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2012DA14 e la Pioggia di Meteoriti Russa: EclisseForum.it Intervista il Prof.Leopoldo Benacchio

Il 15 febbraio 2013 verrà ricordato negli anni come la giornata della “pioggia di meteoriti russa”. Il contesto è stato molto vicino agli scenari piu “apocalittici”, considerando che proprio quel giorno l’orbita terrestre sarebbe stata attraversata da un asteroide abbastanza grande (circa 50 mt di diametro)  e che ha suscitato ben piu di qualche preoccupazione nella popolazione. In seguito alla “pioggia di meteoriti”, sono partite a raffica per tutto il web numerose contestazioni verso l’ambiente scientifico, in quanto veniva abbastanza semplice pensare sulle prime ad una correlazione dell’evento presentato nel video di cui sopra con il passaggio dell’asteroide 2012DA14. Inoltre, come al solito, la notizia si è prestata ad una serie di fantasiose asserzioni che riguardavano la probabilità che l’evento si trattasse fondamentalmente di un test nucleare russo, spingendosi fino alla presenza di “salvifici extraterrestri” che hanno attraversato i meteoriti, disgregandoli e salvando l’umanità.  Allo scopo di fare una corretta informazione in merito, EclisseForum.it ha chiesto al Prof. Leopoldo Benacchio di rispondere ad alcune domande degli utenti proprio in merito a questo evento, il quale ha gentilmente acconsentito fornendoci  risposte puntuali e chiare. Leopoldo Benacchio è ordinario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica all’Osservatorio di Padova, scrive per IL Sole 24 Ore, oltre ad avere un proprio sito, davvero molto interessante! (Scienzaltro.it) Buona lettura.

1) Lapioggia di asteroidi è avvenuta in concomitanza con il passaggio dell’asteroide DA14. La Scienza ha escluso la possibilità che si trattasse di un evento legato, ma rimangono un pò di dubbi in alcune persone che interpretano invece le due circostanze come se fossero in qualche modo legate tra loro. Quali sono gli elementi che fanno propendere per due eventi separati?

Anche se l’avvenimento è strano ed è effettivamente curioso quantomeno dal punto di vista statistico, possiamo dire che i due avvenimenti sono completamente slegati.  L’asteroide 2012DA14 che era ben conosciuto da mesi e mesi,  è passato esattamente dove doveva passare. Per quanto riguarda il piccolo asteroide, ormai conosciuto come “la pioggia di meteoriti russa” è arrivato inaspettatamente in concomitanza di 2012da14. Questo piccolo asteroide non era stato rilevato (in quanto molto piccolo) ma dalle considerazioni effettuate in seguito alla caduta è stato possibile risalire alla sua orbita che è risultata essere completamente diversa; molto ellittica rispetto al 2012da14: quest’ultimo, che rappresenta l’asteroide che è stato previsto, ha un’orbita abbastanza simile a quello della terra (addirittura 366 giorni) motivo per il quale noi lo incroceremo in un secondo momento. Il punto è che l’orbita è comunque inclinata rispetto a quella terrestre, quindi lo incroceremo di nuovo ma in un futuro abbastanza lontano da un punto di vista umano (quantomeno…). Invece quello che è “caduto” sulla terra, aveva un’orbita fortemente ellittica che lo allontanava anche molto dalla terra. Da queste considerazioni, quindi, si evidenzia il trattarsi di due eventi del tutto scorrelati.

 2) E’ da escludere la possibilità che potrebbe trattarsi di frammenti di roccia staccati dall’asteroide DA14?

Per quello che abbiamo detto in risposta alla precedente domanda,  NON possono essere dei frammenti di 2012DA14 che si sono staccati. Sono due corpi diversi che hanno orbite completamente diverse, e quindi non c’è questa possibilità.

3) I meteoriti facevano parte di qualche “campo meteoritico” particolare attraversato dalla terra oppure non si ha notizia di alcun aspetto del genere e quindi l’attraversamento è da considerarsi puramente casuale?

Dunque la Terra fa sempre la stessa orbita, grosso modo. (oltre alle variazioni di orbita di qualsiasi corpo date leggi della meccanica celeste e diciamo anche dei moti come la precessione etc. ) Quindi, se si intende una zona “piena” di meteoriti   come quella che c’è tra marte e giove, va detto che non c’è nelle vicinanze nessuna zona di questo tipo, non s’è mai vista e mai si vedrà; il nostro sistema solare ha miliardi di anni e quindi tutto quello che doveva “scomparire” è ampiamente scomparso. Il sistema solare ora è piuttosto stabile, è vero che ci sono pezzi di “sassi” che vagano, ma nel passato (parliamo di miliardi di anni) doveva essere tutto “un uno” di grandi dimensioni. Ricordiamoci,  ad esempio, della genesi lunare: si pensa che  4 miliardi di anni fa, grosso modo, si sia formata la luna in seguito ad un urto di un pianeta o comunque di un asteroide talmente grande che potrebbe essere comparabile al pianeta marte. La luna è un oggetto che ha un diametro di oltre 3000 km, quindi…

4) I media ribaltano la notizia assumendo una posizione neutrale in merito, informando dell’impossibilità di individuare piccoli meteoriti in collisione con la terra. Come vengono individuati i meteoriti? E fino a quali dimensioni minime si può spingere una rilevazione?

Va detto che  la domanda  è un po’ complessa, ma la risposta può essere semplice. Ci sono dei telescopi specializzati e dei centri specializzati che sorvegliano costantemente il cielo.  Se voi avete visto i filmati dei giorni precedenti al passaggio di 2012DA14, si poteva vedere ciò che viene rilevato da un telescopio. In pratica, si vede un piccolo puntino luminoso che si muove piu o meno piano sullo sfondo celeste. Cosa può essere? Può essere una cometa o un pianetino o un asteroide. Questo viene poi definito a seconda dell’orbita che ha l’oggetto: occorrono dal punto di vista matematico, almeno tre osservazioni ben distanziate nel tempo per calcolare l’orbita nello spazio, con le formule che ci ha dato il grande matematico Gauss. In realtà per un orbita precisa ce ne vogliono ovviamente di piu e non sono misure proprio facilissime.

Esempio di Visualizzazione

Esempio di individuazione

Quindi, ricapitolando, i meteoriti vengono rivelati da telescopi specializzati, come abbiamo detto si vede questo puntino bianco che si muove piu o meno lentamente, viene attribuita la natura dell’oggetto (nel nostro caso un asteroide) e se ne calcola l’orbita.

Una volta che si ha l’orbita si capisce in pratica se l’oggetto “ci verra addosso” oppure no. Quasi mai si verificano impatti con la terra, seppur ne vengano trovati d nuovi continuamente;  ce ne sono a centinaia di centinaia. Occorre dire che i più grossi e pericolosi (1kmd i diametro o sopra) sono tutti conosciuti e tutti tenuti sotto controllo. Questi si chiamano NEO (Near Eearth Object)  e centri specializzati li tengono monitorati (ne abbiamo qualcuno anche in Italia). Come vengono rilevati? Gli asteroidi e le comete li vediamo per un unico motivo..lo stesso motivo per cui vediamo le cose di giorno: riflettono la luce del sole. Quindi anche, ad esempio,  il materiale di cui sono composti è importante. Ed alcuni sono abbastanza scuri, ad esempio.

Possiamo quindi concludere che il materiale scuro, che è  particolarmente poco riflettente,  sarà piu difficile da scorgere, mentre se il materiale è meno scuro sarà piu facile.

Il passaggio di 2012DA14 è un buon caso per capire in quali situazioni vengano rilevati. Se tutto quello che è stato detto viene confermato, il 2012DA14 aveva dimensioni intorno ai 50 metri, quanto una piscina olimpionica;  mentre quello che viene chiamato la causa della pioggia di meteoriti era di 15 metri e quindi non è stato visto. Rimane chiaro che non si può escludere che sarebbe stato possibile vederlo in altre condizioni.

5) Alcuni scienziati suggeriscono che l’oggetto sia esploso a circa 50 km di altezza. Dai vari video in rete però la distanza appare di molto inferiore, soprattutto valutando ad esempio il rumore che dava l’idea di essere molto vicino al suolo.

Intanto va affermato che non esplode nulla, nel senso che non c’è dentro una bomba che ne causa l’esplosione…Questa è una parola impropria che è stata usata dai media. Ciò che avviene è una frammentazione: quando si frammenta un pezzo di roccia nell’ordine dei 10 metri, mentre sta entrando in atmosfera, il boato è notevole. Forse qualcuno degli amici del forum ha sentito ad esempio in aperta campagna  un aereo militare che passa il muro del suono:  si sente un boato enorme.

5) In seguito all’evento, è notizia di ieri che la Russia pare voler affrontare l’individuazione dei piccoli oggetti che “piovono dal cielo”, chiedendo un piano “anti-Armageddon” dal costo di circa 1,3 miliardi (link) . Esistono quindi già delle tecnologie in grado di garantire allarmi o di monitorare eventuali corpi piu piccoli?

No non esistono. 1,3 miliardi,  che siano dollari o euro, non sono tanti soldi. Ovviamente messi cosi sembrano un pozzo di soldi, però bisogna pensare che un satellite complesso di miliardi ne costa almeno due. Quindi monitorare il cielo per studiare questi corpi, vedere meglio da dove provengono,  quanti sono etc. e rilevare questi aspetti in maniera migliore di come lo stiamo facendo ora potrebbe anche essere possibile,  ma di sicuro il punto vero è sviluppare (e questo sempre nella ricerca) tecnologie che ci permettano di vedere i corpi prima.

Resta poi il problema di cosa fare quando poi li abbiamo visti.

6) Su internet è partito, come al solito, il coro delle ipotesi piu disparate. Si trovano ipotesi che spingono l’evento verso l’esplosione di ordigni nucleari russi, mentre la Scienza ribadisce l’ipotesi del corpo celeste. In base a quale prova viene esclusa l’ipotesi del test nucleare?

L ‘ipotesi del test nucleare è un’idiozia totale quanto meno perchè si vede

  1. a) La scia luminosa
  2. b) Si sente un boato
  3. c) La prova del nove: non c’è radioattività né li ne nell’aria
  4. d) Non ci sono stati morti…ci sarebbero stati centinaia e centinaia di morti, quantomeno per la radiazione.

Va bene non avere niente da fare e speculare sulle disgrazie altrui , ma c’è un limite anche e ci vuole del buonsenso.

7) Cosa vorrebbe dire a chi invece approfitta di questi eventi per dimostrare l’esistenza di UFO che “ci salvano dall’impatto di asteroidi attraversandoli e facendoli esplodere?

Bah qui vale la risposta di prima. SE uno ci vuole credere, io non ho niente da dire. LA gente crede alle cose piu strane, che ci siano ufo che attraversano asteroidi e ci salvano..mi sembra una cosa al di là del bene e del male. Cmq non voglio offendere nessuno, ma so benissimo che se qualcuno si incaponisce in questi benedetti ufo, non c’è prova o ragionamento che li possa distogliere..quindi benissimo, credere a qualunque cosa è una delle libertà che abbiamo e io ovviamente non ho nulla da eccepire.

8) In che modo l’atmosfera disintegra le meteoriti e quali sono le caratteristiche idonee che deve avere un meteorite per impattare con la terra senza causare pericoli o danni

L’atmosfera partecipa alla frammentazione dei meteoriti, oppure alla sua sublimazione semplicemente (anche se in realtà il discorso sarebbe un po’ piu complicato).

Per rendersi conto dell’impatto dell’atmosfera è sufficiente,  quando siamo in macchina ad esempio a 100 km all’ora, mettere fuori la mano dal finestrino:  si sente la resistenza dell’aria. Ora, pensiamo a  1.000 2000 10.000 km all’ora quale sarebbe la forza della “frizione dell’aria”; la frizione dell’aria esercita una pressione potentissima, un riscaldamento fortissimo e quindi, se il corpo è piccolo (ad esempio da 1 mm fino alla grandezza di un uovo) questo sublima passando dallo stato solido a quello gassoso;  se invece il corpo è piu grande o addirittura molto grande (15-20mt) è facile che si frantumi in tanti pezzi piu piccoli.

Riguardo alle caratteristiche che deve avere per impattare con la terra, va detto che la domanda è ambigua. Bisogna però rendersi conto che continuamente cadono  sulla terra corpi dallo spazio, anche ad esempio grani di polvere meteoritica..quindi si trova ovunque,  anche per terra, sulla finestra di casa o sulal grondaia etc. Un esperimento che si fa spesso alle scuole medie: si prende un telescopio, si prende un po’ di polvere e si ingrandisce la visuale finchè si scorgono dei grani un po’ puntuti, ferrosi: quelli sono grani di provenienza interplanetaria.

Come dicevamo, cadono centinaia e centinaia di tonnellate materiale sulla terra. È chiaro che se son piccoli oppure se cadono nei mari o nei deserti, nessuno se ne accorge. Asteroidi un po’ “cospicui” ne cadono un centinanio, duecento all’anno, senza sollecitare i media. E’ un pò come il contesto dei terremoti: se noi leggiamo nella tredicesima pagina del corriere 5 righe “terremoto terribile fossa marianne 10.000 mt di profondità in mezzo all’oceano” pensiamo “ok che terremoto!!” però frega nulla a nessuno. Se abbiamo una piccola scossa sotto casa, prendiamo una paura maledetta. Piu o meno è la stessa situazione.

9) Che tipo di analisi vengono fatte sui reperti che vengono ritrovati, e  cosa è stato “trovato” fin’ora nei reperti di meteoriti caduti e successivamente analizzati?

Questa è una domanda che per certi versi non è da astronomo perchè quello che cade è semplicemente una roccia quindi diciamo che si passa alla geologia (una branca della geologia o dell’astronomia specializzata, ndr) Questa disciplina analizza questo tipo di rocce, le quali sono sostanzialmente simili a quelli terrestri in quanto gli elementi sono piu o meno quelli. Semplicemente vengono spesso trovati in configurazioni diverse da quelle che esistono dalla terra e questo avviene  perchè si sono formati a condizioni di temperatura e pressione diversi da quelli terrestri . E alcuni sono davvero belli.

Vi lascio con una curiosità: la piu bella collezione di meteoriti esistente è quella del Papa. Come mai direte? Per un motivo molto semplice: cadono dal cielo..Nel passato (un centinaio di anni) venivano considerati segni del cielo. Essendo considerati segni del cielo, venivano portati dal Papa perchè erano rappresentanti di Dio sulla terra.

EclisseForum.it Ringrazia sentitamente il

Prof.Leopolo Benacchio

per aver risposto alle nostre domande.

Lo Staff di EclisseForum.it

Le Sette Religiose: EclisseForum.it intervista la Prof.ssa Raffaella Di Marzio – Seconda Parte

Leggi la PRIMA PARTE

Eccoci al nostro secondo appuntamento riguardante il viaggio all’interno delle sette religiose, accompagnati dalla Professoressa Raffaella Di Marzio.

NOTA: per la particolarità dell’argomento contenuto in questi interventi, la riproducibilità di questo articolo è ESPRESSAMENTE VIETATA se non autorizzata in forma scritta dall’amministrazione di EclisseForum.it.

Ringraziamo la Prof.Di Marzio e gli utenti di EclisseForum per l’enorme partecipazione nella stesura di questo articolo.

L’approccio psicologico e umano

Cosa spinge l’uomo anche di una certa cultura ad avventurarsi e seguire l’irrazionale settario o religioso, anche quando questo è palesemente artefatto agli occhi di tutti?

Credo che la prima considerazione da fare per rispondere a questa domanda è che ci sono molte persone, anche di un ottimo livello culturale, alle quali la ragione non fornisce alcune risposte importanti. La ragione e la scienza e tutto ciò che possiamo toccare con mano non bastano a queste persone. Loro cercano altrove  le risposte sul senso della vita, della morte, della gioia e del dolore. Molto spesso ciò accade perché la ragione e la scienza, nella loro vita, hanno in un certo senso fallito il loro scopo, non hanno soddisfatto i loro bisogni e hanno lasciato molte domande senza risposta.

Il contesto che  qualcuno chiama “irrazionale” è esattamente ciò che queste persone cercano e per loro la parola “irrazionale” non presenta alcuna connotazione negativa. “Irrazionale” per loro non significa “stupido” oppure “magico” oppure “assurdo”, significa “Altro”, ed esprime idee ed emozioni importanti e valide nella loro vita.

Credere all’Assunzione di Maria Vergine in anima e corpo, è palesemente irrazionale , ma questo non impedisce ai cattolici di credervi e, per il fatto di credervi, questi cattolici non diventano automaticamente degli “stolti” o dei “creduloni” o degli “ignoranti”.

Se applichiamo questo ragionamento, condiviso per la religione di maggioranza in Italia, a culti e credenze minoritarie e “strane” nel nostro contesto, la conclusione rimane la stessa. Credere a eventi “irrazionali” fa parte di un certo modo di essere uomini e donne e questo è vero fin dai primordi della civiltà umana.

Quale tipo di messaggio attira più proseliti?

