,  si prendono i dati, li si verificano, si fa una stima dello scenario futuro, si valuta l’impatto economico, si cerca di valutare l’impatto sulle politiche mondiali dopodichè si cerca di produrre una tecnologia che limiti l’inquinamento come ad esempio nuove batterie per mobilità elettrica etc.etc.

Ovviamente per rispondere alla domanda “Cosa accadrebbe agli ecosistemi se vi fossero mutazioni climatiche?” ci sono piu vie. Una è quella fuffara e cioè: ci si sveglia una mattina, si guarda il cielo, ci si iscrive quindi su un forum fuffa e con dovizia di particolari si scrive tutta una serie di elucubrazioni senza senso o motivate dal sentore del giorno (ad esempio, oggi c’è il sole moriremo tutti, oggi piove moriremo tutti) ed è quella che piu si sposa con il redditizio sensazionalismo in cui l’”inconscio” utente avvalora questo documento di collaborazione sventolandolo come dimostrazione ineccepibile del trovarsi di fronte a qualcosa di inaudito e di grosso.

L’altra, fortunatamente piu seria, prevede lo studio dei modelli climatici. Il punto è che al momento della stipula dell’accordo, i modelli matematici di proiezione nel tempo erano incompleti e imprecisi. Quindi si rendeva necessario ricostruire una buona parte dei modelli climatici di relazione, portarli prima su larga scala, poi regionalizzarli. Questo andava fatto studiando tanti aspetti, dalla valutazione matematica, alla composizione dell’atmosfera, fino alla valutazione sul campo di sperimentazioni aprendo le strade a quella che viene scientificamente chiamata geoingegneria. Vedremo questo aspetto poi piu avanti, nell’analisi dei workpackage. Lasciamo i believers del grande complotto chimico in questo stato di angosciosa attesa…geoingegneria..che vorrà mai dire..LOL.

Leggendo l’introduzione, coglieremo l’occasione per prelevare alcuni estratti chiave.

Innanzitutto il documento nasce nel corso del Convegno bilaterale sulla ricerca congiunta sui cambiamenti climatici, tenutosi a Roma il 22-23 Gennaio 2002. Una delle frasi di interesse per il nostro lavoro di lettura del documento è la seguente, che trovate a pagina 3

“I due Paesi hanno identificato più di 20 progetti di ricerca nel campo dei cambiamenti climatici pronti ad un avvio a breve e medio termine nelle aree delle simulazioni globali e regionali.”

 

Aree delle simulazioni? Certo…il misunderstanding farebbe pensare a “aree PER oppure DESTINATE ALLE  simulazioni”. Ma non è di area geografica che si sta parlando, bensi aree di ricerca. Infatti si parla specificatamente di progetti di ricerca e di simulazioni.  Dove si trova l’evidenza? Nel proseguo del paragrafo:

 “I progetti di ricerca immediatamente pronti all’implementazione miglioreranno la nostra capacità di capire, sorvegliare e prevedere le variazioni climatiche e i loro impatti.”

Regalo una pizza a chi legge la parola “modificare”. Voi la trovate?

Vi ricordate la domanda principale a cui risponde questo documento di cooperazione?

La ripeto:

“se è vero che il clima muta, considerando un aumento delle temperature, cosa accadrà agli ecosistemi?

 

Sempre nella stessa pagina, poco piu sotto, troviamo questa importantissima premessa che ricalca ciò che abbiamo scritto precedentemente. Vediamo:

“I modelli numerici sono ancora il migliore strumento per studiare la variabilità climatica, ma finora i modelli usati per gli scenari climatici non hanno avuto una buona rappresentazione della variabilità, specialmente quella tropicale, e perciò è plausibile credere che questi modelli potrebbero aver riprodotto non correttamente la modulazione/modificazione indotta dai cambiamenti climatici sulla variabilità climatica. Questo è particolarmente rilevante nel caso degli scenari a livello regionale (downscaling time-slicing), perché è la variabilità climatica a queste scale temporali che forma le caratteristiche regionali climatiche. Ragionevolmente si può aspettare che modifiche in queste caratteristiche e teleconnessioni climatiche saranno il fattore più importante nei mutamenti a livello regionale.”

Ecco qua. Si evidenzia la possibilità di un errore..come dire “Ehi ragazzi, ma i calcoli fatti fin’ora sono sbagliati!”

