Archivio mensile:giugno 2012

Le Sette Religiose: EclisseForum.it intervista la Prof.ssa Raffaella Di Marzio – Prima Parte

Prima di cominciare occorre fare una lunga prefazione. 

Nell’immaginario collettivo, da sempre, quando si indica con il termine setta un gruppo di persone che praticano un credo o dei riti divinatori, si percepisce in maniera del tutto naturale l’accezione negativa di questa parola imputando anche indirettamente al gruppo “setta” qualche “fatto” legato automaticamente a brutte storie o “reati in via di sviluppo”. Questo atteggiamento è spesso spinto dai media e tramandato fin dall’antichità dalle filosofie religiose “mainstream”: mentre i primi si limitano a raccontare solo i casi eclatanti dei vari reati commessi in determinati contesti settari, le seconde “dettano” nei vari paesi con diverse culture le linee guida sull’identificazione di ciò che è “setta”. Il quadro che ne emerge è veicolo di forti contrapposizioni, una sorta di caccia alle streghe in cui la società spesso punta il dito e giudica senza conoscere in realtà cosa sia una “setta” e imputando ad essa la brutta prospettiva di “reati certi” che saranno commessi.

Il punto critico di questo “way of think” riguarda l’enorme impressione suscitata da alcune terribili storie legate a sette e gruppi religiosi particolari che, da sempre, hanno riempito le cronache popolari e che col tempo sono state radicate in ogni uomo. Grazie alla Professoressa Raffaella Di Marzio, abbiamo la possibilità di capire meglio cosa gravita attorno al mondo settario da una parte e quali siano i limiti legislativi degli interventi che vengono proposti, dall’altra (come, ad esempio, il DDL 569). Rimane tuttavia un fatto, e cioè che alcune vicende settarie hanno evidenziato gravi reati; per questo motivo abbiamo diviso questo importante intervento in due argomentazioni: la prima, che presentiamo con questa pubblicazione, riguarda l’identificazione e la conoscenza del fenomeno settario e quali sono le problematiche legislative che gravitano attorno ad esso, con un occhio di riguardo verso le possibili discriminazioni che potrebbero verificarsi. Il secondo argomento tratterà, invece, gli approcci psicologici al fenomeno, con un focus sulle possibili insidie connesse alla Rete.

Raffaella Di Marzio è psicologa clinica e di comunità e membro del Consiglio Direttivo della Società Italiana di Psicologia della Religione (SIPR). E’ laureata anche in «Scienze dell’Educazione» (Indirizzo di Psicologia) e Scienze Storico-Religiose. Attualmente è dottoranda presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma. Ha fondato e dirige il Centro di Consulenza online all’indirizzo www.dimarzio.it e collabora con il CESNUR (Centro Studi sulle Nuove Religioni), e l’ ICSA (International Cultic Study Association), Ha collaborato con questa organizzazione come membro del Comitato scientifico della rivista Cultic Studies Review: An Internet Journal of Research, News & Opinion (CSR) e, dal 2010, ne è corrispondente internazionale, oltre che membro del Comitato Editoriale della rivista ICSA TODAY.

NOTA: per la particolarità dell’argomento contenuto in questi interventi, la riproducibilità di questo articolo è ESPRESSAMENTE VIETATA se non autorizzata in forma scritta dall’amministrazione di EclisseForum.it.

Si ringrazia la Prof. Di Marzio e gli utenti di EclisseForum per l’enorme partecipazione nella stesura di questo articolo.

 

Sull’identificazione delle sette:

Cos’è di fatto una religione? E cos’è una setta? Quali sono le differenze sostanziali?

 Non c’è alcuna definizione scientifica condivisa di “setta o “religione”.

 La stessa Chiesa nacque come setta per eccellenza e nel tempo è la stessa Chiesa che dal punto di vista storico ha considerato “sette” altri movimenti religiosi. Il termine setta religiosa, indipendentemente dal suo significato etimologico, viene percepito con connotati molto negativi nella società odierna. Come si è evoluta questa percezione dal punto di vista storico?

La ricostruzione storica sarebbe troppo complessa da fare tuttavia fornisco qualche indicazione generale:

– Definizione di Ernst Troeltsch: Dal punto di vista sociologico nei primi decenni del ventesimo secolo Ernst Troeltsch (1865-1923) aveva proposto la distinzione fra il tipo-Chiesa (un gruppo religioso in armonia con la società circostante), il tipo-setta (un gruppo religioso che contesta la società circostante), il tipo-mistico (un gruppo religioso che fissa la sua attenzione sull’auto-perfezionamento dei membri). Questa distinzione non funziona perché non tiene conto del continuo cambiamento che si verifica nei gruppi religiosi i quali si trasformano continuamente nella struttura, nella dottrina e nella prassi.

