Parte 1 di 3: Il Libro “La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile”. EclisseForum.it intervista l’autore, Dott. Leonardo Dragoni

I CropCircles…e chi non ne ha mai sentito parlare? Cosa sono? Come vengono fatti? E perchè? Eccoci a trattare finalmente l’argomento “Crop Circles”, che ha creato tanto scalpore al punto da diventare quasi leggenda. Lo staff di EclisseForum.it ha colto la palla al balzo quando si è affacciato il Dottor Leonardo Dragoni, autore del libro “La verità sui cerchi nel grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile.” (Acquistabile qui  ), nelle virtuali pagine del nostro piccolo/grande mondo. Ne è scaturita un’intervista, con le domande dei nostri utenti, che ci aiuterà a fare luce su moltissimi aspetti di questo affascinante mistero. Ringraziamo quindi il Dottor Leonardo Dragoni (www.cropfiles.it) per la professionalità e la generosità dimostrata dedicandoci un fantastico momento di ConoScienza Condivisa. Momento che abbiamo il pregio di poter porre all’attenzione dei nostri lettori cogliendo l’occasione per strizzare l’occhio ai nostri utenti, sempre pronti a collaborare per la creazione dei contenuti di EclisseForum.it. (Link alla discussione sul forum)

 

1) Qual è la definizione precisa di CropCircle?

Legittima domanda. Mi sembra utile, anche per il lettore meno addentrato in questa tematica, chiarire di cosa effettivamente si sta parlando, al netto delle congetture.

In realtà, che io sappia, non esiste una definizione ufficiale. Credo comunque di trovare unanime consenso se dico che i cerchi nel grano (dall’inglese “crop circles”, noti anche come pittogrammi, agroglifi, glifi, formazioni) sono dei disegni geometrici (spesso circolari, ma ne esistono di varie forme e dimensioni) realizzati tramite l’appiattimento al suolo della vegetazione (nel caso specifico spighe di grano).

A complicare le cose, rendendo questo evento un mistero, è il fatto che questi pittogrammi si creano di solito nelle ore notturne e probabilmente in un breve lasso di tempo, e sono interamente apprezzabili solamente se visti dall’alto. Inoltre sono spesso di dimensioni imponenti, di precisione notevole, e possono raffigurare contenuti simbolici. Infine, a detta di molti studiosi e ricercatori, le piantagioni coinvolte da fenomeni di crop circling presentano, di volta in volta, delle peculiarità (o anomalie) di varia natura (magnetiche, termiche, chimiche, fisiche, strutturali ecc) di non immediata né semplice interpretazione o spiegazione.

2) Spesso si sente parlare di cerchi nel grano “autentici” e di cerchi nel grano falsi. Vorrei chiederle in base a cosa vengono date queste due definizioni, che personalmente mi lasciano alquanto perplessa (in quanto ad oggi non abbiamo certezze sull’origine di questo fenomeno, né abbiamo conferma di un qualsiasi cerchio nel grano non realizzato dall’uomo)

La sua perplessità è anche la mia. Personalmente ritengo fittizzia e artefatta questa classificazione, per ragioni analoghe a quelle che ha addotto Lei nella domanda stessa. Le posso dire, forse, cosa intendono per glifo “genuino” o “autentico” coloro che ricorrono a questo spartiacque. Dal momento che è incontrovertibile che una indeterminata percentuale di crop circles sono opera dell’uomo, occorreva differenziarli da quelli che non lo sono (pena: fine del mistero). Ciò è stato fatto promuovendo alcuni elementi, riscontrati in alcune formazioni, ad elementi determinanti e cruciali, in presenza dei quali (o di almeno uno dei quali) saremmo al cospetto di un pittogramma autentico (viceversa, in caso di assenza, il pittogramma deve o può ritenersi non autentico). Quali sono questi elementi? I principali sono: la piegatura anziché rottura dello stelo, l’allungamento (a volte accompagnato da curvatura) dei nodi apicali, la piegatura (a volte accompagnata dall’ispessimento) tra i 45 e i 90 gradi dei nodi (generalmente il secondo, il terzo o il quarto dall’alto), le cavità di espulsione sui nodi stessi, l’espansione delle pareti cellulari nei tessuti della brattea, una germinazione anomala delle sementi.

