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Impossibile trovare vita su Marte: una scusa o un problema serio? (da Astronomia.com)

Interessante punto di vista di Stefano Simoni (Astronomia.com) in tema di Marte e vita.

Buona lettura

FONTE: LINK

Un recente articolo scientifico dice testualmente che nel suolo di Marte è stato trovato un composto chimico che interferisce con i test svolti da Curiosity per la ricerca dei mattoni base della vita biologica. In parole povere, un composto che “distrugge” eventuali composti organici, molto complessi, del carbonio.

Marte

Perfino i sali perclorati si coalizzano per vietarci la scoperta della vita sul pianeta rosso. I marziani ne sanno una più del diavolo! Fonte della foto: Michael Rosskothen / Fotolia.

La scoperta è avvenuta intorno a Rocknest, la duna di sabbia  nel cratere Gale. Il maligno composto si chiama perclorato. Esso ha la pessima abitudine di reagire con i composti organici. Vediamo più attentamente quello che succede. Il sistema SAM (Sample Analysis on Mars) analizza il suolo all’interno di uno strumento che contiene uno spettrometro di massa. Il materiale viene “spezzato” nei suoi elementi chimici e si determinano le loro abbondanze. Purtroppo, qualsiasi sale perclorato contenuto nel campione si decompone quando la temperatura sale sopra i 200 gradi e rilascia ossigeno puro. Le molecole organiche esposte all’ossigeno si trasformano in CO2 e la loro struttura originaria viene distrutta. Solo molecole profondamente “incastrate” in materiali molto resistenti al calore possono sopravvivere. Insomma, il sistema di rivelazione, in presenza di sali perclorati, distrugge proprio ciò che vorrebbe rivelare. Una bella sfortuna, anche perché sembra che i sali perclorati siano un po’ dappertutto sul pianeta rosso.

Ora, io mi domando: “Possibile che non fosse stata prevista o rivelata la presenza di questo composto chimico? Non è certo la prima volta che si analizza il suolo marziano”.

I ricercatori concludono dicendo che Curiosity avrebbe un altro sistema (mai usato finora) per cercare le molecole organiche, senza subire l’attacco deleterio del perclorato, ma esso utilizza liquidi ed è molto più complicato. Inoltre, abbisogna di ulteriori test che si spera di poter compiere nel prossimo futuro. “Magari nella prossima missione”, aggiungo io…

Che dirvi, cari amici, tutto ciò mi sembra un poco strano. Non vorrei che fosse una scusa per spiegare come mai non si sia trovato niente finora e, nel contempo, far continuare a sperare nelle future missioni.

Quando ci sono tanti soldi in ballo, tutto è possibile, anche manipolare “lievemente” la scienza. Il riscaldamento globale insegna…

Comunque, spero proprio tanto di sbagliarmi!

Purtroppo, per scaricare il lavoro originario, bisogna avere un permesso speciale che viene dato solo a giornalisti e a istituzioni ufficiali. Pazienza.

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Il Binocolo e L’astronomia

Nel pensiero comune di ogni aspirante astrofilo, si fa strada in maniera preponderante l’utilizzo del telescopio per godersi serate di osservazione. Indubbiamente il telescopio rappresenta uno strumento a lungo andare indispensabile per ottenere alcuni dettagli che altrimenti non potrebbero essere scorti, ma diversamente da come si possa pensare non è strettamente necessario questo strumento per avvicinarsi a questo mondo: tutt’altro.

Innanzitutto, a rigor di disciplina, l’astronomia è fatta in parte di osservazione ed in parte di calcoli. Normalmente un buon astronomo è un ottimo matematico ragion per cui mi giunge notizia che siano diversi gli astronomi che studiano il cielo senza nemmeno guardare all’interno di un telescopio ma basandosi su complessi calcoli.