 -Definizione sociologica: Il sociologo Benjamin Zablocki ipotizza che si possa parlare di “setta” nel senso di “organizzazione ideologica tenuta insieme da relazioni carismatiche e richiedente un impegno totale”. Per “carisma” si intende un potere spirituale o una qualità personale che dà ad un individuo una considerevole influenza  o autorità su un gran numero di persone. Da ciò ne deriva che una setta è caratterizzata da un’ideologia, forti richieste che provengono da quella ideologia, e potenti processi di influenza socio-psicologica che inducono i membri di quel gruppo a rispondere a quelle richieste. Un problema relativo a questo tentativo di definizione è che un movimento difficilmente può essere definito “in toto” come “setta”. I movimenti sono composti da persone e da piccoli sottogruppi ciascuno dei quali si presenta con dinamiche diverse e spesso questi comportamenti “settari” non appartengono all’intero movimento ma a qualche singolo individuo.

 – Definizione criminologica:  La parola “setta”, nel modo in cui comunemente viene intesa,  prescinde completamente dal suo significato letterale e dalla sua etimologia. Associare la parola “setta” ad un determinato gruppo significa, nella realtà, indicare una entità intrinsecamente “cattiva”, che schiavizza (fisicamente e psicologicamente) i suoi membri, guidata da leaders che perseguono finalità distruttive a danno del singolo e della società. questo tentativo di distinguere le credenze settarie da quelle religiose non ha riscontri reali e viene messo in crisi ogni volta che una religione istituzionale e ben integrata in un contesto sociale si rende protagonista di episodi moralmente riprovevoli o addirittura criminosi.

Per queste sue connotazioni fortemente discriminanti, velate talvolta anche di un razzismo strisciante, il termine “setta”  è stato ormai da diversi anni abbandonato nelle pubblicazioni scientifiche della maggior parte degli studiosi del fenomeno.

– Posizione del Consiglio d’Europa: Il Consiglio d’Europa, nel 1999, ha scoraggiato l’uso della parola setta: gli stati membri sono stati invitati ad utilizzare la definizione di “gruppi di natura religiosa, spirituale o esoterica”. In questo modo, secondo il Consiglio, si eviterebbero tre insidie: discriminare gruppi con dottrine strane ma del tutto innocui; includere, tra i gruppi pericolosi, organizzazioni perfettamente inserite nelle religioni maggioritarie; distinguere, in maniera discutibile e arbitraria, le sette dalle religioni.

A chi spetta l’identificazione dello status di “setta”?

A mio avviso non spetta a nessuno perché la parola non corrisponde a un oggetto chiaro e preciso e può essere usata arbitrariamente

 Quali influenze ha la Chiesa su questo aspetto?

La Chiesa cattolica può avere una certa influenza se i suoi rappresentanti etichettano qualche gruppo come “setta”, poiché in Italia la religione cattolica è maggioritaria, Lo stesso può accadere nei paesi dove la religione cattolica è minoritaria e i cattolici vengono etichettati come “setta” dai rappresentati della religione di maggioranza (per es. Islam)

 Ogni tanto emerge il dubbio che le sette sfruttino alcuni contesti religiosi imponenti per adescare proseliti. Esistono alcuni movimenti che basano i propri principi su determinati valori religiosi e che si tramutano successivamente in sette?

Non è possibile rispondere a questa domanda poiché in essa si mettono in contrapposizione la setta e i valori religiosi, cioè si ripropone la differenza tra setta (cattiva) e religione (buona) che non ha alcun riscontro nella realtà. Ci sono gruppi religiosi che nel tempo subiscono dei cambiamenti e diventano sempre più “chiusi” e autoritari ma ciò avviene in tutti i contesti religiosi sia minoritari che maggioritari e anche nella Chiesa cattolica ci sono gruppi e movimenti che sono stati accusati di essere “sette” e di fare proselitismo come le “sette”.

 Il fenomeno sette in Italia: statistiche e leggi

 Il “trend” delle sette, soprattutto grazie ad internet, è aumentato rispetto a 10 anni fa? Se si di quanto?