Viene quindi riconosciuto che vi saranno nei prossimi 50 anni dei cambiamenti climatici e successivamente,  per conoscere in maniera particolareggiata quello che potrebbe diventare lo scenario futuro, si rende necessario rielaborare i modelli matematici, in quanto i modelli obsoleti potrebbero “aver riprodotto non correttamente” alcuni aspetti legati ai cambiamenti climatici.

Ovviamente per portare avanti queste tipologie di studio particolarmente complesse, è azione molto comune cercare di creare i presupposti affinchè vi siano piu “cervelli” a lavorare il progetto, e possibilmente da piu esperti nei vari settori. Inoltre queste ricerche hanno dei costi. Ed ecco che, finalmente,  nasce la cooperazione tra stati. “io metto in campo X, tu metti in campo Y”. Bisognerebbe chiedere ai believers del complotto chimico “ma ragazzi..dov’è il problema??” Non è una novità, non è il primo caso in cui gli stati cooperino dal punto di vista scientifico

Alcuni esempi sono il MipAaf (http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3920)

Cooperazione scientifica tra Italia e Cina

(http://www.ambpechino.esteri.it/Ambasciata_Pechino/Menu/I_rapporti_bilaterali/Cooperazione+scientifica/Accordo_di_cooperazione/)

cooperazione scientifica con interscambio di professori nella comunità europea MAE

http://portale.unipa.it/amministrazione/arearicercasviluppo/home/cooperint/cooperazionescientificamae/index.html

etc.

 Ok, ma perché interessa l’Italia nell’accordo?

Ora veniamo ad una domanda importante: perché l’Italia? Per rispondere a questa domanda, bisogna innanzitutto capire che al momento della stipula dell’accordo vi era una sensibile diminuzione delle pioggie in europa e questi dati lasciavano presagire l’avanzata di cambiamenti climatici importanti.

Citando testualmente:

“Ad esempio il segnale di riscaldamento è rilevabile anche sulla maggior parte delle aree europee (aumenti di temperatura sino a 0.8 °C in media su questo secolo). Le precipitazioni in questo secolo sono sicuramente aumentate nel settore settentrionale europeo (a partire dalle Alpi sino alle regioni scandinave), con aumenti variabili tra il 10% ed il 50%. Al contrario nella regione che si estende dal Mediterraneo attraverso l’Europa centrale sino alla Russia “europea” le precipitazioni sono calate anche abbastanza considerevolmente (sino al 20%).”

 

…Mediterraneo. L’Italia è un paese Mediterraneo? Certo! E la preferenza per quello che riguarda l’Italia oggetto di questi studi risiede proprio nella nostra caratteristica geologica.. L’Italia è un paese a rischio  per le problematiche connesse ai cambiamenti climatici, e infatti nel documento si fa riferimento specifico alla possibilità che eventi estremi si abbattano sulla nostra penisola. Dissesto Idrogeologico vi dice niente?

Ecco quindi per quale motivo l’Italia si è fatta avanti per appoggiare questo studio e questa cooperazione internazionale scientifica. Al momento della stesura, urgeva capire in maniera dettagliata quali potrebbero essere stati gli sviluppi futuri.

Citiamo nuovamente il documento:

“Una maggior frequenza di precipitazioni più intense avrebbe sicuramente un impatto devastante nel nostro paese, viste le condizioni di dissesto idrogeologico in cui gran parte di esso si trova, come purtroppo è stato reso palese dai recenti episodi alluvionali che hanno colpito sia il Nord che il Sud d’Italia. Solo questo semplice esempio dovrebbe far riflettere sull’urgenza di conoscere adesso quali potrebbero essere gli scenari climatici futuri in modo da avere tempo sufficiente per pensare a possibili rimedi.”

C’è qualcuno che potrebbe dire che questo non è vero? Sarebbe una stupidaggine affermare il contrario, basta guardare la moltitudine di eventi disastrosi che ogni tanto popolano la nostra terra.

