Archivio mensile:ottobre 2013

Ci si rivede il 4 Novembre

…con questo post volevo augurare a tutti un buon week end.

Starò via fino al 4 di ottobre, un rilassante week end a zonzo per il centro italia. Purtroppo non porterò dietro con me il telescopio ma a quanto pare il tempo metereologico non è molto a misura di astrofilo neofita.

Poco male, vedrò di sfruttare il tempo libero per leggere e finalmente riposare.Wink

 

Buon week end lungo a tutti!

 

Il mio primo telescopio: parte II – La montatura

Il Mio Primo Telescopio

Leggi la parte prima: Il Presupposto

Dunque, stabilito ciò che possiamo osservare con un telescopio,scendo un pò piu nel dettaglio per andare a vedere superficialmente quali sono i componenti di base di cui tenere conto nella scelta del primo telescopio. Voglio però concentrare gli sforzi parlando di ciò che all’astrofilo comune appare come uno standard: il telescopio riflettore newtoniano. E’ quello che normalmente viene indicato come primo telescopio, si trova anche a costi accettabili (dalle 200 euro in su), già con una spesa intorno alle 5/600 euro si può “ambire” ad uno strumento con ottimo rapporto qualità prezzo. Ovviamente di telescopi ce ne sono una marea, dobsoniani, newtoniani, rifrattori, riflettori, quadrati, tondi, di traverso, col freno a mano, autoradio, accendisigari, frigobar, neon viola, spoiler retrattile e lettore dvd. Ahh!

Questo per dire che impossibile per il sottoscritto parlare di tutti i telescopi esistenti, non ne ho l’esperienza nè la competenza: quindi vedo di essere conciso di considerare quel poco che conosco solo in termini newtoniani in quanto normalmente rappresentano lo start-up di buona parte di Astrofili Neofiti. Ma se il vostro obbiettivo e solo la mera visualizzazione senza andare a pensare a foto & co, allora considerate anche la valutazione sui telescopi su montature Dobson: spesso si trovano strumenti molto corretti a prezzi interessanti.

Innanzitutto cominciamo da un elenco di ciò che parleremo, che rappresenta un pò la “noce” di tutte le opportunità che bisogna conoscere prima di fare una scelta:

  1. Montatura
  2. Motorizzazione
  3. Ottiche e focheggiatore
  4. Accessori (cannocchiale polare, adattatori fotografici, alimentatori, palmare GoTo, computerizzazione del sistema)

Cerchiamo di vederli un pò piu dettagliatamente, ma per onor di verità non mi spingerò oltre a ciò che sono le mie competenze e i miei esperimenti. Diciamo che posso raccontare attraverso la mia esperienza “perchè” mi trovo bene con ciò che ho a disposizione e in qualche caso perchè ho scelto determinate caratteristiche piuttosto che altre. Quindi ciò che dico va letto come infarinatura generale e non completa e come condivisione di un’esperienza.

Ritengo anche utile pensare a questi elementi in maniera separata,  durante l’acquisto: si può ovviamente scegliere un telescopio completo (come quello che ho acquistato io) oppure si può scegliere di acquistare separatamente alcuni oggetti (ad esempio montatura in un negozio e ottiche in un altro) a patto però di rispettare i requisiti di configurazione (ad esempio, che gli attacchi del telescopio siano adatti per la montatura, o che i motorini di Ascensione Retta e declinazione siano quelli specifici per la montatura, etc)

Sta alla vostra conoscenza e necessità scegliere come operare. Per quel che mi riguarda, ho adottato lo stesso ragionamento fatto nel precedente articolo: essendo un neofita, per eliminare una parte di errori e sbattimenti dati da errate configurazioni, ho preferito acquistare tutto in unica soluzione: un telescopio completo.

 La Montatura

La montatura è la base di appoggio su cui si muove il telescopio. Si trova appena sopra al treppiede ed ha gli attacchi per fissare la nostra ottica.

Normalmente, per chi non ha mai avuto un telescopio, la montatura rappresenta un’ovvietà (nel senso: se compro un telescopio è ovvio che mi danno la base su cui montarlo adatta) ma è proprio la montatura che rappresenta il punto principale del nostro sistema, sia dal punto di vista tecnico che da quello meramente pratico.

Ci sono diversi tipi di montature e diverse marche, normalmente se ne trovano due nel commercio entry level di largo consumo:

1) Montatura Altazimutale: è un tipo di montatura dove vi è la base che gira di 360 gradi e premette di passare ad esempio da nord a sud e da est a ovest semplicemente girando il telescopio, nella maniera piu intuitiva possibile. Invece per regolare “l’altezza”, c’è un perno che si posiziona piu o meno nel centro del tubo ottico. In un certo senso, per puntare un oggetto basta girarsi verso di esso e puntarlo come si farebbe con un fucile. Limite: a patto di prendere montature molto costose e particolarmente precise, non sono indicate per la fotografia.

2) Montatura Equatoriale: è un tipo di montatura in cui ci sono sempre due assi che si muovono, solo che il piano di riferimento è la terra e non il cielo. Quindi Permette degli inseguimenti molto piu lineari, è un pelo piu precisa ma è anche molto meno intuitiva. Per puntare ad esempio gli oggetti a sud, può diventare abbastanza laborioso posizionare in maniera corretta il telescopio, e sulle prime sembra quasi muoversi secondo regole illogiche. Quindi non si tratta di puntare gli oggetti come si farebbe con un fucile, ma di trovare il giusto modo per raggiungere la porzione di cielo che ci interessa. Limite: il costo e il peso. Una buona montatura equatoriale può costare anche svariate migliaia di euro, e pesa un bel pò.

Per dare l’idea di ciò di cui stiamo parlando ecco una foto (credits: comefunziona.it)

telescopio_03A sinistra c’è l’altazimutale, mentre a destra c’è l’equatoriale.

Già da questa immagine si può vedere come l’equatoriale sia  un pò piu “corposa” e un pò piu “complessa”. Ma piu versatile, senza ombra di dubbio.L’idea condivisa da molti astrofili è che l’equatoriale sia assolutamente preferibile se si intende poi approcciare all’ambito fotografico.