Credo che la promessa di felicità, salute e benessere siano i messaggi più appetibili e attraenti nella nostra società, ma anche qui bisogna fare dei distinguo, perché felicità, salute e benessere non significano la stessa cosa per tutti. Per esempio, felicità, benessere e salute possono essere intese anche in senso spirituale,  piuttosto che materiale.

Un altro messaggio che attira molti proseliti è quello che contiene un valore fondamentale che dia senso alla vita di una persona. Ci sono gruppi spirituali che danno alle persone qualcosa di importante per cui vivere, una missione universale da conseguire e un senso profondo di responsabilità verso se stessi e gli altri.

Inoltre, quelle dottrine che offrono risposte di senso e speranza di sopravvivenza dopo la morte sono molto seguite, qualsiasi sia la risposta: reincarnazione, resurrezione ecc. Tuttavia ci sarebbero molte altre motivazioni da elencare (Nuove religioni e sette, pp. 25-72).

Appartenere ad una setta è sempre dannoso dal punto di vista psicologico?

Ho già chiarito che la parola setta, se intesa in senso criminologico, può essere applicata a qualsiasi gruppo come forma di etichettamento della devianza. In ogni caso, supponendo che si stia parlano del gruppo religioso “A”, nel quale c’è un forte indottrinamento e forme di coercizione intensa operata sugli adepti, si può dire che probabilmente l’atmosfera persuasiva di questo gruppo può nuocere a qualcuno degli adepti, ma solo a quelli che presentano determinate caratteristiche di personalità e che hanno una certa tendenza alla passività nei confronti dell’autorità, dovuta sia alle loro disposizioni individuali che alla loro precedente vita di relazione in famiglia. Anche se si verificassero questi danni psicologici essi potrebbero essere  temporanei,  a breve termine, a lungo termine o perenni;  lievi, moderati o rilevanti. Anche se fossero rilevanti potrebbero diminuire nel tempo e scomparire del tutto oppure aggravarsi anche dopo la fuoriuscita dal gruppo a causa di altre variabili  e circostanze particolari.

Sottolineo, inoltre, che stiamo parlando di uno specifico caso, e cioè il gruppo “A”. Non si può generalizzare quello che accade in uno specifico gruppo a tutte le “sette” e spesso non si può generalizzare neanche quello che succede nel gruppo “A”, se questo gruppo ha tre diverse sedi, perché le tre diverse sedi, con diversi adepti e diversi dirigenti, sono molto diverse l’una dall’altra. Dato che le persone sono diverse, le relazioni e i leader agiscono con varie modalità,  ciò che succede nella sede x può non succedere nella sede y dello stesso gruppo “A”.

Come riconoscere se un parente o un amico è inserito all’interno di una setta?

Se un parente si è affiliato a un gruppo religioso o spirituale diverso da quello che frequentava prima o se è diventato un fedele di qualche culto, mentre prima era ateo o agnostico, i familiari dovrebbero notare dei cambiamenti nella sua vita e nelle sue abitudini. Questi cambiamenti molto raramente assumono la forma “negativa”: per esempio, forme di dieta estreme, rifiuto di prendere farmaci necessari, lunghi periodi lontano dalla famiglia senza dare notizie di sé, riduzione sensibile delle ore di sonno, atteggiamenti aggressivi o indifferenti verso persone con le quali intrattenevano relazioni affettive stabili ecc. In questi RARI casi bisogna sempre verificare che ciò che dicono i familiari sia corrispondente alla realtà e non sia viziato dalla loro personale avversione verso le scelte del loro congiunto.

Solo per fare un esempio: alcune volte la fuga da casa di una persona che si rifugia all’interno di un gruppo settario non è dovuta al “rapimento” operato dalla “setta”, ma, piuttosto, al fatto che la vita in famiglia era diventata per quella persona impossibile da vivere.

Nella stragrande maggioranza dei casi i cambiamenti che si possono osservare nei nuovi adepti non creano alcun problema in quelle  famiglie in cui i singoli individui vengono rispettati nelle loro scelte e amati nonostante queste scelte non siano condivise. A questo proposito è importante far notare che l’“allarme sette”, indotto dai media e dai gruppi antisette, causa molte più vittime delle “sette” stesse, perché anche nelle famiglie in cui l’affiliazione del congiunto non ha creato alcun problema, può insorgere il dubbio, dopo aver assistito a una campagna mediatica orchestrata ad hoc, che quella a cui il congiunto si è affiliato sia una “setta pericolosa”. Questi timori possono creare conflitti lì dove prima non ce n’erano.

Cosa può sostanzialmente fare chi si trova ad aver intuito che una persona vicina sia entrato all’interno di una setta?

Se una persona sospetta che un congiunto si sia affiliato a un gruppo religioso minoritario (ribadisco la mia difficoltà a usare il termine setta per i motivi indicati precedentemente) il primo tentativo da fare, a mio avviso, è cercare di comprendere di che gruppo si tratta.

Questo si può fare in due modi: se c’è dialogo con la persona lo si può chiedere apertamente ma non in tono investigativo o sospettoso, si può semplicemente chiedere per capire. Se non c’è dialogo allora si può “indagare” cercando, per esempio, se in casa il congiunto ha portato nuovi libri, dépliant, inviti, pubblicità di corsi, seminari, workshop, ecc. Se si trovano questi documenti, che prima non si erano mai visti, da essi si può dedurre, molte volte, di che gruppo si tratta.

Sarebbe bene contattare un’ associazione o persone che hanno esperienza nel campo della ricerca sui Nuovi Movimenti Religiosi. Il CESNUR di Torino è un Centro Studi in grado di fornire molte informazioni sui gruppi presenti in Italia, basta andare sul sito e cercare la sezione “Religioni in Italia” (http://www.cesnur.org/religioni_italia/default.htmlink).

Se non si trovano notizie allora potrebbe essere un gruppo ancora da censire. In quel caso si può scrivere sia al CESNUR (www.cesnur.org) che ai suoi collaboratori, tra i quali ci sono anche io (rdm@dimarzio.it), segnalando il caso per vedere se è possibile  reperire informazioni e documentazione utile su quel determinato gruppo. Una volta individuato il gruppo a cui il congiunto si è affiliato bisogna fare attenzione a ciò che su Internet si dice a proposito di quel gruppo, perché la Rete non è sempre affidabile e, per questo motivo,  io consiglio di leggere sempre con occhio critico.

In ogni caso il consiglio che è sempre valido è quello di non manifestare mai aperta avversione verso la scelta del familiare. Ovviamente l’opinione contraria è una cosa, l’avversione e la guerra sono un’altra cosa. Mantenere il dialogo, ascoltare e farsi ascoltare rimangono i capisaldi dell’unione familiare. Tuttavia se il dialogo in una famiglia non c’è mai stato non si può dare la colpa alla “setta” se un figlio non parla della sua nuova scelta spirituale con i genitori. In questi casi il problema è a monte, e non dipende dalla nuova affiliazione. In conclusione non ci sono ricette: ogni caso va affrontato come caso singolo e ogni gruppo va valutato, come tale, senza fare generalizzazioni o inserirlo automaticamente tra le “sette criminali”.

Per questo motivo io consiglierei di rivolgersi a una struttura pubblica o privata dove lavorino psicologi e psicoterapeuti specializzati nella gestione dei conflitti familiari. Quello che potrebbe servire, nel caso specifico, è una consulenza mirata, se i professionisti del Centro a cui si sono rivolti i familiari non hanno conoscenza e dimestichezza con le varie tipologie di gruppi spirituali. In questo caso i professionisti incaricati di trattare il caso specifico avrebbero bisogno di una consulenza esterna fornita da un esperto del settore che possa fornire loro la conoscenza necessaria sulla dottrina, il linguaggio specifico e la prassi del gruppo spirituale a cui il congiunto si è affiliato.

Poiché in Italia questi esperti ci sono basta interpellarli e chiedere il supporto informativo necessario. Ho già indicato il Centro studi con il quale collaboro e che ritengo affidabile e attendibile. Io, personalmente, sono sempre disponibile a fornire informazioni a chi mi interpella.

Questa modalità di affrontare i conflitti familiari, d’altra parte, viene già messa in atto. Per esempio, qualche mese fa ho ricevuto una richiesta di informazioni da un centro di aiuto e sostegno di giovani in difficoltà.

Due coniugi, genitori di una ragazza, erano preoccupati perché la figlia si vestiva sempre di nero e spesso si collegava a siti “dark”. I genitori temevano che la figlia frequentasse ambienti satanisti.

Le assistenti sociali e la psicologa del centro a cui si erano rivolti (un centro dell’Unità sanitaria di Base del luogo) mi hanno interpellato per chiedere informazioni su questi ambienti e approfondire la questione, sempre in riferimento al caso specifico. Ebbene: sono bastati pochi scambi per tranquillizzare i genitori sulle frequentazioni della figlia che non avevano nulla a che fare con satana.

A livello professionale (quindi dal punto di vista dello psicologo), invece, con quali metodi si cerca di riportare alla realtà un adepto caduto nella trappola di qualche setta?

“Riportare alla realtà” qualcuno è una attività molto controversa. Per uno schizofrenico ciò che vede e sente è “realtà”. Se una persona perde il contatto con il mondo esterno può crearsi una propria realtà e chi cerca di aiutarla deve fare in modo di comprendere il suo vissuto (per noi non reale) per rimetterlo in contatto con ciò che per tutti noi è reale. Ciò si può fare in diversi modi, anche con le medicine, ma, non essendo psicoterapeuta né psichiatra, non posso addentrarmi in questo campo. Discorsi a parte vanno fatti anche per coloro che sono affetti da gravi disturbi di personalità o non sono in grado di intendere e di volere. Io mi limiterò a parlare in generale riferendomi a persone “normali”.

Per quanto riguarda l’adepto che sarebbe caduto in qualche “trappola settaria”, io credo che, ammettendo che questo, nel caso “A”, sia vero, e cioè che ci sia una “setta” che inganna i suoi adepti e tende loro delle trappole, ciò che si potrebbe tentare è, prima di tutto, cercare di capire come l’adepto vive la sua affiliazione, cioè inserire la sua affiliazione nel contesto della sua vita, le motivazioni che lo hanno spinto ad affiliarsi o che lo hanno reso “cieco” di fronte alla “trappola”. Questo perché, secondo me, il problema non sta nella setta e nella trappola, ma nella persona che si è fatta intrappolare. E la prova di questo sta in un semplicissimo ragionamento:  la setta “A” tende 10 trappole, ma   solo due persone  vi cadono dentro e diventano “adepti”, mentre gli altri 8 si allontanano dopo aver fiutato l’inganno. Perchè queste 8 persone non sono state intrappolate?

Dal mio punto di vista i comportamenti degli esseri umani vanno inquadrati nel contesto della loro personalità, che è unica e irripetibile, nel contesto delle loro relazioni affettive, che è unico e irripetibile, e nel contesto sociale in cui sono nati, sono stati educati e sono vissuti fino al momento prima di cadere nella “trappola”.

Se lo psicologo agisce in questa prospettiva, rispettosa al 100% dell’individuo e della sua dignità di essere libero e dotato dii capacità di giudizio, allora si potrà intervenire sulle cause profonde della sua “debolezza” e della sua disposizione a “farsi intrappolare” dalla “setta”. Se non si agisce in questo modo e si attribuisce ogni responsabilità alla setta, forse si riuscirà a liberare la persona da questa “trappola”, ma, girando lo sguardo da un’altra parte, si troverà qualcun altro pronto a intrappolarla di nuovo e, non avendo individuato le cause profonde del fenomeno e non avendo compreso le origini del problema,  la storia si ripeterà ancora e ancora e ancora.

Se, invece, in qualche caso, le persone vengono truffate, allora non si tratta di problematiche individuali ma di reati e quindi  ci si deve rivolgere alla polizia e alla magistratura, ma anche questo non è il mio campo e quindi non sono in grado di dare consigli utili.

Per eventuali approfondimenti, rimandiamo alla pubblicazione della Dottoressa Di Marzio:

Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto”. Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2010

(http://nuovereligioniesette.blogspot.it/)

Raffaella Di Marzio è psicologa clinica e di comunità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Psicologia della Religione (SIPR). E’ laureata anche in «Scienze dell’Educazione» (Indirizzo di Psicologia) e Scienze Storico-Religiose. Attualmente è dottoranda presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha fondato e dirige il Centro di Consulenza online all’indirizzo www.dimarzio.it e collabora con il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), e l’ ICSA (International Cultic Study Association), Ha collaborato con questa organizzazione come membro del Comitato scientifico della rivista Cultic Studies Review: An Internet Journal of Research, News & Opinion (CSR) e, dal 2010, ne è corrispondente internazionale, oltre che membro del Comitato Editoriale della rivista ICSA TODAY.

Si ringrazia la Prof.ssa Di Marzio Raffaella per la disponibilità e per la stesura di questo preziosissimo e chiarificatore articolo.

Articolo NON RIPRODUCIBILE 

se non espressamente autorizzato

in forma scritta dall’Amministrazione di

EclisseForum.it

Le Sette Religiose: EclisseForum.it intervista la Prof.ssa Raffaella Di Marzio – Prima Parte

Prima di cominciare occorre fare una lunga prefazione. 

Nell’immaginario collettivo, da sempre, quando si indica con il termine setta un gruppo di persone che praticano un credo o dei riti divinatori, si percepisce in maniera del tutto naturale l’accezione negativa di questa parola imputando anche indirettamente al gruppo “setta” qualche “fatto” legato automaticamente a brutte storie o “reati in via di sviluppo”. Questo atteggiamento è spesso spinto dai media e tramandato fin dall’antichità dalle filosofie religiose “mainstream”: mentre i primi si limitano a raccontare solo i casi eclatanti dei vari reati commessi in determinati contesti settari, le seconde “dettano” nei vari paesi con diverse culture le linee guida sull’identificazione di ciò che è “setta”. Il quadro che ne emerge è veicolo di forti contrapposizioni, una sorta di caccia alle streghe in cui la società spesso punta il dito e giudica senza conoscere in realtà cosa sia una “setta” e imputando ad essa la brutta prospettiva di “reati certi” che saranno commessi.

Il punto critico di questo “way of think” riguarda l’enorme impressione suscitata da alcune terribili storie legate a sette e gruppi religiosi particolari che, da sempre, hanno riempito le cronache popolari e che col tempo sono state radicate in ogni uomo. Grazie alla Professoressa Raffaella Di Marzio, abbiamo la possibilità di capire meglio cosa gravita attorno al mondo settario da una parte e quali siano i limiti legislativi degli interventi che vengono proposti, dall’altra (come, ad esempio, il DDL 569). Rimane tuttavia un fatto, e cioè che alcune vicende settarie hanno evidenziato gravi reati; per questo motivo abbiamo diviso questo importante intervento in due argomentazioni: la prima, che presentiamo con questa pubblicazione, riguarda l’identificazione e la conoscenza del fenomeno settario e quali sono le problematiche legislative che gravitano attorno ad esso, con un occhio di riguardo verso le possibili discriminazioni che potrebbero verificarsi. Il secondo argomento tratterà, invece, gli approcci psicologici al fenomeno, con un focus sulle possibili insidie connesse alla Rete.

Raffaella Di Marzio è psicologa clinica e di comunità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Psicologia della Religione (SIPR). E’ laureata anche in «Scienze dell’Educazione» (Indirizzo di Psicologia) e Scienze Storico-Religiose. Attualmente è dottoranda presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha fondato e dirige il Centro di Consulenza online all’indirizzo www.dimarzio.it e collabora con il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), e l’ ICSA (International Cultic Study Association), Ha collaborato con questa organizzazione come membro del Comitato scientifico della rivista Cultic Studies Review: An Internet Journal of Research, News & Opinion (CSR) e, dal 2010, ne è corrispondente internazionale, oltre che membro del Comitato Editoriale della rivista ICSA TODAY.

NOTA: per la particolarità dell’argomento contenuto in questi interventi, la riproducibilità di questo articolo è ESPRESSAMENTE VIETATA se non autorizzata in forma scritta dall’amministrazione di EclisseForum.it.

Si ringrazia la Prof. Di Marzio e gli utenti di EclisseForum per l’enorme partecipazione nella stesura di questo articolo.

 

Sull’identificazione delle sette:

Cos’è di fatto una religione? E cos’è una setta? Quali sono le differenze sostanziali?

 Non c’è alcuna definizione scientifica condivisa di “setta o “religione”.

 La stessa Chiesa nacque come setta per eccellenza e nel tempo è la stessa Chiesa che dal punto di vista storico ha considerato “sette” altri movimenti religiosi. Il termine setta religiosa, indipendentemente dal suo significato etimologico, viene percepito con connotati molto negativi nella società odierna. Come si è evoluta questa percezione dal punto di vista storico?

