Supervulcani su Marte

Credits: Focus.it

Marte, pur avendo un diametro (circa 6.800 km) di poco superiore alla metà di quello della Terra ed una massa  pari a un decimo di quella del nostro pianeta, ha alcuni vulcani che superano in dimensioni ed altezza i maggiori vulcani terrestri. I più massicci vulcani di Marte sono collocati in due regioni:
– la regione di Tharsis, che comprende tre diversi vulcani a scudo: Ascraeus Mons in alto a destra, il Pavonis Mons nel mezzo e l’Arsia Mons nel basso dell’immagine mentre verso il confine nord est della regione primeggia l’enorme mole dell’Olympus Mons. I tre vulcani sono più piccoli dell’Olympus Mons ma si estendono, alla base, da 350 a 450 km di larghezza e raggiungono un’altezza di circa 15 km.
– la regione Elysium, che ha vulcani più piccoli della regione Tharsis, ma con una diversa storia geologica, comprende tre vulcani principali: Hecates Tholus, Elysium Mons ed Albor Mons. L’Hecates Tholus è largo,alla base, da 160 a 175 km ed ha una caldera complessa di dimensioni tra 9,1 e 13,7 km. L’Elysium Mons è il più grande vulcano di questa zona con dimensioni di base di 420×500×700 km e si eleva sino a 13 km sulle pianure che lo circondano. L’Albor Tholus, pure essendo il più piccolo, si estende da 150 a 160 km con una caldera sommitale ampia almeno 35 km.

 

Oxus Patera è un potenziale antico supervulcano di Marte. I bacini irregolari all’interno del cratere indicano stadi multipli del collasso della caldera. Il diametro del cratere è di circa 30 km. (ESA/Mars Express/Freie Universitat Berlin)

desso, i risultati di una recente ricerca effettuata da due ricercatori del Natural History Museum di Londra mostrano che la superficie di Marte sarebbe stata scolpita su scala globale dalla cenere e dalla lava espulse, durante le prime fasi di vita del pianeta, da alcuni vulcani esplosivi giganti, simili a quelli che sulla Terra si trovano al di sotto al Parco Nazionale di Yellowstone, o ai Campi Flegrei in Campania. In particolare, il cratere di uno di questi vulcani è stato individuato nell’area chiamata Arabia Terra, una regione nell’emisfero nord del Pianeta rosso che finora non era ritenuta vulcanica.
Dai dati raccolti si evince che i crateri in quell’area di Marte sono il risultato di una grande e violenta eruzione vulcanica e conseguente collasso dell’edificio vulcanico. Ma non solo, secondo gli autori dello studio i materiali volatili espulsi dai diversi vulcani di questa zona potrebbero aver causato importanti cambiamenti climatici su Marte.

Immagine in falsi colori della regione di Eden patera, che si pensa sia un altro antico super vulcano marziano. Il suo diametro è di circa 70 km e raggiunge una profondita di 1.800 metri. Le parti in colore rosso sono quelle più elevate, mentre quelle color viola e grigio quelle più depresse. (NASA/JPL/GSFC/ASU)

In particolare, i ricercatori hanno studiato Eden Patera, il primo di una lunga serie di crateri irregolari della regione Arabia Terra, dove sono stati individuati grandi depositi di materiali la cui origine non è ancora stata confermata, anche se quella vulcanica è l’ipotesi più accreditata.
Quando si parla di super vulcani o di vulcani giganti si deve pensare che questi possono espellere fino a 1.000 chilometri cubici di materiali durante una sola eruzione, proprio come è avvenuto in passato a Yellowstone, con eruzioni ben diverse da quelle dell’Etna o dal Vesuvio. I crateri nei supervulcani si formano molto spesso a causa del collasso della caldera (il deposito sotterraneo di magma). E’ raro che si verifichi il lento accumularsi della lava sulle pareti esterne del camino che caratterizza le eruzioni “normali”.

Il monte Olympus, che con i suoi circa 600 km di diametro e 27 km di altezza è il più grande vulcano del Sistema Solare, in questa immagine ripresa dalla sonda europea Mars Express è messo a confronto con la superficie della Germania. (ESA/Mars Express/Freie Universitat Berlin)

“La scoperta delle strutture dei super vulcani cambia radicalmente i nostri studi sul vulcanismo di Marte”, ha detto Joseph Michalski, uno degli autori dello studio. “Molti vulcani marziani sono facilmente riconoscibili dalla loro struttura a forma di scudo, simile a quella che si vede alle Hawaii. Sono delle formazioni abbastanza giovani e ci siamo sempre chiesti dove fossero ubicati i vulcani più antichi. E’ possibile che i primi vulcani fossero molto più esplosivi e abbiano formato strutture simili a quelle che vediamo ora in Arabia Terra”, ha aggiunto.
I ricercatori hanno ipotizzato che le prime fasi dell’evoluzione di Marte siano state caratterizzate proprio dalla presenza di molti vulcani giganti, soprattutto se si pensa che all’inizio la superficie di Marte doveva essere molto sottile e ciò avrebbe consentito al magma di salire più rapidamente, prima di rilasciare gas all’interno della crosta. Se altri studi futuri dovessero confermare queste ipotesi, cambierebbero radicalmente le teorie sul clima di Marte, su come si sia formata l’atmosfera e su quanto la superficie potesse essere abitabile.

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