Nibiru, Demontis e la Scienza: Un rapporto travagliato.

***Ne stiamo discutendo qui***

In questo articolo ci occuperemo di un personaggio di spicco nel panorama del catastrofismo italiano, sedicente esperto di lingue antiche e noto sostenitore delle ipotesi avanzate dal romanziere Zecharia Sitchin.

Ma prima le presentazioni.

Alessandro Demontis alias Ningishzidda74, questo il nome del nostro amico,  è un sardo di Sassari che vive a Pomezia e lavora in una ditta che progetta impianti chimici. I suoi studi ufficiali si fermano al primo anno di università di chimica, al primo anno dell’Università di lingue letterature straniere e una qualifica come tecnico per la gestione delle acque e delle risorse ambientali. Da autodidatta afferma di aver studiato: occultismo, esoterismo, ritualistica magica, inglese, tedesco, serbo ed etrusco. Dal 2002, scopre i libri di Sitchin ed inizia a studiare la lingua e la cultura sumera [1]. Si dedica anche allo studio delle religioni ed ha affermato di essere stato satanista per 12 anni. [2]

Fin qui tutto ok, non fosse che questo simpatico giovanotto tutto pepe, sia un accanito sostenitore del Sitchin e delle sue teorie, cosa che lo ha portato molte volte a scontrarsi col sottoscritto e con altri che, come me, sostenitori di Sitchin non sono proprio. Inoltre, lo ha fatto andare su tutte le furie il nostro articolo con l’intervista al professor Verderame , tanto da portarlo ad usare un linguaggio poco rispettoso verso il Professore stesso, prima, durante e dopo un breve dibattito sul nostro forum, e poi a produrre documenti autoreferenziali, dove cerca di far apparire Verderame come un ignorante, in ossequio alla “teoria della montagna di merda” (tranne per l’idiota poichè Demontis non lo è), con toni saccenti ed espressioni non certo cordiali.

Attualmente, il solo sentire sentire nominare il nostro sito o il professor Verderame, gli provoca l’orticaria, tanto da spingerlo a portare avanti una petizione affinché Wikipedia italiana gli consenta di esporre le proprie argomentazioni indimostrate, manco fosse Howard Carter redivivo, dopo che sulla pagina di Sitchin è comparso un riferimento all’intervista del Professore. (Alex, c’è pure wiki inglese, scrivi li, vediamo che ti dicono 😉 )

Oltre al professore, il nostro esperto Francesco Pastore si è occupato delle sue originali traduzioni, dimostrando che quando i suoi lavori vengono analizzati da persone competenti e non da folle adoranti, le magagne saltano fuori, eccome. Trovate tutto sul nostro forum, qui. Venendo a noi, essendo francamente infastidito dal suo ego spropositato, ho deciso di proporre un pezzo di un progetto più ampio, che forse vedrà la luce o forse no, ma che ci fornisce un quadro d’insieme delle competenze del Demontis in ambito Astrofisico, materia che, purtroppo per lui, gli risulta ostica e poco chiara, nonostante insista con inusitata pervicacia a sostenere la strampalata ipotesi del pianeta Nibiru.

Demontis ha affermato, in un documento online, che le dimostrazioni di Sitchin circa la sua ipotesi “Gli Annunaki vennero sulla Terra da un pianeta chiamato Nibiru, che si trova nel nostro sistema solare su un’enorme orbita cometaria della durata di 3600 anni”  sarebbero convincenti, per lui, ma in un dibattito avuto con lo stesso, ho potuto appurare che, come dicevo, le sue conoscenze in campo astrofisico sono a dir poco lacunose, assolutamente inadatte a renderlo un arbitro decente della questione.

Per ulteriori approfondimenti rimando al seguente PDF, dove riporto il suddetto dibattito, che il lettore potrà giudicare da se.

Ma vediamo quali sarebbero le conferme astronomiche alle ipotesi di Sitchin. Ho trovato una presentazione ppt dello stesso Demontis, nella quale dedica alcune slide alla questione. Vediamole.

Caratteristiche di Nibiru

Queste dovrebbero essere le caratteristiche di Nibiru, teniamole bene in mente. Già da come vengono forniti i presunti parametri orbitali, si capisce che Alessandro non è avvezzo a maneggiare l’argomento. Mancano 3 parametri fondamentali per la definizione completa (argomento del perielio, ascensione retta del nodo ascendente e anomalia vera), uno è fornito senza numero (eccentricità) e un altro con un’imperdonabile non-sense fisico (inclinazione. Sotto l’eclittica non vuole dire nulla e non ha senso, perché il pianeta sarà sotto l’eclittica per un certo tempo e sopra l’eclittica per un altro periodo). L’unico dato corretto è il periodo orbitale. Corretto nel senso che c’è il numero.