Non rivolgendomi quindi ad esperti (perchè non lo sono, come ribadito piu volte e come ribadirò in futuro) è mia intenzione “dare la possibilità” a tutti di ragionare in termini piu “home made” e di risparmio, considerando che il periodo economico in cui ci troviamo non è certo dei piu felici.

E’ molto probabile che tutti abbiano in casa uno strumento di utilizzo abbastanza comune, che nasce come strumento per la visualizzazione terrestre ma che può essere utilizzato con enorme soddisfazione e profitto per lo studio della volta celeste: il binocolo.

L’utilizzo del binocolo per astrofilia richiede uno degli sforzi piu banali e meno intuitivi che esistono e cioè puntarlo verso il cielo. Sembra facile ma giusto pour parlèr, nella “scienza” per come la conosciamo oggi, il gesto di puntare il cielo con delle lenti è attribuito storicamente a Galileo il quale “osò” osservare la volta celeste con il cannocchiale, stravolgendo poi le conoscenze di allora investite dell’onorifico quanto terribilmente limitante dogma religioso. Vestiamo quindi i panni del famoso astronomo e facciamo un primo esperimento cercando di osservare gli oggetti di cui abbiamo parlato in precenti articoli: si può tranquillamente iniziare con la Galassia di Andromeda, Le Pleiadi ed Orione e godetevi lo spettacolo.

Che tipo di Binocolo mi serve?

Sinceramente temo questa domanda, ma capisco che vada in qualche modo affrontata. Non essendo un esperto, consiglio di affidarsi a letteratura online che è piena di riferimenti. Per quel che riguarda la mia esperienza, ho avuto modo di provare un binocolo qualsiasi, che mi ha permesso di cercare diversi oggetti per poi ripercorrere  con il cercatore del telescopio gli stessi percorsi di ricerca. Bene o male quindi penso che per cominciare senza spendere dei soldi va benissimo ciò che si ha in casa. Se invece si deve optare per l’acquisto di un binocolo dedicato, consiglio di contattare un centro astrofili e farsi consigliare quello migliore per le proprie esigenze. Il contatto diretto con le associazioni è il passaggio base, meglio della ricerca “fai da te”.

Sugli Ingrandimenti

Sull’utilizzo del binocolo vorrei spendere ulteriori due parole che però verranno poi approfondite nel corso di questi articoletti. Normalmente, chiunque si avvicini all’astrofilia compreso il sottoscritto, ha una certa “propensione” a pensare che ingrandire gli oggetti con lenti e ottiche sempre piu performanti e di maggiore prestazione favorisca una visione dettagliata maggiore e quindi che aumentare gli ingrandimenti permetta di osservare “meglio”. Per quel che riguarda il mondo astrofilo, avvalorare tout court questa considerazione non è sempre efficace e ho avuto modo di testarlo con mano. Infatti, gli oggetti celesti sono si lontanissimi, ma il piu delle volte sono di dimensioni davvero ragguardevoli, si tratta di distanze di miliardi e miliardi di km (..o diversi anni luce..) per attraversarli nella loro interezza.

Ecco quindi che spesso e volentieri per osservare determinati oggetti si rende necessario avere minor ingrandimento, al fine di poter osservare lo spettacolo “tutto intero”. E’ il caso ad esempio delle Pleiadi, che col binocolo offrono una visione mozzafiato, in diversi casi addirittura migliore rispetto al telescopio il quale fornisce troppi ingrandimenti e quindi arriva ad ingrandire troppo l’oggetto mostrando nel proprio campo visivo solo pochissime stelle rispetto ai numerosi astri di cui è composto l’ammasso. Quindi quel bel mucchio di stelline, con troppi ingradimenti si riduce ad essere percepibile come qualche stella l’una vicina all’altra e questo fa perdere una buona parte del proprio fascino.

Anche la Galassia di Andromeda si osserva molto bene con un binocolo, perchè è possibile vederne tutte le estremità, mentre con un telescopio potente il rischio di osservarne solo una metà o ancora meno è molto ampio col risultato di non godersi una visione ottimale dell’oggetto. Quindi, se avete un binocolo in casa: why not?