Ora..andiamo a concludere questa prima parte di analisi, cercando di essere “possibilisti” verso il grande complotto: se, come dicono i sostenitori delle scie chimiche, questo fosse un accordo per CREARE modifiche climatiche sotto l’egida di governi militari, dovremmo avere tra i partecipanti almeno qualche ente militare, dovrebbe esserci per forza di cose qualche ente di aviazione civile, o industrie di tecnologia avionica…niente di tutto questo! Gli enti preposti per la gestione di questo accordo sono tutti “stranamente” scientifici e di studio, piu qualche ente di gestione economica e di ricerca nell’ambito del risparmio energetico. Nemmeno un’aziendina produttrrice di “tankerini chimici”, niente di niente. Andiamo a vederli brevemente, questi enti, nella tabella che viene riportata all’interno del documento corredata addirittura da nomi e cognomi di chi, all’interno dell’ente prescelto, dovrà seguire l’esito della commessa.

 INGV – istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Columbia University – New York

Fondazione Eni Enrico Mattei

ITCP: International Centre for Theorycal Physics (Centro internazione di Teoria Fisica)

Arpa

Istituto delle Scienze Dell’Atmosfera e del Clima

Istituto di Matematica, Fisica e applicazioni – Università di Napoli

Disafri Unitus: Dipartimento di Scienze dell’Ambiente forestale e delle sue risorse (Univ.Tuscia)

OMS: Organizzazione Mondiali della Sanità

IBIMET – CNR: Istituto di BioMetereologia

IBAF – CNR: Istituto di Biologia Agroambientale e forestale

Solvay Solexis – azienda del gruppo Montedison, operante nel settore del fluoro

CRF – Centro Richerce Fiat

Nuvera Fuel Cells Europe

Ansaldo Fuel Cells

 

Come si può notare, enti nazionali di ricerca, università, gruppi di ricerca meccanica e aziende di ricerca  sulle celle elettriche. Quanti militari eh?

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Parte II: La confusione parte dal Titolo – Cos’è il Documento di Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici

1. Parte I – Prefazione

2. La Confusione Parte dal Titolo

3. Parte III – L’introduzione

Parte II: La confusione parte dal Titolo

Dopo aver introdotto alcune considerazioni sul documento (che consigliamo di leggere al link soprariportato), entriamo nel dettaglio. In questo paragrafo, faremo alcune considerazioni sul titolo del documento e sulla confusione che normalmente si fa interpretandolo.

 

Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici”

 In prima analisi va detto che il documento viene chiamato “Accordo Italia-Usa sul Clima” o si trova anche come “Accordo Italia-Usa sulle modifiche climatiche”.

Attenzione però: non è semplicemente un accordo.. ma è una cooperazione.

 Cosa significa?

Secondo la maggior parte di chi crede nelle scie chimiche, questo titolo sta ad indicare una prova indissolubile, leggendo e interpretando il titolo in questo modo:

“Cooperazione Italia – Usa su scienza e Tecnologa PER CAMBIARE IL CLIMA.”. 

Voi ci leggete questo?

Oppure, vi pare che il titolo indichi che si tratta di un accordo in cui Italia e Usa coopereranno per favorire il cambiamento climatico? Da un punto di vista del complotto,questa interpretazione sarebbe l’uovo di Colombo ed infatti il misunderstanding ha mietuto accoliti complottisti. Il titolo è stato piu volte “girato”, “modificato” e “interpretato” a seconda di cosa serviva all’uopo. Come dire “c’è il documento, la cosiddetta pistola fumante…” che fumante però non è. Se lo leggiamo veramente, il titolo non tratta una collaborazione in favore di modifiche climatiche, dove sta scritto?

Il documento invece, entra nelle considerazioni specifiche di un problema climatico, cioè il riscaldamento globale,  che per la complessità intriseca dell’argomento richiede degli studi approfonditi. Il problema oggetto di questo “focus” era l’innalzamento delle tempertaure medie climatiche; ovviamente non siamo qua a stabilire se ci troviamo di fronte ad un global warming o meno, non è lo scopo di questo articolo. Ma di fatto, che il global warming rappresenti una realtà o meno, cambia di poco l’origine delle cose.

E’ infatti importante capire che c’è tanta confusione in merito alle variazioni climatiche che si stanno verificando e su questo aspetto tutta la comunità, scientifica e non, è assolutamente d’accordo. Basta leggere qualsiasi sito che tratti l’argomento per farvi un’idea (c’è chi sostiene che andiamo verso una nuova era glaciale e chi sostiene che stiamo arrostendo).  Una cosa è certa, che il clima sta cambiando:  pensate solo cosa accadde l’anno scorso ad esempio in Liguria l’anno scorso o a quanto accade nel mondo con frequenza quotidiana in termini di clima. E allora, dal momento che le previsioni sulle modifiche climatiche causate dall’inquinamento sono ormai cosa “nota”, sorse una domanda che era e continua ad essere di interesse comune:

“Se è vero che il clima muta, considerando un aumento delle temperature, cosa accadrà agli ecosistemi?” 