 Mentre sulla montatura altazimutale non trovo altro da aggiungere a causa di una certa inesperienza, sulla montatura equatoriale si aprono dei capitoli interi. Senza voler entrare troppo nello specifico, c’è un parametro da tenere conto ed è la capacità di supportare il peso. Le montature equatoriali che vanno per la maggiore sono le seguenti:

a) Eq 2

b) Eq 3

c) Eq 5

d) Heq5

6) Eq6

7) Eq8

A numero maggiore equivale una capacità di sopportare peso maggiore. Questo si traduce in maggior stabilità e inseguimento migliore una volta motorizzata con i motorini specifici per quel tipo di montatura.

Per rendere “efficace” questo discorso, prendo il caso della mia montatura: il mio telescopio viene fornito dalla casa madre con l’accoppiamento di una montatura Eq5.

La montatura Eq5 ha una capacità di carico “sulla carta” pari a circa 12 kg. Questo significa che 12 kg sono il peso massimo oltre il quale si va incontro a determinati danni (ai motorini, alle frizioni di bloccaggio etc) inoltre bisogna considerare che piu ci si avvicina alla soglia limite e meno risulterà stabile la montatura ad esempio a causa del vento o anche durante le semplice visualizzazione dove il telescopio lo si tocca, lo si striscia, ci si appoggia etc. Quindi va da se che caricare una montatura Eq5 a 12 kg è un’operazione che è meglio non fare.

Scendiamo quindi ad un teorico 10 kg di peso ammesso su questa montatura per una serata di osservazione visuale entro i termini di sicurezza.

Ora, il mio telescopio ha un diametro di circa 150mm e una focale di 750.  Il suo peso si aggira intorno ai 7 kg, sopra c’è un cercatore con la sua piastra (consideriamo un mezzo chiletto per stare abbondanti) in piu abbiamo l’oculare. Ci avviciniamo quindi intorno agli 8 kg.

Perchè è importante sapere questo dato? Perchè a volte i costruttori sono fin troppo generosi quando si tratta di valutare le potenzialità del proprio prodotto dal punto di vista fotografico, e non è raro trovare telescopi grandi quanto il mio appoggiati su montature piu esili e quindi meno stabili.

Questo è uno degli elementi che può “far perdere la pazienza”: si punta un oggetto e poi la montatura non è stabile, oppure i motorini di Ar e Dec non inseguono a dovere.

Quindi eviterei personalmente configurazioni di questo tipo che sono ottime per il visuale e per eventuali foto a posa corta (30 secondi) ma non per la lunga posa (dai 2 minuti in su):

Telescopio XY 200mm di apertura

1000 di focale

montatura Eq2

Se volessimo approcciare con questi set-up alla fotografia a lunga posa, ci troveremmo con un telescopio “enorme” rispetto alle possibilità della montatura e quindi uno strumento anche performante ma quasi inutilizzabile su una montatura cosi esile.

Altri esempi di configurazioni che ho letto in giro:

Telescopio 150mm (come il mio) montato su una Eq3.

oppure

Telescopio 200mm montato su una Eq5

Entrambe, le considererei configurazioni adatte al visuale e per la foto a corta posa (luna, Giove Saturno e brevi scatti di oggetti come Andromeda o qualche ammasso globulare) e fuori limite per il fotografico a lunga posa perchè il rischio di trovarsi poi con una montatura un pò ballerina non è indifferente. Quindi se fate come me, che in principio volevo solo fare visuale e poi mi son trovato ad appassionarmi alla fotografia a lunga posa, sappiate che se nel sistema non vi rimane abbastanza tolleranza  bisognerà prendere in considerazione un cambio radicale della montatura. Le strade sarebbero, nel secondo caso (telescopio da 200 su eq5): o si fa un downgrade dell’ottica (magari passando da un 200 di apertura ad un 150, ma può essere un pò demoralizzante) oppure si fa un upgrade della montatura (passando da una eq5 ad una heq5 o una eq6) Il secondo caso è ovviamente molto piu oneroso (dalle 500/800 se si va sull’usato fino ai 1.300/1.700 se si va sul nuovo).

 

Occhio alle Descrizioni del Prodotto

A volte sono le stesse descirizoni dei prodotti ad essere un pò ottimistiche e a questo bisogna prestare attenzione in riferimento all’accoppiata telescopio/montatura. Ad esempio nella descrizione del prodotto da me acquistato c’è scritto:

Particolarmente indicato per le fotografia a lunga posa, sara’ apprezzato dalla maggior parte degli astrofili che ricercano una grande versatilita’ unita ad immagini chiare e definite

Letto? Particolarmente indicato per la fotografia a lunga posa…verifichiamolo!

Dunque, se parliamo di fotografia a lunga posa, bisogna considerare che la stabilità è un obbligo indissolubile, pena la creazione di foto mosse e difficoltà nel mantenere l’allineamento. Ecco quindi che le tolleranze sui pesi scendono, bisogna stare almeno un 25% sotto al peso massimo consentito.

Riprendiamo la mia Eq5: peso massimo intorno ai 12kg, togliamo il 25% e abbiamo un limite fotografico teorico intorno ai 9 kg: per fare foto a lunga posa con autoguida elettronica, è necessario almeno avere un cercatore guida e poi è necessario considerare una camera di guida e una reflex o ccd per la foto (poi vedremo tutte ste cose). Invece se non volessi utilizzare autoguida elettronica ma fuori asse, non potrei probabilmente ottenere molti risultati perchè la focale del telescopio è un pò corta (750mm)

Quindi : 7 kg di telescopio + 1 kg tra reflex e ccd + 2 etti di cercatore (tagliato fine mi raccomando) ecco che andiamo intorno agli 8 kg e mezzo, siamo al limite. La montatura sarà infatti la prima cosa che cambierò in futuro, ben prima delle ottiche! Non avrebbe senso cambiare prima il gruppo ottico perchè se volessi acquistare un telescopio piu grande, non potrei utilizzarlo con profitto in ambito fotografico, andrei oltre tolleranze col rischio di buttare ore di “lavoro”.

Appare chiaro che diversamente da come scritto dal costruttore, la mia configurazione non è “particolarmente adatto per fare fotografia a lunga posa”  ma è considerabile al massimo entro la soglia limite per approcciare a questa tecnica. E infatti, foto a lunga posa ne faccio ma con mille accortezze che poi avrò modo di raccontare. Vi prometto che un giorno posterò i grafici dei movimenti dei motorini durante pose fotografiche e vedrete come la tendenza a “soffrire” il peso si fa ben sentire. Nessun problema,  e lo ripeto, nel visuale.