A tutto ciò si affiancano tutta una serie di presunte anomalie minori, che ove presenti contribuiscono a spostare l’ago della bilancia verso l’autenticità del glifo. Ad esempio parliamo della rilevazione di campi magnetici insoliti (o l’allineamento del pittogramma al perfetto Nord magnetico), il ritrovamento di eventuali materiali curiosi all’interno dell’agroglifo, l’avvistamento di presunte luci in cielo o sfere di luce, l’assenza di tracce di passaggio al suolo, la comparsa del disegno di giorno o la sua materializzazione nel volgere di pochi secondi, e via discorrendo. Poi, caso per caso, capita con frequenza che vengano aggiunti ulteriori elementi, più o meno fantasiosi o estemporanei. In sostanza, la tesi è che quanti più elementi tra quelli citati sono presenti in un pittogramma, quanto più quest’ultimo è da ritenersi genuino.

Ora, presentata in questi termini, questa differenziazione tra cerchi nel grano autentici e non, rischia anche di apparire credibile. In realtà, ciò che ho potuto apprendere dopo anni di osservazione, esperimenti, letture, studi e approfondimenti, è che ognuno dei suddetti criteri richiederebbe un serio approfondimento, molte spiegazioni e numerosi distinguo (per i quali non posso che rimandare al mio manoscritto, o se preferite ad articoli scientifici e fonti autorevoli). A quel punto si scoprirà che nessuno di quei criteri può ragionevolmente essere eletto a rappresentare una reale anomalia.

3) Ho letto di varie “anomalie” riscontrate all’interno di questi cerchi, e mi chiedo: si effettuano anche delle analisi nella zona esterna circostante? quali sono i risultati di paragone? Quali le differenze più eclatanti?

Una ricerca o un’analisi degna di questo nome (non tutte lo sono) certamente prende nella dovuta considerazione i campioni cosiddetti di “controllo”, ovvero quelli prelevati nel medesimo appezzamento ma all’esterno del pittogramma, affinchè vengano comparati con quelli interni, al fine di evidenziare eventuali differenze.

Differenze che, in effetti, possono essere presenti. Si tratta di capire però, caso per caso, di quali differenze si sta parlando. Qui la faccenda rischia di complicarsi oltremodo. Farò allora un esempio tra i tanti possibili, per cercare di rendere chiaro il concetto. Supponiamo che all’interno di un pittogramma venga rilevato un consistente allungamento dei nodi apicali delle spighe coinvolte. Supponiamo poi che i campioni di controllo, al contrario, non presentino questi allungamenti. Sembrerebbe allora che siamo in presenza di una di quelle anomalie ritenute cruciali, atte a identificare un pittogramma genuino. In realtà molti non sanno che le piante (le spighe nel nostro caso) che subiscono un trauma, come può essere l’abbattimento al suolo per via meccanica, amplificano immediatamente dei naturali meccanismi di autodifesa e di sopravvivenza, e ne mettono in atto alcuni di riprisitino. Tra questi ci sono due importanti meccanismi che vengono sviluppati immediatamente (grazie a degli ormoni tra cui l’auxina), e che si chiamano fototropismo (tendenza della pianta ad orientarsi e allungarsi verso la luce) e gravitropismo (tendenza della pianta a rioriorientarsi in base al campo gravitazionale terrestre, nel caso specifico a riportarsi in posizione eretta). Per fare ciò, la pianta agisce proprio sui nodi d’accrescimento, i quali inevitabilmente si piegano, si inarcano e si allungano, con risultati ed intensità incerte, dipendenti da un insieme di variabili e di fattori (trauma subito, tipo di irraggiamento e illuminazione solare, tipo di terreno, stato di salute della pianta, grado di senescenza della stessa, condizioni climatiche, solo per citarne alcune).

Detto in altre parole, l’allungamento dei nodi apicali (come pure la piegatura dei nodi d’accrescimento tra i 45 e i 90 gradi, piuttosto che le cavità di espulsione ecc) sono elementi che è dato riscontrare anche in formazioni realizzate dall’uomo con una semplice tavola di legno. Infatti sono state riscontrate.

A questo punto si obietta che l’allungamento dovuto a fenomeni di tropismo sia meno consistente ed avvenga in tempi più lunghi rispetto a quello causato da fonti di calore (= teoria dell’irraggiamento). Anche questo, però, è dimostrato empiricamente non essere esatto. Ciò che non è dimostrato, semmai, è che un irraggiamento a microonde produca sulle spighe quel genere di anomalie troppo frettolosamente innalzate a rappresentare le stigmate della “autenticità”.