La ricostruzione storica sarebbe troppo complessa da fare tuttavia fornisco qualche indicazione generale:

– Definizione di Ernst Troeltsch: Dal punto di vista sociologico nei primi decenni del ventesimo secolo Ernst Troeltsch (1865-1923) aveva proposto la distinzione fra il tipo-Chiesa (un gruppo religioso in armonia con la società circostante), il tipo-setta (un gruppo religioso che contesta la società circostante), il tipo-mistico (un gruppo religioso che fissa la sua attenzione sull’auto-perfezionamento dei membri). Questa distinzione non funziona perché non tiene conto del continuo cambiamento che si verifica nei gruppi religiosi i quali si trasformano continuamente nella struttura, nella dottrina e nella prassi.

 -Definizione sociologica: Il sociologo Benjamin Zablocki ipotizza che si possa parlare di “setta” nel senso di “organizzazione ideologica tenuta insieme da relazioni carismatiche e richiedente un impegno totale”. Per “carisma” si intende un potere spirituale o una qualità personale che dà ad un individuo una considerevole influenza  o autorità su un gran numero di persone. Da ciò ne deriva che una setta è caratterizzata da un’ideologia, forti richieste che provengono da quella ideologia, e potenti processi di influenza socio-psicologica che inducono i membri di quel gruppo a rispondere a quelle richieste. Un problema relativo a questo tentativo di definizione è che un movimento difficilmente può essere definito “in toto” come “setta”. I movimenti sono composti da persone e da piccoli sottogruppi ciascuno dei quali si presenta con dinamiche diverse e spesso questi comportamenti “settari” non appartengono all’intero movimento ma a qualche singolo individuo.

 – Definizione criminologica:  La parola “setta”, nel modo in cui comunemente viene intesa,  prescinde completamente dal suo significato letterale e dalla sua etimologia. Associare la parola “setta” ad un determinato gruppo significa, nella realtà, indicare una entità intrinsecamente “cattiva”, che schiavizza (fisicamente e psicologicamente) i suoi membri, guidata da leaders che perseguono finalità distruttive a danno del singolo e della società. questo tentativo di distinguere le credenze settarie da quelle religiose non ha riscontri reali e viene messo in crisi ogni volta che una religione istituzionale e ben integrata in un contesto sociale si rende protagonista di episodi moralmente riprovevoli o addirittura criminosi.

Per queste sue connotazioni fortemente discriminanti, velate talvolta anche di un razzismo strisciante, il termine “setta”  è stato ormai da diversi anni abbandonato nelle pubblicazioni scientifiche della maggior parte degli studiosi del fenomeno.

– Posizione del Consiglio d’Europa: Il Consiglio d’Europa, nel 1999, ha scoraggiato l’uso della parola setta: gli stati membri sono stati invitati ad utilizzare la definizione di “gruppi di natura religiosa, spirituale o esoterica”. In questo modo, secondo il Consiglio, si eviterebbero tre insidie: discriminare gruppi con dottrine strane ma del tutto innocui; includere, tra i gruppi pericolosi, organizzazioni perfettamente inserite nelle religioni maggioritarie; distinguere, in maniera discutibile e arbitraria, le sette dalle religioni.

A chi spetta l’identificazione dello status di “setta”?

A mio avviso non spetta a nessuno perché la parola non corrisponde a un oggetto chiaro e preciso e può essere usata arbitrariamente

 Quali influenze ha la Chiesa su questo aspetto?

La Chiesa cattolica può avere una certa influenza se i suoi rappresentanti etichettano qualche gruppo come “setta”, poiché in Italia la religione cattolica è maggioritaria, Lo stesso può accadere nei paesi dove la religione cattolica è minoritaria e i cattolici vengono etichettati come “setta” dai rappresentati della religione di maggioranza (per es. Islam)

 Ogni tanto emerge il dubbio che le sette sfruttino alcuni contesti religiosi imponenti per adescare proseliti. Esistono alcuni movimenti che basano i propri principi su determinati valori religiosi e che si tramutano successivamente in sette?

Non è possibile rispondere a questa domanda poiché in essa si mettono in contrapposizione la setta e i valori religiosi, cioè si ripropone la differenza tra setta (cattiva) e religione (buona) che non ha alcun riscontro nella realtà. Ci sono gruppi religiosi che nel tempo subiscono dei cambiamenti e diventano sempre più “chiusi” e autoritari ma ciò avviene in tutti i contesti religiosi sia minoritari che maggioritari e anche nella Chiesa cattolica ci sono gruppi e movimenti che sono stati accusati di essere “sette” e di fare proselitismo come le “sette”.

 Il fenomeno sette in Italia: statistiche e leggi

 Il “trend” delle sette, soprattutto grazie ad internet, è aumentato rispetto a 10 anni fa? Se si di quanto?

Se per sette si intendono le minoranze religiose, sì, c’è stato un aumento anche perché è aumentata l’immigrazione che ha portato altri culti e forme religiose nel nostro Paese. Internet sicuramente amplifica il fenomeno perché una singola persona può creare un sito, chiamarlo “associazione” e dire che è un associazione religiosa, ma poi bisogna vedere chi e cosa c’è veramente dietro, se non è solo un sito.

Quali sono i profili psicologici e le età maggiormente colpite dalle sette?

Se per sette si intendono gruppi religiosi minoritari non c’è un’ età precisa, tutti possono decidere di aderire a un gruppo religioso diverso da quello maggioritario, e questo si verifica non perché c’è una patologia o un profilo psicologico particolare ma perché ogni persona può a un certo punto della sua vita sentire il bisogno di affidarsi a una entità superiore o a un valore supremo insieme ad altre persone che condividono questa scelta. L’affiliazione può avvenire in momenti di crisi oppure in momenti di grande felicità e soddisfazione. E’ una affermazione errata quella secondo la quale l’affiliazione avviene SOLO quando le persone stanno male o sono deboli, non è sempre così e ci sono casi diversissimi tra loro.

Quanto è radicato il fenomeno delle sette nel nostro Paese? Potrebbe fornirci qualche numero?

 Gli unici dati attendibili sono quelli forniti dal CESNUR, con il quale collaboro, e sono pubblicati all’indirizzo:

 http://www.cesnur.org/religioni_italia/introduzione_01.htm

E’ importante però precisare che questi dati non indicano il numero delle “sette” in Italia, perché L’Enciclopedia curata da CESNUR non utilizza questa terminologia (vedi l’Introduzione all’Opera). Questi sono i dati dei gruppi, associazioni, realtà spirituali di diverso genere, che in Italia rientrano in diversi filoni di religiosità e spiritualità e che si collocano al di fuori della tradizione cattolica propriamente detta.

 I dati generali sono questi:

“Anche se in molti casi le statistiche sono difficili, i totali di questa ricerca relativi a quanti chiaramente manifestano un’identità religiosa diversa dalla cattolica in Italia sono di circa 1.395.000 unità se si prendono in esame i cittadini italiani, e di circa 4.358.000 unità se si aggiungono gli immigrati non cittadini, il che ha rilievo principalmente per il mondo islamico e secondariamente per un’immigrazione cristiano-ortodossa dall’Est europeo di proporzioni notevoli, ma anche  per esempio  per l’induismo, il buddhismo, le religioni sikh e radhasoami, un robusto protestantesimo pentecostale e battista di origine cinese, coreana, filippina e africana, o l’immigrazione copta proveniente da diversi Paesi dell’Africa.
Anche fra i cittadini un dato che include quanti hanno acquisito la cittadinanza, con una media che dal 2005 al 2012 supera le 40.000 unità annue.Siamo come si vede a una percentuale sul totale della popolazione fissata a 60.626.442 residenti, secondo i più recenti dati del bilancio demografico, resi noti nel 2011 dall’Istituto nazionale di statistica, dei quali gli stranieri sono 4.570.317, pari al 7,5% (un’incidenza superiore alla media dell’Unione Europea, pari al 6,5%)  del 2,5%, più del doppio del mitico uno per cento più volte infondatamente menzionato. Se si considerano i residenti sul territorio la percentuale di appartenenti a minoranze religiose sale intorno al 7,2%. Presentiamo queste conclusioni insieme senza trarne alcuna specifica conseguenza di carattere generale il che andrebbe ben oltre i compiti di questo nostro lavoro  e consapevoli del fatto che documentare il pluralismo è un gesto a suo modo “politico” (DATI CESNUR 2012).”

 A livello legislativo, quali sono gli “estremi” che di fatto imputano a una comunità lo status di setta? Quali sono i parametri entro i quali è possibile intervenire a livello legale?

 Non ci sono parametri per stabilire quando un gruppo è setta e quando non lo è a livello legislativo. Ci sono gruppi di tutti i tipi all’interno dei quali si compiono reati e la giustizia si deve occupare dei reati e di chi li commette, non di stabilire se un gruppo è una setta oppure no, tra l’altro non c’è alcuna definizione condivisa di questa parola. A livello legale si interviene colpendo chi, all’interno di qualsiasi tipo di aggregazione o come individuo singolo, commette i reati previsti dal codice penale

 La legislazione italiana è dura quanto quella francese nei confronti delle sette?

 La legislazione italiana non ha una legge contro la manipolazione mentale e, comunque, in Francia quella legge si è dimostrata quasi del tutto inapplicabile.

 Nel nostro paese, le associazioni registrate “anti-setta” vengono stimolate e sono ufficialmente riconosciute come “bene pubblico”? Possono denunciare e muovere cause collettive in nome delle vittime?

 Certo, e lo fanno continuamente. Ci sono alcuni politici che credono nella loro utilità.

Sul DDL 569

Il Testo:

 Dopo l’articolo 613 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 613-bis. – (Manipolazione mentale). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici, pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione è punito con la reclusione da due a sei anni.

Se il fatto è commesso nell’ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano, ovvero se il colpevole ha agito al fine di commettere un reato, le pene di cui al primo comma sono aumentate da un terzo alla metà.
Se i fatti previsti nei commi 1 e 2 sono commessi in danno di persona minore di anni diciotto, la pena non può essere inferiore a sei anni di reclusione».

In quale contesto può operare un’associazione “anti-setta” in Italia e cosa pensa Lei della situazione legislativa italiana in questo senso?

 Come ho detto nella mia audizione al Senato e come ho provato attraverso i documenti che ho depositato presso la Commissione Giustizia:

1)Non esiste alcun “allarme sette” in Italia

 Nel nostro Paese è in atto una sorta di “strategia del terrore” per quanto riguarda il cosiddetto “allarme sette”, cavallo di battaglia della propaganda antisettaria, un fenomeno oggetto di studio da parte della sociologia e psicologia già da decenni. Con l’aiuto dei media le associazioni antisette riescono a creare uno stato di allarme sociale e a influenzare anche chi ha il compito di affrontare l’eventuale emergenza, cioè il mondo politico. E’ vero che dentro alcuni gruppi religiosi si compiono reati, come avviene in altri gruppi, tuttavia le leggi vigenti, a mio avviso, sono sufficienti a punire gli eventuali reati.

 2) Il DDL 569 è una norma che può colpire indiscriminatamente il “dissenso” (qua: DDL569)


Il DDL 569, la proposta di legge per introdurre nel codice penale il reato di manipolazione mentale, analogamente ad altre precedenti proposte, non è, a mio avviso, utile a tutelare le cosiddette ”vittime” delle sette religiose. Si tratta di una norma che potrebbe colpire indiscriminatamente anche gruppi religiosi innocui poiché si fonda su una nozione, quella di “manipolazione mentale”, incerta, difficile da accertare e, per questo, rifiutata dalla maggior parte degli studiosi. Ritengo, in base all’esperienza che ho accumulato in oltre 15 anni di esperienza, che il problema da affrontare sia molto complesso e le soluzioni semplicistiche rischiano di peggiorare la situazione e acuire le sofferenze delle stesse vittime (famiglie o adepti che siano).

 3)Il DDL 569 non risolve il problema dell’affiliazione “non gradita”

Se l’obiettivo è quello di restituire alle famiglie i figli o parenti irretiti dalle “sette” credo sia fallito in partenza, poiché chiunque sia veramente irretito da un leader carismatico vede nella persecuzione del suo “idolo” un segno chiaro della sua “bontà” e del suo destino “superiore” che, proprio perché tale, non viene compreso dal “mondo”, cioè da chi non fa parte della “setta”. L’esperienza insegna che il “condizionamento mentale” si rafforza quando vengono intraprese azioni di forza per costringere l’adepto a staccarsi dal suo leader, o viceversa.

 4)E’ difficile misurare il “grado” di manipolazione mentale

Un altro elemento fortemente discutibile in questo DDL è che non si comprende come si possa distinguere, misurare o stabilire il grado di “manipolazione” subita da una persona. Ci sono molti casi in cui la scelta di aderire ad un gruppo religioso alternativo o minoritario è libera e serena, frutto di riflessione personale. Come si farà a distinguere il consenso viziato da quello libero?

5)Le “sette” sono gruppi religiosi percepiti “devianti” dalla società

L’accusa di essere “setta” e di essere stato “manipolato mentalmente” può essere rivolta a tutti gruppi religiosi anche a quelli che la società riconosce come maggioritari e generalmente accettati. In Italia accusare qualcuno di essere “setta” equivale ad attribuire un marchio di infamia senza alcuna giustificazione a persone, famiglie e associazioni che hanno la “colpa” di avere dei nemici, spesso ex adepti.

6)La posizione del Consiglio d’Europa contraria a “leggi speciali”

Anche il Consiglio d’Europa, intervenendo subito dopo i gravissimi episodi di suicidi e omicidi avvenuti negli anni novanta in Europa, si è pronunciato contro leggi speciali in materia di “sette”, come risulta dall’ importante Raccomandazione 1412 (1999) in cui, rivolgendosi agli Stati membri, proponeva diverse azioni, ma non “leggi speciali”: Il Consiglio d’Europa, al n.10 della Raccomandazione 1412(1999), chiedeva:l’uso delle normali procedure della legge penale e civile contro le pratiche illegali svolte in nome di gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale”.

7) Manca fondamento scientifico per la nozione di “manipolazione mentale” applicata a gruppi religiosi

La Divisione 36 dell’APA (Divisione di Psicologia della Religione) ha approvato una risoluzione nella quale dichiarava:“…non c’è consenso sul fatto che vi siano sufficienti ricerche in ambito psicologico che pongano sullo stesso piano, dal punto di vista scientifico, la persuasione indebita non fisica (denominata anche «persuasione coercitiva»,«controllo mentale», o «lavaggio del cervello») con le tecniche di influenza che sono normalmente praticate da uno o più gruppi religiosi (APA, 1991).

In conclusione io credo che per affrontare adeguatamente i problemi legati al fenomeno dell’affiliazione a gruppi settari di vario genere sono necessari interventi ad ampio raggio che coinvolgano diversi enti e soggetti in campo sanitario, educativo, religioso e culturale. L’affiliazione ai nuovi culti non è un fenomeno da considerare in se stesso come “patologico” poiché l’adesione ad una religione, maggioritaria o minoritaria, non costituisce, di per sé, un problema per la salute mentale dell’individuo. Anzi, spesso la dimensione religiosa diventa una componente della personalità arricchente ed unificante, tanto da poterne spesso verificare gli effetti positivi sul benessere psicofisico dell’individuo. Il fenomeno si affronta adeguatamente non istituendo nuovi reati ma promuovendo la prevenzione attraverso una corretta informazione. Nei casi, invece, in cui l’affiliazione religiosa assume un carattere deformato fino a causare danni di vario genere alle persone, è necessario che vengano intraprese alcune iniziative concrete per fornire l’assistenza e l’aiuto psicologico e pedagogico necessario nei casi di conflitti individuali e/o familiari.

 In Italia la presenza del Vaticano permette un’interazione diretta su tante normative, Questo avviene anche sull’identificazione delle sette? Se si, l’ingerenza non rischia di limitare l’efficacia di una legge a tal proposito?

 

Io ritengo che il Vaticano non dovrebbe ingerire in alcun modo sulle leggi dello Stato. I cattolici e anche le gerarchie cattoliche hanno il diritto-dovere di esprimere le loro opinioni che, in uno Stato laico, sono solo opinioni, e anche le minoranze hanno il diritto-dovere di esprimerle. Lo Stato ha il dovere di promulgare leggi che siano eque per tutti i cittadini a qualsiasi confessione appartengano

Se si potesse fare un paragone, qual è la situazione legislativa negli altri Paesi occidentali?

 A parte la Francia che ha dimostrato un antisettarismo aggressivo, da molti anni, l’atteggiamento degli Stati è abbastanza tollerante, a parte il caso del Belgio che stilò, alcuni anni fa, un elenco di “sette” nel quale comparivano anche gruppi cattolici riconosciuti. Successivamente non mi sembra che ci siano stati dei rigurgiti antisettari in quel paese, ma non rientra nelle mie competenze la conoscenza della situazione legislativa generale nei diversi paesi europei, perciò potrei sbagliarmi

Per eventuali approfondimenti, rimandiamo alla pubblicazione della Dottoressa Di Marzio:

Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto”. Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2010

(http://nuovereligioniesette.blogspot.it/)

Si ringrazia la Prof.ssa Di Marzio Raffaella per la disponibilità. L’appuntamento è tra qualche settimana, con la stesura della seconda parte dell’Articolo “Le Sette Religiose: EclisseForum.it Intervista la Prof.ssa Raffaella di Marzio”

Stay Tuned!