Ecco quindi che il documento si propone di coadiuvare gli sforzi di ricerca per trovare una risposta.

Quindi da nessuna parte, nel titolo, si legge qualcosa di riconducibile a “modifichiamo il clima”, ma semplicemente

“cooperazione tra due stati (per cosa cooperiamo?)  – (cooperiamo..)sulla Scienza e sulla tecnologia dei Cambiamenti Climatici”.

Stabilito quindi che il titolo non parla assolutamente  di fantasiose proposte per controllarci tutti, tantomeno per controllare il clima, cercheremo nella prossima parte di addentrarci nell’introduzione del documento stesso. Ci sarà pur scritto da qualche parte qualcosa che “almeno” si avvicini all’attribuzione dell’appellativo “pistola fumante” a questa collaborazione no?

 

 

Cos’è il Documento di Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici – Parte I – Prefazione

1. Parte I – Prefazione

Parte II – La Confusione Parte dal Titolo

3 Parte III – L’introduzione

Cos’è il Documento di Cooperazione Italia-USA su Scienza e Tecnologia dei Cambiamenti Climatici –

Parte I – Prefazione

Volete fare un “gioco”?

Prendete un motore di ricerca qualsiasi e scrivete “Accordo italia-usa sulle modifiche climatiche”.

Verrete letteralmente invasi da centinaia di link che riporteranno la notizia di un accordo, fatto tra l’Italia gli Stati Uniti, atto a modificare il clima terrestre.
Tutto è riconducibile a quei siti che postano notizie di rimando senza nemmeno prendersi la briga di leggere ciò che postano, ovviamente, questo accordo secondo taluni, è la prova schiacciante che gli Usa e l’Italia collaborano per modificare il clima, e che lo fanno attraverso le cosiddette “Scie Chimiche”. Questa assurdità è stata avvallata sulla “fiducia”, in un modo o nell’altro, da quasi tutti i gruppi di informazione su questo fantomatico complotto delle “scie chimiche clandestine”.

Purtroppo, per inflessione personale, non riesco a non sorridere pensando a quanto di clandestino e oscuro ci possa essere nel vedere degli aerei volare, ma togliendo questo aspetto goliardico sono voluto scendere un po’ nel dettaglio di questo “oscuro” documento e capire meglio di cosa si tratta.
Fondamentalmente non serve un genio per capire cos’è questo accordo, basterebbe leggere. Ma, visto che non tutti sono in grado di leggere e capire contemporaneamente, ho deciso di fare questo piccolo memorandum a più puntate.

Va detto che, nell’ottica, del falso mega complotto di avvelenamento clandestino, gli Statunitensi giocano un ruolo determinante nel contesto delle scie chimiche, ed il solo fatto di sapere che ci sia un accordo relativo alle modifiche climatiche tra Stati Uniti e altri paesi, crea enormi shock anafilattici morgellonici in chi vive parte della sua esistenza guardando il cielo con presupposti inutilmente sospetti.

Ciò che fondamentalmente avviene, quando ci si trova a cercare informazioni relative questa oscura vicenda, è il trovarsi a leggere numerose informazioni limitate, faziose e strumentalizzate da chi fa di questa nuova tendenza al complottismo tout-court il proprio cavallo di battaglia.
Immaginate che un amico vi indichi il cielo esclamando “chemtrails” e che voi vi troviate a volerne sapere di più, ecco che, non tanto all’improvviso, vi viene sottoposto il documento di cooperazione e… Shock!

Innanzitutto mi preme far osservare un aspetto fondamentale: Questo accordo sulle modifiche climatiche esiste, ed è stato effettivamente firmato dal governo in carica a suo tempo.

Sorpresi?

Io no, anzi…
Va detto che già con questa affermazione, se volessi gridare al complotto, avrei milioni di strade per farlo. L’accordo sulle modifiche climatiche esiste!

Che Shock!

E detto così, in questa maniera, con questa frase, non è una menzogna, ma nemmeno una verità.
E’ nulla più che un gioco di parole.