Presunti riscontri

 

Presunti riscontri

Secondo Demontis il fatto che esistano questi corpi è segno che Nibiru può esistere. Dimentica di dire, o forse non sa,  che i due corpi in questione sono: A) piccoli. B) lontani. Piccoli, quindi con scarse influenze gravitazionali, contrariamente a nibiru, che, secondo lui, dovrebbe avere una massa paragonabile a quella di URANO, cosa che lo renderebbe gravitazionalmente luminoso come un faro nella notte. Lontani, perchè il perielio è SEMPRE all’esterno dell’orbita di Nettuno, il primo a 76 e il secondo a 44 UA dal sole. Contro i 30 di Nettuno all’afelio. Bene che va Nettuno e 2000Cr105 si troverebbero a oltre 2 miliardi di km l’uno dall’altro. Confrontare le orbite senza considerare le masse è un errore da novellini. Far passare per simili orbite che hanno una differenza al perielio di oltre 6 miliardi di Km, con una che intersecherebbe mezzo sistema solare (nibiru) mentre l’altra passa lontanissimo da ogni altro corpo massiccio, è invece intellettualmente scorretto.

Presunti riscontri

Qui Demontis scopre che esistono orbite retrograde. Buon per lui. Cosa dimostra questo fatto? Nulla, oltre il fatto che certe orbite retrograde esistono, ma nulla a che vedere con Nibiru. Dato che esistono i cavalli ed esistono gli uccelli, allora devono esistere pure gli Unicorni… Si tratta di una strumentalizzazione bella e buona.

Disegno di Morbidelli

In questa immagine c’è tutto il modo di fare di Demontis. Rappresenta un disegno fatto dall’astrofisico Alessandro Morbidelli per un articolo ad una rivista francese nel 2003. Prendiamo queste affermazioni per buone, in quanto non sono stato in grado di verificarle o smentirle. Cosa ci dice Demontis riguardo a questo disegno? TEORIA DEL PIANETA DA MIGLIAIA DI ANNI COLLEGATO ALLA CINTURA DEGLI ASTEROIDI Cosa ci mostra il disegno, peraltro malfatto? L’ipotesi di un possibile pianeta con orbita allungata e perielio sull’orbita di NETTUNO. Quindi tutt’altro, rispetto a quanto detto da Demontis, che ci rende evidente il lavoro di strumentalizzazione e dire/non dire che c’è dietro questa storia. Quest’altra immagine ne è la conferma.

Confronto Sitchin Morbidelli

Paragonare le due orbite è come paragonare le orbite di Nettuno e Mercurio e dire che sono uguali. Il perielio delle due orbite è diverso per almeno 6 miliardi di km, si vede chiaramente che Morbidelli lo colloca dalle parti di Nettuno, mentre Sitchin tra Marte e Giove, inoltre sono diverse le masse dei pianeti ipotizzati. Massa paragonabile a quella di Marte per Morbidelli, esterna al sistema solare e quindi con scarse interazioni con gli altri pianeti. Un pianeta con massa paragonabile ad Urano per Sitchin, che dovrebbe sfrecciare per tutto il sistema solare ogni 3600 anni, con eccentricità 0.99, rimanere su un’orbita stabile e non far schizzare fuori tutti gli altri pianeti…assolutamente inverosimile e comunque nemmeno lontanamente paragonabile a quanto affermato da Morbidelli. Inoltre Morbidelli parla di un pianeta delle dimensioni di Marte, non di uno con le dimensioni di Nettuno. Come giustifica, il signor Demontis, queste incongruenze rispetto alle sue affermazioni e alle ipotesi di Sitchin?. 

In una slide successiva leggiamo:

Riscontri da cercare secondo Demontis

Quindi se la fascia degli asteroidi fosse composta da rocce formatisi nel sistema solare esterno e se le comete si fossero formate nel sistema solare interno, queste sarebbero prova del fatto che Nibiru esiste.

L’assolutismo di dire: comete li, asteroidi qui, da l’idea di quanto “profondamente” Alessandro conosca la materia.