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Il Fracking, I Terremoti e L’emilia Romagna: EclisseForum.it Intervista il Prof. Marco Mucciarelli – Parte II di II

Eccoci al secondo appuntamento dell’Intervista rilasciataci dal Prof.Marco Mucciarelli in tema di Fracking, Terremoti ed i recenti avvenimenti sismici emiliano-romagnoli. Nella prima parte abbiamo trattato approfonditamente le tecniche del Fracking,  in questa parte vedremo in maniera dettagliata la situazione sismica, lo stato della ricerca geologica e alcune smentite alle solite bufale che circolano online. Si ringrazia nuovamente il Prof.Mucciarelli e tutti gli utenti di EclisseForum.it

La prima parte dell’articolo si trova al seguente LINK

Sui terremoti Emiliano Romagnoli 

Ho sentito parlare di due faglie attive attualmente in Emilia Romagna, ve ne sono altre che potrebbero attivarsi?

L’Emilia è una regione che presenta tre principali zone sismiche, interessate in passato da forti terremoti: quella dei fronti sepolti sotto la pianura padana, la zona di appennino al confine con la Toscana (Mugello, Garfagnana, Lunigiana) e la costa tra Rimini e Cattolica.

Perché in Italia eventi sismici, come quelli recenti, che a seconda di alcuni esperti sono considerati medi, se non minori, causano un tale disastro, al contrario di paesi come il Giappone o la California? E’ solo una questione al come si costruisce, o ci sono altri fattori da considerare?

 La tipologia costruttiva è senz’altro il fattore predominante. L’altro fattore è che la sismicità in Italia è meno frequente che in California o Giappone, e questo comporta un falso senso di sicurezza che si traduce in una assenza di comportamenti sismicamente sicuri da parte delle popolazione (ad esempio si ignorano accorgimenti per rendere meno pericoloso l’interno e l’arredamento delle abitazioni o si sottovaluta la scarsa qualità sismica di certi terreni, come si è visto con le liquefazioni in Emilia)

Leggendo un po’ in giro ho saputo che la zona colpita di recente dal sisma era considerata non sismica fino al 2003, mentre successivamente era stata classificata come a basso rischio. Al momento del sisma, quale era la classificazione di rischio ufficiale per la zona colpita, e quella stimata dai sismologi?

La stima non era di basso rischio, ma di bassa pericolosità. Il rischio deriva dalla combinazione della probabilità che avvenga un terremoto (pericolosità) con la capacità o meno di resistere degli edifici (vulnerabilità) e con la densità abitativa (esposizione).

C’è, disponibile al pubblico, una mappa reale del rischio sismico delle varie zone d’italia? Nel senso che, se quelle ufficiali rilasciate dal governo italiano non sono aggiornate od esatte, vi è una mappa con le reali valutazioni dei sismologi?

Esistono molte mappe di rischio pubblicate da vari autori, che stimano ad esempio il numero di abitazioni che si danneggeranno in un certo periodo, oppure il numero di morti e feriti attesi. Bisogna capire però una cosa importante: per tutti i rischi ci deve essere un bilancio tra i danni attesi ed i costi per prevenirli. Non è realistico pensare ad un mondo a rischio zero perché non avremmo le risorse per permettercelo. Bisogna costruire bene dove si deve risparmiando dove si può. Inoltre bisogna accettare l’idea che la mappa di pericolosità e di rischio sono oggetti dinamici che possono cambiare con il variare delle nostre conoscenze.

 

Sulla Ricerca

C’è un modo in cui, un comune cittadino, indipendentemente dal suo titolo di studio, possa collaborare con i sismologi? In parole povere, esiste un modo in cui una persona qualsiasi possa rendersi utile per voi?

Il modo più semplice di collaborare alle ricerche è compilare i questionari on-line disponibili su vari siti (INGV, INOGS, CSEM, USGS) ogni qualvolta si avverte un terremoto. Si producono cosi mappe di intensità macrosismica in tempo reale molto utili per lo studio dei terremoti e dei loro effetti

Si sente spesso che la ricerca in italia, in qualsiasi campo, è colpita cronicamente dalla mancanza di fondi, ciò vale anche per i vostri studi? Oppure vista la loro importanza siete sufficientemente finanziati?

Abbastanza finanziati rispetto ad altri settori, ma molto meno di quelle che sarebbero le necessità

 

Sulle dicerie on-line

C’è chi accusa un sistema quale HAARP (uno studio sull’atmosfera con emissioni radio a basse frequenza, finalizzato a migliorare le telecomunicazioni) come responsabile del sisma nella pianura padana. E’ possibile, anche solo teoricamente, che delle emissioni radio a bassa frequenza provochino sismi?

No.

C’è chi afferma che vi possono essere metodi per provocare artificialmente un terremoto. Tale affermazione è vera? Se anche non lo fosse, quali potrebbero essere e quanta energia sarebbe necessaria?

L’uomo causa terremoti con molte sue attività, dalle miniere alla costruzione di grandi bacini idroelettrici, dalla reiniezione di fluidi alle estrazioni petrolifere. Non può intenzionalmente provocare un terremoto “a comando” come sostengono alcuni. Per un calcolo delle energie necessarie e per fare capire come, ad esempio, HAARP non c’entri nulla con i terremoti, consiglio questo link: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273694

Vi sono persone che dicono di saper prevedere i terremoti, uno su tanti Giampaolo Giuliani, per fare un esempio. Quanti metodi vengono proposti per prevedere un terremoto, e quanto questi metodi sono attendibili, od anche solo parzialmente efficaci?

La risposta più sintetica è: moltissimi metodi proposti, efficaci nessuno.

Al momento, nonostante tutti i soldi investiti dal Giappone (lacuna sismica di Tokai ) e USA (terremoto Parkfield) non si sono trovati precursori in grado di prevedere i terremoti. Di radon in Emila-Romagna me ne sono occupato anch’io quasi 20 anni fa in un articolo pubblicato nel 1994. La conclusione era che le emissioni di radon sono correlate ai terremoti, ma mentre a volte avvengono prima, a volte avvengono subito dopo il terremoto e questo le rende inutili come precursori.

Sul perché predire i terremoti non solo è attualmente impossibile, ma anche inutile, vi segnalo due link:

http://tersiscio.blogspot.it/2012/06/il-gioco-sporco-della-previsione-dei.html

http://tersiscio.blogspot.it/2012/01/la-direttivita-di-un-terremoto-e.html

 

Articolo riproducibile citando in chiaro la fonte

By Creedence

Prof.Mucciarelli Marco

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Il Fracking, I Terremoti e L’Emilia Romagna: EclisseForum.it Intervista il Prof. Marco Mucciarelli – Parte I di II

In questi giorni e nei giorni passati, in seguito alla serie di eventi sismici che ha colpito l’Emilia Romagna, abbiamo assistito ad un tam tam di notizie spesso incontrollate ed infondate che puntavano il dito contro le attività delle compagnie petrolifere e si è parlato molto di tecniche di fratturazione ( Fracking) o lo stoccaggio di gas nel sottosuolo come causa scatenante di terremoti. Durante le argomentazioni di discussione sul nostro forum, abbiamo scelto di affidarci ad un esperto a cui porre delle domande di interesse riguardo a quanto sta accadendo in Emilia Romagna. Grazie all’enorme disponibilità del Prof.Mucciarelli, siamo lieti di porre all’attenzione dei lettori questi due ottimi articoli (di cui pubblichiamo oggi la prima parte) che trattanto questo caso sotto numerosi aspetti, dalla tecnica del fracking, alle normative per spingersi fino alla prevedibilità di sismi. Il professor Marco Mucciarelli è Laureato in Fisica, professore universitario e insegna Sismologia Applicata presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università della Basilicata oltre ad essere impegnato attivamente  nell’area di ricerca “Scienza dei Terremoti”. Si ringrazia sentitamente il Professore e gli utenti di EclisseForum.it per la collaborazione e la sinergia. (Link alla discussione sul Forum)

IL FRACKING

In brevi parole, cos’è il fracking?

Il fracking è un acronimo per fratturazione idraulica. Sino dalla fine degli anni 40, in molti pozzi petroliferi al termine del foro verticale si è prodotto un aumento della porosità mediante acqua in pressione che produce microfratture nelle quali si installano microparticelle di materiale ceramico (proppant) che le mantiene aperte migliorando la conducibilità idraulica e quindi la produttività del pozzo. Il fracking che si pratica ora negli USA e di cui si parla prevede lunghi fori orizzontali nei quali viene iniettata acqua mista a solventi ed anche ad altri idrocarburi, acidi e traccianti radioattivi per recuperare gas intrappolato in strati poco porosi.

Qual è il processo attraverso il quale il fracking crea movimenti tellurici?

Vi sono due modalità. Durante le operazioni di fratturazione e reiniezione si producono scosse di limitata magnitudo. Gli eventi maggiori sono invece causati dalla re-iniezione in profondità dei reflui (acqua fortemente inquinata e non trattabile)

Qual è la differenza tra Fracking e perforazioni? E’ possibile che tali attività siano coinvolte nei sismi in Emilia? O in caso di risposta negativa, quali sono gli elementi che secondo Lei scagionano il fracking come causa delle sismicità di questi giorni?

Perforazioni per lo sfruttamento di idrocarburi ve ne sono a migliaia in tutto il mondo, ed in questi casi si sono verificati un numero limitato di eventi sismici indotti, dovuti alla diminuzione di pressione nei giacimenti o alla reiniezione di reflui. Il fracking è scagionato per il terremoto in Emilia per il semplice motivo che non si pratica in Europa. In molte nazioni è esplicitamente vietato. Inoltre non è un tipo di attività che si nasconde nel giardino di casa. Una torre di trivellazione per arrivare a 6 km di profondità, dove vengono iniettati i reflui, è enorme e deve rimanere sul luogo per mesi.

Quali sono i vantaggi per l’uomo nell’utilizzo della tecnica di fracking , tanto da rischiare un terremoto che non ha moltà utilità, se non quello di far spendere i soldi per una ricostruzione e pagare un tributo alto in vite umane? I vantaggi della compagnia rispetto ai rischi ambientali (sismi e territorio) restituiscono un bliancio positivo?

I vantaggi sono di natura economica. Negli Statii Uniti negli ultimi due anni il prezzo del metano si è dimezzato per la grande disponibilità di gas ottenuto con il fracking.

Quali sono i rischi di contaminazione ambientale legati all’ attività di Fracking?

Ci sono due tipi di problemi: si sono lamentati casi in cui la fratturazione si è estesa dallo strato di interesse minerario a qualli adiacenti, provocando contaminazioni delle falde idriche per uso potabile, ed inoltre rimane irrisolto il problema dello smaltimento delle enormi quantità di acqua e fango contaminati che la tecnica produce. Al momento quello che non viene reiniettato viene lasciato in enormi vasche a cielo aperto

 Esistono organi di controllo che regolarizzano l’ attività di Fracking in modo tale da non provocare sismi di magnitudo notevole che possano mettere a rischio la comunità?

Proprio in questi giorni l’EPA (l’ente per l’ambiente USA) ha iniziato la discussione pubblica su un regolamento complessivo delle attività di fracking con particolare riguardo all’inquinamento idrico ed alla sismicità indotta.

Il Fracking può provocare micro-scosse localizzate, ma per quale motivo in alcuni paesi questa attività è stata vietata? I motivi sono connessi ai rischi ambientali o alla possibilità che si creino sismi molto più preoccupanti?

I paesi che lo hanno vietato lo hanno fatto per motivi di tutela ambientale, essendo paesi poco o per nulla sismici.

Nel suo sito si intuisce che spetta alle compagnie petrolifere fornire materiale documentale su eventuali microsismicità indotte. ma questo aspetto non è controproducente nei confronti della sicurezza sull’utilizzo di tali tecniche?

L’informazione è indispensabile se si vuole un rapporto  corretto con le popolazioni che devono accettare o meno certe pratiche nei loro territori. Per fare un esempio legato ad un’altra attività di cui molto si parla in Emilia, lo stoccaggio gas nel sottosuolo, esistono siti di gestori che informano su quale sia la massima magnitudo attesa e si assumono la responsabilità totale per ogni danno eventualmente causato.

Grazie a tutti, a breve pubblicheremo la seconda parte dell’intervista. Stay Tuned!

 

Articolo riproducibile citando in chiaro la fonte

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Prof.Mucciarelli Marco

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PREVEDERE I TERREMOTI: Eclisseforum.it intervista in esclusiva il Dott. Giovanni P. Gregori membro del centro per la previsione dei terremoti e delle eruzioni vulcaniche IEVPC

Eclisseforum.it è riuscita a intervistare in esclusiva il Dott. Giovanni Gregori uno dei membri dell’ormai famoso centro per la previsione di eventi sismici e vulcanici IEVPC con sede a Orlando(USA).
L’intervista è strutturata in due parti.

PRIMA PARTE

 

Chi è Giovanni Gregori:

 

 

Prof. Giovanni P. Gregori – Docente di Fisica Terrestre e ricercatore CNR all’Istituto di Acustica O.M.Corbino C.N.R. di Roma. 1963-2001 Ricercatore CNR all’IFA/CNR (Istituto di Fisica dell’Atmosfera), Roma, con l’incarico di studiare le Relazioni Sole-Terra. Le aurore polari ed il geomagnetismo (1963-1975) lo hanno portato ad un modello di magnetosfera (1970-1972) considerato uno dei suoi migliori risultati. Ha formulato una teoria delle sottotempeste magnetosferiche e delle tempeste magnetiche sulla sola base dei principi variazionali della fisica classica, applicando il risultato anche a pianeti e loro satelliti. Dal 1961 svolge intensa attività congressuale in tutto il mondo.

 

 

1) Dott. Gregori, ci può spiegare cos’è l’IEVPC, come opera e quali sono i suoi scopi?

http://www.ievpc.org/

È una iniziativa che mira a fornire un servizio analogo a quello del servizio meteorologico, concernente però – anziché la circolazione atmosferica – gli sforzi nella crosta terrestre.
Si consideri in dettaglio questa analogia.
Oggi il servizio meteorologico è basato su modelli molto elaborati. I più grandi calcolatori per uso civile sono quelli usati per sviluppare questi modelli. Con essi è possibile fornire delle previsioni sul transito di fronti freddi o caldi, di formazioni nuvolose, precipitazioni, lo sviluppo, evoluzione e la traiettoria di cicloni ed uragani, etc. ed é anche possibile fare delle previsioni su un arco temporale di meno di una settimana. L’attendibilità (“skill”) di queste previsioni viene poi coscienziosamente verificata a posteriori, e, quando possibile, progressivamente perfezionata.
Ogni previsione su scale temporali maggiori di 5 giorni é oggi ancora inattendibile, ed ogni asserzione in contrario oggettivamente non va presa in alcuna seria considerazione.
Le previsioni, tuttavia, non sono in grado di prevedere se, in un determinato sito ed in un determinato istante, ci saranno precipitazioni atmosferiche oppure no. Per es. si pensi a quanto si fa in occasione di una corsa di formula uno. Per avere previsioni con un dettaglio così spinto è indispensabile dotarsi di costose e fittissime reti di punti di misura, su scala locale, con i quali poter sviluppare il calcolo di un modello con un dettaglio spaziale che sarebbe impossibile ottenere su superfici molto più ampie (ciò in considerazione non solo del costo della rete di misura, quanto anche del costo di gestione di una enorme mole di misure sperimentali, etc.).

Veniamo ora agli sforzi crostali. Questi si propagano nella crosta terrestre con lo sviluppo di vere e proprie “tempeste crostali”. Sono fenomeni di scala planetaria, che si propagano e durano alcuni anni, seguite da periodi di “quiete” (ovvero in periodi che nel gergo marinaresco si dovrebbero chiamare di calma piatta). I terremoti avvengono durante i periodi di “tempesta crostale”, e colpiscono solo là dove una qualche faglia sta accumulando energia elastica sufficiente a generare una scossa di intensità assegnata.
Quando arriva lo stimolo di una tempesta crostale sufficientemente intensa questo può talvolta essere la “scintilla” che scatena la catastrofe.
Ad es. nel caso del terremoto dell’Aquila, c’era la famigerata faglia di Paganica che poteva essere a rischio. In tal caso, se ci fosse stato questo servizio, sarebbe stato ragionevole installare una rete fitta di sensori attorno alla faglia, sperando di capire se stava localmente evolvendo verso un’eventuale criticità.
Ovvero l’IEVPC non fa previsioni di terremoti. Fa piuttosto diagnostica sullo stato della crosta terrestre e sul come gli sforzi crostali di propagano su scala planetaria. È certamente sicuramente possibile eseguire questa previsione di propagazione degli sforzi crostali.
Questo non vuol dire che i terremoti siano prevedibili! Così come non è prevedibile se e dove cadrà una goccia di pioggia.
Così pure non è possibile per un medico prevedere l’istante del trapasso di un suo paziente. Ma è assurdo asserire che il medico non può diagnosticare lo stato ed evoluzione della salute e dell’invecchiamento di un paziente! Così è un assurdo asserire che non è possibile diagnosticare lo stato della crosta terrestre, e delle sue “patologie” e relativa propagazione su scala planetaria, etc.
Mancherebbe altro che non fosse possibile prevedere questo!

