Archivio mensile:settembre 2013

Il mio Big Bang!

3….2….1…BUM

Big Bang

Big Bang

…ecco questo è piu o meno ciò che è accaduto quel giorno in cui ho aperto la scatola del mio primo telescopio…aprendo quella scatola, all’improvviso sono stato proeittato a velocità luminale in  un mondo nuovo, affascinante e pieno di avventure.Penso che si potrebbe interpretare così l’inizio del “tutto”, del “mio tutto” in questo viaggio con il naso all’insu alla ricerca di oggetti, storie, miti e leggende.

Ma partiamo con ordine, dai saluti!

Ciao a tutti e benvenuti sulle pagine di Astrofilo Neofita. Ho scelto di aprire questo blog per cogliere alcuni aspetti che un neofita astrofilo si trova ad affrontare approcciando all’astrofilia. Tutti, bene o male, impariamo qualcosa nelle nostre passioni qualunque esse siano..ed è un processo quasi quotidiano. Si parte da domande banali, semplici e a volte anche fuori luogo, e troviamo risposte a volte chiedendo, a volte con l’esperienza o informandoci su internet. Spesso ci si sente anche un pò ignoranti a chiedere certe cose a chi invece ha un’esperienza di rilievo nel campo dell’hobby di interesse, magari perchè si pensa che le nostre lacune siano davvero al limite dell’umano concepibile o perchè ci si vergogna anche di chiedere “scusa…dove devo guardare?”. Ammetto che nella mia piccola esperienza, mi è capitato sia di fare questo tipo di domande (e mi capiterebbe ancora in certe situazioni, siamo sinceri!!) e mi è capitato anche di sentirmi chiedere “devo guardare qua?” (indicando il cercatore). Tutto normale, anche io ho fatto banali domande e continuo a farne, faccio errori continui ..a volte di valutazione, a volte di puntamento, a volte di interpretazione..perchè intendiamoci subito: io di questo oggetto, il telescopio, non so proprio nulla. E allora, visto che c’è la possiblità di trovare informazioni perchè non parlarne? Considerando che ancora oggi mi chiedo come funziona uno specchio e come ottenere ad esempio una buona messa a fuoco, perchè non scriverlo anche su un blog che faccia capire che il problema che ho io è lo stesso che può avere un lettore che ha comprato ieri lo stesso oggetto? Anche perchè, nel processo che fa allontanare alcuni dal mondo dell’astrofilia, c’è anche questo aspetto: non ci ho capito nulla e non so a chi chiedere.

Ecco, riassumendo: non sarà qua che si otterranno risposte, ma spero di poter dare conforto facendo capire che il problema che uno di voi può avere è lo stesso da cui sto passando io, da cui sono passato e da cui passerò. D’altronde, cosi come è vero che l’universo si espande, nella stessa maniera ci espandiamo noi, nella nostra passione, giorno dopo giorno, osservazione dopo osservazione.

Nell’aprile dell’anno 2012, sono venuto in possesso del mio primo telescopio. Un regalo, di mio suocero, che un bel giorno mi dice

“sai…fin da bambino ho desiderato un telescopio. Ormai ho una certa età…ma pensavo: se io lo compro, poi tu impari ad usarlo?”

Eh..hai detto poco!! Ecco come sono venuto in possesso del mio telescopio, uno Ziel Galaxy 1 Evolution Advanced.

Ziel_telescopio_Galaxy_1_evolution

La scelta cadde su questo telescopio per due motivi principali

1) mi venne consigliato da un grande amico.

2) aveva già il motorino AR e DEC. Vedremo poi cosa sono (ricordo a tutti i lettori la totale ignoranza del sottoscritto in merito all’astronomia quindi si renderà necessario parlare dell’ovvio!)

3) Nella descrizione vi era scritto

“Particolarmente indicato per la fotografia a lunga posa, sarà apprezzato dalla maggior parte degli astrofili che ricercano una grande versatilità unita ad immagini chiare e definite.”

Ovviamente, per me che non sapevo assolutamente nulla (e che continuo a non saperne nulla), non era particolarmente interessante la questione “fotografica” ma in questo mi venne in aiuto l’esperienza da musicista: quando acquisti una qualsiasi cosa, ricorda che potresti nel tempo trovarti con l’esigenza di approfondire alcune opportunità. Quindi, ho ragionato nello stesso modo…se avessi voluto fare delle foto, avrei potuto tentare anche quella strada.

