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Spazio, lanciato il razzo per la prima missione indiana su Marte: 1.000 scienziati al lavoro

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E’ stato lanciato con successo il primo razzo indiano diretto a Marte con una capsula spaziale per l’esplorazione del Pianeta Rosso. Il razzo è partito dalla base di Sriharikota, nell’Andhra Pradesh. Il progetto, la prima missione spaziale indiana verso Marte, è stato completato in appena 15 mesi al costo, relativamente basso, di 73 milioni di dollari. Dopo il fallimento nel 2011 della prima missione su Marte della Cina, Nuova Delhi punta a scrivere la storia dell’esplorazione interplanetaria, diventando il primo paese dell’Asia a raggiungere il pianeta, a oltre 200 milioni di chilometri dalla Terra. L’obiettivo dovrebbe essere raggiunto tra poco meno di un anno, nel settembre del 2014. Poiché non è previsto un atterraggio ma un viaggio nell`orbita del pianeta rosso, la navicella Mangalyaan (“navicella per Marte”) è dotata di sensori per tentare di misurare la presenza di metano nell’atmosfera e corroborare l’ipotesi di una forma di vita primitiva. “Qualsiasi missione interplanetaria è complessa. Si tratta di Marte, ci sono state 51 missioni nel mondo, di cui 21 riuscite – ha detto alla France presse il direttore dell’Organizzazione indiana per la ricerca spaziale, K. Radhakrishnan – in caso di fallimento impareremo. Il fallimento è una pietra di passaggio per il successo”. Un successo sarebbe però motivo di grande orgoglio per il Paese che conta 1,2 miliardi di persone, protagonista nel 2008 di una missione che contribuì a svelare la presenza di acqua sulla Luna. Inoltre rafforzerebbe la reputazione industriale e tecnologia di un’India che produce la vettura più economica del mondo e si distingue come leader dell’innovazione tecnologica a basso costo. Lanciata nel 2012, la missione su Marte, infatti, è costata solo 4,5 miliardi di rupie (55 milioni di euro), concepita nel rispetto del “Jugaad”, un principio tipicamente indiano che consiste nel trovare la soluzione più conveniente possibile. Il razzo che deve lanciare Mars Orbiter è infatti troppo poco potente per la missione, quindi gli ingegneri indiani hanno avuto l’idea di farlo ruotare attorno alla Terra per un mese per fargli prendere abbastanza velocità per sfuggire alla gravità terrestre. “Non sottovalutatela perché missione a basso costo lanciata per la prima volta – ha ammonito il giornalista scientifico indiano Pallava Bagla – sì, è presente il principio di Jugaad, c’è innovazione… e tutti vogliono lanciare oggi missioni a basso costo”.

Impossibile trovare vita su Marte: una scusa o un problema serio? (da Astronomia.com)

Interessante punto di vista di Stefano Simoni (Astronomia.com) in tema di Marte e vita.

Buona lettura

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Un recente articolo scientifico dice testualmente che nel suolo di Marte è stato trovato un composto chimico che interferisce con i test svolti da Curiosity per la ricerca dei mattoni base della vita biologica. In parole povere, un composto che “distrugge” eventuali composti organici, molto complessi, del carbonio.

Marte

Perfino i sali perclorati si coalizzano per vietarci la scoperta della vita sul pianeta rosso. I marziani ne sanno una più del diavolo! Fonte della foto: Michael Rosskothen / Fotolia.

La scoperta è avvenuta intorno a Rocknest, la duna di sabbia  nel cratere Gale. Il maligno composto si chiama perclorato. Esso ha la pessima abitudine di reagire con i composti organici. Vediamo più attentamente quello che succede. Il sistema SAM (Sample Analysis on Mars) analizza il suolo all’interno di uno strumento che contiene uno spettrometro di massa. Il materiale viene “spezzato” nei suoi elementi chimici e si determinano le loro abbondanze. Purtroppo, qualsiasi sale perclorato contenuto nel campione si decompone quando la temperatura sale sopra i 200 gradi e rilascia ossigeno puro. Le molecole organiche esposte all’ossigeno si trasformano in CO2 e la loro struttura originaria viene distrutta. Solo molecole profondamente “incastrate” in materiali molto resistenti al calore possono sopravvivere. Insomma, il sistema di rivelazione, in presenza di sali perclorati, distrugge proprio ciò che vorrebbe rivelare. Una bella sfortuna, anche perché sembra che i sali perclorati siano un po’ dappertutto sul pianeta rosso.