Tre punti fondamentali vanno sottolineati.

I) Lo studio degli sforzi crostali non può venire eseguito con le misure dei sismometri. Per analogia, si provi a pensare che la medicina si basi soltanto sull’analisi anatomica dei cadaveri. Al contrario, la medicina fa progressi proprio poiché studia i pazienti mentre sono in vita, le loro patologie, etc. e cerca di affrontare le situazioni che ne conseguono. Se si studiano soltanto gli ultimi istanti di vita di un paziente terminale si può fare molto poco!
Un sismometro misura la catastrofe quando ormai è già avvenuta. È necessario trovare strumenti diagnostici che vedono come evolve lo stato della crosta anche quando non avviene un terremoto. Il problema della “previsione” è un falso problema, poiché è intrinsecamente insolubile: bisognerebbe prevedere l’area epicentrale (ma ampia quanto?), l’istante (con quale incertezza?), e la magnitudo (con quale margine di errore?).
Similmente non ha senso studiare l’idrologia di un fiume alla sola base delle sue alluvioni. Bisogna studiare il suo regime idrologico, le precipitazioni piovose nel suo bacino di impluvio, la velocità di scorrimento delle acque (che dipende anche dalla vegetazione, dall’imbibimento del suolo, etc.), lo stato del suo letto (che si riempie, sia per natura con i sedimenti, sia per il funesto uso del letto come discarica, etc.), prevedere i danni che possono derivare da piantagioni all’interno degli argini (che in caso di piena violenta diventano un pericolosissimo serbatoio di alberi divelti che fanno diga ponendosi di traverso alle arcate dei ponti), etc. La natura va rispettata nelle sue strette esigenze: se si costruisce negli alvei dei fiumi non si può poi piangere sul latte versato!
La stessa cosa vale anche per tutti i rischi idrogeologici, vulcanici, sismici, ….

II) È puerile e naif pensare che un solo parametro, un solo fenomeno, “magicamente” consenta di “prevedere” un terremoto. Ogni terremoto è sicuramente preceduto da importanti segni precursori. Peraltro ogni evento sismico – in aree diverse od anche nella medesima area in tempi diversi – è un fenomeno a sé e NON è confrontabile con altri eventi sismici. È un po’ come per i pazienti di un medico: ogni paziente è un caso a sé. Ci possono essere analogie, ma una identità in senso stretto NON può mai esistere!
Uno scienziato non è né stregone, né sciamano!

III) In tutti i paesi del mondo esiste una paurosa carenza legislativa. Nessuna previsione (meteorologica, medica, od altro) può essere certa in senso stretto. Vi é sempre una possibilità che, per motivi imprevedibili o ancora sconosciuti, ogni evoluzione verso un evento catastrofico venga improvvisamente interrotta …. Nella scienza sono molte più le cose che non si conoscono di quelle che si presume di conoscere!

Sin dal 1970 si tenne a Parigi nella sede UNESCO un congresso su questi temi. Da allora se ne è discusso e se ne discute, ma in pratica il problema non è mai stato risolto …. Ed il problema della carenza legislativa è fondamentale, ben più della ricerca geofisica ed ambientale!.

Se un’autorità istituzionale oggi rilascia un’allerta e richiede ad esempio l’evacuazione di un numero cospicuo di abitanti per un periodo considerevole ….. eppoi l’evento catastrofico non avviene (od avviene pochi giorni dopo il cessato allarme ….), quell’autorità viene deferita alla magistratura con pesantissime imputazioni civili e penali …. Il tribunale nominerà dei periti che rilasceranno una qualche perizia, manco questa fosse più precisa di quanto fatto dagli scienziati dell’autorità istituzionale!

È questo un’ atteggiamento identico a quello del bimbo dell’asilo infantile che minaccia il compagnuccio di “dirlo alla maestra”. Così la società “lo dice alla magistratura”.

In pratica, dunque, poco importerà, se si avrà poi un numero terrificante di vittime …. quando l’autorità istituzionale (solo per una umanamente comprensibile prudenza, al fine evitare pesantissime possibili conseguenze ai suoi funzionari) preferirà non emettere un’allerta che invece a buon senso avrebbe dovuto venire emessa ……

La colpa NON è dello scienziato, quanto del legislatore che si nasconde dietro un dito e non vuole semplicemente affrontare il problema (che è fondamentale, e per nulla secondario!).

 

2) Qual è il suo ruolo all’interno dell’organizzazione? Di cosa si occupa?

Sono stato invitato come consulente in ragione dei lavori che ho pubblicato (con diversi co-autori) dove abbiamo evidenziato (con una metodologia totalmente originale ed innovativa) l’esistenza delle tempeste crostali, per mezzo di misure di “emissione acustica” (AE), ovvero ultrasuoni misurati sugli affioramenti rocciosi.

Ogni corpo roccioso, quando è soggetto a piccolissime ed impercettibili torsioni,  diventa esso stesso uno strumento di misura, in ragione degli sforzi generati al suo interno, che rilasciano tali AE. In tal modo è possibile monitorare in tempo reale, su diversi corpi rocciosi sparsi nel mondo, il propagarsi degli sforzi nella crosta terrestre anche su scala planetaria, pur di avere un congruo numero di stazioni di misura AE.

A questa “scoperta” si sono aggiunti altri aspetti connessi ad altri miei contributi originali allo studio dei fenomeni della Terra (veda sotto).

Inoltre, per quanto concerne le applicazioni di misure AE, i nostri studi si erano sviluppati soprattutto relativamente al monitoraggio di fenomeni ambientali. Ma, visto il successo, abbiamo poi considerato le potenzialità connesse ad applicazioni tecnologiche.

Ci siamo infine decisamente convinti che è possibile fornire uno strumento diagnostico molto efficace per monitorare l’invecchiamento dei materiali e la perdita di prestazione delle strutture solide (ad esempio, il Colosseo resiste da millenni ed i suoi blocchi di travertino si reggono l’un l’altro per gravità, mentre il ponte di Brooklyn, pur costruito ad arte, quando l’acciaio dei suoi cavi di sostegno sarà “invecchiato”, non potrà reggersi ulteriormente).

Ci riteniamo certi che fra alcuni lustri potranno essere certamente prevenute in larga misura le tristemente note tragedie legate o al crollo improvviso di edifici abitativi, o di viadotti obsolescenti, o disastri come quello di Viareggio per obsolescenza del materiale rotabile, o disastri ecologici legati a piattaforme petrolifere od oleodotti, etc. od anche l’imprevista perdita di prestazione di mezzi mobili di varia natura (autoveicoli, navi, aerei, elicotteri, materiale rotabile) o di serbatoi e macchinari diversi, ovvero anche monitorare i precursori di movimenti franosi, la stabilità delle massicciate, delle gallerie, delle dighe, etc.

L’utilizzo delle AE per monitorare lo stato di “invecchiamento” dei materiali – ed in generale numerosi problemi critici per la sicurezza degli ambienti dove si vive, si lavora, ci si diverte, etc. -sarà dunque cosa molto consueta, come ad esempio oggi in medicina è diventato consuetudine quotidiana l’uso delle ecografie a fini diagnostici …. (sarebbe oggi possibile immaginare la medicina senza gli ecografi?)

Io ho così chiesto e conseguito un brevetto internazionale, ed ora con alcune persone amiche che stanno finanziando l’iniziativa (ed alle quali sono personalmente sinceramente molto grato), stiamo cercando di produrre strumenti commercialmente competitivi e finalizzati alle diverse applicazioni potenziali. Il cammino è certamente difficile …..

 

3) Avete annunciato di voler diramare previsioni globali, ma in che modo riuscite a coprire l’intero pianeta? Quali sono gli strumenti e le attrezzature che utilizzate?

È necessario mettere in atto reti di misura oggi inesistenti, inizialmente con un numero limitato di punti, e progressivamente sempre più ricche e dettagliate, in ragione delle esigenze locali. Le tecniche di misura e monitoraggio classiche, finora utilizzate, hanno ormai dato tutte le informazioni che potevano dare. Oggi ci sono nuove possibilità e conoscenze. Le reti di misura vanno dunque integrate con nuovi approcci di monitoraggio.

Le due nuove reti principali sono sicuramente: 1) una rete di stazioni AE, e 2) una rete di misura di geoterme superficiali.

Con geoterme superficiali vengono denominati i profili di temperatura nel suolo nei primi 3,5 m di profondità. Da ben oltre mezzo secolo questa tecnica è molto efficacemente usata nella rete meteorologica del subcontinente cinese (scuola del prof. Tang Maocang). Estrapolando i dati raccolti in periodi non perturbati da precipitazioni piovose o da copertura nevosa, è possibile monitorare i cambiamenti di esalazioni di fluidi dal suolo (che, fra l’altro, dipendono anche dalla variazione della porosità del suolo, che viene monitorata dalla misure AE). La misura serve sia per monitorare (indirettamente) il variare nel tempo degli sforzi crostali, sia per comprendere meglio gli scambi termici fra superficie terrestre ed atmosfera. Loro riescono a prevedere (sistematicamente per incarico del governo cinese) con un successo anche del 70% la piovosità media in diversi mesi a venire, e su aree di diverse centinaia di kilometri di diametro.

Altre reti di misura vanno poi considerate, per es. quella dei 25 gravimetri superconduttori oggi già in funzione nel mondo, che sono costosissimi e delicatissimi strumenti.

Un’altra rete fattibile a costi relativamente contenuti è costituita dall’utilizzo dei cavi transoceanici per comunicazioni, tramite le correnti elettriche indotte. Questa rete può servire per capire gli sforzi applicati al nostro pianeta da forze elettromagnetiche controllate dal Sole.

Sarebbe poi molto importante (anche se attualmente ancora molto costoso e di difficile attuazione) misurare le variazioni della velocità di rotazione della Terra e lo spostamento dei poli con una risoluzione temporale molto spinta (ad es. ogni secondo; oggi si dà un valore ogni giorno ….).

Molti altri tipi di misure possono poi venire ipotizzati, e sarebbe troppo lungo a noioso elencarli per esteso.

Peraltro, in generale, caso per caso, è necessario tenere conto del rapporto segnale/rumore, ovvero della probabilità che quella determinata misura possa venire più o meno violentemente perturbata da fattori ambientali ed accidentali, e che nulla hanno a che vedere con quanto si vuole monitorare. Infatti questo è un handicap che vanifica molte conclamate misure che spesso si asserisce possano dare “magicamente” informazioni “fondamentali”.

Tuttavia, ogni misura va sempre presa in considerazione, come fatto deontologico. Ma non bisogna “divinizzare” mai alcun tipo di misura. Nessuna misura “taumaturgica” esiste, né potrà mai esistere. Ogni misura va soppesata con buon senso, in ragione del suo esatto contenuto,  significato, e portata.

La necessità di usare più tecniche di misura equivale alla necessità di un medico di avvalersi di diverse informazioni diagnostiche. Nessun indicatore diagnostico vale per ogni tipo di patologia. Il medico deve usare logica e buon senso eppoi fare la diagnosi. Non vi è nulla di diverso in geofisica!

 

4) Finora la comunità scientifica ha visto con scetticismo la possibilità di prevedere sismi ed eruzioni vulcaniche con un certo anticipo, potrebbe dirci se è cambiato qualcosa?

Come ho detto sopra, parlare di previsione di un terremoto è puerile e naif. Si può parlare di diagnosi crostale (veda sopra).

Lo scetticismo cui lei accenna  è più che giustificato. Ma è assolutamente irresponsabile l’asserire che non è possibile fare una diagnosi più o meno accurata della crosta terrestre e della sua evoluzione su base istantanea ed in tempo reale (dipende dalle reti di misura, dalla loro tipologia, multiparametricità, densità di rete, tempistica di acquisizione dati, etc.)

Ben diverso è il caso di una previsione di eruzione vulcanica. Rispetto al caso sismico dove non si conosce l’epicentro, si conosce il luogo (l’edifico vulcanico) e bisogna solo cercare di monitorare un’eventuale evoluzione del vulcano mentre si avvia verso una catastrofe del sistema. Di norma ogni vulcano fornisce precursori ben misurabili strumentalmente, ed orientativamente con almeno alcuni mesi di anticipo.

Tuttavia la previsione di un reale fenomeno eruttivo non è mai fattibile con precisione spinta. Valgono le implicazioni molto improntati della carenza legislativa, per cui nessuna autorità darebbe mai un allarme, nel timore di venir poi “criminalizzata” se l’evento non dovesse poi occorrere. Si veda sopra.

Ma il rischio vulcanico potrebbe venire affrontato in modo realisticamente meno problematico. Manca soltanto la copertura legislativa!

 

 5) Negli articoli a voi dedicati, si legge che avete unito tecniche e ricerche personali dei componenti del vostro team, sviluppando delle procedure per prevedere  i CGE (Catastrophic Geophysical Events). Potrebbe spiegarci brevemente quali sono queste tecniche?

Credo di aver già risposto a questa domanda con quanto ho sopra precisato.

 

6) Alla luce delle vostre ricerche, quali sono i fattori che influiscono sulla generazione di un terremoto e di una eruzione vulcanica?

Grazie un atteggiamento naif, si pensa che ogni anno sia identico ad ogni altro. Al contrario, sono in atto cambiamenti ambientali profondi. Noi vediamo quelli atmosferici, ma questi sono una “pagliuzza in un occhio” rispetto ad altre che sono vere e proprie “travi”.

Ad esempio, per citare gli errori più grossolani, è totalmente insulso il pensare che la temperatura dell’atmosfera possa determinare un cambiamento della temperatura degli oceani (vale piuttosto certamente i contrario!)

I cambiamenti di rilascio di energia termica endogena sono enormi di anno in anno, con cicli ben riconosciuti, e con molta sicurezza, sulla scala dei tempi geologici. Lo sviluppo della civiltà umana (poche decine di migliaia di anni) è avvenuto durante un intervallo di tempo di durata trascurabilissima rispetto alla scala temporale di questi fenomeni.

L’asserire che i ghiacci dell’Antartide formano icebergs per il riscaldamento atmosferico è una delle più colossali stupidaggini che sovente si sentono ripetute dai mass media! Forse che si pensa che propinando stupidaggini colossali si possano risolvere i problemi della società? Oppure non è che in tal modo si alimentano pruriti populistici irresponsabili, quando non siano pilotati da interessi non dichiarati?

Noi badiamo al “clima”atmosferico, se fa caldo, se fa freddo, se piove o se ve è siccità, etc. Ma fenomeni ben più consistenti avvengono all’interno del nostro pianeta e finora abbiamo misurato ben poco tutto ciò.

L’idea che la Terra sia una palla di fuoco che si va raffreddando nel tempo è totalmente insostenibile sulla base delle evidenze sperimentali, è  puerile, e deriva ancora da “credenze” che affondano nelle fantasie dei primi sismi grandi pensatori dell’antica Grecia. Andavano bene allora. Certamente oggi, in pieno 21° secolo, sono al più patetiche, e non è accettabile che la saccente “scienza” odierna accetti acriticamente queste credenze..

Dobbiamo dunque vedere la natura con vera umiltà francescana, cercando di imparare dai suoi messaggi, che noi possiamo leggere soltanto eseguendo specifiche misure, e non soltanto quelle tradizionali che sono ormai trite e ritrite.

Inoltre smettiamola di nasconderci dietro stupide asserzioni populistiche sull’’inquinamento di origine antropica. L’inquinamento esiste, e va considerato con serietà e professionalità. I falsi allarmismi fanno vedere “pagliuzze” e nascondono “travi”.

Il ruolo dei divulgatori è molto importante. Molta sedicente divulgazione scientifica è irresponsabile, un vero atto di “terrorismo culturale”. Ogni volta che la scienza viene presentata in chiave sensazionalistica o catastrofistica, si nuoce pesantemente al prestigio credibilità della scienza.

Provi a pensare alla medicina presentata in chiave sensazionalistica e catastrofistica (mucca pazza, aviaria, etc.). Forse lei pensa sia questo il modo di sensibilizzare l’uomo della strada ai problemi della ricerca medica?

Studiamo la natura con i suoi messaggi con umiltà e buon senso, e solo così troveremo modo di ridurre vittime, sofferenze, lutti, danni, ….

Chiudiamo qui la prima parte dell’intervista ringraziando inanzi tutto il Professor Gregori per la sua disponibilità. I ringraziamenti vanno a tutti gli utenti di Eclisseforum.it che hanno partecipato alle domande da girare al professor Gregori, ringrazio anche Simplicio per la stesura corretta delle domande, cari lettori ci rivediamo al piu presto con la seconda parte dell’intervista.

Stay tuned!