Ci tengo a precisare che il telescopio di per sè non è certo una bomba, la possiamo considerare la base dell’entry level. Un pò “meno” di un giocattolo, nonostante questo se pensate che con 629 euro vi prendete montatura, telescopio e motorini beh..vale la pena. Giusto per parlare tra noi “neofiti” e lasciando da parte per un attimo chi davvero ne sa qualcosa, considerate che ci sono telescopi amatoriali che costano moooolto di piu! Io stesso conosco un paio di bravissimi astrofili che hanno speso anche oltre i 5/6.000 euro per un telescopio. Non dobbiamo a mio avviso paragonarci o pretendere quindi questi risultati, sarebbe prematuro e ci farebbe dire “seeee..io per guardare due stelle non voglio spendere tutti quei soldi!!!”.

Quindi, possiamo dire che il telescopio che ho scelto (e che fa parte di un’ampia gamma di scelte che chiunque può fare) è da considerarsi economico (parliamo di prezzo del nuovo sica chiaro) ma contestualmente è sufficiente per  non abbandonare l’astrofilia a causa di risultati mancati, inutilizzabilità, limiti intrinsechi avvilenti.

Vi pare poco? Per iniziare, quindi, questo telescopio mi ha permesso di osservare qualche pianeta (marte, venere, giove, saturno), ovviamente la luna, e alcuni oggetti molto belli: ammassi stellari, nebulose e galassie.

Una nota: quando lo acquistai, sempre su consiglio di un amico, lo scelsi appositamente senza il motore go-to. Il Go-To sarebbe un palmare connesso alla montatura attraverso apposite interfacce, che permette la ricerca auotmatica di oggetti. In soldoni, tu imposti un oggetto del catalogo (esempio NGCxxxx che sarebbe una galassia xxxx) e lui si muove da solo centrando (piu o meno) l’oggetto. Sicuramente è comodo…e vi garantisco che alla stessa cifra che ho speso io potreste trovare tranquillamente telescopi motorizzati con un computerino che, una volta settato, permette di trovare oggetti deep sky senza cercare tra le stelle. Ma anche in questo caso, ho ritenuto opportuno seguire il consiglio di non affidarmi in prima istanza a tale sistema, vi spiego per quale motivo.

Se vi si domandasse: qual è il primo strumento di un astrofilo? Tutti, me compreso, risponderemmo “il telescopio!” -Niente di piu sbagliato…il primo strumento di un astrofilo è il binocolo. Perchè il binocolo permette innanzitutto di capire un pò il cielo e quindi possiamo riuscire a farci “le ossa” imparando come si muovono le costellazioni, quali sono i periodi migliori per osservarle, e come sfruttare alcune tecniche di visualizzazione (come la visione distolta, di cui parleremo). E poi il binocolo insegna anche ad ambire a determinati oggetti, intuendo già quali sono i limiti visivi e cosa aspettarsi dalla visualizzazione. )Di tutto questo parleremo poi quando tratterò l’argomento, sempre dal punto di vista del neofita quale sono)

L’ho usato il binocolo? Non subito…un pò come tutti i frettolosi, non ho mai dedicato tempo all’osservazione delle costellazioni prima di avere un telescopio.

Quindi, ecco il motivo per il quale è stato un bene cominciare senza computer o ammenicoli che facilitano troppo: come si può amare il cielo se non lo conosco e se non lo capisco? Anche avere a disposizone un dispositivo di puntamento automatico renderebbe troppo facile il ricorrere a questo per trovare oggetti che magari già si conoscono. Quindi niente..via..niet..zut…ci sarà tempo per acquistare un sistema del genere. Al momento, meglio concentrarsi sul cielo….

..e prendersela comoda.