Infatti, prima di gridare allo scandalo, sarebbe bene informarsi su ciò che il documento contiene, su quali siano stati i risvolti poi attuati in termini di politica e azioni, ma soprattutto sul VERO SIGNIFICATO delle parole. Perché quando la mente vola e si stordisce con il tam tam dell’informazione feticista, malata, le frasi vengono interpretate sempre in modo malizioso ed errato. Invece, non vanno interpretate, vanno LETTE!

Questa è una raccomandazione a verificare anche ciò che io stesso sto scrivendo ed è un lavoro rivolto a chi cerca davvero la giusta informazione. Se riusciamo a levarvi qualche sassolino dalla scarpa, ne saremo contenti. Ma il nostro scopo è dire come stanno davvero le cose, a prescindere dal soggetto che legge.

Ognuno è libero di scegliere la interpretazione di quel che legge, ma prima deve leggere, e non prender per buono il pacchetto completo proposto da altri.

Nei prossimi giorni inizieremo questo breve lavoro, partendo dal titolo..nel frattempo: un occhio al documento!

Clima: ridisegnato il sistema di correnti nord atlantiche, il North Icelandic Jet

EclisseForum.it propone la lettura di questo bellissimo articolo in cui viene data la notizia della scoperta relativa ad una nuova corrente denominata ‘North Icelandic Jet’ (Flusso Nord Islandese) la quale avrebbe un ruolo determinante nel garantire l’equilibrio climatico dell’Europa e dell’America del Nord. Ne parla uno studio pubblicato su Nature Geoscience. (Articolo tratto da Zeroemissioni.eu). Ringraziamo Zeroemissioni.eu per il bellissimo articolo pubblicato

La scoperta di un nuovo sistema di circolazione oceanico al largo dell’Islanda, finora sconosciuto, da parte di un team internazionale di studiosi, guidato dal Woods Hole Oceanographic Institution (WHOI), getta nuova luce sul complesso meccanismo di correnti marine dell’Atlantico del Nord in grado di influenzare il clima nell’emisfero settentrionale del pianeta. La nuova corrente denominata ‘North Icelandic Jet’ (Flusso Nord Islandese), di cui parla un articolo pubblicato su Nature Geoscience, avrebbe un ruolo determinante nel garantire l’equilibrio climatico dell’Europa e dell’America del Nord.

Dalle analisi degli studiosi emerge infatti che il Flusso Nord Islandese costituisce un componente chiave dei flussi oceanici nord-atlantici, estensione della Corrente del Golfo in grado di mitigare il clima dei paesi nord europei e nord americani che si affacciano sull’Oceano Atlantico con un’influenza che si estende fino alla Scandinavia e oltre. Com’è noto questo potente flusso oceanico funziona come un nastro trasportatore in grado di spostare un’enorme massa di acque calda garantendo la distribuzione del calore nelle regioni settentrionali del pianeta. L’acqua calda proveniente dal Golfo del Messico attraversa l’Atlantico tramite un complesso sistema di correnti per poi raffreddarsi in prossimità del circolo polare artico e inabissarsi. Il Flusso Nord Islandese – spiega Robert S. Pickart, uno dei responsabili della ricerca  – “è un elemento fondamentale per la circolazione delle acque fredde nel Nord Europa” al punto che una modifica del suo funzionamento dovuto a un aumento ad esempio di acque fredde e dolci provenienti dallo scioglimento dei ghiacciai potrebbe alterarne la funzione producendo a sua volta un’alterazione dei movimenti marini di ridistribuzione del calore. Sono già alcuni anni, del resto, che gli studiosi avvertono che le correnti oceaniche responsabili della regolazione del clima si stanno lentamente spostando più in profondità: il rischio è che venga meno la funzione di mitigazione climatica, vitale per l’emisfero nord. “I risultati di questo studio – osserva Eric Itsweire, della U.S. National Science Foundation che ha finanziato la ricerca – ci permettono di mettere a punto strumenti previsionali molto più efficaci sulla circolazione oceanica in grado di calcolare meglio gli effetti dei cambiamenti climatici.” (f.n.)

Ma cosa sta succendo, il clima è impazzito.