Parte 3 di 3 – Il Libro “La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile”. EclisseForum.it intervista l’autore, Dott. Leonardo Dragoni

Vi presentiamo la terza e, purtroppo, ultima parte dell’intervista rilasciata ad EclisseForum.it dal Dott. Leonardo Dragoni autore del libro “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.” (Acquistabile qui  ). Le altre parti dell’intervista le troverete seguendo questo LINK (per la parte I) e questo LINK (per la parte II). Essendo l’ultimo appuntamento di questa fantastica e completissima intervista, Vi comunichiamo che verrà pubblicata in versione integrale nell’account SCRIBD di EclisseForum.it. Grazie a tutti per l’attenzione e ringraziamenti al Dott.Leonardo Dragoni.

11) Se una forma di vita riuscisse a venire fin qui, per quale motivo dovrebbe utilizzare i crop circles come metodo di comunicazione? Dal momento che non viene compreso dagli uomini, non avrebbe fallito il suo scopo?Personalmente ritengo che una forma di vita intelligente comunicherebbe in modo diverso, meno criptico.

Oltre ad alcuni indiani nativi d’America (secondo i quali il simbolismo contenuto nei crop circles significa che la Madre Terra è stanca, e ci sta invitando a rispettarla), ci sono studiosi e ricercatori pronti a giurare di comprenderlo questo metodo di comunicazione.  I cerchi nel grano sarebbero allora degli archetipi, che servirebbero per comunicare con noi, simbolicamente. Avrebbero anche l’ulteriore scopo, o capacità, di suscitare nell’animo umano dei sentimenti rigeneranti per l’uomo, capaci di innalzarlo ad un grado di spiritualità e sensibilità superiori. Questa meta-comunicazione non potrebbe che avvenire tra noi (alcuni di noi) e gli alieni.
Se invece vuole sapere il mio personale punto di vista, pur essendo d’obbligo il condizionale, mi trova sostanzialmente d’accordo con Lei. Se si ritiene che i cerchi nel grano siano prestazioni aliene, atte a comunicarci qualcosa di significativo, è lecito chiedersi come mai utilizzino questo metodo, piuttosto curioso (magari chiaro per qualche indiano Hopi o per qualche “archetipista”, ma non per la massa). La quantità e la qualità delle informazioni che possono essere contenute in un fazzoletto di spighe, è enormemente inferiore a quelle che potrebbe produrre, in modo più semplice, una qualsiasi comunicazione a onde radio. Inoltre il grano non cresce ovunque, non cresce sempre, è soggetto alle intemperie. E ancora: perché solo di notte? Perché – come dice Lei – così criptica? O meglio ancora eterogenea. Non esiste un filo conduttore o un’unica chiave di lettura per le migliaia di raffigurazioni riprodotte dai crop circles. Dunque, se si sta comunicando qualcosa, di che si tratta? Sono tutte considerazioni elementari, che nondimeno mi portano a dubitare fortemente che si tratti di una qualche comunicazione di questo genere.  Vero è che qualcosa che non comprendiamo possa apparirci insignificante o insensata solo finchè non venga compresa. Ma onestamente non mi sembra questo il caso.

12) Nel presupposto che i crop circles fossero eseguiti da alieni, si potrebbero associare a semplici forme d’arte “universale”? senza necessariamente attribuirgli empirici tentativi di comunicazione?
“Everything is possible”, oppure come lo spot dell’adidas: “Impossible is nothing”. Da come però avrà ormai dedotto dalle precedenti risposte, non sono propenso a ritenere che gli alieni siano coinvolti in alcun modo. A maggior ragione, direi, se lo stessero facendo per mostrarci una “mera” forma d’arte (che oltretutto,  a ben vedere,  sappiamo fare – o almeno riprodurre –  anche da soli).

13) Spesso si vedono video e foto di luci nei campi di grano, ai quali si presuppone che segua la comparsa di un crop circle. Esiste un caso in cui è indiscutibile l’attribuzione di cerchi nel grano a queste sfere luminose?
L’unico caso che dimostrerebbe una relazione di causa-effetto tra queste sfere di luce e la comparsa di un pittogramma è il caso di Oliver Castle dell’agosto del 1996. Questo crop circle venne filmato mentre si materializzava, apparentemente sotto l’azione di misteriose sfere di luce – un filmato potete vederlo anche qui:

Nello stesso flmato troverà anche la maggior parte delle spiegazioni in base alle quali il filmato si deve ritenere un falso.
In molti altri casi si hanno testimonianze o avvistamenti di queste sfere di luce, spesso anche filmate in prossimità di alcuni cerchi nel grano. Tuttavia si tratta di oggetti luminosi che passavano su un crop circle già creato (magari giorni prima), disinteressandone. Inoltre non è mai stato possibile escludere che queste evidenze luminose potessero essere, di volta in volta, difetti della pellicola, volatili, lucciole, effetti ottici. Di queste c.d. BOL sappiamo in realtà poco o niente. Sfere analoghe, plasmatiche, sono state recentemente riprodotte in laboratorio da scienziati israeliani, tedeschi e brasiliani. In natura invece, la cosa più simile che somiglia a questi oggetti luminosi sono le “luci di Hessadalen”, anch’esse da lungo tempo sottoposte ad osservazioni e studi. Una recente pubblicazione intitolata “Transcranial stimulability of phosphenes by long lightning electromagnetic pulses” fornisce una spiegazione razionale agli avvistamenti di queste sfere, che sarebbero sostanzialmente delle allucinazioni dovute a campi magnetici fluttuanti.
In conclusione a me pare che siamo anora lontani dal capire questa bizzarria. Nondimeno non esiste un singolo caso di cerchio nel grano che sia inconfutabilmente imputabile a queste sfere.

14) Rispetto ad altri paesi, l’Italia a che punto si trova come quantità di ritrovamenti di questi glifi? E come qualità degli stessi? E’ possibile stilare una classifica?
Non saprei stilare una vera e propria classifica. Posso però dirle che, senza dubbio, al primo posto si piazza la Gran Bretagna, sia come quantità che come qualità degli agroglifi. Altri paesi fortemente interessati da questo fenomeno sono gli Stati Uniti,il Canada, la Germania, l’Olanda e, da dieci anni a questa parte, l’Italia: con quindici-venti casi ogni anno (una casistica pressoché completa di tutti i glifi nostrani, dalle origini ad oggi, è raccolta e documentata nel mio sito web). Poi via via tutti gli altri. Dobbiamo però tener conto che questa graduatoria si fa sui ritrovamenti (e non sul numero effettivo di pittogrammi, che nessuno conosce); e che il ritrovamento a sua volta dipende anche dall’attenzione mediatica che c’è attorno a questo tema.
Anche per quanto riguarda la qualità (intesa come bellezza estetica) di queste formazioni, al primo posto si trova sicuramente il Regno Unito, seguito da tutti gli altri. In Italia, il primo glifo degno di nota dal punto di vista qualitativo credo possa considerarsi quello di Montegranaro, del giugno 2003. Da allora in avanti sono stati ritrovati pittogrammi di ottima fattura (per fare alcuni nomi: Desio, Borello e Sabaudia nel 2004, Monteu da Po e Montegranaro nel 2005, Poirino-Chieri nel 2006, Ancona e Monteu da Po nel 2007, Ancona, Villanova d’Asti, Pontecurone e Riesi nel 2008, Cascina Martina e Monteisasi nel 2009, Poirino-Chieri e Basiano nel 2010, ancora Poirino- Chieri nel 2011).  Come detto non saprei stilare una classifica, ma credo che – esclusa l’Inghilterra – possiamo ormai ritenerci competitivi con tutti gli altri paesi (sia quantitativamente che qualitativamente).

15) Il testo cerca di dare uno sguardo oggettivo che non penda nè dalla parte dei Believers, nè da quella dei debunkers. Lo studio di queste oggettività verso quale conclusione la porta? Osservando il fenomeno nel suo complesso, con un’ottica generalista, a quale effetto possiamo ricondurre (o a quale causa possiamo imputare) la creazione dei crop cirlcles?
Vorrei intanto cogliere l’occasione per dire che “believers” e “debunkers” non sono due insulti, come invece sembra di percepire leggendo le diatribe che spesso si ingenerano tra opposte “fazioni”. Stante questa premessa, non fatico a definirmi un “debunker”, nella misura in cui questa parola identifica semplicemente colui che tenti di appurare la validità di affermazioni insolite, dubbie, anomale (non vedo nessun connotato negativo in ciò).  Questo non mi preclude di essere “open mind”, di accogliere  senza preconcetti alcune opinioni dei “croppie” (altro sinonimo di believer), di cercare un ragionevole ambito di discussione.
Lo “studio delle oggettività”, come Lei giustamente dice, mi ha portato verso la conclusione che l’unica teoria, del tutto autonoma e chiara, è quella che vuole i pittogrammi quali opere di land-art, o comunque dell’ingegno umano. Indubbiamente questa ipotesi è l’unica a vantare delle dimostrazioni empiriche, ed anche a livello teorico e concettuale è sicuramente meno claudicante delle altre (sulle quali qui non mi dilungo perché sarebbe impossibile farlo in modo sintetico).


16) In qualità di autore del libro “La Verità sui Cerchi nel Grano”, qual è  l’evento che più l’ha appassionata e che ritiene assolutamente interessante? E per quale motivo?

Generalmente fatico a rispondere a questo genere di domande (“quale è la cosa più…quale quella meno..”). In realtà non c’è una singola cosa, o evento, in particolare. Nello scrivere questo libro ho avuto la presunzione di voler affrontare l’argomento del crop circling a tutto tondo, con austerità e onestà intellettuale. Di questioni affascinanti, complesse e interessanti, ne ho incontrate e dovute affrontare qualche dozzina. In effetti il soggetto presenta mille diramazioni e tentacoli, e sconfina facilmente in altre branchie del mistero, e del sapere.
Ciò che in realtà mi appassiona è andare ad approfondire questa tematica nel suo recondito, allontanandomi dalle approssimazioni e dai luoghi comuni, e avvicinandomi alla sana ricerca della verità. Un simile approccio tende a far piazza pulita delle mistificazioni e delle speculazioni sensazionalistiche, privilegiando viceversa la ricerca, sempre supportata da fonti e riscontri puntuali e attendibili.

Il Libro: “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.”

Il Libro: “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.”

 

Vi ringraziamo tutti per la lettura. Il Libro? Assolutamente Consigliato 😉

Articolo Riproducibile Previa Citazione della Fonte

By Creedence

Parte 2 di 3 – Il Libro “La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile”. EclisseForum.it intervista l’autore, Dott. Leonardo Dragoni

Vi presentiamo la seconda parte della grandiosa intervista rilasciata ad EclisseForum.it dal Dott. Leonardo Dragoni autore del libro “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.” (Acquistabile qui  ). La prima parte dell’intervista la troverete seguendo questo LINK.

Dopo averci spiegato cos’è un Cerchio nel grano e quali sono alcune dinamiche sulla loro creazione, ci addentreremo in maniera sostanziale nel mistero (o meglio nella leggenda) sulla “genesi” dei Crop Circles; vedremo insieme le posizioni del CICAP a riguardo e verremo accompagnati,  grazie alle risposte ricevute, nelle dinamiche storiche che diedero inizio all’associazione tra Ufo e Cerchi nel Grano. Ringraziamo nuovamente il Dott.Leonardo Dragoni per l’enorme disponibilità dimostrataci e per aver consentito ad EclisseForum.it di produrre un testo di ammirevole qualità. (Discussione sul forum: Link)

 

7) Quanti e quali sono i casi accertati di crop circles che non trovano spiegazione con la scienza ufficiale?

Non ho analizzato o studiato tutta la casistica esistente, sarebbe impossibile. Nella mia esperienza ho preso in esame molti casi, soprattutto tra quelli ritenuti, a torto o ragione, di natura o matrice non convenzionale. Posso solo ipotizzare che estendendo la mia ricerca ad un campione più ampio, o per assurdo totale, gli elementi di “inspiegabilità” aumentarebbero. Ad ogni modo, Le risponderei che  c’è sicuramente qualche caso (o meglio qualche aspetto particolare di qualche caso) realmente complesso da spiegare.
Tanto per fare un esempio, i cosiddetti “q-rings” (deformazione a forma di anello del peduncolo immediatamente sotto i semi)  osservati su alcune spighe di una formazione a Mayville/Kekoskee, nel Wisconsin (2003), e in altre due formazioni rinvenute  rispettivamente in Arizona e in Canada. Non è ancora chiaro a cosa siano esattamente dovuti. Si può solo presumere ad una qualche difficoltà della spiga a fuoriuscire dalla botticella, a causa di stress biotici o fisiologici. Oppure, per citare un altro caso curioso, le piante (una di camomilla capitò a Sabaudia nel 2003) ritrovate integre ed erette all’interno di una zona di grano appiattita. Anche in questo caso è possibile avanzare delle ipotesi plausibili, affatto misteriose, ma sarebbe azzardato pontificare una spiegazione scientifica inconfutabile. Del resto la scienza progredisce a piccoli passi, e quella agronomica è relativamente giovane. Inoltre stiamo parlando di dettagli particolari, riscontrati in via eccezionale in rare occasioni, e per lo più documentati in modo discutibile.
La parziale incertezza scientifica su singoli dettagli ritengo comunque non sia un buon motivo, di per sé,  per concludere che debba farsi ricorso alla casistica ufologica (sarebbe troppo semplice).  Infatti girerei la sua domanda in questo modo: quanti e quali sono i casi accertati di crop circles che non trovano spiegazione con l’ufologia? O con una qualsiasi delle tesi non convenzionali proposte in questi anni dai vari ricercatori? In questo caso avrei risposto non qualcuno, ma probabilmente tutti.

8 ) Per quel che riguarda i casi che non trovano spiegazione con la Scienza Ufficiale, quali sono le teorie piu accreditate che spiegano la creazione dei crop circles?
Come ho detto prima, ci sono dei rari dettagli curiosi, sui quali ritengo imprudente che la scienza pontifichi. Questo però non significa che esista una vera e propria casistica che non trova spiegazione scierntifica. A mio avviso è sempre bene essere cauti, e lasciare uno spiraglio al dubbio; ma in questo ambito quasi tutto ciò che viene acclamato come mistero insondabile, si rivela poi spiegabilissimo se solo andiamo ad approfondire.
Ciò detto, le teorie sulla scaturigine dei cerchi nel grano sono molteplici. Anche soltanto quelle più accreditate, non è facile riassumerle in poche voci, poiché tutte quelle non convenzionali tendono a mischiarsi tra loro, riverberando l’una con l’altra, inglobando degli elementi vicendevolmente (forse anche nella convinzione che l’unione faccia la forza, e tanti indizi facciano una prova?) Ad esempio tra le ipotesi più blasonate c’è sicuramente quella che nella creazione di questi pittogrammi vuole coinvolta una fonte di calore, quasi certamente tramite emissione di microonde (c.d. “teoria dell’irraggiamento”). Questa teoria non ha mai preso le dovute distanze da quella precedente professata dal dott. Meaden, relativa ai vortici plasmatici, poiché si ritiene con essa compatibile (una recente conversazione che ho avuto con Nancy Talbott – del BLT – mi ha confermato questo dato di fatto). Sul come questo irraggiamento venga poi profuso, è nata una nuova teoria semi-autonoma, che è quella delle BOL (“Balls of Light”, cioè sfere di luce), che a sua volta è accettabile per i fautori dell’irraggiamento, ed è stata ampiamente inglobata nelle tesi ufologiche, le quali non disdegnano di far ricorso anche ad altre teorie come quella delle Leylines, a sua volta accettata dai fautori delle tesi care ai naturalisti (vedi ipotesi “Gaia”), che volendo potrebbero perfino ricollegarsi ai vortici plasmatici di Meaden, chiudendo i cerchio.
Volendo necessariamente scegliere l’ipotesi non convenzionale ad oggi più accreditata, credo sia quella secondo la quale i pittogrammi vengono creati da misteriose sfere di luce (che si vogliono presumere aliene) attraverso l’imposizione di energie altrettanto misteriose (che si vogliono presumere termiche, sonore e magnetiche) sulle spighe di grano.
8bis) Il cicap pare che abbia trovato un “modus operandi” che, nella creazione di un crop circle, permetterebbe di soddisfare sia le particolarità creative (complessità del glifo)  che temporali (realizzazione nell’arco di una notte). Ritiene la soluzione proposta una realtà o l’argomento è stato trattato con troppa sufficienza dagli esperti del Cicap?
Pur non definendomi un “cicappiano”, mi sembra di poter dire che il Cicap non abbia mai trattato nulla con “sufficienza”, semmai forse con troppo rigore.  In realtà poi, il modus operandi di cui Lei parla, è noto ai circlemakers da diverso tempo. Come ho già detto, venti anni fa, la rivista “Science” definì impressionanti gli agroglifi realizzati dagli artisti che parteciparono al “Circle Hoax Contest”. Che fu vinto da tre ingegneri di una compagnia di elicotteri inglese, che per appiattire il grano (ben inteso di notte, in poche ore, e vigilati) usarono un rullo formato da tubazioni di plastica e pvc, unite da una corda. Per non lasciare tracce e muoversi in tutti i settori del campo usarono due scale leggere di alluminio collegate tra loro in asse, a guisa di ponte.  Al secondo posto si attestò un americano, Jim Schnabel, che ritroveremo coinvolto (insieme a Robert Irving) nella losca storia riguardante il crop circle dell’agosto 1993 a Cherill. Quello cioè della pubblicazione scientifica del blt dal titolo “Semi-Molten Meteoric Iron Associated with a Crop Formation”. Parlare di questa storia sarebbe bello, ma ci porterebbe lontano, e fuori tema.
Tornando invece alla Sua domanda, e concludendo, anche il Cicap “vanta” la paternità di alcuni crop circles nostrani, come quello di Bra, in Piemonte, del giugno 2005, che fu realizzato in una notte e non è niente male (foto sotto)