Ricapitoliamo: occhio alle super offerte ed ai telescopi sovradimensionati rispetto alla montatura. Tutto deve essere equilibrato.  Come ho scritto, conta tanto l’utilizzo che si prevede di fare: visuale, fotografico a corta posa, fotografico a lunga posa. Se prendete questo come riferimento, vedrete che configurazioni “oneste” possono essere telescopi da 150 su heq5 o  un’oneroso 250 su un’onerosa eq6, o telescopi da 114 su eq3 etc:  queste permetterebbero di fare ottime serate di visualizzazione, buoni inseguimenti e di ottenere pure qualche scatto decente, garantiti da una montatura piu che sufficiente allo scopo.

Non ho capito: Foto a lunga posa o corta posa

Lo dico in parole povere:

1) Foto a corta posa: per oggetti luminosi, si tratta di scatti che hanno un’esposizione entro il minuto/minuto e mezzo. Questo tipo di foto non necessita ulteriori attrezzi sulla montatura oltre al telescopio e la macchina fotografica. Va benissimo per planetario, alcuni ammassi globulari etc. Oltre al limite temporale, la foto viene mossa a causa di errori intrinsechi (allineamento, errore meccanico, etc)

2) Foto a lunga posa: per oggetti poco luminosi, si tratta di scatti che non hanno un limite espositivo  (possono essere anche di un’ora di esposizione), e necessitano di un sistema di guida (che sia fuori asse o parallelo). Per un sistema di guida, è necessario un telescopio aggiuntivo con una camera di acquisizione aggiuntiva che permetta di inseguire il movimento celeste. Poi la guida può essere manuale o automatica etc ma come principio generale, bisogna considerare un carico maggiore sulla montatura.

Nel prossimo articolo parleremo dei motorini, goto etc. Intanto, buona ricerca

 

 

 

Pronti all’Eclisse di Sole?

In attesa di un’altra eclissi parziale decisamente più maestosa, nel 2015, accontentiamoci di osservare (o semplicemente di sapere che si verificherà) un’eclissi Totale-Anulare di Sole che interesserà praticamente tutta l’Africa, a parte la zona di Città del Capo: come sappiamo, tutte le eclissi sono fenomeni che si possono osservare sulla terra solamente all’interno di una zona ben determinata e calcolabile con larghissimo anticipo. Per ogni eclissi perciò ci sarà una fascia della Terra particolarmente fortunata, altre zone potranno godere di maggiore o minore copertura del Sole da parte della Luna, mentre in un’altra fascia ci saranno le zone più sfortunate.

la mappa globale di visibilità dell'eclissi del 3 novembre

la mappa globale di visibilità dell’eclissi del 3 novembre

In questo caso la nostra penisola sarà praticamente tagliata in due da quella odiata linea rossa che indica il limite settentrionale di visibilità dell’eclissi: come possiamo vedere nella mappa della Terra realizzata dal mio programma (che utilizzo da sempre in questi articoli) la curva rossa più settentrionale lambisce ma non tocca quella crocetta rossa che identifica Roma. Viceversa tutta la Sardegna, tutta la Sicilia e gran parte dell’Italia Meridionale potrà godere di questo raro evento, superando a stento una percentuale di oscuramento pari al 10%: la zona più fortunata sarà la più meridionale dell’Italia, per intenderci l’Isola di Lampedusa, con un grado di oscuramento pari a 10% alle 13:20.

L'Italia divisa in due dal limite settentrionale dell'eclissi

L’Italia divisa in due dal limite settentrionale dell’eclissi

In quest’altro disegno sempre tratto dal mio programma, possiamo vedere in dettaglio quale parte dell’Italia è interessata all’evento, quella a sud della curva rossa superiore. Quella più in basso identifica le zone che osserveranno una grandezza dell’eclissi pari al 10%.

In occasione di questo evento ho usato anche i dati calcolati con il famosissimo programma Occult 4, ben noto a chi si occupa di Occultazioni lunari, ma che non si limita a questa branca dell’Astronomia: avremo occasione di parlarne sia in articoli che nel forum. Basta solo dire che è il programma di riferimento per le Occultazioni e viene utilizzato in tutto il mondo, grazie alla sua potenza e precisione, legata però strettamente ad una non facile utilizzabilità. Utilizzandolo con costanza e capendo sempre bene cosa si fa e cosa fornisce, se ne potranno trarre i benefici.

Aggiungo che il programma si scarica da questo link,  che è gratuito e che si aggiorna costantemente con dati di stelle, asteroidi, pianeti e satelliti, provenienti dai migliori database mondiali: il tutto stavolta con una semplicità estrema! Si deve aggiornare un certo database? Il programma lo comunica non appena lo si esegue, indicando chiaramente qual è il database, per cui non rimane che premere il pulsante corrispondente…

Occult 4 è altamente configurabile (in modo stavolta giustamente più difficile, ma non impossibile) ed in particolare si può creare un file di siti di osservazione per cui lui calcola i dati di un certo fenomeno: sono già presenti file contenenti le coordinate delle principali città mondiali, suddivise per continente, mentre si possono creare elenchi secondo le proprie necessità: è così che ho creato il file contenente le coordinate dei capoluoghi di regione italiani ed altre città importanti.

Ecco gli istanti principali per alcune città del sud Italia

gli orari delle fasi principali dell'eclissi

gli orari delle fasi principali dell’eclissi

in questa tabella vediamo l’ora e l’altezza del Sole sull’orizzonte per l’istante di inizio, del massimo e della fine dell’eclissi:  infine abbiamo la grandezza dell’eclissi, sempre molto piccola.

Visto che il programma lo fornisce, per curiosità vi mostro la mappa di google con inserita la famosa curva del limite settentrionale…

il limite settentrionale dell'eclissi

il limite settentrionale dell’eclissi

Buone osservazioni!”

 

Questo bellissimo articolo è stato scritto da Pierluigi Panunzi, ed è di proprietà e pubblicato su Astronomia.com.

La versione originale la trovere al seguente LINK.

Report: Moonwatching del 12 Ottobre 2013 e visualizzazione 16 Ottobre

Voglio fare un piccolo report su due serate proficue nel mio percorso di astrofilo neofita.