Ovviamente esistono asteroidi nella fascia degli asteroidi con una composizione simile a quella dei pianeti interni e ne esistono con composizione simile a quella degli oggetti trans-nettuniani. Non esiste solo A o solo B. Questo cosa dimostra? che alcuni asteroidi della fascia ci sono arrivati da fuori. Come hanno fatto? È stato Nibiru?

Ed ancora: Morbidelli, Levison e gli altri studiosi che Demontis cita, hanno per caso detto che per ottenere l’attuale configurazione del sistema solare serva un pianeta esterno che periodicamente attraversi l’orbita degli altri pianeti fino a quella di Marte?

Nel seguente documento, trovate una serie di slides del Demontis, dove cerca di enunciare le incongruenze di quella che secondo lui è la scienza ufficiale vs quello che dice Morbidelli.

Le prime slide verranno affrontate successivamente, ma un discorso a parte merita l’ultima. In tutta evidenza, si tratta di una forzatura, perchè non c’è un criterio matematico dietro, infatti ha preso i periodi dei vari pianeti e li ha moltiplicati per un numero successivo fin quando non si è avvicinato a 3600, commettendo anche degli sbagli, perchè per Giove poteva prendere il 3598.4, con 305 orbite invece di 307, ma non avrebbe fatto lo stesso effetto per il pubblico, per lo stesso principio per cui si mette 29.99 € nei prezzi e non 30€. La cosa è completamente aleatoria e campata in aria, tant’è che se io approssimo i periodi dei 4 pianeti in questione a 165, 84, 30 e 12 anni, rispettivamente per Nettuno, Urano, Saturno e Giove ottengo un minimo comune multiplo di 4620. Vuol dire che le orbite di questi pianeti sono sincronizzate su un ulteriore corpo con questo periodo orbitale? Un Nibiru 2.0?

NO. Vuol dire solo che sto giocando con i numeri, alla stregua di chi fa esoterismo sommando o moltiplicando i numeri delle date…

Adesso però tagliamo la testa al toro e vediamo invece cosa dicono realmente Morbidelli e gli altri studiosi che Demontis cita, non quello che Alessandro vuole fargli dire o far intendere.

Levison, Morbidelli, Gomes e Tsiganis dell’osservatorio della Costa Azzurra, hanno formulato un modello matematico, detto Modello Nizza, che si prefigge di spiegare la formazione del sistema solare attraverso una serie di simulazioni computerizzate, basate su alcune ipotesi originali. Nel dettaglio, e mi scuso per la pedanteria ma è necessaria, cito per intero da Wikipedia.

Il Modello di Nizza

Il modello propone che, molto tempo dopo la dissipazione del disco protoplanetario, i quattro giganti gassosi (Giove, Saturno, Urano, Nettuno) abbiano subito una migrazione verso le attuali orbite partendo da una configurazione orbitale più compatta e vicina al Sole. In questo differisce dai più classici modelli basati sulla teoria della nebulosa solare, che invece ipotizzano un decadimento delle orbite dei giganti gassosi per attrito con i residui del disco. Il modello si caratterizza per una fase di instabilità breve ma intensa, durante la quale i pianeti esterni hanno assunto delle orbite particolarmente eccentriche.[3]

Il modello è utilizzato nelle simulazioni dinamiche del sistema solare per spiegare alcuni avvenimenti come il bombardamento asteroidale del sistema solare interno, la formazione della nube di Oort e l’esistenza di particolari popolazioni di corpi minori come la fascia di Kuiper, gli asteroidi troiani di Giove e Nettuno e gli oggetti transnettuniani risonanti. La sua capacità di riprodurre gran parte delle caratteristiche osservate nel sistema solare rende conto del fatto che tale modello sia largamente accettato come il modello più realistico dell’evoluzione precoce del sistema planetario,[2] sebbene non tutti i planetologi siano pienamente soddisfatti: uno dei suoi principali limiti, infatti, consiste in una scarsa riproducibilità delle dinamiche dei satelliti irregolari dei giganti gassosi e degli oggetti a bassa inclinazione orbitale della cintura di Kuiper.

Sintesi del modello

Il nucleo originario del modello è un terzetto di pubblicazioni comparse sulla rivista scientifica Nature nel 2005, a firma di Rodney Gomes, Harold F. Levison, Alessandro Morbidelli e Kleomenis Tsiganis.[4][5][6] In queste pubblicazioni gli autori considerarono una configurazione originaria in cui i quattro giganti gassosi del sistema solare (Giove, Saturno e i due giganti ghiacciati, Nettuno eUrano), subito dopo la dissipazione dei gas del disco protoplanetario, si trovavano a percorrere delle orbite pressoché circolari con raggi compresi tra ~5,5 e ~17 unità astronomiche (UA), dunque una configurazione più compatta e più vicina al Sole rispetto all’attuale. Una vasta e densa cintura di planetesimi, costituiti da silicati e ghiacci, di massa complessiva intorno alle 35 masse terrestri (M), si estendeva dall’orbita del pianeta più esterno fino a circa 35 UA.