Cosa Osservare

Quando si tratta di osservare il cielo con un binocolo possiamo scegliere gli oggetti consigliati da tutta la letteratura specifica, che spesso è di buon livello ed elenca oggetti per i quali è preferibile la visualizzazione con questo strumento.

In linea generale, gli oggetti tipici sono rappresentati proprio dagli ammassi globulari e ammassi aperti, insiemi di centinaia di migliaia di stelle tutte ragruppate che si mostrano nella loro completezza quando non vengono ingranditi troppo.

Visto che “ci siamo”, consiglio la visione anche di un ulteriore oggetto: il doppio ammasso di Perseo, che si trova esattamente a metà tra la costellazione di Cassiopea e la costellazione di Perseo…poi ci sarebbe M13 nella costellazione di Ercole…insomma, anche il binocolo dà tantissime opportunità ed è un validissimo metodo di conoscenza. Ultimamente mi capita di non avere tempo a disposizione per mettermi in terrazzo col mio telescopio e fare allineamento e stazionamento e sono questi i momenti in cui “mi diletto” a osservare il cielo con questo strumento. In principio l’ho utilizzato per scovare le costellazioni, essendo spesso il cielo sporcato dall’inquinamento luminoso. Ma col tempo e sotto consiglio di uno degli appartenenti del Gruppo Astrofili Vega di Sogliano, sto imparando ad apprezzare l’immediatezza e le virtu didattiche del binocolo.

Ammasso M13

Ammasso M13

Doppio Ammasso Perseio

Doppio Ammasso Perseo

Ed ecco quindi che nella porzione di cielo Nord Est possiamo osservare già diversi oggetti:

1) Galassia di Andromeda

2) Ammasso doppio del Perseo

3) Pleiadi

4) Doppio Ammasso di Perseo

e se vi capita, una capatina verso la costellazione di Ercole per assaggiare M13

Non male eh? Big Boss

Per concludere, allo scopo di coadiuvare l’utilizzo del binocolo inserisco in questo articolo il file pdf di un libro molto interessante, totalmente free, che aiuta senz’ombra di dubbio a varcare le prime porte dell’astrofilia. Mi ha aiutato non poco, è un libro a cui sono particolarmente affezionato ed il primo che ho letto da quando ho sentito odor di cielo. Il Libro si chiama “Un Binocolo Verso le Stelle” ed è di Mauro Arpino. Non conosco personalmente l’autore, ma se mai capiterà sulle pagine di questo blog vorrei ringraziarlo per il bellissimo lavoro che ha fatto.

Buona Lettura!

Un Binocolo Verso le Stelle – Mauro Arpino

Cineteca: La Luna e la vita sulla terra.

Eccoci al secondo appuntamento con la piccola rubrica video di Astrofilo Neofita.

Questa domenica la voglio dedicare alla Luna, considerando che ieri, 12 ottobre, è stata la nottata dedicata al grande evento di MoonWatching internazionale.

Consiglio quindi la visione di questo interessante documentario e lo dedico sia a coloro che a causa del maltempo non hanno potuto partecipare alla serata osservativa e sia a chi, invece, è riuscito comunque a parteciparvi e voglia approfondire un pò. Anche se il documentario sotto certi aspetti non è prettamente scientifico ma piu volto al sensazionalismo. Nonostante questo lo trovo interessante e affascinante.

Buona Visione…e Grazie Luna Big Boss

Grazie Margherita Hack.

Grazie Margherita Hack, a nome di tutta EclisseForum.

  Il progresso della conoscenza avviene perché noi possiamo basarci sul lavoro dei grandi geni che ci hanno preceduto.