Parto con il 12 ottobre, la serata internazionale di MoonWathcing in cui astrofili di tutto il mondo hanno fotografato e osservato il nostro amato satellite.

Nel mio piccolo anche io ho voluto dare un contributo a questa serata, poi naufragata a causa di un mancato riconoscimento della mia periferica di acquisizione da parte del discutibile Window 8.

Poco male..ho ripetuto la serata osservativa il giorno seguente con profitto, dopo aver finalmente sistemato il guaio informatico.

E cosi alle 21 circa mi sono posizionato fuori in terrazzo, in compagnia di un buon amico chitarrista Cool…c’era una luna davvero invitante, cielo abbastanza sereno. Pochi minuti per montare il telescopio, in tutta tranquillità ho effettuato l’allineamento alla stella polare. Bel seeing, nonostante l’inquinamento luminoso che spesso mi fa dannare durante le serate di test fotografico.

Era solo la seconda volta che provavo la mia webcam ASI120MM, acquistata principalmente per effettuare autoguida. Ma mi è bastato poco per riconoscere che andiamo d’accordo anche quando si tratta di fotografare la luna. Cara la mia ciccia…

La tecnica di acquisizione è abbastanza semplice: la webcam registra file in formato AVI, poi questi vanno processati con un programma specifico. Personalmente mi trovo bene con Registax in versione 5: questo software divide il video in frame, dopodichè puoi scegliere i migliori e sommarli tra di loro al fine di ottenere una fotografia piu dettagliata.

Collegata quindi la cam e via..puntato il telescopio verso la Luna. Qualche piccola incomprensione con il mio focheggiatore (che ahimè è uno dei talloni d’achille del mio strumento) e si è materializzata di fronte a me lo spettacolo lunare, bello dettagliato…che gran passione l’astrofilia. E chi l’aveva mai vista una luna cosi? Certo, ci sono molte foto online fatte da altri, ma quando gli sforzi sono i tuoi la soddisfazione sale a mille.

Ho quindi verificato l’inseguimento corretto e ho effettuato alcune riprese, 3 video di circa un minuto da dare in pasto a Registax per l’elaborazione. Un piccolo controllo ai valori di esposizione affinchè non vi fossero pixel bruciati…ed eccola qua, la mia luna.

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16 Ottobre

Sono poi uscito nuovamente qualche giorno dopo, ed ho provato a fotografare la luna al 99% la sera prima dell’eclisse di luna. Cielo pulito, avevo in mente di provare la reflex Sony Alpha 230. Non è un fulmine per l’astrofotografia, però direi che ha fatto abbastanza bene il suo lavoro considerando che è normale avere meno dettaglio con lune piu “luminose”. Ed eccola qua, foto a scatto singolo con ISO 100…1390645_384769661625788_313316370_n

Infine voglio postare la foto di un amico astrofilo molto molto preparato e molto bravo. Ha fatto questa foto non con un telescopio, ma con una reflex collegata ad un teleobbiettivo di cui non ricordo le specifiche (ahimè). Beh..pregevole, nei dettagli e nel “respiro” di questa foto.

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Purtroppo, a causa del maltempo (forte nebbia) non mi è stato possibile fotografare l’eclisse lunare di ottobre. Ne ho approfittato però per effettuare una bella foto di giove, che posterò in un prossimo report.

Alla prossima e sperimentate Cool

Il mio primo telescopio: parte I – Il presupposto

Con questo piccolo contributo voglio dare il mio semplice apporto al processo che permette di diventare astrofili. Siccome ritengo che un astrofilo principiante come me non abbia nè l’idea nè la voglia di spolparsi centinaia di pagine di sigle, mica sigle, recensioni etc, ho voluto creare una serie di articoli piu che altro “narrativi” e “discorsivi” che basano la loro ragion d’essere sulle considerazioni piu che sulla tecnica spicciola. Per cui ovviamente sono costretto ad essere abbastanza “lunghetto” nell’esposizione, ma forse piu chiaro ed a misura di Astrofilo Neofita

Partiamo dal principio: se sei capitato qua è perchè almeno una volta nella vita ti è balenata l’idea di acquistare un telescopio.

Il momento dell’acquisto del primo telescopio è spesso travagliato e con mille dubbi, online ci sono milioni di guide, c’è tutta una letteratura dedicata, il piu delle volte complessa e di difficile approccio soprattutto per chi, come me, si è svegliato una mattina e si è trovato a scegliere all’improvviso l’acquisto di un telescopio.

Il mondo dell’astrofilia è un mondo fatto di sigle, calcoli, esperimenti ed esperienza. E’ questo il primo limite di ogni neo-astrofilo: trovarsi ad avere a che fare con strumenti che si sono sviluppati con anni di studi alle spalle, che progrediscono insieme alla tecnica e alle nuove scoperte, che si basano su leggi fisiche che non sono facilmente intuibili..basti pensare che il processo per determinare in maniera corretta il movimento della volta celeste ha subìto secoli di ritocchi, di nuove osservazioni, di nuove intuizioni.

E’ però vero che seppur io sia astrofilo solo da qualche tempo, le numerose sessioni di test mi hanno permesso di individuare alcuni punti di interesse che possono aiutarvi nella scelta;  spero che anche voi, visitando altri siti, leggendo altra documentazione e soprattutto incontrandovi con il gruppo astrofili di vostra preferenza, riusciate a trovare la vostra strada.

Da Dove Parto?

Che accade? Accade che ultimamente state guardando il cielo..magari vi trovate ad osservare un pò di stelle sotto un bel cielo oppure siete appena stati ad uno “star party” (eventi di astrofilia a cielo aperto) e siete tornati a casa colmi di emozioni nuove. Si guarda il cielo e si sospira: quanto sarebbe bello avere un telescopio. Chi non ci ha mai pensato? Si torna un pò bambini, un pò sognatori…il telescopio è uno strumento del tutto paragonabile alla maschera subacquea: certo, si può guardare il mare quando è trasparente anche dall’alto e scorgerne il fondale, ma non si ha la sensazione di essere immersi nell’acqua e quasi toccare con mano le coste frastagliate, le insenature, i coralli. Il telescopio quindi è la nostra maschera subacquea, è lo strumento che permette di avere l’esperienza osservativa piu entusiasmante in termini di cielo.