Se per sette si intendono le minoranze religiose, sì, c’è stato un aumento anche perché è aumentata l’immigrazione che ha portato altri culti e forme religiose nel nostro Paese. Internet sicuramente amplifica il fenomeno perché una singola persona può creare un sito, chiamarlo “associazione” e dire che è un associazione religiosa, ma poi bisogna vedere chi e cosa c’è veramente dietro, se non è solo un sito.

Quali sono i profili psicologici e le età maggiormente colpite dalle sette?

Se per sette si intendono gruppi religiosi minoritari non c’è un’ età precisa, tutti possono decidere di aderire a un gruppo religioso diverso da quello maggioritario, e questo si verifica non perché c’è una patologia o un profilo psicologico particolare ma perché ogni persona può a un certo punto della sua vita sentire il bisogno di affidarsi a una entità superiore o a un valore supremo insieme ad altre persone che condividono questa scelta. L’affiliazione può avvenire in momenti di crisi oppure in momenti di grande felicità e soddisfazione. E’ una affermazione errata quella secondo la quale l’affiliazione avviene SOLO quando le persone stanno male o sono deboli, non è sempre così e ci sono casi diversissimi tra loro.

Quanto è radicato il fenomeno delle sette nel nostro Paese? Potrebbe fornirci qualche numero?

 Gli unici dati attendibili sono quelli forniti dal CESNUR, con il quale collaboro, e sono pubblicati all’indirizzo:

 http://www.cesnur.org/religioni_italia/introduzione_01.htm

E’ importante però precisare che questi dati non indicano il numero delle “sette” in Italia, perché L’Enciclopedia curata da CESNUR non utilizza questa terminologia (vedi l’Introduzione all’Opera). Questi sono i dati dei gruppi, associazioni, realtà spirituali di diverso genere, che in Italia rientrano in diversi filoni di religiosità e spiritualità e che si collocano al di fuori della tradizione cattolica propriamente detta.

 I dati generali sono questi:

“Anche se in molti casi le statistiche sono difficili, i totali di questa ricerca relativi a quanti chiaramente manifestano un’identità religiosa diversa dalla cattolica in Italia sono di circa 1.395.000 unità se si prendono in esame i cittadini italiani, e di circa 4.358.000 unità se si aggiungono gli immigrati non cittadini, il che ha rilievo principalmente per il mondo islamico e secondariamente per un’immigrazione cristiano-ortodossa dall’Est europeo di proporzioni notevoli, ma anche  per esempio  per l’induismo, il buddhismo, le religioni sikh e radhasoami, un robusto protestantesimo pentecostale e battista di origine cinese, coreana, filippina e africana, o l’immigrazione copta proveniente da diversi Paesi dell’Africa.
Anche fra i cittadini un dato che include quanti hanno acquisito la cittadinanza, con una media che dal 2005 al 2012 supera le 40.000 unità annue.Siamo come si vede a una percentuale sul totale della popolazione fissata a 60.626.442 residenti, secondo i più recenti dati del bilancio demografico, resi noti nel 2011 dall’Istituto nazionale di statistica, dei quali gli stranieri sono 4.570.317, pari al 7,5% (un’incidenza superiore alla media dell’Unione Europea, pari al 6,5%)  del 2,5%, più del doppio del mitico uno per cento più volte infondatamente menzionato. Se si considerano i residenti sul territorio la percentuale di appartenenti a minoranze religiose sale intorno al 7,2%. Presentiamo queste conclusioni insieme senza trarne alcuna specifica conseguenza di carattere generale il che andrebbe ben oltre i compiti di questo nostro lavoro  e consapevoli del fatto che documentare il pluralismo è un gesto a suo modo “politico” (DATI CESNUR 2012).”

 A livello legislativo, quali sono gli “estremi” che di fatto imputano a una comunità lo status di setta? Quali sono i parametri entro i quali è possibile intervenire a livello legale?

 Non ci sono parametri per stabilire quando un gruppo è setta e quando non lo è a livello legislativo. Ci sono gruppi di tutti i tipi all’interno dei quali si compiono reati e la giustizia si deve occupare dei reati e di chi li commette, non di stabilire se un gruppo è una setta oppure no, tra l’altro non c’è alcuna definizione condivisa di questa parola. A livello legale si interviene colpendo chi, all’interno di qualsiasi tipo di aggregazione o come individuo singolo, commette i reati previsti dal codice penale

 La legislazione italiana è dura quanto quella francese nei confronti delle sette?