Il Cerchio nel Grano ad opera del CICAP

Il Cerchio nel Grano ad opera del CICAP

9) Perchè e come è nata la “leggenda” secondo la quale i crop circles  siano messaggi alieni, o comunque da attribuirsi alla mano di esseri alieni?
La domanda andrebbe posta a coloro che ritengono che lo siano. In ogni caso, credo sia nata in modo piuttosto “umanamente” spontaneo. Immagini di trovarsi (magari ripetutamente) di fronte a qualcosa che non ha mai visto, che non sa spiegare, e che apparentemente somigli a una (f)orma impressa dall’alto. Immagini poi di trovare nella suggestione popolare e nella divulgazione mediatica terreno fertile nell’alimentare questa bizzarria, che diviene mistero. Onestamente, finchè non mi sono documentato a fondo su questa tematica, anche io avevo l’impressione che potesse trattarsi di qualcosa di trascendentale, anche perché era (ed è) avvalorata da fonti ritenute autorevoli.  Infatti, per rispondere alla Sua domanda facendo una brevissima cronistoria, va detto che inizialmente si riteneva che questi cerchi (inzialmente apparivano solo forme circolari) potessero essere cagionati da vortici di plasma discendente. Lo sosteneva, con argomenti molto seri e convincenti (per quanto oggi possano sembrare modesti)  il fisico e metereologo George Terence Meaden (e prima di lui, già a fine Ottocento, l’eclettico John Randal Capron). L’ipotesi dei vortici cadde poi in disgrazia negli anni novanta del novecento, allorchè alle semplici forme circolari inziarono a sostituirsi delle geometrie più complesse, che evidentemente non potevano essere attribuibili ad un tornado o a un vortice. Fu allora che a Meaden si sostituì una folta schiera di appassionati e ricercatori i quali cominciarono a documentare l’ampia diffusione del fenomeno (fino ad allora limitato a esigui esemplari), sospettando e poi avvalorando ipotesi non convenzionali o ufologiche (senza però abbandonare l’ipotesi “vorticistica”). Tra di loro Colin Andrews e Pat Delgado, che già nel 1989 avevano pubblicato il libro “circular evidence”, in cui venivano raccontati dei casi di crop circles associati ad avvistamenti ufologici, e con “evidenze” (appunto) di un intervento non umano sulle spighe appiattite (di uno di questi casi, “Headbourne Worthy, 1978”, si parla anche nel mio libro). Se queste considerazioni si basavano principalmente sulla constatazione che fosse impossibile, per l’uomo, realizzare simili manufatti, la smentita non sarebbe tardata ad arrivare. Prima nel 1991 Doug Bower e Dave Chorley realizzarono dei cerchi di fronte a degli osservatori del giornale “Today”, che tirarono un’imboscata a Delgado, il quale  (inconsapevole) dichiarò che il crop circle relizzato da Bower e Chorley era verosimilmente non umano. Poi, soprattutto, nel 1992 si tenne il “circle hoax contest”, una sorta di concorso per circlemakers. Questi ultimi, armati di strumenti rudimentali, di notte, realizzarono in poche ore diversi cerchi nel grano di eccellente fattura, ben oltre le aspettative (si veda “Science 257, July 24, 1992: 481”).
Ovviamente Delgado, Andrews & Company non ritenevano che questo dimostrasse l’autenticità dei pittogrammi genuini, che – a loro dire – presentavano caratteristiche irriproducibili.
Più recentemente sono però stati gli studi di Levengood e del BLT Research Team (vedi già “Anatomical anomalies in crop formation plants” del 1994) ad avvalorare una ipotesi non convenzionale, attraverso una nutritissima documentazione scientifica (o meglio pseudoscientifica, il discorso sarebbe complesso) avente ad oggetto delle anomalie riscontrate all’interno dei cerchi nel grano. Anomalie – ancora una volta – non imputabili all’uomo. Al loro fianco una serie di ricercatori ed entusiasti che, giorno dopo giorno, cerchio dopo cerchio, registravano nuove incredibili anomalie e indicavano possibili e sensazionali risvolti, inconsapevolmente (o no) coadiuvati dall’eco mediatica. Aggiungiamoci una serie di avvistamenti di cosiddette BOL, o sfere di luce (su cui il fisico Haselhoff pubblicò nel 2001 un documento su una rivista scientifica che le accreditava di essere le presunte responsabili di questi cerchi nel grano), numerose testimonianze di persone che avrebbero avvistato luci, udito suoni, avuto malori ecc, ed ecco che – senza dilungarci troppo – abbiamo una panormamica abbastanza completa.
In realtà la documentazione prodotta da Andrews e Degado prima, da Levengood, dal BLT e dal Haselhoff poi, e successivamente da vari ricercatori contemporanei,  andrebbe approfondita nei particolari prima di saltare a conclusioni azzardate.

10) Esiste almeno un caso di crop circle creato da esseri viventi o macchinari provenienti da altri mondi?
Le risponderei così: personalmente credo che esistano altri mondi, popolati da altre forme di vita intelligenti, che magari – faccio per dire – sono in grado di materializzare un meraviglioso crop circle con uno schiocco di dita, o chiudendo gli occhi per un istante. Non credo però che tra “loro” e noi ci sia mai stato un contatto.

Tenga presente che la nascita dell’Universo è stimata circa 15 miliardi di anni fa, rispetto ai quali la nostra civiltà è estremamente giovane. Sarebbe come a dire che c’è una probabilità dello 0,0…% che una qualche forma di comunicazione-contatto sia avvenuta all’interno di questa singola finestra temporale. Percentuale che oltretutto si riduce in modo consistente se consideriamo che solo recentissimamente saremmo (forse!) in grado di recepire una eventuale comunicazione aliena, e se consideriamo che la nostra galassia si trova, con ogni probabilità, nella estrema periferia dell’Universo (dove è presumibilmente più difficile che possa esserci una interazione tra forme di vita).
Ammettendo anche che mi sbagliassi, non credo comunque che la vita extraterrestre abbia a che fare con i crop circles. Per essere ancor più possibilista: questa eventualità non è mai stata dimostrata. Possiamo crederci, esattamente come crediamo nei miracoli, nelle superstizioni, nelle leggende metropolitane ecc. Ma razionalmente e scientificamete credo questa non sia, ad oggi, un’ipotesi degna di credito.

Fine Seconda Parte

 

Il Libro: “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.”

Il Libro: “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.”

 

Articolo Riproducibile Previa Citazione della Fonte

By Creedence

Parte 1 di 3: Il Libro “La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile”. EclisseForum.it intervista l’autore, Dott. Leonardo Dragoni

I CropCircles…e chi non ne ha mai sentito parlare? Cosa sono? Come vengono fatti? E perchè? Eccoci a trattare finalmente l’argomento “Crop Circles”, che ha creato tanto scalpore al punto da diventare quasi leggenda. Lo staff di EclisseForum.it ha colto la palla al balzo quando si è affacciato il Dottor Leonardo Dragoni, autore del libro “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.” (Acquistabile qui  ), nelle virtuali pagine del nostro piccolo/grande mondo. Ne è scaturita un’intervista, con le domande dei nostri utenti, che ci aiuterà a fare luce su moltissimi aspetti di questo affascinante mistero. Ringraziamo quindi il Dottor Leonardo Dragoni (www.cropfiles.it) per la professionalità e la generosità dimostrata dedicandoci un fantastico momento di ConoScienza Condivisa. Momento che abbiamo il pregio di poter porre all’attenzione dei nostri lettori cogliendo l’occasione per strizzare l’occhio ai nostri utenti, sempre pronti a collaborare per la creazione dei contenuti di EclisseForum.it. (Link alla discussione sul forum)

 

1) Qual è la definizione precisa di CropCircle?

Legittima domanda. Mi sembra utile, anche per il lettore meno addentrato in questa tematica, chiarire di cosa effettivamente si sta parlando, al netto delle congetture.

In realtà, che io sappia, non esiste una definizione ufficiale. Credo comunque di trovare unanime consenso se dico che i cerchi nel grano (dall’inglese “crop circles”, noti anche come pittogrammi, agroglifi, glifi, formazioni) sono dei disegni geometrici (spesso circolari, ma ne esistono di varie forme e dimensioni) realizzati tramite l’appiattimento al suolo della vegetazione (nel caso specifico spighe di grano).

A complicare le cose, rendendo questo evento un mistero, è il fatto che questi pittogrammi si creano di solito nelle ore notturne e probabilmente in un breve lasso di tempo, e sono interamente apprezzabili solamente se visti dall’alto. Inoltre sono spesso di dimensioni imponenti, di precisione notevole, e possono raffigurare contenuti simbolici. Infine, a detta di molti studiosi e ricercatori, le piantagioni coinvolte da fenomeni di crop circling presentano, di volta in volta, delle peculiarità (o anomalie) di varia natura (magnetiche, termiche, chimiche, fisiche, strutturali ecc) di non immediata né semplice interpretazione o spiegazione.

2) Spesso si sente parlare di cerchi nel grano “autentici” e di cerchi nel grano falsi. Vorrei chiederle in base a cosa vengono date queste due definizioni, che personalmente mi lasciano alquanto perplessa (in quanto ad oggi non abbiamo certezze sull’origine di questo fenomeno, né abbiamo conferma di un qualsiasi cerchio nel grano non realizzato dall’uomo)

La sua perplessità è anche la mia. Personalmente ritengo fittizzia e artefatta questa classificazione, per ragioni analoghe a quelle che ha addotto Lei nella domanda stessa. Le posso dire, forse, cosa intendono per glifo “genuino” o “autentico” coloro che ricorrono a questo spartiacque. Dal momento che è incontrovertibile che una indeterminata percentuale di crop circles sono opera dell’uomo, occorreva differenziarli da quelli che non lo sono (pena: fine del mistero). Ciò è stato fatto promuovendo alcuni elementi, riscontrati in alcune formazioni, ad elementi determinanti e cruciali, in presenza dei quali (o di almeno uno dei quali) saremmo al cospetto di un pittogramma autentico (viceversa, in caso di assenza, il pittogramma deve o può ritenersi non autentico). Quali sono questi elementi? I principali sono: la piegatura anziché rottura dello stelo, l’allungamento (a volte accompagnato da curvatura) dei nodi apicali, la piegatura (a volte accompagnata dall’ispessimento) tra i 45 e i 90 gradi dei nodi (generalmente il secondo, il terzo o il quarto dall’alto), le cavità di espulsione sui nodi stessi, l’espansione delle pareti cellulari nei tessuti della brattea, una germinazione anomala delle sementi.

A tutto ciò si affiancano tutta una serie di presunte anomalie minori, che ove presenti contribuiscono a spostare l’ago della bilancia verso l’autenticità del glifo. Ad esempio parliamo della rilevazione di campi magnetici insoliti (o l’allineamento del pittogramma al perfetto Nord magnetico), il ritrovamento di eventuali materiali curiosi all’interno dell’agroglifo, l’avvistamento di presunte luci in cielo o sfere di luce, l’assenza di tracce di passaggio al suolo, la comparsa del disegno di giorno o la sua materializzazione nel volgere di pochi secondi, e via discorrendo. Poi, caso per caso, capita con frequenza che vengano aggiunti ulteriori elementi, più o meno fantasiosi o estemporanei. In sostanza, la tesi è che quanti più elementi tra quelli citati sono presenti in un pittogramma, quanto più quest’ultimo è da ritenersi genuino.

Ora, presentata in questi termini, questa differenziazione tra cerchi nel grano autentici e non, rischia anche di apparire credibile. In realtà, ciò che ho potuto apprendere dopo anni di osservazione, esperimenti, letture, studi e approfondimenti, è che ognuno dei suddetti criteri richiederebbe un serio approfondimento, molte spiegazioni e numerosi distinguo (per i quali non posso che rimandare al mio manoscritto, o se preferite ad articoli scientifici e fonti autorevoli). A quel punto si scoprirà che nessuno di quei criteri può ragionevolmente essere eletto a rappresentare una reale anomalia.

3) Ho letto di varie “anomalie” riscontrate all’interno di questi cerchi, e mi chiedo: si effettuano anche delle analisi nella zona esterna circostante? quali sono i risultati di paragone? Quali le differenze più eclatanti?

Una ricerca o un’analisi degna di questo nome (non tutte lo sono) certamente prende nella dovuta considerazione i campioni cosiddetti di “controllo”, ovvero quelli prelevati nel medesimo appezzamento ma all’esterno del pittogramma, affinchè vengano comparati con quelli interni, al fine di evidenziare eventuali differenze.

Differenze che, in effetti, possono essere presenti. Si tratta di capire però, caso per caso, di quali differenze si sta parlando. Qui la faccenda rischia di complicarsi oltremodo. Farò allora un esempio tra i tanti possibili, per cercare di rendere chiaro il concetto. Supponiamo che all’interno di un pittogramma venga rilevato un consistente allungamento dei nodi apicali delle spighe coinvolte. Supponiamo poi che i campioni di controllo, al contrario, non presentino questi allungamenti. Sembrerebbe allora che siamo in presenza di una di quelle anomalie ritenute cruciali, atte a identificare un pittogramma genuino. In realtà molti non sanno che le piante (le spighe nel nostro caso) che subiscono un trauma, come può essere l’abbattimento al suolo per via meccanica, amplificano immediatamente dei naturali meccanismi di autodifesa e di sopravvivenza, e ne mettono in atto alcuni di riprisitino. Tra questi ci sono due importanti meccanismi che vengono sviluppati immediatamente (grazie a degli ormoni tra cui l’auxina), e che si chiamano fototropismo (tendenza della pianta ad orientarsi e allungarsi verso la luce) e gravitropismo (tendenza della pianta a rioriorientarsi in base al campo gravitazionale terrestre, nel caso specifico a riportarsi in posizione eretta). Per fare ciò, la pianta agisce proprio sui nodi d’accrescimento, i quali inevitabilmente si piegano, si inarcano e si allungano, con risultati ed intensità incerte, dipendenti da un insieme di variabili e di fattori (trauma subito, tipo di irraggiamento e illuminazione solare, tipo di terreno, stato di salute della pianta, grado di senescenza della stessa, condizioni climatiche, solo per citarne alcune).

Detto in altre parole, l’allungamento dei nodi apicali (come pure la piegatura dei nodi d’accrescimento tra i 45 e i 90 gradi, piuttosto che le cavità di espulsione ecc) sono elementi che è dato riscontrare anche in formazioni realizzate dall’uomo con una semplice tavola di legno. Infatti sono state riscontrate.

A questo punto si obietta che l’allungamento dovuto a fenomeni di tropismo sia meno consistente ed avvenga in tempi più lunghi rispetto a quello causato da fonti di calore (= teoria dell’irraggiamento). Anche questo, però, è dimostrato empiricamente non essere esatto. Ciò che non è dimostrato, semmai, è che un irraggiamento a microonde produca sulle spighe quel genere di anomalie troppo frettolosamente innalzate a rappresentare le stigmate della “autenticità”.

Analoghe considerazioni potrebbero essere svolte anche su tutti gli altri elementi che vengono ritenuti importanti ai fini della determinazione della genuinità/non-genuinità di un glifo.

Concluderei dicendo che una analisi affidabile dovrebbe mettere a confronto non già (o almeno non solo) i campioni prelevati all’interno di un crop circle con quelli di controllo, bensì un pitogramma ritenuto “genuino” con uno appositamente ricreato in modo meccanico. Meglio ancora se sullo stesso appezzamento, con condizioni climatiche identiche, e con tempistiche determinate (in base al tipo di riscontri che si stanno cercando e al tipo di analisi che si intende effettuare).

4) Tempo fa si parlava di un video in cui del riso gettato casualmente su una piattaforma piatta riproducente suoni a diverse frequenze, assumesse delle forme regolari e complesse nei maggiori punti di risonanza.

Quali possibilità ci sono che ciò sia una rappresentazione verosimile di quel che accade anche coi cerchi nel grano? I crop circles potrebbero essere creati da onde di ultrasuoni provenienti dallo spazio?