M.Hack

Dall’Articolo

‘Astronomia, Materia ed Energia Oscura – Eclisseforum incontra Margherita Hack’

http://www.eclisseforum.it/2011/08/02/astronomia-materia-ed-energia-oscura-eclisseforum-incontra-margherita-hack/

 

LA MECCANICA QUANTISTICA E IL VIAGGIO INTERSTELLARE 

_Visto le distanze enormi che ci sono nello spazio, è impossibile pensare di fare viaggi fuori dalla nostra stella utilizzando i metodi che si basino sulle regole della fisica classica. Lei crede che in un futuro la meccanica quantistica e la relatività permetteranno di superare tale limite permettendo quindi viaggi su lunghe distanze in tempi brevi?

M.H.: No penso proprio di no perchè le regole della meccanica quantistica si applicano alle singole particelle ma non ai sistemi complessi.

_Quindi secondo lei non è possibile avvalersi di queste regole per superare i limiti.

M.H.: Secondo me, no.

I BUCHI NERI E I BUCHI BIANCHI 

_Per quale motivo i buchi neri sono situati al centro delle galassie?

M.H. I buchi neri sono situati al centro delle galassie perchè quando si forma una galassia, cosi come quando si forma una stella, c’è un ammasso di materia che viene attratta gravitazionalmente e via via si attrae altra materia e altra ancora se ne aggiunge e così questa massa collassa verso il centro, viene compressa a densità enormi e si forma cosi un buco nero. C’è una regione che ha una velocità di fuga superiore anche alla velocità della luce, motivo per cui si chiama buco nero: perchè nemmeno la luce può uscire. Quindi, per lo stesso fenomeno, il buco si forma probabilmente anche al centro di una stella che collassa, una supernova.

_Cosa sono i Buchi Bianchi? E ci sono progetti per verificarne l’estistenza?

M.H. I buchi bianchi sono ipotesi. Ci si domanda “dove va la materia che entra dentro il buco nero?”…Qualcuno ha suggerito che questa potrebbe uscire in un altro universo, un buco bianco da cui uscirebbe energia, ma sono ipotesi piuttosto fantascientifiche. Altre risposte vengono però suggerite anche dal presupposto che il buco nero non è eterno. Hawking ha dimostrato che è molto probabile che anche i buchi neri in tempi estremamente lunghi potrebbero evaporare e la materia in esso contenuta, quindi, potrebbe sfuggire.

_Ci sono dei possibili Buchi Bianchi in fase d’osservazione?

M.H.: No, si è cercato di vedere se c’erano delle sorgenti d’energia a cui non corrispondeva nessun oggetto materiale, ma non è stato trovato nulla.

TEORIA DELLE STRINGHE 

_Cosa pensa della teoria delle stringhe?La ritiene una teoria che permetterà di conciliare la meccanica quantistica con la relatività generale?

M.H. Per ora sembra di no, io non sono un teorico, ma c’è molta sfiducia anche da parte dei teorici che questa strada porti da qualche parte.

MATERIA E ANTIMATERIA 

_Da cosa deriva l’asimmetria fra materia e antimateria? E per quale motivo alla fine è la materia ad avere preso
il sopravvento sull’antimateria?

M.H. Si presuppone che questo sia dovuto al fatto che al momento del big bang c’era una grande quantità di particelle elementari e antiparticelle e che contestualmente, in maniera del tutto casuale, ci fosse un miliardo di particelle e “un miliardo meno 1” di antiparticelle per cui tutte le particelle sarebbero annichilite con l’antiparticella, facendo prevalere quel minimo eccelso di materia sull’antimateria. Abbiamo un indizio, anzi due indizi a favore di questa ipotesi e sono:
1) si conosce una particella instabile che si chiama Kaone che ha una vita media di un centomilionesimo di secondo e la cui antiparticella ha una vita media un pò piu breve e quindi sarebbe sopravvissuta alla sua antiparticella
2) L’altro indizio è che nell’universo la densità d’energia è un miliardo di volte superiore alla densità di materia, cioè c’è molta piu energia che materia appunto perchè gran parte della materia sarebbe annichilita con l’antimateria generando energia e sarebbe comunque rimasta un minimo di materia sull’antimateria.