Ora, io mi domando: “Possibile che non fosse stata prevista o rivelata la presenza di questo composto chimico? Non è certo la prima volta che si analizza il suolo marziano”.

I ricercatori concludono dicendo che Curiosity avrebbe un altro sistema (mai usato finora) per cercare le molecole organiche, senza subire l’attacco deleterio del perclorato, ma esso utilizza liquidi ed è molto più complicato. Inoltre, abbisogna di ulteriori test che si spera di poter compiere nel prossimo futuro. “Magari nella prossima missione”, aggiungo io…

Che dirvi, cari amici, tutto ciò mi sembra un poco strano. Non vorrei che fosse una scusa per spiegare come mai non si sia trovato niente finora e, nel contempo, far continuare a sperare nelle future missioni.

Quando ci sono tanti soldi in ballo, tutto è possibile, anche manipolare “lievemente” la scienza. Il riscaldamento globale insegna…

Comunque, spero proprio tanto di sbagliarmi!

Purtroppo, per scaricare il lavoro originario, bisogna avere un permesso speciale che viene dato solo a giornalisti e a istituzioni ufficiali. Pazienza.

Il Cielo del mese di Novembre – Astronomia.com

Prelevo e ripubblico questo articolo da Astronomia.com, per chi volesse programmarsi delle uscite astronomiche. Cool

 

Sole

Sole
Si trova nella costellazione della Bilancia fino al giorno 23, quando entra nello Scorpione.

  • 1 novembre: sorge alle 06:43, tramonta alle 17:04
  • 15 novembre: sorge alle 07:00, tramonta alle 16:49
  • 30 novembre: sorge alle 07:17, tramonta alle 16:40
  • effemeridi complete

la durata del giorno diminuisce di circa un’ora dall’inizio del mese.

3 novembre: ECLISSI TOTALE DI SOLE IN AFRICA E OCEANO ATLANTICO
Si tratta di una eclisse ibrida: inizia come anulare nell’oceano Atlantico occidentale e diventa totale nell’Atlantico centrale. Purtroppo la geometria dell’evento non favorisce molto l’Italia ed in particolare solo la parte meridionale della penisola potrà godere di uno spettacolo parziale. Tutti i dettagli nell’articolo di Pierluigi Panunzi

Luna

Luna
Il giorno 6 alle ore 09:40 la Luna raggiunge il perigeo (365.361 Km di distanza), mentre il giorno 22 alle ore 09:34 si troverà nel punto più lontano dalla Terra nel corso della sua orbita, l’apogeo (405.446 km).

  • Luna Nuova il 3 (ore 12:52)
  • Primo Quarto il 10 (ore 05:59)
  • Luna Piena il 17 (ore 15:18)
  • Ultimo Quarto il 25 (ore 19:30)

sorgere e tramontare:

  • 1 novembre: sorge alle 04:16, tramonta alle 15:48
  • 15 novembre: tramonta alle 04:37 , sorge alle 15:38
  • 30 novembre: sorge alle 04:07, tramonta alle 14:54
  • effemeridi complete

Come ruota la Luna? – di Vincenzo Zappalà

Posizione dei pianeti

Mercurio

Mercurio

Mercurio

Il pianeta inizia il mese in congiunzione con il Sole, pertanto per alcuni giorni è inosservabile. Mercurio tuttavia si allontana velocemente dal Sole avviandosi verso il proprio periodo di miglior visibilità nel cielo del mattino. La massima elongazione (con distanza angolare di 19° 29’ dal Sole) viene raggiunta il 18 novembre. Quel giorno Mercurio sorge 1 ora e 43 minuti prima del Sole. A fine mese questo intervallo di tempo si riduce a poco più di un’ora.