Le orbite dei planetesimi localizzati nel bordo interno della cintura subivano delle perturbazioni gravitazionalida parte dei pianeti più esterni (Saturno, Nettuno e Urano), che ne determinavano un cambiamento dei parametri orbitali. I pianeti più esterni scagliarono verso l’interno la gran parte dei corpi ghiacciati che incontrarono sul loro cammino, scambiando con essi il momento angolare; il risultato fu una migrazione verso l’esterno dei pianeti e la conservazione del momento angolare totale del sistema.[7] Sebbene ogni singola interazione abbia determinato minime variazioni nell’ambito del trasferimento di momento angolare, la somma delle singole interazioni raggiunse valori tali da determinare lo spostamento effettivo dell’orbita planetaria. Il processo andò avanti finché i planetesimi non arrivarono in prossimità di Giove, il cui intenso campo gravitazionale ebbe un’azione frenante sulla loro caduta, stabilizzandoli lungo orbite altamente ellittiche attorno al Sole oppure espellendoli dal sistema planetario. Tale fenomeno ha avuto per conseguenza un lieve decadimento dell’orbita di Giove.[8]

Il ridotto tasso di incontri gravitazionali determinò il tasso al quale i planetesimi venivano sottratti al disco, e il corrispettivo tasso di migrazione. Dopo alcune centinaia di milioni di anni di lenta e graduale migrazione, i due giganti più interni, Giove e Saturno, si assestarono in una risonanza orbitale 2:1; l’instaurarsi di questo fenomeno ha comportato un aumento delle loro eccentricità orbitali, destabilizzando l’intero sistema planetario. L’arrangiamento delle orbite planetarie si è alterato con drammatica rapidità.[9] Giove ha spinto Saturno verso l’esterno, nella sua attuale posizione; questa ricollocazione ha causato delle mutue interazioni gravitazionali tra il pianeta e i due giganti ghiacciati, costretti ad assumere orbite più eccentriche. In questo modo i due pianeti si sono addentrati nella cintura planetesimale esterna, scambiandosi di posizione e perturbando violentemente le orbite di milioni di planetesimi e scagliandoli via dalla cintura. Si stima che in questo modo il disco esterno abbia perso il 99% della sua massa iniziale, il che spiega l’attuale assenza di una folta popolazione di oggetti trans-nettuniani.[5] Alcuni dei planetesimi scagliati via dai giganti ghiacciati sono stati sospinti nel sistema solare interno, provocando un incremento degli impatti nei pianeti rocciosi, il così detto intenso bombardamento tardivo.[4]

In seguito, le orbite dei giganti ghiacciati hanno assunto i loro attuali semiassi maggiori, e la frizione dinamica con il disco di planetesimi superstite ha ridotto l’eccentricità delle loro orbite rendendole nuovamente quasi circolari.[3]

Nel 50% delle iniziali simulazioni esposte nella pubblicazione di Tsiganis e colleghi, Nettuno e Urano si sono scambiati la propria posizione circa un miliardo di anni dopo la formazione del sistema solare.[5] Tuttavia, tale risultato corrisponde solamente ad uno schema che consideri una distribuzione uniforme delle masse nel disco protoplanetario.[1]

Effetti sul sistema solare

Elaborare dei modelli per spiegare l’evoluzione dinamica di un sistema planetario, a partire da differenti condizioni iniziali, per tutto l’arco della sua storia passata, è un’operazione complessa, resa ancor più difficile dal fatto che le condizioni iniziali sono lasciate libere di variare, il che determina dei risultati finali più o meno differenti tra loro. La verifica dei modelli è allo stesso modo un’operazione difficile, dal momento che è impossibile osservare direttamente l’evoluzione in atto;[9] tuttavia, la validità o meno di un modello può esser dedotta confrontando i risultati previsti dalle simulazioni con idati osservativi.[9] Allo stato attuale, i modelli computerizzati che prendono come condizioni iniziali quelle previste dal modello di Nizza rispecchiano maggiormente gran parte degli aspetti osservati nel sistema solare.[10]

Intenso bombardamento tardivo 

Il gran numero di crateri da impatto rinvenuti sulla Luna[11] e sui pianeti rocciosi, datati tra 4,1 e 3,8 miliardi di anni fa, è una delle principali evidenze dell’intenso bombardamento tardivo, un periodo caratterizzato da un’intensificazione del numero di impatti astronomici. Il numero di planetesimi che hanno raggiunto la Luna secondo il modello di Nizza è coerente con quello dedotto dai crateri.