Le “scie chimiche” la leggenda di una bufala (Articolo de “La Stampa”)

Come una panzana inventata da due truffatori americani nel 1997, per colpa dell’irrazionalità e dell’antiscienza, è diventata per milioni di ignoranti un articolo di fede
silvia bencivelli

È una bufala volante, che percorre i nostri cieli da più di quindici anni. Una bufala minacciosa, che parla di sostanze chimiche rilasciate tra le nuvole da misteriosi aeroplani scuri, per avvelenare l’aria e provocare, addirittura, genocidi. Eppure è una bufala di cui sappiamo tutto, vita, morte e miracoli: da quando fu lanciata su internet da una maldestra banda del buco, a tutte le volte che è stata smentita al di là di ogni dubbio sensato. È la storia delle cosiddette scie chimiche, rilanciata su internet con la caparbia irragionevolezza dei complottisti e la complicità (ingenua?) dei politici di mezzo mondo. Oggi continua a spaventare, probabilmente ad arricchire qualcuno, e sicuramente a far sghignazzare molti altri. Ma, come tutte le bufale che si rispettino, ha una storia lunga e istruttiva.

 

Il padre delle scie chimiche si chiamava Richard Finke: non era uno scienziato, né un esperto di aeronautica, non aveva nessuna competenza in ambito di spionaggio. Però si mise in società con un certo Larry Wayne Harris che aveva aperto un’ambiziosa ditta di consulenza contro gli attacchi terroristici (la LWH Consulting). Era il 1997: i due, per farsi pubblicità, cominciarono a spammare email in cui annunciavano l’imminenza di un attacco. Ma le cose andarono male, il batterio della peste bubbonica non si fece vedere, e i due non si procurarono clienti. Fu così che Finke passò al contrattacco e scrisse a una mailing list sul bioterrorismo la seguente mail (questa è la versione riportata dal giornalista cacciabufale, o debunker, Jay Reynolds): “Il direttore di Aqua-tech Environmental… rivela oggi di aver trovato 1,2-dibromoetano (una sostanza molto tossica e cancerogena, ndr) in campioni di acqua… raccolti da contadini di Maryland e Pennsylvania. … La sostanza sembra essere mescolata al carburante degli aerei e dispersa costantemente nei nostri cieli. Le linee che riempiono i nostri cieli non sono scie di condensazione: vengono disperse e possono durare ore, rilasciando lentamente il flagello”. Il titolo, in perfetto stile complottardo, era scritto in maiuscolo, cominciava con Genocide on a wholesale (genocidio all’ingrosso) e conteneva la bellezza di cinque punti esclamativi su quindici parole.

 

La bufala cominciò così a volare. Finché nel 1999 non trovò una legittimazione mediatica in un programma radiofonico dedicato a complotti e ufologia, Coast to Coast AM di Art Bell, grazie a William Thomas, un giornalista americano che tuttora ha un sito internet sulle chemtrails (cioè le scie avvelenate) e tuttora scrive libri sul tema. La sua homepage lancia oggi skyder alert: il primo social network per appassionati di scie chimiche che può essere scaricato sugli smartphone e permette di inviare foto del cielo solcato da strisce bianche direttamente ai propri politici di riferimento.

 

Sì, perché le principali prove dell’esistenza del fenomeno sono, al momento, fotografie del cielo. Cieli azzurri o grigi, di campagna o di città, su cui si vedono coppie di strisce bianche che si allargano poi si dissolvono in fiocchi o in strie, che si intrecciano e si confondono fra loro. Solo con una rapida ricerca su internet se ne trovano a centinaia, forse migliaia, sono state scattate in tutto il mondo dai fautori della cospirazione aerea internazionale. Ci sono poi le fotografie dei velivoli che le rilascerebbero e, in Italia, dei cosiddetti elicotteri neri: secondo gli esperti di fotografia, sono solo foto controluce di normali elicotteri. Ma per i seguaci del complotto sarebbero strumenti del grande progetto di diffusione delle scie chimiche, che di volta in volta controllerebbero il territorio o disperderebbero le sostanze tossiche.

 

Del resto, si scopre che esisterebbero anche aerei bianchi, deputati a spruzzare sostanze tossiche ad alta quota. Per gli esperti di aeronautica, bella scoperta: quasi tutte le livree degli aerei sono bianche, soprattutto sulla pancia, e tutte, viste dal basso, soprattutto in condizioni di aria umida, ai nostri occhi appaiono più chiare di quanto non siano e perdono i dettagli. Infatti, guarda caso, aerei bianchi ed elicotteri neri non avrebbero finestrini. Volendo esagerare, tra le varianti più bizzarre della teoria si deve anche segnalare la presenza di aerei invisibili, dei quali ovviamente non esistono foto, e talvolta addirittura di scie chimiche invisibili.