E’ essenziale capire cosa si vuole fare con un telescopio. E qua cascano “gli asini” nel senso che se una persona vuole acquistare il suo primo telescopio difficilmente ha idea di cosa aspettarsi da uno strumento del genere: vedrò come Hubble? oppure non vedrò niente?

Scegliere cosa vedere

Tipico dialogo tra due persone, una esperta e l’altra no:

Come primo telescopio, cosa mi consigli di comprare?

Risposta:

dipende..tu cosa vuoi vedere?

pensiero: e che cavolo ne so???

Essendo una domanda di difficile risposta per tutti noi neofiti, nel mio piccolo posso “scopiazzare” due macro-gruppi di oggetti

a) planetario: marte, giove, venere, mercurio, saturno, luna etc.

b) deek sky, ovvero oggetti del cielo profondo: galassie, ammassi stellari, nebulose, sistemi stellari doppi etc.

Essendo che siamo neofiti e non sappiamo assolutamente scegliere, ecco una serie di mie personali considerazioni.

Innanzitutto, a meno che non sappiate già cosa aspettarvi, normalmente tutti siamo affascinati dalle lunghe distanze (senza nulla togliere all’entusiasmante osservazione planetaria). Quindi la prima “soddisfazione” che erroneamente si cerca è quella di osservare oggetti “il piu lontano possibile” e con il “maggior ingrandimento possibile“.

Si pensa infatti che piu un telescopio ingrandisca e meglio è, ed  una delle prime reazioni è quella di cercare quello che costa meno e che abbia i maggior ingrandimenti possibili. Questa è una reazione falsata dall’inesperienza, perchè il telescopio non è fatto solo di ingrandimenti e ottiche ma anche di montature, oculari e capacità di raccogliere la luce e questo avremo poi  modo di approfondirlo successivamente. Il principio fondamentale quindi è quello di non affidarsi esclusivamente “alla pancia”, a cercare la prestazione mettendo anche in secondo piano aspetti di primaria importanza. In un certo senso è come valutare l’acquisto di un’auto considerando solo il motore potente. Se dentro l’auto ci state scomodi, avrete anche un ottimo motore ma vi passerà la voglia di guidarla.

Quindi prendendo il macrogruppo della visualizzazione planetaria, a meno che non si abbia già una predilezione in cuor proprio, potrei dire che una volta osservati i pianeti e la luna, si fa avanti l’esigenza di andare oltre. A mio avviso, siccome siamo astrofili neofiti,  il consiglio piu appropriato è cercare il compromesso con uno strumento che permetta di non perdere troppo in entrambi i campi: planetario e deep sky.

Esempio: il mio telescopio è uno Ziel Galaxy 1 ed è un telescopio che gira intorno alle 630,00 euro completo di motorini e montatura. Questo telescopio mi permette di osservare sia planetario che deep sky con una definizione apprezzabile per essere il mio primo telescopio. Tenetelo bene a mente questo, è fondamentale…altrimenti il rischio è quello di usare il telescopio due volte e poi riporlo nell’armadio a vita. Il primo telescopio deve permettere di fare un pò tutto, non è importante che sia eccellente in un campo particolare, ma che permetta di avere una visualizzazione media in tutto il campo di possibilità celesti: sia pianeti che oggetti. In questo modo, potrete sperimentare giorno dopo giorno ciò che vi interessa di piu, capire il cielo e permettervi un futuro acquisto di strumentazione piu performante nel vostro campo di interesse.

Nel mio percorso, il primo desiderio è stato osservare la Luna, poi sono passato a Venere, Marte e Saturno. Dopodichè ho sentito l’esigenza di spingermi oltre. Quindi comprare un telescopio per guardare la luna e focalizzarsi solo su quello, può essere limitante.  A mio avviso è quindi opportuno evitare di precludersi totalmente delle strade, siano esse planetario, deep sky, o visuale piuttosto che fotografico. 

Ora: il punto “focale” della questione che dobbiamo chiarire è: cosa vedrò nel mio telescopio. 

Bene, è giusto chiarirsi subito: se ti aspetti di vedere oggetti in questo modo:

Orione_005

ti dico già: SCORDATELO DI VEDERE LA NEBULOSA DI ORIONE IN QUESTO MODO CON UN TELESCOPIO.

Ma non perchè “si spende poco”. Anzi..è’una questione di occhio, è una caratteristica fisiologica che non ci permette di vedere gli oggetti colorati al telescopio, quindi potreste anche spendere tre mila di euro ma se vi trovate in visuale difficilmente scorgereste dei colori. Chi vede oggetti colorati in un telescopio amatoriale, probabilmente ha una caratteristica fisica in piu nel suo occhio che gli permette di avere piu sensibilità.

Siccome non possiamo aspettarci una cosa che normalmente il nostro occhio non fa, allora bisogna capire come reagirà il nostro occhio durante l’osservazione al telescopio:

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Piu o meno ci siamo.

Per questo è importante sapere, prima di acquistare, qual è il presupposto che porta all’acquisto: se l’intenzione è quella di vedere oggetti come li fotografa hubble, non esiste telescopio amatoriale in grado di darvi quella visualizzazione li.

Se invece il presupposto è quello di “godere” nell’osservare l’oggetto, scorgerne i dettagli, verificare ciò che si vede con della letteratura di supporto, fare stime di distanze, affascinarsi sull’enormità dell’universo etc. allora siamo sulla buona strada. Siete pronti per acquistare il vostro primo telescopio.

Successivamente vedremo alcune caratteristiche di interesse mantenendo sempre un input preciso: il primo telescopio deve aprire le strade, magari strade disconnesse, ma non deve anteporre cancelli. Deve permetterci di arrivare ovunque, tra mille buche, strade sterrate e difficoltà, ma non deve metterci un muro di fronte: per abbattere ogni muro, è necessario poi mettere mano al portafogli o alla meccanica.

Ultime considerazioni di questo lungo articolo.

Siete neofiti. Prendetevi questo lusso, siate orgogliosamente neofiti, ma ricordate anche che essere neofiti significa attribuire a sè stessi tutte le colpe di eventuali insuccessi. Invece la nostra crescita dipenderà in larga misura anche dallo strumento. E’ compito di noi neofiti quindi cercare un compromesso che ci permetta di limitare nel miglior modo possibile tutti gli errori dovuti invece allo strumento. Io a volte l’ho trovato, altre volte no…è un percorso.