ATTENZIONE: se si usa uno strumento ottico per osservare il pianeta, NON inquadrare MAI il Sole se non si è dotati di apposito filtro. Ciò comporterebbe danni irreparabili alla vista! [Per saperne di più]

Venere

Venere

Venere

Il pianeta più luminoso raggiunge le migliori condizioni di osservabilità serale per l’anno in corso. Il 1° novembre si trova alla massima elongazione dal Sole (alla distanza angolare di 47° 04’). La data non coincide però con il giorno in cui si verifica il massimo ritardo nell’orario del tramonto del pianeta rispetto al Sole, prolungando così il tempo a disposizione per osservarlo ad occidente nelle prime ore della sera. Questo si verifica a fine mese, quando Venere, la sera del 30 novembre, tramonta 2 ore e 51 minuti dopo il Sole. Venere lascia la costellazione dell’Ofiuco e dal 2 novembre lo osserviamo nel Sagittario, dove rimane per tutto il resto del mese. [Per saperne di più]

Marte

Marte

Marte

Prosegue il trend degli ultimi mesi. Gradualmente Marte continua ad anticipare il proprio sorgere, ma il tempo utile per osservarlo cresce lentamente e anche a fine mese lo possiamo riconoscere sull’orizzonte a Est solo intorno alle 2 del mattino. Nelle ultime ore della notte lo si può osservare man mano più alto in cielo in direzione Sud-Est. Marte attraversa la parte finale della costellazione del Leone e il 25 novembre entra nella Vergine. [Per saperne di più]

Giove

Giove

Giove

Con il progressivo anticipo dell’orario in cui sorge Giove, alla fine del mese si giunge ad una sorta di staffetta tra i due pianeti più luminosi. Pochi minuti dopo il tramonto di Venere, Giove sorge ad oriente, sostituendosi al primo nel ruolo di astro più luminoso della volta celeste. E’ quindi possibile osservare Giove per gran parte della notte, inizialmente ad Est, poi culminanate a Sud nelle ultime ore della notte. Il 7 novembre Giove inverte la direzione e inizia a spostarsi di moto retrogrado nella costellazione dei Gemelli, dove rimane per tutto il mese.

Sempre degni di nota i 4 satelliti galileiani (Io, Europa, Ganimede e Callisto), che si mostrano come piccoli puntini bianchi che danzano da un lato all’altro del pianeta sulla linea dell’equatore creando spettacolari configurazioni. [Per saperne di più]

Saturno

Saturno

Saturno

Il 6 novembre si trova in congiunzione con il Sole, pertanto per alcune settimane è del tutto inosservabile. A fine mese ricompare molto basso sull’orizzonte orientale, dove torna ad essere visibile poco prima del sorgere del Sole, vicino a Mercurio, con cui si trova in congiunzione il giorno 26. Saturno si trova ancora nella costellazione della Bilancia. [Per saperne di più]

Urano

Urano

Urano

Dopo l’opposizione del mese scorso, le condizioni di osservabilità del pianeta sono ancora molto favorevoli. Nel corso delle prime ore della notte lo si può individuare mentre culmina alla massima altezza in direzione Sud. In seguito lo si può seguire mentre si abbassa gradualmente verso Sud-Ovest. La luminosità di Urano è al limite della visibilità occhio nudo e per poterlo osservare è necessario l’uso di un telescopio. Il pianeta rimane ancora nella costellazione dai Pesci. [Per saperne di più]

Nettuno

Nettuno

Nettuno

Le ore a disposizione per tentarne l’osservazione si riducono progressivamente. Nella prima parte della notte lo si può ancora individuare a Sud-Ovest, ma avvicinandosi alla mezzanotte si trova ormai troppo basso sull’orizzonte per poterlo inquadrare. E’ infatti indispensabile l’uso del telescopio per poter osservare Nettuno, la cui luminosità è inferiore ai limiti accessibili all’osservazione ad occhio nudo. Nettuno si trova ancora nella costellazione dell’Acquario, dove è destinato a rimanere per un periodo estremamente lungo, fino all’anno 2022. [Per saperne di più]

Plutone

Plutone

Plutone

Preso atto della riclassificazione di Plutone a plutoide da parte della IAU (Parigi, Giugno 2008), la nostra rubrica includerà comunque l’osservabilità dell’astro.