Domanda interessante, che tuttavia per essere evasa implica una serie di considerazioni che non potranno essere troppo sintetiche. Credo Lei si riferisca a degli esperimenti di cimatica (che io sapevo realizzati con materiali quali liquidi viscosi e sabbia, ma soprattutto con molecole d’acqua osservate al microscopio). Questi esperimenti (risalenti a Ernst Chladni e poi ad Hans Jenny), hanno indagato gli effetti morfogenetici delle onde sonore. In parole semplici riguardavano la reazione della materia quando esposta al suono. Si osservò che la materia reagiva, anche a livello molecolare, disponendosi in particolari forme, dipendenti dalla frequenza sonora a cui erano state esposte. All’aumentare della frequenza aumentava anche la complessità di queste forme. Così ad ogni frequenza sonora corrispondeva una determinata figura tridimensionale, che si complicava all’aumentare della prima, fino ad assumere connotati complessi. Questi ultimi spesso richiamavano alla mente i disegni tipici dei nostri crop circles, e così questa somiglianza ha finito per coinvolgere l’argomento cimatico nel dibattito relativo ai cerchi nel grano. Si è detto allora che la maggior parte dei crop circles si sono verificati in zone in cui il sottosuolo era ricco di acqua (le cui molecole, ripetiamo, sottoposte ad onde e frequenze sonore, si dispongono in forme che ricordano quelle dei cerchi nel grano). Inoltre si è detto che in alcuni casi, nelle prime 48-72 ore successive alla formazione di un crop circle, all’interno dello stesso era stato registrato un infrasuono della frequenza di circa 5,0 – 5,2 Hz. Successive registrazioni audio condotte all’interno di alcuni agroglifi avrebbero catturato una varietà di suoni, con frequenze sempre più alte, inizialmente della misura di qualche centinaio di Hz fino ad arrivare a 1,2 GHz. Alcuni ricercatori hanno poi sostenuto di aver bombardato delle molecole d’acqua, durante dei test di cimatica, con le stesse frequenze di volta in volta registate all’interno di cerchi nel grano. Il risultato sorprendente è che queste frequenze avrebbero riprodotto nella molecola dell’acqua la stessa forma del crop circle presso il quale detta frequenza era stata prelevata (registrata su nastro). Tutto ciò avrebbe potuto dimostrare che le onde sonore, facendo vibrare l’acqua a livello molecolare nel sottosuolo, avrebbero poi generato il pittogramma (o almeno favorito la sua creazione, magari con l’ausilio di altre forze – come le sfere di luce – agenti dall’alto).

Riguardo invece al riso, che Lei menzionava nella domanda, che io sappia ha riguardato un esperimento realizzato dallo pseudoscienziato Masaru Emoto, il quale aveva spinto queste sperimentazioni molto oltre. Poiché l’acqua (o meglio la struttura cristallina delle sue molecole) reagisce alle onde sonore, egli decise di mettere dell’acqua in tre bicchieri riempiti parzialmente con del riso (non so dirle perché scelse di utilizzare proprio il riso). Invece di bombardarli con ultasuoni o infrasuoni decise invece semplicemente di “parlare” a questi bicchieri, esponendoli alle vibrazioni della voce umana. Ad un bicchiere egli ripeteva, per giorni settimane e mesi, delle parole piacevoli. Ad un secondo bicchiere pronunciava delle parole tristi o ingiuriose. Il terzo bicchiere veniva ignorato. Al termine della sperimentazione emergeva – a suo dire – una situazione più o meno di questo tipo: il bicchiere “amato” non presentava degradazione (semmai fermentazione), e il colore del riso tendeva a diventare giallo-rosa; quello ignorato rimaneva inalterato, al più con una degradazione molto contenuta e sintomi di putrefazione; quello odiato infine presentava una forte degradazione, marciume, presenza di muffe e un color grigio scuro.

C’è di più. Secondo questo ricercatore i cristalli d’acqua reagirebbero non solo alle parole, ma anche alle immagini e perfino ai pensieri. Ad esempio una goccia d’acqua esposta alla parola “grazie” scritta su un foglio, disporrebbe le sue molecole in forme esagonali. La stessa goccia d’acqua esposta alla parola “sciocco” le disporrebbe invece in ordine casuale e caotico (foto sotto).

 

Immagine da "Message from Water"

Immagine da "Message from Water"

Numerosi altri esperimenti furono fatti con fotografie, parole pronunciate e scritte, perfino solamente pensate. Con risultati – secondo Emoto – sorprendenti.

Ora posso finalmente venire alla vera e propria domanda che Lei mi ha posto: tutto questo è verosimile? Possono spiegarsi in questo modo anche i cerchi nel grano?

Credo che la cimatica possa avere implicazioni di un qualche rilievo in molti campi o settori. Tra questi ultimi però non ritengo possano rientrare anche i cerchi nel grano. È abbastanza ordinario che una qualsiasi materia sottoposta a una vibrazione specifica possa assumere una sua peculiare vibrazione e forma a livello molecolare, relativa alla frequenza cui è stata sottoposta. Invece non c’è alcuna seria documentazione che la forma di specifici pittogrammi sarebbe stata riprodotta in laboratorio bombardando l’acqua con ultrasuoni registrati nel pittogramma stesso. Per accreditare questa ipotesi poi, bisognerebbe come minimo appurare che in tutti i casi di formazioni ritenute autentiche vi fosse stata la presenza di pozzi o falde acquifere nelle immediate vicinanze (cosa tutt’altro che probabile). Inoltre non è così automatico che possa equipararsi un esperimento di cimatica eseguito strumentalmente in laboratorio (bombardando una goccia d’acqua con determinate frequenze) a un evento assai più complesso e ricco di variabili come quello della creazione di un pittogramma su un campo di grano.

Per quanto riguarda Emoto (ed il riso), senza considerare che ad esempio i cristalli di neve sono già di per sé una meraviglia geometrica della natura (senza bisogno di bombardamento sonoro)

 

Immagine: cristalli d’acqua di sorgente (dal libro “Messages from water”),

Immagine: cristalli d’acqua di sorgente (dal libro “Messages from water”),

posso soltanto dire che i suoi esperimenti non hanno una valenza scientifica, non sono riproducibili in condizioni di labroratorio, e i suoi studi furono ferocemente criticati dalla comunità scientifica internazionale. Sia i risultati, sia il metodo, che soffriva delle tipiche distorsioni delle ricerche pseudoscientifiche, che non a caso ritroviamo in molte documentazioni che riguardano i cerchi nel grano: mancanza del “doppio cieco”, presenza di bias, scarsa considerazione di fattori ambientali e variabili influenti etc. Ho letto anche di molte persone che, affascinate da questo esperimento, hanno provato a replicarlo in casa in modo amatoriale (cosa che può divertire come gioco, ma non per avere un riscontro di tipo scientifico). Con risultati inevitabilmente molto discutibili, e dissimili tra loro.

Vorrei infine fare un breve accenno ad altri studi, sempre riguardanti la capacità di memoria dell’acqua, che furono condotti all’interno di alcuni cerchi nel grano. Furono interrate all’interno di alcuni agroglifi delle bottigliette d’acqua, ed altre (di “controllo”) furono interrate all’esterno. Da successive analisi sarebbe risultato un modello completamente diverso di risonanze nell’acqua delle bottiglie sepolte all’interno del glifo, rispetto a quelle sepolte all’esterno. La tesi che si vuol sostenere è che le frequenze generate dalla forza creatrice del pittogramma (e presenti nel suolo, sulle spighe e nei semi del crop circle) siano penetrate nella bottiglia, ed abbiano conferito all’acqua (ovviamente solo quella interrata all’interno del pittogramma) perfino delle proprietà omeopatiche.

Di tutto ciò (e di molto altro) mi sono anche occupato nel mio libro, facendo emergere le incongruenze e la scarsa consistenza di simili affermazioni, nonchè le numerose e grossolane pecche – di concetto e di metodo – nello svolgere simili esperimenti.

Non volendo dilungarmi più di quanto abbia già fatto, dirò semplicemente che tutto ciò esula dal postulare un preciso legame tra suono (a maggior ragione immagini e pensieri), acqua, e cerchi nel grano. In caso contrario dovremmo ammettere che un pittogramma si possa riprodurre semplicemente da una fotografia mostrata alle spighe, o su imposizione orale o scritta del suo impostore. Termine, quest’ultimo, quantomai azzeccato. Eventualità, quest’ultima, fantascientifica e destituita di ogni fondamento.

Se a tutto ciò aggiungiamo che questi ultrasuoni dovrebbero provenire dallo spazio, o magari veicolati da aliene sfere di luce intelligenti, che agirebbero su un terreno addomesticato e preparato dalla risonanza molecolare dell’acqua… tragga Lei le Sue conclusioni.

5) Quali sono le certezze che riportano in maniera incontrovertibile la nascita di questi cerchi nell’arco di una sola notte?

In realtà per la maggior parte dei casi non sappiamo se il pittogramma in questione sia apparso di notte o meno. Anni fa realizzai un’indagine statistica basata su tutti i crop circles italiani apparsi dal 2003 al 2006. Emerse che per il 70% dei casi non era possibile stabilire, neppure approssimativamente, l’orario dell’apparizione. C’è da dire però che nel restante 30% dei casi, l’orario stimato era notturno. Nove volte su dieci il meccanismo che si innesta è il seguente: viene avvistato un pittogramma e si annota, grossomodo, l’orario dell’avvistamento (che il più delle volte avviene al mattino). A quel punto si diffonde la voce e la notizia diviene di dominio pubblico. Tra le persone informate generalmente c’è sempre qualcuno del posto (se non il proprietario del terreno stesso) che giura che, la sera prima, quel disegno non c’era. Di conseguenza deve essere stato creato in quella notte. Per la verità sottoposi anche questa variabile alla mia indagine statistica di cui ho detto sopra, e risultò che una volta su due non si era in grado neppure di stabilire chi fosse stato a segnalare per primo il pittogramma (tantomeno a che ora). Stando comunque ai dati che si conoscono, alle testimonianze oculari delle persone del luogo, e alla letteratura sul tema (quasi tutta concorde, almeno su questo) diciamo prudentemente che non ci sono prove incontrovertibili, ma ci sono buone probabilità che i cerchi nel grano (o la grande maggioranza di essi) vengano creati di notte. E in una sola notte.

Questo dovrebbe rispondere alla Sua domanda, ma mi piacerebbe a questo punto chiederLe il perché della stessa. Se Lei ritiene che una sola notte sia insufficiente per realizzare un pittogramma, deve sapere che un abile circlemaker (magari coadiuvato da altre persone e con strumentazione adeguata) è in grado di realizzarne di ottimi nell’arco di una-due-tre ore. Il pittogramma dell’uomo-farfalla, il più grande mai realizzato e da molti considerato il più bello di tutti i tempi, fu realizzato in una notte da 60 persone. Viceversa esistono dei pittogrammi che sono stati realizzati a più riprese. Un esempio lo abbiamo avuto di recente proprio in Italia. Mi riferisco al “fox circle” (Guidonia, 3 Luglio 2011) realizzato per il lancio della serie televisiva “Fallins Skies” firmata Steven Spielberg, in esclusiva sul canale FOX. Quando venne avvistato, si iniziò a spargere la voce di un nuovo pittogramma, e gli ufologi nostrani erano sul punto di fare dichiarazioni azzardate. Purtroppo (o per fortuna) venne subito svelato l’arcano, con tanto di foto dimostrative. In altri casi è capitato che un pittogramma sia stato modificato successivamente rispetto all’originale, inducendo per altro in errore alcuni pseudo-ricercatori (non saprei come meglio definirli) che specularono sui significati remoti del disegno, inconsapevoli che fosse stato realizzato a scopi commerciali, e poi perfino modificato.

Un ultimo aspetto che vorrei affrontare, sempre parlando di giorno-notte e di tempi di realizzazione, è il seguente: taluni hanno a più riprese provato ad accreditare l’ipotesi che certi pittogrammi siano stati creati in pieno giorno, o nel volgere di pochi minuti o secondi, o addirittura entrambe le cose insieme. Ad esempio è stato detto che il pittogramma di Montegranaro del giugno 2005 si era materializzato nel volgere di due secondi (senza nessuna ulteriore spiegazione). Per quanto ne so io invece, un contadino avrebbe testimoniato che il 24 giugno, di sera, quel pittogramma non c’era. E quel pittogramma fu ritrovato il giorno 26 (presumibilmente dal sottoscritto). Cioè circa 30 ore dopo. Come facciano 30 ore a diventare 2 secondi non è mai stato chiarito. Circostanze diverse ma simili coinvolgono anche un resoconto dei ricercatori Colin Andrews e Lucy Pringle, relativamente al famoso “Julia Set” (che tra l’altro non è affatto – come si vuol sostenere – la rappresentazione di una perfetta spirale aurea) del luglio 1996. Secondo questi resoconti (rieditati dai due ricercatori dieci anni dopo l’evento, in curiosa simultaneità) l’agroglifo sarebbe apparso in pieno giorno, in un luogo piuttosto frequentato, e nel voglere di un massimo di 45 minuti. A dimostrazione di ciò ci sarebbero fotografie e testimoni. È chiaro che, se così fosse, bisognerebbe escludere la manifattura umana. Mi perdonerete se non svelo qui tutta la faccenda, ma potete credermi se vi dico che non ci sono né foto né testimonianze attendibili (l’unica è di un circlemaker che dichiarò invece che il Julia Set venne ralizzato la notte prima da tre persone nell’arco di tre ore), e che invece la cosa presenta degli aspetti loschi.

Altro caso famoso di un crop circle realizzato nel voglere di pochi secondi, ad opera di misteriose sfere di luce, è quello di Oliver Castle (agosto 1996), su cui esiste un famoso filmato. Si tratta però di un falso.

In conclusione mi sembra di poter dire una cosa semplice: è dimostrato che l’uomo sia in grado di realizzare ottimi crop circles di notte, in poche ore. Per escludere dunque la natura umana di un pittogramma, dal punto di vista delle tempistiche di realizzazione, servirebbe un caso preferibilmente accaduto di giorno in luoghi non appartati (ma non mi risulta ci siano), e completatosi nel giro di pochi secondi o minuti (e non se ne conoscono).

6) La piegatura delle spighe avviene sempre nello stesso modo?

Se Lei si riferisce alla “pettinatura” del grano, al “senso di marcia” delle spighe, non avviene sempre nello stesso modo: esistono pittogrammi con andamento lineare e non, verso l’esterno, verso l’interno, orario, antiorario, o perfino entrambi contemporaneamente. Se invece si riferisce, come credo, alla piegatura vera e propria dello stelo o dei nodi, allora la risposta necessita di qualche spiegazione in più. L’argomento sarebbe lungo e complesso, per cui mi atterrò letteralmente alla domanda, rispondendo solo relativamente alla “piegatura dello stelo” (tralasciando l’allungamento, la curvatura e l’ispessimento nodali).

Da più parti (ivi compresi incartamenti di autorevoli gruppi di ricerca, quali il BLT) si ritiene che se il grano venisse appiattito per mezzo di forze meccaniche, le spighe si spezzerebbero anziché piegarsi. Il sol fatto che ciò non avvenga, imporrebbe di cercare altrove la causa di quest’appiattimento al suolo. Le piante esaminate raccolte in alcuni agroglifi – si dice – presenterebbero una piegatura (senza fratture) dello stelo alla base, laddove la spiga fuoriesce dal terreno.

Poi però correttamente, si aggiunge: questo particolare paramentro non è stato valutato scientificamente. Ed infatti è chiaro che se cerchiamo di coricare al suolo meccanicamente delle spighe, qualcuna è probabile che si spezzi. Chiunque però abbia potuto osservare delle spighe all’interno di un pittogramma, si sarà reso conto che queste non sono quasi mai tranciate o divelte dal suolo, bensì spezzate, tutt’alpiù, come si potrebbe tranciare una cannuccia piegata. E se il lavoro è fatto con accortezza molte spighe non si romperanno neppure “a cannuccia”, bensì si limiteranno a flettere, specialmente se la pianta è giovane e quindi ha una elasticità maggiore, grazie alla quale riesce ad assecondare la forza dall’alto che ne causa l’appiattimento.

È curioso comunque notare che sebbene la flessione basale dello stelo delle spighe venga promossa spesso a elemento cruciale nella determinazione della genuinità di un pittogramma, si eviti poi accuratamente e sistematicamente di mostrare fotografie di questa evidenza.

Nel mio libro sono viceversa mostrate delle spighe piegate alla base, all’interno di una formazione (senza pretese artistiche) realizzata a scopo sperimentale. Ove i risultati dell’esperimento suggeriscono che la tendenza delle spighe a piegarsi piuttosto che a spezzarsi può dipendere non solo dalla forza impressa, dal tipo di cereale e dal suo stadio di evoluzione o senescenza (altri elementi importanti di cui raramente si tiene conto), ma perfino dal tipo di terreno, e dalla disposizione delle spighe stesse, che verosimilmente sono più resistenti laddove la vegetazione e le radici sono più fitte e compresse.

In una parola, la piegatura dello stelo è al massimo un debole indizio sul quale dovrebbero concentrarsi successive sperimentazioni, non essendo ad oggi dimostrativo di alcunché.

Fine Parte Prima.

Il Libro "La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile".

Il Libro "La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile".

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By Creedence