Costituzione delle famiglie degli asteroidi troiani e della fascia principale 

Schema che mostra le famiglie asteroidali del sistema solare interno: i troiani di Giove sono colorati in verde, la fascia principale in bianco, la famiglia Hilda in marrone.

Nel periodo immediatamente successivo all’instaurarsi della risonanza 2:1 tra Giove e Saturno, l’influenza gravitazionale combinata dei giganti gassosi in migrazione avrebbe rapidamente destabilizzato qualunque gruppo preesistente di troiani nei punti di Lagrange L4 ed L5 di Giove e Nettuno.[12] La regione orbitale dei punti di Lagrange si presentava quindi dinamicamente aperta.[2]

Secondo il modello di Nizza, i planetesimi espulsi dal disco ormai distrutto incrociavano in grande numero questa regione, venendone temporaneamente catturati. Non appena il periodo di instabilità orbitale ebbe termine, la regione orbitale divenne dinamicamente chiusa, catturando definitivamente i planetesimi in essa presenti i quali andarono a costituire le attuali famiglie.[6] I dati ottenuti dalle simulazioni coincidono con i dati osservativi per quanto riguarda i parametri orbitali dei troiani di Giove, in particolare i loro angoli di librazione, le eccentricità e le elevate inclinazioni orbitali.[6][2] I medesimi meccanismi, secondo il modello, avrebbero portato alla formazione dei troiani di Nettuno.[2]

Un elevato numero di planetesimi sarebbe inoltre stato catturato dalle regioni esterne della fascia principale, ad una distanza media superiore a 2,6 UA, e dalla regione della famiglia Hilda.[13] Successivamente, gli oggetti catturati sarebbero andati incontro a ripetute collisioni, che li avrebbero erosi in tanti piccoli frammenti spazzati via dal vento solare o tramite l’effetto YORP, che avrebbero contribuito a rimuoverne oltre il 90%.[13] La distribuzione delle dimensioni più frequenti degli oggetti di questa popolazione simulata trova eccellenti riscontri nelle osservazioni,[13] il che suggerisce che i troiani di Giove, gli asteroidi Hilda, alcuni membri della fascia principale esterna (tutti gli asteroidi di tipo D) e forse il pianeta nanoCerere[14] sarebbero ciò che resta dei planetesimi della cintura esterna in seguito ai processi di cattura e frammentazione.[13]

Satelliti irregolari

Qualunque originaria popolazione di satelliti irregolari catturata tramite vari meccanismi, come la resistenza fluidodinamica dei gas[15] o impatti all’interno del primitivo disco di accrescimento,[16] sarebbe stata facilmente dispersa a causa delle interazioni tra i pianeti durante la fase di instabilità.[5] Nel modello, un elevato numero di planetesimi interagiscono in questa fase con i giganti ghiacciati ed alcuni di essi vengono catturati in seguito ad interazioni a tre corpicon i pianeti. La probabilità che ciascun planetesimo ha di esser catturato da uno dei giganti ghiacciati è relativamente alta, circa 10−7.[17] Questi nuovi satelliti presentano le più disparate inclinazioni orbitali, a differenza dei satelliti regolari, che orbitano in corrispondenza del piano equatoriale del pianeta. La particolare inclinazione di Tritone, la maggiore delle lune di Nettuno, può esser spiegata ipotizzando che il satellite sia stato catturato in seguito ad un’interazione a tre corpi che ha portato alla disgregazione di un planetoide binario, di cui Tritone costituiva il membro meno massiccio.[18] Tuttavia, questo meccanismo non sarebbe il principale responsabile della cattura del gran numero di piccoli satelliti irregolari individuati;[19] è possibile inoltre che i pianeti si siano “scambiati” alcuni dei satelliti irregolari.

Le orbite simulate dei satelliti irregolari corrispondono a quelle osservate per semiassi maggiori, inclinazioni ed eccentricità, ma non per la distribuzione delle dimensioni.[17] Le collisioni successive tra gli oggetti catturati potrebbero aver creato le sospette famiglie collisionali oggi osservate e sarebbero responsabili della diminuzione della popolazione di oggetti fino alle distribuzioni attuali.