Quindi le alternative sono due: o spendete davvero pochissimo (nell’ordine dei cento euro) per un telescopio che però vi fa correre il rischio di trovarvi limiti che vi pongono nell’ottica di non essere capaci ad usarlo, oppure spendete il giusto. Il giusto lo si determina proprio in base alle possibilità del “complesso sistema telescopio”: non solo ottiche, ma montatura, motorini, treppiede, focheggiatore, oculari etc.

Definiamo quindi il primo step riguardo alla spesa, considerando un importo nell’ordine dei 100 euro. Con questa cifra ci compro

1) Un pessimo telescopio, con una pessima montatura

2) un ottimo binocolo con buone ottiche.

Quindi, a meno che con 100 euro non vi capiti l’occasione (amici, parenti, etc) oppure se non vi è possibile spendere piu di 100 euro consiglio un binocolo. Off course.

Cineteca: Nascita, vita e Morte di una stella

…e anche questo week end si avvia verso la sua naturale fine. Domani è lunedi, inizia una nuova settimana. Nella tranquillità della domenica sera, mi piace sempre osservare e studiare qualche aspetto del cielo, come un viaggio mentale che mi aiuta ad imparare qualcosa e contemporaneamente mi estranea dalle incombenze del giorno successivo.

E’ interessante il processo di vita di una stella, una lotta estrema alla sopravvivenza, una gara verso la vita che comunque culminerà con la “morte”. Una stella si gioca tutto, fino all’ultimo elemento combustibile disponibile, prima di collassare e terminare il suo stato di “stella”.

Buona domenica sera a tutti.

Supervulcani su Marte

Credits: Focus.it

Marte, pur avendo un diametro (circa 6.800 km) di poco superiore alla metà di quello della Terra ed una massa  pari a un decimo di quella del nostro pianeta, ha alcuni vulcani che superano in dimensioni ed altezza i maggiori vulcani terrestri. I più massicci vulcani di Marte sono collocati in due regioni:
– la regione di Tharsis, che comprende tre diversi vulcani a scudo: Ascraeus Mons in alto a destra, il Pavonis Mons nel mezzo e l’Arsia Mons nel basso dell’immagine mentre verso il confine nord est della regione primeggia l’enorme mole dell’Olympus Mons. I tre vulcani sono più piccoli dell’Olympus Mons ma si estendono, alla base, da 350 a 450 km di larghezza e raggiungono un’altezza di circa 15 km.
– la regione Elysium, che ha vulcani più piccoli della regione Tharsis, ma con una diversa storia geologica, comprende tre vulcani principali: Hecates Tholus, Elysium Mons ed Albor Mons. L’Hecates Tholus è largo,alla base, da 160 a 175 km ed ha una caldera complessa di dimensioni tra 9,1 e 13,7 km. L’Elysium Mons è il più grande vulcano di questa zona con dimensioni di base di 420×500×700 km e si eleva sino a 13 km sulle pianure che lo circondano. L’Albor Tholus, pure essendo il più piccolo, si estende da 150 a 160 km con una caldera sommitale ampia almeno 35 km.

 

Oxus Patera è un potenziale antico supervulcano di Marte. I bacini irregolari all’interno del cratere indicano stadi multipli del collasso della caldera. Il diametro del cratere è di circa 30 km. (ESA/Mars Express/Freie Universitat Berlin)

desso, i risultati di una recente ricerca effettuata da due ricercatori del Natural History Museum di Londra mostrano che la superficie di Marte sarebbe stata scolpita su scala globale dalla cenere e dalla lava espulse, durante le prime fasi di vita del pianeta, da alcuni vulcani esplosivi giganti, simili a quelli che sulla Terra si trovano al di sotto al Parco Nazionale di Yellowstone, o ai Campi Flegrei in Campania. In particolare, il cratere di uno di questi vulcani è stato individuato nell’area chiamata Arabia Terra, una regione nell’emisfero nord del Pianeta rosso che finora non era ritenuta vulcanica.
Dai dati raccolti si evince che i crateri in quell’area di Marte sono il risultato di una grande e violenta eruzione vulcanica e conseguente collasso dell’edificio vulcanico. Ma non solo, secondo gli autori dello studio i materiali volatili espulsi dai diversi vulcani di questa zona potrebbero aver causato importanti cambiamenti climatici su Marte.

Immagine in falsi colori della regione di Eden patera, che si pensa sia un altro antico super vulcano marziano. Il suo diametro è di circa 70 km e raggiunge una profondita di 1.800 metri. Le parti in colore rosso sono quelle più elevate, mentre quelle color viola e grigio quelle più depresse. (NASA/JPL/GSFC/ASU)

In particolare, i ricercatori hanno studiato Eden Patera, il primo di una lunga serie di crateri irregolari della regione Arabia Terra, dove sono stati individuati grandi depositi di materiali la cui origine non è ancora stata confermata, anche se quella vulcanica è l’ipotesi più accreditata.
Quando si parla di super vulcani o di vulcani giganti si deve pensare che questi possono espellere fino a 1.000 chilometri cubici di materiali durante una sola eruzione, proprio come è avvenuto in passato a Yellowstone, con eruzioni ben diverse da quelle dell’Etna o dal Vesuvio. I crateri nei supervulcani si formano molto spesso a causa del collasso della caldera (il deposito sotterraneo di magma). E’ raro che si verifichi il lento accumularsi della lava sulle pareti esterne del camino che caratterizza le eruzioni “normali”.