L’osservazione del pianeta è sempre più difficoltosa. Plutone è ormai basso sull’orizzonte occidentale, nella costellazione del Sagittario, la stessa in cui troviamo Venere, ed è destinato a rimanerci ancora quasi 10 anni, fino al 2023.

Con la sua magnitudine 14 sono necessari un cielo scuro, una buona carta stellare e almeno un telescopio da 8″ di apertura (200mm). [Per saperne di più]

 

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Supervulcani su Marte

Credits: Focus.it

Marte, pur avendo un diametro (circa 6.800 km) di poco superiore alla metà di quello della Terra ed una massa  pari a un decimo di quella del nostro pianeta, ha alcuni vulcani che superano in dimensioni ed altezza i maggiori vulcani terrestri. I più massicci vulcani di Marte sono collocati in due regioni:
– la regione di Tharsis, che comprende tre diversi vulcani a scudo: Ascraeus Mons in alto a destra, il Pavonis Mons nel mezzo e l’Arsia Mons nel basso dell’immagine mentre verso il confine nord est della regione primeggia l’enorme mole dell’Olympus Mons. I tre vulcani sono più piccoli dell’Olympus Mons ma si estendono, alla base, da 350 a 450 km di larghezza e raggiungono un’altezza di circa 15 km.
– la regione Elysium, che ha vulcani più piccoli della regione Tharsis, ma con una diversa storia geologica, comprende tre vulcani principali: Hecates Tholus, Elysium Mons ed Albor Mons. L’Hecates Tholus è largo,alla base, da 160 a 175 km ed ha una caldera complessa di dimensioni tra 9,1 e 13,7 km. L’Elysium Mons è il più grande vulcano di questa zona con dimensioni di base di 420×500×700 km e si eleva sino a 13 km sulle pianure che lo circondano. L’Albor Tholus, pure essendo il più piccolo, si estende da 150 a 160 km con una caldera sommitale ampia almeno 35 km.

 

Oxus Patera è un potenziale antico supervulcano di Marte. I bacini irregolari all’interno del cratere indicano stadi multipli del collasso della caldera. Il diametro del cratere è di circa 30 km. (ESA/Mars Express/Freie Universitat Berlin)

desso, i risultati di una recente ricerca effettuata da due ricercatori del Natural History Museum di Londra mostrano che la superficie di Marte sarebbe stata scolpita su scala globale dalla cenere e dalla lava espulse, durante le prime fasi di vita del pianeta, da alcuni vulcani esplosivi giganti, simili a quelli che sulla Terra si trovano al di sotto al Parco Nazionale di Yellowstone, o ai Campi Flegrei in Campania. In particolare, il cratere di uno di questi vulcani è stato individuato nell’area chiamata Arabia Terra, una regione nell’emisfero nord del Pianeta rosso che finora non era ritenuta vulcanica.
Dai dati raccolti si evince che i crateri in quell’area di Marte sono il risultato di una grande e violenta eruzione vulcanica e conseguente collasso dell’edificio vulcanico. Ma non solo, secondo gli autori dello studio i materiali volatili espulsi dai diversi vulcani di questa zona potrebbero aver causato importanti cambiamenti climatici su Marte.

Immagine in falsi colori della regione di Eden patera, che si pensa sia un altro antico super vulcano marziano. Il suo diametro è di circa 70 km e raggiunge una profondita di 1.800 metri. Le parti in colore rosso sono quelle più elevate, mentre quelle color viola e grigio quelle più depresse. (NASA/JPL/GSFC/ASU)

In particolare, i ricercatori hanno studiato Eden Patera, il primo di una lunga serie di crateri irregolari della regione Arabia Terra, dove sono stati individuati grandi depositi di materiali la cui origine non è ancora stata confermata, anche se quella vulcanica è l’ipotesi più accreditata.
Quando si parla di super vulcani o di vulcani giganti si deve pensare che questi possono espellere fino a 1.000 chilometri cubici di materiali durante una sola eruzione, proprio come è avvenuto in passato a Yellowstone, con eruzioni ben diverse da quelle dell’Etna o dal Vesuvio. I crateri nei supervulcani si formano molto spesso a causa del collasso della caldera (il deposito sotterraneo di magma). E’ raro che si verifichi il lento accumularsi della lava sulle pareti esterne del camino che caratterizza le eruzioni “normali”.