_È possibile che da qualche parte nell’universo vi siano pianeti, stelle o intere galassie composte da antimateria? Nel caso, riusciremmo a distinguerle dalle stelle normali?

M.H. Dunque, osservarle direttamente sarebbe difficile perchè noi osserviamo tramite lo spettro che non rileva antiatomi. Però si può considerare questo: che, se ci fosse antimateria nell’universo per esempio negli ammassi di galassie ci fossero delle antigalassie…beh, si scontrerebbero facilmente le galassie perchè ci sarebbe molta densità… poi lo stesso accadrebbe negli ammmassi di stelle e non solo, se ci fosse un’antimateria ci potrebbero essere delle antimeteoriti cioè meteoriti fatte di antimateria, che penetrando nella nostra atmosfera darebbero luogo a fuochi d’artificio che non saremmo in grado di osservare

MATERIA OSCURA ED ENERGIA OSCURA 

_Che cosa è la materia oscura?

M.H. La materia oscura è materia che non emette onde elettromagnetiche e questo dimostra che nelle galassie c’è molta piu materia di quella che si vede.

_L’energia oscura è attualmente il metodo più diffuso per spiegare l’accelerazione dell’universo, e per colmare una significativa porzione della massa mancante dell’universo; effettivamente, è l’unica soluzione plausibile x spiegare queste anomalie dell’universo oppure ci sono studi che propongono soluzioni alternative?

M.H. L’energia oscura, appunto, spiegherebbe l’accelerazione dell’espansione dell’universo.L’energia oscura sarebbe una forma d’energia che s’oppone alla forza di gravità, ma questa teoria ha lasciato dei dubbi perchè si basa sulla misura della distanza tra le galassie;questa misura la si effettua ammettendo che le supernova abbiano tutte lo stesso splendore assoluto.Potrebbe darsi che siccome le supernove piu lontane sono anche quelle che sono osservate piu indietro nel tempo ( quando anche l’universo era piu giovane) e siccome l’universo è soggetto a evoluzione chimica, noi sappiamo che l’evoluzione chimica dell’universo indica un aumento di elementi pesanti, piu pesanti di idrogeno ed elio. Ora, è plausibile che siccome la composizione chimica influisce sullo splendore intrinseco, potrebbe darsi che la nostra ipotesi in cui si ammette che le lontane supernovae e quelle piu vicine abbiano tutte lo stesso splendore intrinseco sia sbagliata…
Quindi non è sicuro al 100% che esista questa energia oscura.

_Quindi non vi sarebbero studi che propongono soluzioni alternative all’espansione dell’universo?

M.H. No perchè se questa teoria è sbagliata anche l’espansione accelerata non ci sarebbe…sarebbe il risultato delle misure sbagliate. La teoria dell’espansione dell’universo la si basa dalle misure di distanza e di velocità d’allontamento tra le galassie. Se si sbaglia la stima delle distanze tra le galassie, si ottiene un falso dato e potrebbe darsi che l’accelerazione non ci sia.

ATTIVITA' SOLARE E RELAZIONI CON L'AMBIENTE TERRESTRE 

_ Cosa ne pensa dell’attuale situazione solare? ora i maggiori centri di ricerca, hanno ribaltato le loro precedenti osservazioni, decretando l’inizio verso un nuovo minimo..

M.H. Per quanto riguarda l’attività solare c’è il solito minimun decennale e poi non tutti i minimum sono uguali; s’è già visto in passato che c’è stato un periodo in cui praticamente non c’è stata attività, ad esempio nel 1600… questi sono fenomeni di variabilità e non sono una rarità…

_Ci sono secondo Lei correlazioni che legano minimo solare ed attività vulcanica?

No direi proprio di no, l’attività vulcanica no..casomai ci son dei dubbi che il minimo solare possa influire sul clima, però deve essere tutt’ora accertato.