 La legislazione italiana non ha una legge contro la manipolazione mentale e, comunque, in Francia quella legge si è dimostrata quasi del tutto inapplicabile.

 Nel nostro paese, le associazioni registrate “anti-setta” vengono stimolate e sono ufficialmente riconosciute come “bene pubblico”? Possono denunciare e muovere cause collettive in nome delle vittime?

 Certo, e lo fanno continuamente. Ci sono alcuni politici che credono nella loro utilità.

Sul DDL 569

Il Testo:

 Dopo l’articolo 613 del codice penale è inserito il seguente:

«Art. 613-bis. – (Manipolazione mentale). – Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, mediante tecniche di condizionamento della personalità o di suggestione praticate con mezzi materiali o psicologici, pone taluno in uno stato di soggezione continuativa tale da escludere o da limitare grandemente la libertà di autodeterminazione è punito con la reclusione da due a sei anni.

Se il fatto è commesso nell’ambito di un gruppo che promuove o pratica attività finalizzate a creare o sfruttare la dipendenza psicologica o fisica delle persone che vi partecipano, ovvero se il colpevole ha agito al fine di commettere un reato, le pene di cui al primo comma sono aumentate da un terzo alla metà.
Se i fatti previsti nei commi 1 e 2 sono commessi in danno di persona minore di anni diciotto, la pena non può essere inferiore a sei anni di reclusione».

In quale contesto può operare un’associazione “anti-setta” in Italia e cosa pensa Lei della situazione legislativa italiana in questo senso?

 Come ho detto nella mia audizione al Senato e come ho provato attraverso i documenti che ho depositato presso la Commissione Giustizia:

1)Non esiste alcun “allarme sette” in Italia

 Nel nostro Paese è in atto una sorta di “strategia del terrore” per quanto riguarda il cosiddetto “allarme sette”, cavallo di battaglia della propaganda antisettaria, un fenomeno oggetto di studio da parte della sociologia e psicologia già da decenni. Con l’aiuto dei media le associazioni antisette riescono a creare uno stato di allarme sociale e a influenzare anche chi ha il compito di affrontare l’eventuale emergenza, cioè il mondo politico. E’ vero che dentro alcuni gruppi religiosi si compiono reati, come avviene in altri gruppi, tuttavia le leggi vigenti, a mio avviso, sono sufficienti a punire gli eventuali reati.

 2) Il DDL 569 è una norma che può colpire indiscriminatamente il “dissenso” (qua: DDL569)


Il DDL 569, la proposta di legge per introdurre nel codice penale il reato di manipolazione mentale, analogamente ad altre precedenti proposte, non è, a mio avviso, utile a tutelare le cosiddette ”vittime” delle sette religiose. Si tratta di una norma che potrebbe colpire indiscriminatamente anche gruppi religiosi innocui poiché si fonda su una nozione, quella di “manipolazione mentale”, incerta, difficile da accertare e, per questo, rifiutata dalla maggior parte degli studiosi. Ritengo, in base all’esperienza che ho accumulato in oltre 15 anni di esperienza, che il problema da affrontare sia molto complesso e le soluzioni semplicistiche rischiano di peggiorare la situazione e acuire le sofferenze delle stesse vittime (famiglie o adepti che siano).

 3)Il DDL 569 non risolve il problema dell’affiliazione “non gradita”

Se l’obiettivo è quello di restituire alle famiglie i figli o parenti irretiti dalle “sette” credo sia fallito in partenza, poiché chiunque sia veramente irretito da un leader carismatico vede nella persecuzione del suo “idolo” un segno chiaro della sua “bontà” e del suo destino “superiore” che, proprio perché tale, non viene compreso dal “mondo”, cioè da chi non fa parte della “setta”. L’esperienza insegna che il “condizionamento mentale” si rafforza quando vengono intraprese azioni di forza per costringere l’adepto a staccarsi dal suo leader, o viceversa.

 4)E’ difficile misurare il “grado” di manipolazione mentale

Un altro elemento fortemente discutibile in questo DDL è che non si comprende come si possa distinguere, misurare o stabilire il grado di “manipolazione” subita da una persona. Ci sono molti casi in cui la scelta di aderire ad un gruppo religioso alternativo o minoritario è libera e serena, frutto di riflessione personale. Come si farà a distinguere il consenso viziato da quello libero?