Le interazioni tra i planetesimi e Giove realizzatesi nella simulazione sono però insufficienti per spiegare il grande seguito di satelliti irregolari posseduto dal pianeta, il che suggerisce l’azione di un secondo meccanismo oppure la necessità di una revisione di alcuni parametri del modello di Nizza.[17]

Regioni più esterne del sistema solare

La migrazione dei pianeti più esterni e le interazioni con Giove sono necessarie per spiegare le caratteristiche delle regioni più esterne del sistema solare.[3] Secondo il modello, gli oggetti costretti da Giove in orbite altamente ellittiche andarono a formare la nube di Oort, serbatoio della gran parte delle comete del sistema solare,[3] mentre gli oggetti vincolati da Nettuno durante la sua migrazione andarono a costituire l’attuale cintura di Kuiper e il disco diffuso.[3]

Rappresentazione artistica della Fascia di Kuiper (sopra) e della nube di Oort (sotto).

Originariamente, al limite esterno del sistema solare, era presente una cintura asteroidale considerata l’antenata della cintura di Kuiper, più densa e vicina al Sole di quanto non sia oggi la sua “discendente”: il suo bordo interno giaceva infatti appena oltre le orbite dei giganti ghiacciati e si estendeva fino a circa 30–35 UA. Anche Urano e Nettuno si trovavano allora più vicini al Sole rispetto ad oggi (probabilmente tra 15 e 20 UA), ma in posizioni invertite, ovvero Urano era più lontano dal Sole rispetto a Nettuno.[3][4]

Durante la migrazione alcuni degli oggetti, tra cui Plutone, vennero a interagire con l’orbita di Nettuno, instaurando con essa una risonanza orbitale.[20] Il modello di Nizza è in grado di spiegare l’occupazione delle attuali risonanze nella cintura di Kuiper, in particolare le risonanze 2:5. Mentre Nettuno migrava verso l’esterno del sistema, si avvicinò agli oggetti della proto-cintura di Kuiper, vincolandone alcuni in risonanza e destabilizzando altri in orbite caotiche. Si ritiene che gli oggetti del disco diffuso siano stati posti nelle loro attuali posizioni dalle interazioni con le risonanze migranti di Nettuno.[21]

Il modello Nizza risulta però carente per quanto riguarda gran parte delle caratteristiche della distribuzione: infatti, è in grado di riprodurre le “popolazioni calde”, ovvero gli oggetti che possiedono elevati valori di inclinazione orbitale, ma non le “popolazioni fredde”, a bassa inclinazione. Le due popolazioni non solo possiedono parametri orbitali differenti, ma anche differenti composizioni: la popolazione fredda si presenta marcatamente più rossa di quella calda, il che suggerische che si sia formata in una differente regione del sistema solare. La popolazione calda si sarebbe formata nei pressi di Giove e sarebbe stata relegata nell’esterno del sistema in seguito alle interazioni con i giganti gassosi; la popolazione fredda invece si sarebbe formata pressappoco nella sua attuale posizione, anche se in seguito sarebbe stata sospinta verso l’esterno da Nettuno durante la sua migrazione.[22]

http://it.wikipedia.org/wiki/Modello_di_Nizza

Allego le tre pubblicazioni che hanno dato origine al modello.

http://www.oca.eu/michel/PubliGroupe/MorbyNature2005.pdf

http://www.nature.com/nature/journal/v435/n7041/full/nature03539.html

http://www.nature.com/nature/journal/v435/n7041/full/nature03676.html

Bene, se siete ancora vivi e avete capito qualcosa di quello che ho scritto, vi chiedo:

Avete sentito parlare di Nibiru?

Avete sentito dire che tutto il casino di asteroidi e migrazioni è successo per colpa di un pianeta aggiuntivo?

Avete forse letto che qualcuno ipotizza che ci sia un pianeta da qualche parte che ogni 3600 anni passa dalle parti di Marte?

Avete forse letto che un tale pianeta è mai esistito o è stato ipotizzato nel modello e usato per i calcoli?

NO, no, no e no.

Il resto, signori miei, è pura fuffa e un fastidiosissimo, arrogante e presuntuoso stridore di dita che strisciano sugli specchi.

[1] http://gizidda.altervista.org/site.html

[2] http://www.nibiru2012.it/forum/spiritualita/lo-yoga-satanico-di-padre-amorth-.-137988.msg499908.html#msg499908

Simplicio

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