Analoghe considerazioni potrebbero essere svolte anche su tutti gli altri elementi che vengono ritenuti importanti ai fini della determinazione della genuinità/non-genuinità di un glifo.

Concluderei dicendo che una analisi affidabile dovrebbe mettere a confronto non già (o almeno non solo) i campioni prelevati all’interno di un crop circle con quelli di controllo, bensì un pitogramma ritenuto “genuino” con uno appositamente ricreato in modo meccanico. Meglio ancora se sullo stesso appezzamento, con condizioni climatiche identiche, e con tempistiche determinate (in base al tipo di riscontri che si stanno cercando e al tipo di analisi che si intende effettuare).

4) Tempo fa si parlava di un video in cui del riso gettato casualmente su una piattaforma piatta riproducente suoni a diverse frequenze, assumesse delle forme regolari e complesse nei maggiori punti di risonanza.

Quali possibilità ci sono che ciò sia una rappresentazione verosimile di quel che accade anche coi cerchi nel grano? I crop circles potrebbero essere creati da onde di ultrasuoni provenienti dallo spazio?

Domanda interessante, che tuttavia per essere evasa implica una serie di considerazioni che non potranno essere troppo sintetiche. Credo Lei si riferisca a degli esperimenti di cimatica (che io sapevo realizzati con materiali quali liquidi viscosi e sabbia, ma soprattutto con molecole d’acqua osservate al microscopio). Questi esperimenti (risalenti a Ernst Chladni e poi ad Hans Jenny), hanno indagato gli effetti morfogenetici delle onde sonore. In parole semplici riguardavano la reazione della materia quando esposta al suono. Si osservò che la materia reagiva, anche a livello molecolare, disponendosi in particolari forme, dipendenti dalla frequenza sonora a cui erano state esposte. All’aumentare della frequenza aumentava anche la complessità di queste forme. Così ad ogni frequenza sonora corrispondeva una determinata figura tridimensionale, che si complicava all’aumentare della prima, fino ad assumere connotati complessi. Questi ultimi spesso richiamavano alla mente i disegni tipici dei nostri crop circles, e così questa somiglianza ha finito per coinvolgere l’argomento cimatico nel dibattito relativo ai cerchi nel grano. Si è detto allora che la maggior parte dei crop circles si sono verificati in zone in cui il sottosuolo era ricco di acqua (le cui molecole, ripetiamo, sottoposte ad onde e frequenze sonore, si dispongono in forme che ricordano quelle dei cerchi nel grano). Inoltre si è detto che in alcuni casi, nelle prime 48-72 ore successive alla formazione di un crop circle, all’interno dello stesso era stato registrato un infrasuono della frequenza di circa 5,0 – 5,2 Hz. Successive registrazioni audio condotte all’interno di alcuni agroglifi avrebbero catturato una varietà di suoni, con frequenze sempre più alte, inizialmente della misura di qualche centinaio di Hz fino ad arrivare a 1,2 GHz. Alcuni ricercatori hanno poi sostenuto di aver bombardato delle molecole d’acqua, durante dei test di cimatica, con le stesse frequenze di volta in volta registate all’interno di cerchi nel grano. Il risultato sorprendente è che queste frequenze avrebbero riprodotto nella molecola dell’acqua la stessa forma del crop circle presso il quale detta frequenza era stata prelevata (registrata su nastro). Tutto ciò avrebbe potuto dimostrare che le onde sonore, facendo vibrare l’acqua a livello molecolare nel sottosuolo, avrebbero poi generato il pittogramma (o almeno favorito la sua creazione, magari con l’ausilio di altre forze – come le sfere di luce – agenti dall’alto).