5)Le “sette” sono gruppi religiosi percepiti “devianti” dalla società

L’accusa di essere “setta” e di essere stato “manipolato mentalmente” può essere rivolta a tutti gruppi religiosi anche a quelli che la società riconosce come maggioritari e generalmente accettati. In Italia accusare qualcuno di essere “setta” equivale ad attribuire un marchio di infamia senza alcuna giustificazione a persone, famiglie e associazioni che hanno la “colpa” di avere dei nemici, spesso ex adepti.

6)La posizione del Consiglio d’Europa contraria a “leggi speciali”

Anche il Consiglio d’Europa, intervenendo subito dopo i gravissimi episodi di suicidi e omicidi avvenuti negli anni novanta in Europa, si è pronunciato contro leggi speciali in materia di “sette”, come risulta dall’ importante Raccomandazione 1412 (1999) in cui, rivolgendosi agli Stati membri, proponeva diverse azioni, ma non “leggi speciali”: Il Consiglio d’Europa, al n.10 della Raccomandazione 1412(1999), chiedeva:l’uso delle normali procedure della legge penale e civile contro le pratiche illegali svolte in nome di gruppi di natura religiosa, esoterica o spirituale”.

7) Manca fondamento scientifico per la nozione di “manipolazione mentale” applicata a gruppi religiosi

La Divisione 36 dell’APA (Divisione di Psicologia della Religione) ha approvato una risoluzione nella quale dichiarava:“…non c’è consenso sul fatto che vi siano sufficienti ricerche in ambito psicologico che pongano sullo stesso piano, dal punto di vista scientifico, la persuasione indebita non fisica (denominata anche «persuasione coercitiva»,«controllo mentale», o «lavaggio del cervello») con le tecniche di influenza che sono normalmente praticate da uno o più gruppi religiosi (APA, 1991).

In conclusione io credo che per affrontare adeguatamente i problemi legati al fenomeno dell’affiliazione a gruppi settari di vario genere sono necessari interventi ad ampio raggio che coinvolgano diversi enti e soggetti in campo sanitario, educativo, religioso e culturale. L’affiliazione ai nuovi culti non è un fenomeno da considerare in se stesso come “patologico” poiché l’adesione ad una religione, maggioritaria o minoritaria, non costituisce, di per sé, un problema per la salute mentale dell’individuo. Anzi, spesso la dimensione religiosa diventa una componente della personalità arricchente ed unificante, tanto da poterne spesso verificare gli effetti positivi sul benessere psicofisico dell’individuo. Il fenomeno si affronta adeguatamente non istituendo nuovi reati ma promuovendo la prevenzione attraverso una corretta informazione. Nei casi, invece, in cui l’affiliazione religiosa assume un carattere deformato fino a causare danni di vario genere alle persone, è necessario che vengano intraprese alcune iniziative concrete per fornire l’assistenza e l’aiuto psicologico e pedagogico necessario nei casi di conflitti individuali e/o familiari.

 In Italia la presenza del Vaticano permette un’interazione diretta su tante normative, Questo avviene anche sull’identificazione delle sette? Se si, l’ingerenza non rischia di limitare l’efficacia di una legge a tal proposito?

 

Io ritengo che il Vaticano non dovrebbe ingerire in alcun modo sulle leggi dello Stato. I cattolici e anche le gerarchie cattoliche hanno il diritto-dovere di esprimere le loro opinioni che, in uno Stato laico, sono solo opinioni, e anche le minoranze hanno il diritto-dovere di esprimerle. Lo Stato ha il dovere di promulgare leggi che siano eque per tutti i cittadini a qualsiasi confessione appartengano

Se si potesse fare un paragone, qual è la situazione legislativa negli altri Paesi occidentali?

 A parte la Francia che ha dimostrato un antisettarismo aggressivo, da molti anni, l’atteggiamento degli Stati è abbastanza tollerante, a parte il caso del Belgio che stilò, alcuni anni fa, un elenco di “sette” nel quale comparivano anche gruppi cattolici riconosciuti. Successivamente non mi sembra che ci siano stati dei rigurgiti antisettari in quel paese, ma non rientra nelle mie competenze la conoscenza della situazione legislativa generale nei diversi paesi europei, perciò potrei sbagliarmi

Per eventuali approfondimenti, rimandiamo alla pubblicazione della Dottoressa Di Marzio:

Nuove religioni e sette. La psicologia di fronte alle nuove forme di culto”. Edizioni Scientifiche Magi, Roma, 2010

(http://nuovereligioniesette.blogspot.it/)

Si ringrazia la Prof.ssa Di Marzio Raffaella per la disponibilità. L’appuntamento è tra qualche settimana, con la stesura della seconda parte dell’Articolo “Le Sette Religiose: EclisseForum.it Intervista la Prof.ssa Raffaella di Marzio”

Stay Tuned!