Il monte Olympus, che con i suoi circa 600 km di diametro e 27 km di altezza è il più grande vulcano del Sistema Solare, in questa immagine ripresa dalla sonda europea Mars Express è messo a confronto con la superficie della Germania. (ESA/Mars Express/Freie Universitat Berlin)

“La scoperta delle strutture dei super vulcani cambia radicalmente i nostri studi sul vulcanismo di Marte”, ha detto Joseph Michalski, uno degli autori dello studio. “Molti vulcani marziani sono facilmente riconoscibili dalla loro struttura a forma di scudo, simile a quella che si vede alle Hawaii. Sono delle formazioni abbastanza giovani e ci siamo sempre chiesti dove fossero ubicati i vulcani più antichi. E’ possibile che i primi vulcani fossero molto più esplosivi e abbiano formato strutture simili a quelle che vediamo ora in Arabia Terra”, ha aggiunto.
I ricercatori hanno ipotizzato che le prime fasi dell’evoluzione di Marte siano state caratterizzate proprio dalla presenza di molti vulcani giganti, soprattutto se si pensa che all’inizio la superficie di Marte doveva essere molto sottile e ciò avrebbe consentito al magma di salire più rapidamente, prima di rilasciare gas all’interno della crosta. Se altri studi futuri dovessero confermare queste ipotesi, cambierebbero radicalmente le teorie sul clima di Marte, su come si sia formata l’atmosfera e su quanto la superficie potesse essere abitabile.

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Spazio: i satelliti meteo diventano “sentinelle” per sorvegliare i meteoriti

I satelliti per le previsioni meteo possono diventare sentinelle utili per sorvegliare i meteoriti, lo testimoniano i dati raccolti dai satelliti meteo nel febbraio scorso, durante l’esplosione del meteorite di Chelyabinsk.

meteoriti tsunami

Lo studio, realizzato da un gruppo di ricercatori dell’Universita’ del Colorado e pubblicato sulla rivista dell’Accademia delle Scienze degli Stati Uniti (Pnas), dimostra che questo metodo puo’ aiutare a scoprire maggiori dettagli sull’origine di questi corpi celesti e monitorare anche le aree scarsamente abitate.

L’impatto di asteroidi di medie e grandi dimensioni, superiori a una decina di metri, e’ un fenomeno piuttosto raro che puo’ avere conseguenze molto gravi ma del quale sappiamo molto poco. La scarsita’ di informazioni e’ dovuta non solo alla rarita’ di questi eventi, ma al fatto che gli impatti possono avvenire in zone remote del pianeta e sfuggire all’occhio umano. L’esplosione del meteorite di Chelybinsk, avvenuta sui cieli della Russia pochi mesi fa, ha pero’ ora permesso di mettere a punto un ‘nuovo’ tipo di sentinelle in grado di analizzare le tracce di eventuali impatti anche in aree desertiche.

I ricercatori statunitensi hanno infatti testato gli strumenti a bordo delle decine di satelliti in orbita per lo studio del pianeta, come quelli meteorologici, e verificare come possano fornire preziose informazioni. Grazie a queste sentinelle spaziali si potra’ evitare di ‘perdere’ l’impatto di meteoriti come avvenne ad esempio a Tunkguska nel 1908, quando un corpo celeste provoco’ un’enorme esplosione in una vasta regione della Siberia. Dell’impatto, che se fosse avvenuto in aree urbane avrebbe avuto conseguenze catastrofiche, si ebbero solo pochissime testimonianze e comunque da persone distanti centinaia di chilometri dal sito.

Articolo di Meteoweb

Rubate l’anima alla Via Lattea!

Con questo semplice articolo vorrei aiutare coloro che mi seguono a scattare la prima interessante foto verso il cielo.

La proposta vede come primadonna  la magnifica Via Lattea, la nostra amatissima galassia. Una distesa di centinaia di miliardi di stelle, una vicina all’altra, che si staglia sopra le nostre teste ogni notte.

Non esistono periodi particolari per effettuare foto alla Via Lattea, va bene qualsiasi periodo dell’anno: l’importante è avere cieli veramente puliti (in montagna sarebbe l’ideale, magari per la settimana bianca) e che vi sia ampia visuale nella porzione di cielo di interesse.

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Come posso fare?

Dunque, prima cosa che dobbiamo capire è il concetto di base di una foto al cielo stellato, e nel dettaglio alla Via lattea. Innanzitutto va detto che se siete abituati a fotografare di giorno, bisognerà cambiare un pò la “prospettiva” delle azioni che in quelle condizioni si attuano. State fotografando di notte, quindi serve una posa piu lunga per imprimere piu luce nel sensore (o nella pellicola)Proprio per il fatto che l’otturatore rimane aperto per piu tempo, serve molta stabilità. Ecco che quindi diventa strettamente indispensabile avere un appoggio stabile, come può essere un cavalletto. Infine, bisogna considerare che qualsiasi vibrazione va evitata con cura e quindi abbiamo due alternative: o si scatta con un comando remoto (che sia un telecomando infrared o un telecomando a filo collegato alla fotocamera) o si imposta lo scatto ritardato, tipica impostazione dell’autoscatto. In questo modo si preme sul pulsante e si fa partire il conto alla rovescia e avrete tempo di allontanarvi dalla macchina fotografica.

Cosa Serve?

In seguito ai principi appena espressi, andiamo a vedere qual è il set-up minimo per ottenere foto accettabili della Via Lattea:

  1. Reflex: una qualsiasi reflex va bene, l’importante è che abbia un tempo di esposizione di almeno 30 secondi. Anche una compattina con queste funzioni potrebbe essere utile a patto però di togliere la maggior parte delle utility di scatto che normalmente questi dispositivi portano con se: autofocus, bilanciamenti strani dei colori etc.
  2. Cavalletto: non importa quanto sia alto o figo, l’importante è che sia stabile e ben stabilizzato
  3. Comando remoto, telecomando o scatto ritardato
  4. Obbiettivo: come obbiettivo va benissimo quello classico fornito dalla casa madre, solitamente un 18-55 con rapporto focale F/5. Utilizzate il campo piu largo che questo fornisce, in modo da raccogliere piu luce possibile (per intenderci: non zoommate…)

 Condizioni Necessarie

Onde evitare sbattimenti inutili, vediamo un pò quali sono le condizioni favorevoli per scattare una bella foto alla via lattea:

  1. Preferite serate di luna nuova: la luna, ahimè, causa un discreto disturbo nelle foto astronomiche. Interagisce sensibilmente con la qualità della foto in generale, apportando al cielo molta piu luce. Considerate che nella foto astronomica il risultato migliore lo si ha con il fondo cielo nero, mentre la luna lo colora di un velato blu scuro, diminuendo quindi il contrasto.
  2. Ampie porzioni di cielo libere e visione nitida delle costellazioni: questo può aiutare sommariamente a capire qual è  la condizione metereologica del cielo, l’umidità favorisce aloni mentre l’aria secca regala una percezione di trasparenza molto migliorata.