Ma cosa sta succedendo al nostro Pianeta, il clima è impazzito? Ebbene si… basta guardarsi attorno per capire che qualcosa è cambiato. Zone siccitose sono di recente state dichiarate in aree dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia, ove tuttavia si è appena registrato il Maggio più piovoso in assoluto. La più calda primavera nel Regno Unito degli ultimi 100 anni è arrivata dopo uno degli inverni più freddi degli ultimi 300 anni, mentre a Giugno la temperatura media a Londra è stato più fredda di Marzo. Le anomalie che il 2011 ha riservato alle Isole Britanniche non sono niente rispetto a quello che sta succedendo nel mondo…

Ondate di caldo in EU– Rimanendo in Europa non meno di un anno fa più di 2000 kmq dell’Europa orientale e della Russia andavano in fiamme, 50.000 persone morivano colpite da temperature superiori alla media del periodo di oltre 6°C per molte settimane, le colture andavano perse, tant’è che due terzi del Continente conobbe una fra le estati più calde degli ultimi 500 anni.

Per non parlare di quest’anno quando un’ondata di calore ha colpito l’Europa occidentale portando siccità in Stati tra cui Francia, Svizzera e Germania, mettendo a rischi l’utilizzo delle centrali atomiche. Siccità colmata nelle ultime settimane da violenti precipitazioni che hanno portato allagamenti in Germania e Francia.

Per non parlare poi degli altri Continenti:
Nel Queeensland, in Australia, tra dicembre e gennaio si è registrata la peggior inondazione della sua storia con un’area grande quanto Germania e Francia sommersa dalle acque. Ed in Cina, dove alla peggior siccità degli ultimi 100 anni nella parte centro meridionale del Paese, di recente si sono verificate le peggiori alluvioni degli ultimi decenni con decine e decine di vittime.
Non da meno l’America che nel mese di Aprile ha registrato un numero record di tornado, più di 600. Una primavera insolitamente fredda è alla base delle alluvioni che stanno interessando il bacino del Missouri, mentre nello stesso tempo gran parte dell’Arizona è messa in ginocchio dai peggiori incendi della sua storia e nel Texas si sta registrando l’ottavo anno di siccità eccezionale.
In Messico si sono toccati i 48.8°C ad Aprile, in Bangladesh si è andati vicino ai record, in Kuwait si sono superati i 50°C, in India si sono toccati i 49.6° C.

Ovunque si guardi, il clima sembra essere impazzito. L’anno scorso ben 17 Paesi hanno battuto i loro record di temperature. In Paesi come Colombia, il bacino amazzonico, Perù, Cuba, Kenya, Somalia sono state registrate precipitazioni o ondate di calore senza eguali.

Gli scettici sostengono che ci sono sempre stati periodi di siccità ed inondazioni, ondate di caldo e temperature estreme, ma ciò che accomuna la maggior parte degli scienziati e degli osservatori è il fatto che gli eventi meteorologici estremi si verificano con maggiore frequenza, la loro intensità è in crescita. Dello stesso parere gli economisti che hanno stimato nell’ultimo anno perdite per disastri naturali pari a circa 130 miliardi di dollari contro i 25 del 1980.
Se il numero di terremoti ed eruzioni vulcaniche è rimasto più o meno costante negli ultimi anni, i disastri causati da inondazioni e tempeste sono passati da circa 133 all’anno nel 1980 a più di 350 del 2011.

Anche se nessuno scienziato da la colpa al cambiamento climatico per eventi atmosferici specifici, molti sono quelli che sostengono che questi fenomeni sono un chiaro segnale di quello che dobbiamo aspettarci da un mondo “riscaldato”. Eventi naturali, come La Niña e El Niño, sono ora aggravati dal riscaldamento di fondo del mondo.

David Barriopedro, ricercatore presso l’università di Lisbona del Instituto Dom Luiz, ha calcolato che la probabilità di ondate di calore estive in Europea aumenterà di un fattore cinque a 10 entro i prossimi 40 anni se la tendenza del riscaldamento globale continuerà.

Intanto si cambiano gli stili di vita. In Nepal, dove le piogge sono più abbondanti rispetto a prima, i tetti piani delle abitazioni stanno cedendo il passo a tetti spioventi, mentre gli abitanti dei villaggi nelle Ande stanno costruendo serbatoi e modificano le colture per far fronte a siccità sempre più frequenti.

Anche l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha lanciato l’allarme, esortando gli Stati ad adottare misure coerenti al fine di far tornare il clima globale a qualcosa che si avvicini il più possibile al normale. Il problema è che nessuno è più troppo sicuro di quello sia veramente il normale.

Fonte 3bmeteo