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Il Fracking, I Terremoti e L’emilia Romagna: EclisseForum.it Intervista il Prof. Marco Mucciarelli – Parte II di II

Eccoci al secondo appuntamento dell’Intervista rilasciataci dal Prof.Marco Mucciarelli in tema di Fracking, Terremoti ed i recenti avvenimenti sismici emiliano-romagnoli. Nella prima parte abbiamo trattato approfonditamente le tecniche del Fracking,  in questa parte vedremo in maniera dettagliata la situazione sismica, lo stato della ricerca geologica e alcune smentite alle solite bufale che circolano online. Si ringrazia nuovamente il Prof.Mucciarelli e tutti gli utenti di EclisseForum.it

La prima parte dell’articolo si trova al seguente LINK

Sui terremoti Emiliano Romagnoli 

Ho sentito parlare di due faglie attive attualmente in Emilia Romagna, ve ne sono altre che potrebbero attivarsi?

L’Emilia è una regione che presenta tre principali zone sismiche, interessate in passato da forti terremoti: quella dei fronti sepolti sotto la pianura padana, la zona di appennino al confine con la Toscana (Mugello, Garfagnana, Lunigiana) e la costa tra Rimini e Cattolica.

Perché in Italia eventi sismici, come quelli recenti, che a seconda di alcuni esperti sono considerati medi, se non minori, causano un tale disastro, al contrario di paesi come il Giappone o la California? E’ solo una questione al come si costruisce, o ci sono altri fattori da considerare?

 La tipologia costruttiva è senz’altro il fattore predominante. L’altro fattore è che la sismicità in Italia è meno frequente che in California o Giappone, e questo comporta un falso senso di sicurezza che si traduce in una assenza di comportamenti sismicamente sicuri da parte delle popolazione (ad esempio si ignorano accorgimenti per rendere meno pericoloso l’interno e l’arredamento delle abitazioni o si sottovaluta la scarsa qualità sismica di certi terreni, come si è visto con le liquefazioni in Emilia)

Leggendo un po’ in giro ho saputo che la zona colpita di recente dal sisma era considerata non sismica fino al 2003, mentre successivamente era stata classificata come a basso rischio. Al momento del sisma, quale era la classificazione di rischio ufficiale per la zona colpita, e quella stimata dai sismologi?

La stima non era di basso rischio, ma di bassa pericolosità. Il rischio deriva dalla combinazione della probabilità che avvenga un terremoto (pericolosità) con la capacità o meno di resistere degli edifici (vulnerabilità) e con la densità abitativa (esposizione).

C’è, disponibile al pubblico, una mappa reale del rischio sismico delle varie zone d’italia? Nel senso che, se quelle ufficiali rilasciate dal governo italiano non sono aggiornate od esatte, vi è una mappa con le reali valutazioni dei sismologi?

Esistono molte mappe di rischio pubblicate da vari autori, che stimano ad esempio il numero di abitazioni che si danneggeranno in un certo periodo, oppure il numero di morti e feriti attesi. Bisogna capire però una cosa importante: per tutti i rischi ci deve essere un bilancio tra i danni attesi ed i costi per prevenirli. Non è realistico pensare ad un mondo a rischio zero perché non avremmo le risorse per permettercelo. Bisogna costruire bene dove si deve risparmiando dove si può. Inoltre bisogna accettare l’idea che la mappa di pericolosità e di rischio sono oggetti dinamici che possono cambiare con il variare delle nostre conoscenze.

 

Sulla Ricerca

C’è un modo in cui, un comune cittadino, indipendentemente dal suo titolo di studio, possa collaborare con i sismologi? In parole povere, esiste un modo in cui una persona qualsiasi possa rendersi utile per voi?

Il modo più semplice di collaborare alle ricerche è compilare i questionari on-line disponibili su vari siti (INGV, INOGS, CSEM, USGS) ogni qualvolta si avverte un terremoto. Si producono cosi mappe di intensità macrosismica in tempo reale molto utili per lo studio dei terremoti e dei loro effetti

Si sente spesso che la ricerca in italia, in qualsiasi campo, è colpita cronicamente dalla mancanza di fondi, ciò vale anche per i vostri studi? Oppure vista la loro importanza siete sufficientemente finanziati?