Iso ed Esposizioni

Iso: Se state usando una reflex digitale moderna, avrete senz’ombra di dubbio la possibilità di scegliere che ISO utilizzare. Normalmente viene utilizzata a 3.200, ma ciò non toglie che anche a 1.600 si possono ottenere ottimi risultati. Ricordate che piu aumentate l’iso e piu aumenta il disturbo e il rumore del sensore, in alcuni casi rovinando la foto. Viceversa, diminuendo l’iso aumenta la necessità di avere esposizioni piu lunghe, anche se questo problema può essere bypassato con una tecnica di somma e di scatto “dark frame” come specificato in fondo all’articolo.

Esposizioni: la determinazione dell’esposizione è importante per evitare pose troppo corte (e quindi scevre di risultati apprezzabili) o pose troppo lunghe (e quindi con vistosi mossi). La regola base è quella di dividere per 500 la lunghezza focale del vostro obbiettivo. Se state fotografando con 18-55mm, utilizzandolo a 18mm , la nostra eposizione teorica sarà: (500/18= 27 secondi)  Quindi avremo uno scatto a ISO 3200 di 27 secondi. Viceversa, se ingrandiamo con obbiettivi con piu focale, dovremo abbassare il tempo di posa altrimenti la foto viene mossa (ricordate che la terra si muove continuamente) e quindi un 60mm permetterà una posa senza effetto di mosso intorno agli 8 secondi. Siccome raramente in una foto del genere i risultati interessanti vengono dagli ingrandimenti, è preferibile avere l’angolo maggiore con maggior raccolta di luce e maggior esposizione.

Messa a Fuoco: meglio in manuale, difficilmente l’autofocus metterà a fuoco bene. Oppure se la vostra macchina lo consente, impostatela su fuoco “infinito”. Sia chiaro che anche in manuale avrete difficoltà ad ottenere una perfetta messa a fuoco con il solo mirino. L’unico consiglio è: tentate e trovate il fuoco piu adatto, tanto sono file su una memoria che vi frega se viene male no? Rifatela! Però pensate a come facevano una volta quando le digitali non esistevano e si faceva tutto su pellicola…fotografi GRANDIOSI!

Impostazioni Fotocamera

Da evitarsi: messa a fuoco automatica e bilanciamenti dei colori particolari. Eventualmente si evitino anche filtri automatici di riduzione del rumore o stabilizzazioni del sensore. Unica cosa “ammessa” è il bilanciamento del bianco automatica.

Quindi ricapitoliamo:

1) Posa intorno ai 30 secondi

2) Bilanciamento del bianco automatico

3) Scatto ritardato (o scatto remoto)

4) Iso preferibilmente a 3.200

Tecniche di Elaborazione

Anche in questo caso abbiamo piu alternative: se abbiamo a disposizione un buon rapporto tra Iso, Obbiettivo e Tempo di posa, possiamo anche accettare il risultato finale. Se invece avessimo dei limiti (ad esempio, impossibilità di fare pose oltre i 20 secondi o impossibilità di raggiungere ISO oltre i 1.600) allora conviene operare in altro modo, e cioè effettuare piu scatti e poi sommarli con DeepSkyStacker un software free molto utile e che permette di sommare piu file fotografici e di allinearli per ottenere un’unica immagine piu dettagliata.

Nel caso vi troviate ad effettuare in una sera una decina di scatti per poi sommarli, è necessario anche fare un paio di scatti con l’obbiettivo chiuso, mantenendo lo stesso tempo di posa e lo stesso valore di Iso. Questa tecnica permette di ottenere dei file tecnicamente chiamati “Dark Frame”, che riportano solo il rumore del sensore. Infatti, dopo un pò che si utilizza una macchina fotografica, il sensore si scalda e inizia a creare un disturbo. L’unico modo di toglier questo disturbo è fotografare il disturbo stesso, tappando appunto l’obbiettivo e scattando foto “nere”.

Con questo sistema, quando durante l’elaborazione si andranno a sommare le foto effettuate tramite DeepSkyStacker, avremo la possibilità di sottrarre i Dark Frame con una funzione apposita del software. Cosi facendo il software automaticamente sommerà le foto “vere” e sottrarrà il risultato delle foto “nere”, pulendo l’immagine finale.

Se avete fatto tutto bene, avrete scattato la vostra prima foto alla via Lattea. Non vi rimane che sperimentare periodicamente, la via lattea cambia continuamente, e ricordate che se volete imprimere nell’immagine anche le proporzioni per un effetto “va che roba”  includete sempre un oggetto terrestre nella posa: un albero, un tetto o delle montagne.

Ecco di seguito alcune foto (purtroppo non trovo piu quelle fatte dai miei amici, quindi sono costretto a prenderle dal web…sigh.)

 

Nikon D700 – Unico scatto da 20 secondi – credist Astrobin

 

Canon Eos350D – Unico Scatto 20 Secondi

 

Andare su Marte e’ difficile, ma restarci di piu’…(da Scienzaltro.it)

Fonte: Scienzaltro.it

Grande ressa di gente che vuole andare su Marte, se te lo sei perso leggi qui 

 Ma se andare è già un problema mostruoso restarci lo è ancora di più.  Fra le tante cause della difficoltà di permanere (sani) sul pianeta rosso c’è il problema radiazioni.

Su Marte, che ha atmosfera molto tenue che quindi non assorbe e campo magnetico nullo, le radiazioni cosmiche, formate da   particelle subatomiche provenienti dal Sole così come da altre sorgenti nella Via Lattea, hanno gioco facile ad arrivare al suolo ed essere così letali per ogni forma di vita. Danneggiano, ahimè, infatti il nostro DNA in modo irreparabile. 

 Noi sulla Terra siamo ben protetti, basta pensare che il nostro campo magnetico ci scherma dal 99.9 % delle radiazioni nocive, ultraviolette comprese (visto che siamo ancora un po’ abbronzatelli)

L’atmosfera poi fa il resto, dato che ci protegge, come uno schermo di piombo spesso 1 metro !! 

In questa bella infografica tutti i particolari.

Find out how radiation in space could threaten human explorations in this SPACE.com infographic.Link: http://scienz1.blogspot.it/2013/09/andare-su-marte-e-difficile-ma-restarci.html