Skywarder.eu: A Milano esistono giovani che lanciano razzi verso il futuro

Riportiamo con enorme orgoglio uno splendido articolo che vede come protagonisti i nostri partner Skywarder.eu, un grande gruppo di studenti italiani con un grande record da battere.

Articolo di: Salvatore Todaro pubblicato su http://www.milanopost.info

Sito del progetto: http://www.skywarder.eu/blog/

In pochi conoscono la storia di sessanta giovani del Politecnico di Milano, a scala tra il primo e il quinto anno d’Ingegneria Aerospaziale e non solo, ragazzi che forse rappresentano una dimostrazione tangibile del fatto che, in Italia, non ci siano soltanto gli schizzinosi di cui parla Elsa Fornero.

Incontro per un caffè in centro Michele Messina e Antonio Lamonarca, rispettivamente il vicepresidente e uno dei fondatori di Skyward Experimental Rocketry. Si tratta di un’associazione di studenti nata per sviluppare e costruire prototipi di missili spaziali, col sogno di superare il record europeo di altitudine, magari contribuendo a migliorare il mondo attraverso questo mestiere.

Tutto è nato per gioco – mi raccontano. Per passione – meglio. Ci si trovava dopo l’università, si condividevano interessi in comune, si parlava di ciò che non è mai stato fatto. Poi ci s’interrogava sulla situazione italiana, sul fatto che un progetto non si possa nemmeno arrivare a pensare, sui finanziamenti che non si trovano mai. Lo scienziato a questo punto può lasciar perdere, oppure farsi venire quel colpo di genio che cambia il corso delle cose: i ragazzi erano poco meno di quindici, si guardano negli occhi e decidono. Proviamoci!

Skyward nasce nell’aprile scorso, quando questi quindici ragazzi si presentano a un pool di professori del Politecnico, ed espongono pedissequamente il perché e il per come del loro progetto. Il racconto di Michele e Antonio è più affascinante che mai: un razzo che vola oltre i 12,3 chilometri del record europeo d’altitudine può essere infatti utilizzato per diversi scopi, possono essere fatte con esso diverse rilevazioni, può rappresentare il viatico per costruzioni magari ancora più ambiziose. Il racconto di Michele e Antonio affascina pure quel pool di professori, che – pur avendo concesso a loro e agli ragazzi di Skyward solo venti minuti – finisce per ascoltarli oltre un’ora e mezza. Il sì arriva, il Politecnico patrocinerà Skyward, con tanto di finanziamento e appoggio logistico e contenutistico!

Ma questa storia è ancora più pazzesca se si guardano gli occhi di Michele, mentre me ne parla. Raggianti, che ci credono davvero, che pensano davvero come in fondo sia normale portare in tasca un sogno, mostrarlo un mondo intero, crederci insieme agli amici. Antonio risponde a qualunque domanda tecnica che gli pongo. Questi ragazzi riescono non solo a convincere me, ma tanti loro colleghi: ed ecco che l’associazione – come detto – da quindici componenti sale fino ai sessanta e più effettivi di oggi.

Ma come fanno sessanta ragazzi a costruire un razzo? “A costruire Rocksanne? Siamo tante competenze che si mettono insieme” – mi risponde Michele, svelandocene fra l’altro il nome. “Ognuno di noi fa qualcosa, e non deleghiamo niente. Mettiamo in pratica ciò che stiamo studiando, e i professori ci guardano dall’alto. Riutilizziamo tutti i materiali, facciamo mille verifiche, per noi niente ormai può essere considerato amatoriale”. Ribatte Antonio: “Abbiamo un programma di lungo termine, la costruzione del razzo si articolerà in tre fasi, e solo il terzo, quello finale, tra qualche anno, dovrebbe essere in grado, incrociando le dita, di superare il record che ci siamo proposti”.

Il record non è un vezzo, ma la rampa di lancio puntuale che dà concretezza a questo sogno. Il record non è però il loro unico pensiero: obiettivi dell’associazione sono la formazione sul campo, la sublimazione del lavoro di squadra, il messaggio di giovani che hanno un progetto e si rimboccano le maniche per realizzarlo, la possibilità di dar vita a un futuro storico. “Si parte da qui, e magari chissà dove si arriverà” – mi dicono all’unisono. “L’associazione continuerà pure dopo di noi, e noi vogliamo davvero mantenere per sempre la forza delle nostre energie, la forza delle nostre idee”.

Me lo dicono con quegli occhi e con quella precisione, me lo dicono con la verità che mi aspetterei di leggere dalla classe dirigente del futuro. L’associazione – che è presieduta da Giovanni Pandolfi e portata avanti ormai da più di sessanta ragazzi, che riceve finanziamenti dal Politecnico di Milano, e che si propone di costruire un razzo per superare un record e cambiare il mondo – è una storia positiva che ci tenevamo a raccontarvi, per dirvi che non siamo soli a credere ancora nelle grandi cose, e nel fatto che i giovani possano realizzarli: se lo vogliono, se li ascoltano, anche in Italia.

http://www.milanopost.info/2012/11/13/a-milano-esistono-giovani-che-lanciano-razzi-verso-il-futuro/

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