Abbastanza finanziati rispetto ad altri settori, ma molto meno di quelle che sarebbero le necessità

 

Sulle dicerie on-line

C’è chi accusa un sistema quale HAARP (uno studio sull’atmosfera con emissioni radio a basse frequenza, finalizzato a migliorare le telecomunicazioni) come responsabile del sisma nella pianura padana. E’ possibile, anche solo teoricamente, che delle emissioni radio a bassa frequenza provochino sismi?

No.

C’è chi afferma che vi possono essere metodi per provocare artificialmente un terremoto. Tale affermazione è vera? Se anche non lo fosse, quali potrebbero essere e quanta energia sarebbe necessaria?

L’uomo causa terremoti con molte sue attività, dalle miniere alla costruzione di grandi bacini idroelettrici, dalla reiniezione di fluidi alle estrazioni petrolifere. Non può intenzionalmente provocare un terremoto “a comando” come sostengono alcuni. Per un calcolo delle energie necessarie e per fare capire come, ad esempio, HAARP non c’entri nulla con i terremoti, consiglio questo link: http://www.cicap.org/new/articolo.php?id=273694

Vi sono persone che dicono di saper prevedere i terremoti, uno su tanti Giampaolo Giuliani, per fare un esempio. Quanti metodi vengono proposti per prevedere un terremoto, e quanto questi metodi sono attendibili, od anche solo parzialmente efficaci?

La risposta più sintetica è: moltissimi metodi proposti, efficaci nessuno.

Al momento, nonostante tutti i soldi investiti dal Giappone (lacuna sismica di Tokai ) e USA (terremoto Parkfield) non si sono trovati precursori in grado di prevedere i terremoti. Di radon in Emila-Romagna me ne sono occupato anch’io quasi 20 anni fa in un articolo pubblicato nel 1994. La conclusione era che le emissioni di radon sono correlate ai terremoti, ma mentre a volte avvengono prima, a volte avvengono subito dopo il terremoto e questo le rende inutili come precursori.

Sul perché predire i terremoti non solo è attualmente impossibile, ma anche inutile, vi segnalo due link:

http://tersiscio.blogspot.it/2012/06/il-gioco-sporco-della-previsione-dei.html

http://tersiscio.blogspot.it/2012/01/la-direttivita-di-un-terremoto-e.html

 

Articolo riproducibile citando in chiaro la fonte

By Creedence

Prof.Mucciarelli Marco

Blog e Pagine Personali

http://www.unibas.it/utenti/mucciarelli/Marco_Mucciarelli/Home.html

http://tersiscio.blogspot.it/

Il Fracking, I Terremoti e L’Emilia Romagna: EclisseForum.it Intervista il Prof. Marco Mucciarelli – Parte I di II

In questi giorni e nei giorni passati, in seguito alla serie di eventi sismici che ha colpito l’Emilia Romagna, abbiamo assistito ad un tam tam di notizie spesso incontrollate ed infondate che puntavano il dito contro le attività delle compagnie petrolifere e si è parlato molto di tecniche di fratturazione ( Fracking) o lo stoccaggio di gas nel sottosuolo come causa scatenante di terremoti. Durante le argomentazioni di discussione sul nostro forum, abbiamo scelto di affidarci ad un esperto a cui porre delle domande di interesse riguardo a quanto sta accadendo in Emilia Romagna. Grazie all’enorme disponibilità del Prof.Mucciarelli, siamo lieti di porre all’attenzione dei lettori questi due ottimi articoli (di cui pubblichiamo oggi la prima parte) che trattanto questo caso sotto numerosi aspetti, dalla tecnica del fracking, alle normative per spingersi fino alla prevedibilità di sismi. Il professor Marco Mucciarelli è Laureato in Fisica, professore universitario e insegna Sismologia Applicata presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università della Basilicata oltre ad essere impegnato attivamente  nell’area di ricerca “Scienza dei Terremoti”. Si ringrazia sentitamente il Professore e gli utenti di EclisseForum.it per la collaborazione e la sinergia. (Link alla discussione sul Forum)

IL FRACKING

In brevi parole, cos’è il fracking?