 

Nella loro versione tradizionale, però, le scie chimiche vere e proprie sarebbero bianche e si riconoscerebbero dalle normali scie di condensazione degli aerei perché più spesse, più durature e genericamente insolite e sospette. Sarebbero anche recenti, cose degli ultimi vent’anni, a dispetto di documenti fotografici risalenti alla guerra civile spagnola e alla seconda guerra mondiale che mostrano il cielo striato dalle tracce dei bombardieri.

 

Oltre a Jay Reynolds, anche i debunker nostrani del Cicap, come Simone Angioni, chimico dell’università di Pavia, si sono messi a dare spiegazioni. In sostanza la sintesi è questa: “l’atmosfera è un fluido non omogeneo, in continuo mescolamento, e le condizioni di temperatura, umidità e pressione variano anche nel giro di poche decine di metri, come variano i forti venti di quelle altitudini”. Per cui il gas di scarico degli aerei forma scie di condensazione che non hanno sempre lo stesso aspetto e la stessa durata. “In generale, perché si formino ci vogliono temperature basse, quindi l’aereo deve trovarsi ad alta quota”. Ma quanto alta? “Dipende”. E, comunque, è impossibile misurare l’altezza di un aereo a occhio, o con strumenti grossolani, qui da terra.

 

Poi c’è la questione del contenuto delle scie chimiche: di che cosa sarebbero fatte? Di un sacco di cose. “Dal bario ai virus, da nanoparticelle a strani vaccini, da pesticidi tossici a misteriosi protozoi, fino a Ogm alieni”, spiega Angioni. Alcuni siti portano a sostegno della teoria analisi chimiche condotte su campioni di terra, di acqua, di materiali biologici, raccolti sotto la scia, in verticale, come se le polveri cadessero per terra, da dieci chilometri di altezza, giù a piombo. Molte di queste analisi riferiscono di concentrazioni di elementi chimici come il silicio, il bario e l’alluminio in linea con la normale presenza di questi elementi nel suolo terrestre. Per qualcuno, di recente, c’è anche il sospetto di un complotto internazionale per indurre modifiche climatiche con microparticelle metalliche o cose simili, che nasce dalla confusione con esperimenti veri, e pubblici, di modifica di microcondizioni climatiche. Ma in sostanza, niente di dimostrato e niente, alla fine, di veramente spaventoso. Solo una bufala che vola.

 

Eppure, si contano innumerevoli interrogazioni parlamentari che l’hanno sollevata, anche in Italia (l’ultima nel dicembre 2012 e la penultima nel 2011, presentata dall’onorevole Domenico Scilipoti), e poi trasmissioni televisive come Voyager e radio generalmente dedicate ad altri tipi di temi che non la scienza, come Radio Deejay. “Non è un vero business – precisa Angioni – piuttosto serve ad avere l’attenzione dei media e del pubblico, fino alla prima serata in tv”.

 

Altrettanti sono stati i relativi chiarimenti emessi dagli organi tecnici e scientifici, nell’inane sforzo di far fuori la bufala. Ci si è messo anche il debunker Paolo Attivissimo, che sul suo sito pone un legittimo dubbio: chi sarebbe tanto fesso da distribuire agenti tossici in aria, attraverso scie bianche in campo azzurro (quando di notte le stesse sarebbero invisibili) pur sapendo che, oltre alle sue vittime, anche lui stesso li respirerebbe?

 

Nonostante tutto, la bufala delle scie chimiche continua a viaggiare indisturbata. Perché? Secondo Angioni, per una ragione molto umana: “la convinzione di essere i salvatori del mondo è appagante, soprattutto se si può diventare eroi restando comodamente seduti alla propria scrivania. Mentre rivedere le proprie convinzioni significa tornare alla dura realtà. Così molti preferiscono rimanere nel mondo delle cospirazioni globali”. Quello in cui le bufale volano, per esempio.

Credits & Copyright: http://www.lastampa.it/2013/09/16/scienza/ambiente/inchiesta/le-scie-chimiche-la-leggenda-di-una-bufala-gO2V1NvGC3pVLliU3b4NBM/pagina.html