La professoressa Margherita Hack è stata professoressa ordinaria all’Università di Trieste di astronomia, diventando professore emerito dal 1998. Ha diretto l’Osservatorio Astronomico di Trieste dal 1964 al 1987, portandolo a rinomanza internazionale.Membro delle più prestigiose società fisiche e astronomiche, Margherita Hack è stata anche direttore del Dipartimento di Astronomia dell’Università di Trieste, è un membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei (socio nazionale nella classe di scienze fisiche matematiche e naturali; categoria seconda: astronomia, geodesia, geofisica e applicazioni; sezione A: Astronomia e applicazioni).Ha lavorato presso numerosi osservatori americani ed europei ed è stata per lungo tempo membro dei gruppi di lavoro dell’ESA e della NASA. In Italia, con un’intensa opera di promozione ha ottenuto che la comunità astronomica italiana espandesse la sua attività nell’utilizzo di vari satelliti giungendo ad un livello di rinomanza internazionale.Ha pubblicato numerosi lavori originali su riviste internazionali e numerosi libri sia divulgativi sia a livello universitario. Nel 1994 ha ricevuto la Targa Giuseppe Piazzi per la ricerca scientifica. Nel 1995 ha ricevuto il Premio Internazionale Cortina Ulisse per la divulgazione scientifica.In segno di apprezzamento per il suo importante contributo, le è stato anche intitolato l’asteroide 8558 Hack. Ha ottenuto la Cittadinanza onoraria dei comuni di Castelbellino[16] di Medicina[17] e di San Casciano in val di Pesa, oltre ad aver ottenuto nel 1998 la Medaglia d’oro ai Benemeriti della Scienza e della Cultura.

Ringraziamenti:

EclisseForum.it

Saluta con affetto

Margherita Hack

 

 

By Duellum71: Astronomi SudAfricani trovano prove di uno strano Sistema Planetario

Il dott. Stephen Potter ed il suo collega dott. Encarni Romero-Colmenero del South African Astronomical Observatory (SAAO), insieme ai loro collaboratori, hanno scoperto la prova dell’esistenza di uno straordinario sistema planetario nel quale due pianeti giganti orbitano intorno ad una coppia stretta di stelle.
Se confermato, questo sarà un esempio dell’estrema varietà dei sistemi planetari che la natura ci offre, data la natura di sistema binario.
Le due stelle, una nana bianca ed una nana rossa, sono simili al nostro Sole e sono così vicine che impiegano soltanto un paio di ore ad orbitare intorno al loro centro di massa. Per puro caso, il sistema è orientato in modo tale che le stelle si eclissano l’un l’altra ai nostri occhi.
Il dr. Potter ed i suoi collaboratori hanno notato che le eclissi non avvengono in tempi precisi, ma a volte un po’ prima ed a volte un po’ dopo. Questo ha portato ad ipotizzare la presenza di due pianeti giganti che influenzano con la propria massa l’andamento orbitale delle due stelle, modificandone lievemente i periodi di eclisse. Gli astronomi sono stati inoltre in grado di inferire che le masse dei due pianeti dovrebbero aggirarsi sulle 6/8 masse gioviane, con un periodo orbitale rispettivamente di 16 e 5 anni. Il sistema è troppo lontano per essere immortalato direttamente.
Questa coppia di stelle, nota come UZ For, sarebbe un ambiente molto inospitale. Proprio a causa della loro vicinanza, la gravità della nana bianca fa sì che essa sottragga costantemente materiale dalla superficie della nana rossa. Questo flusso di materiale termina sulla nana bianca che si surriscalda fino a milioni di gradi emettendo raggi X. La scoperta è stata possibile grazie al Large Telescope del SAAO ed alle sue osservazioni durate 27 giorni.

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Fonte: http://www.saao.ac.za/no_cache/public-info/news/news/article/199/
Abstract arXiv.org: http://arxiv.org/abs/1106.1404