Il fracking è un acronimo per fratturazione idraulica. Sino dalla fine degli anni 40, in molti pozzi petroliferi al termine del foro verticale si è prodotto un aumento della porosità mediante acqua in pressione che produce microfratture nelle quali si installano microparticelle di materiale ceramico (proppant) che le mantiene aperte migliorando la conducibilità idraulica e quindi la produttività del pozzo. Il fracking che si pratica ora negli USA e di cui si parla prevede lunghi fori orizzontali nei quali viene iniettata acqua mista a solventi ed anche ad altri idrocarburi, acidi e traccianti radioattivi per recuperare gas intrappolato in strati poco porosi.

Qual è il processo attraverso il quale il fracking crea movimenti tellurici?

Vi sono due modalità. Durante le operazioni di fratturazione e reiniezione si producono scosse di limitata magnitudo. Gli eventi maggiori sono invece causati dalla re-iniezione in profondità dei reflui (acqua fortemente inquinata e non trattabile)

Qual è la differenza tra Fracking e perforazioni? E’ possibile che tali attività siano coinvolte nei sismi in Emilia? O in caso di risposta negativa, quali sono gli elementi che secondo Lei scagionano il fracking come causa delle sismicità di questi giorni?

Perforazioni per lo sfruttamento di idrocarburi ve ne sono a migliaia in tutto il mondo, ed in questi casi si sono verificati un numero limitato di eventi sismici indotti, dovuti alla diminuzione di pressione nei giacimenti o alla reiniezione di reflui. Il fracking è scagionato per il terremoto in Emilia per il semplice motivo che non si pratica in Europa. In molte nazioni è esplicitamente vietato. Inoltre non è un tipo di attività che si nasconde nel giardino di casa. Una torre di trivellazione per arrivare a 6 km di profondità, dove vengono iniettati i reflui, è enorme e deve rimanere sul luogo per mesi.

Quali sono i vantaggi per l’uomo nell’utilizzo della tecnica di fracking , tanto da rischiare un terremoto che non ha moltà utilità, se non quello di far spendere i soldi per una ricostruzione e pagare un tributo alto in vite umane? I vantaggi della compagnia rispetto ai rischi ambientali (sismi e territorio) restituiscono un bliancio positivo?

I vantaggi sono di natura economica. Negli Statii Uniti negli ultimi due anni il prezzo del metano si è dimezzato per la grande disponibilità di gas ottenuto con il fracking.

Quali sono i rischi di contaminazione ambientale legati all’ attività di Fracking?

Ci sono due tipi di problemi: si sono lamentati casi in cui la fratturazione si è estesa dallo strato di interesse minerario a qualli adiacenti, provocando contaminazioni delle falde idriche per uso potabile, ed inoltre rimane irrisolto il problema dello smaltimento delle enormi quantità di acqua e fango contaminati che la tecnica produce. Al momento quello che non viene reiniettato viene lasciato in enormi vasche a cielo aperto

 Esistono organi di controllo che regolarizzano l’ attività di Fracking in modo tale da non provocare sismi di magnitudo notevole che possano mettere a rischio la comunità?

Proprio in questi giorni l’EPA (l’ente per l’ambiente USA) ha iniziato la discussione pubblica su un regolamento complessivo delle attività di fracking con particolare riguardo all’inquinamento idrico ed alla sismicità indotta.

Il Fracking può provocare micro-scosse localizzate, ma per quale motivo in alcuni paesi questa attività è stata vietata? I motivi sono connessi ai rischi ambientali o alla possibilità che si creino sismi molto più preoccupanti?

I paesi che lo hanno vietato lo hanno fatto per motivi di tutela ambientale, essendo paesi poco o per nulla sismici.

Nel suo sito si intuisce che spetta alle compagnie petrolifere fornire materiale documentale su eventuali microsismicità indotte. ma questo aspetto non è controproducente nei confronti della sicurezza sull’utilizzo di tali tecniche?

L’informazione è indispensabile se si vuole un rapporto  corretto con le popolazioni che devono accettare o meno certe pratiche nei loro territori. Per fare un esempio legato ad un’altra attività di cui molto si parla in Emilia, lo stoccaggio gas nel sottosuolo, esistono siti di gestori che informano su quale sia la massima magnitudo attesa e si assumono la responsabilità totale per ogni danno eventualmente causato.

Grazie a tutti, a breve pubblicheremo la seconda parte dell’intervista. Stay Tuned!

 

Articolo riproducibile citando in chiaro la fonte

By Creedence

Prof.Mucciarelli Marco

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