Il monte Olympus, che con i suoi circa 600 km di diametro e 27 km di altezza è il più grande vulcano del Sistema Solare, in questa immagine ripresa dalla sonda europea Mars Express è messo a confronto con la superficie della Germania. (ESA/Mars Express/Freie Universitat Berlin)

“La scoperta delle strutture dei super vulcani cambia radicalmente i nostri studi sul vulcanismo di Marte”, ha detto Joseph Michalski, uno degli autori dello studio. “Molti vulcani marziani sono facilmente riconoscibili dalla loro struttura a forma di scudo, simile a quella che si vede alle Hawaii. Sono delle formazioni abbastanza giovani e ci siamo sempre chiesti dove fossero ubicati i vulcani più antichi. E’ possibile che i primi vulcani fossero molto più esplosivi e abbiano formato strutture simili a quelle che vediamo ora in Arabia Terra”, ha aggiunto.
I ricercatori hanno ipotizzato che le prime fasi dell’evoluzione di Marte siano state caratterizzate proprio dalla presenza di molti vulcani giganti, soprattutto se si pensa che all’inizio la superficie di Marte doveva essere molto sottile e ciò avrebbe consentito al magma di salire più rapidamente, prima di rilasciare gas all’interno della crosta. Se altri studi futuri dovessero confermare queste ipotesi, cambierebbero radicalmente le teorie sul clima di Marte, su come si sia formata l’atmosfera e su quanto la superficie potesse essere abitabile.

Link All’articolo: LINK

Andare su Marte e’ difficile, ma restarci di piu’…(da Scienzaltro.it)

Fonte: Scienzaltro.it

Grande ressa di gente che vuole andare su Marte, se te lo sei perso leggi qui 

 Ma se andare è già un problema mostruoso restarci lo è ancora di più.  Fra le tante cause della difficoltà di permanere (sani) sul pianeta rosso c’è il problema radiazioni.

Su Marte, che ha atmosfera molto tenue che quindi non assorbe e campo magnetico nullo, le radiazioni cosmiche, formate da   particelle subatomiche provenienti dal Sole così come da altre sorgenti nella Via Lattea, hanno gioco facile ad arrivare al suolo ed essere così letali per ogni forma di vita. Danneggiano, ahimè, infatti il nostro DNA in modo irreparabile. 

 Noi sulla Terra siamo ben protetti, basta pensare che il nostro campo magnetico ci scherma dal 99.9 % delle radiazioni nocive, ultraviolette comprese (visto che siamo ancora un po’ abbronzatelli)

L’atmosfera poi fa il resto, dato che ci protegge, come uno schermo di piombo spesso 1 metro !! 

In questa bella infografica tutti i particolari.

Find out how radiation in space could threaten human explorations in this SPACE.com infographic.Link: http://scienz1.blogspot.it/2013/09/andare-su-marte-e-difficile-ma-restarci.html

 

Marte, gia’ agli inizi del Novecento l’illusione ottica della presenza di alberi sul pianeta rosso

Ison-e-Marte

 

Sono di questi giorni le immagini scattate su Marte che mostrano qualcosa di molto simile a conifere: come spiegato dalla NASA si tratta solo di un’illusione ottica, come spiegato in questo articolo. Tuttavia non è la prima volta che questa illusione ottica inganna qualcuno: già ad inizio ’900 l’astronomo statunitense Percival Lowell guardando con un telescopio la superficie di Marte vide una vasta rete di canali che gli sembrò fittamente bordata da vegetazione. Si è scoperto poi, grazie alle spedizioni iniziate fin dagli anni ’60, che i canali erano in realtà strie di polvere lasciate dal vento. Secondo la NASA invece le chiazze di verde sono scie di detriti generati da frane causate dal disgelo.

Fonte: METEOWEB