Riguardo invece al riso, che Lei menzionava nella domanda, che io sappia ha riguardato un esperimento realizzato dallo pseudoscienziato Masaru Emoto, il quale aveva spinto queste sperimentazioni molto oltre. Poiché l’acqua (o meglio la struttura cristallina delle sue molecole) reagisce alle onde sonore, egli decise di mettere dell’acqua in tre bicchieri riempiti parzialmente con del riso (non so dirle perché scelse di utilizzare proprio il riso). Invece di bombardarli con ultasuoni o infrasuoni decise invece semplicemente di “parlare” a questi bicchieri, esponendoli alle vibrazioni della voce umana. Ad un bicchiere egli ripeteva, per giorni settimane e mesi, delle parole piacevoli. Ad un secondo bicchiere pronunciava delle parole tristi o ingiuriose. Il terzo bicchiere veniva ignorato. Al termine della sperimentazione emergeva – a suo dire – una situazione più o meno di questo tipo: il bicchiere “amato” non presentava degradazione (semmai fermentazione), e il colore del riso tendeva a diventare giallo-rosa; quello ignorato rimaneva inalterato, al più con una degradazione molto contenuta e sintomi di putrefazione; quello odiato infine presentava una forte degradazione, marciume, presenza di muffe e un color grigio scuro.

C’è di più. Secondo questo ricercatore i cristalli d’acqua reagirebbero non solo alle parole, ma anche alle immagini e perfino ai pensieri. Ad esempio una goccia d’acqua esposta alla parola “grazie” scritta su un foglio, disporrebbe le sue molecole in forme esagonali. La stessa goccia d’acqua esposta alla parola “sciocco” le disporrebbe invece in ordine casuale e caotico (foto sotto).

 

Immagine da "Message from Water"

Immagine da "Message from Water"

Numerosi altri esperimenti furono fatti con fotografie, parole pronunciate e scritte, perfino solamente pensate. Con risultati – secondo Emoto – sorprendenti.

Ora posso finalmente venire alla vera e propria domanda che Lei mi ha posto: tutto questo è verosimile? Possono spiegarsi in questo modo anche i cerchi nel grano?

Credo che la cimatica possa avere implicazioni di un qualche rilievo in molti campi o settori. Tra questi ultimi però non ritengo possano rientrare anche i cerchi nel grano. È abbastanza ordinario che una qualsiasi materia sottoposta a una vibrazione specifica possa assumere una sua peculiare vibrazione e forma a livello molecolare, relativa alla frequenza cui è stata sottoposta. Invece non c’è alcuna seria documentazione che la forma di specifici pittogrammi sarebbe stata riprodotta in laboratorio bombardando l’acqua con ultrasuoni registrati nel pittogramma stesso. Per accreditare questa ipotesi poi, bisognerebbe come minimo appurare che in tutti i casi di formazioni ritenute autentiche vi fosse stata la presenza di pozzi o falde acquifere nelle immediate vicinanze (cosa tutt’altro che probabile). Inoltre non è così automatico che possa equipararsi un esperimento di cimatica eseguito strumentalmente in laboratorio (bombardando una goccia d’acqua con determinate frequenze) a un evento assai più complesso e ricco di variabili come quello della creazione di un pittogramma su un campo di grano.

Per quanto riguarda Emoto (ed il riso), senza considerare che ad esempio i cristalli di neve sono già di per sé una meraviglia geometrica della natura (senza bisogno di bombardamento sonoro)

 

Immagine: cristalli d’acqua di sorgente (dal libro “Messages from water”),

Immagine: cristalli d’acqua di sorgente (dal libro “Messages from water”),

posso soltanto dire che i suoi esperimenti non hanno una valenza scientifica, non sono riproducibili in condizioni di labroratorio, e i suoi studi furono ferocemente criticati dalla comunità scientifica internazionale. Sia i risultati, sia il metodo, che soffriva delle tipiche distorsioni delle ricerche pseudoscientifiche, che non a caso ritroviamo in molte documentazioni che riguardano i cerchi nel grano: mancanza del “doppio cieco”, presenza di bias, scarsa considerazione di fattori ambientali e variabili influenti etc. Ho letto anche di molte persone che, affascinate da questo esperimento, hanno provato a replicarlo in casa in modo amatoriale (cosa che può divertire come gioco, ma non per avere un riscontro di tipo scientifico). Con risultati inevitabilmente molto discutibili, e dissimili tra loro.

Vorrei infine fare un breve accenno ad altri studi, sempre riguardanti la capacità di memoria dell’acqua, che furono condotti all’interno di alcuni cerchi nel grano. Furono interrate all’interno di alcuni agroglifi delle bottigliette d’acqua, ed altre (di “controllo”) furono interrate all’esterno. Da successive analisi sarebbe risultato un modello completamente diverso di risonanze nell’acqua delle bottiglie sepolte all’interno del glifo, rispetto a quelle sepolte all’esterno. La tesi che si vuol sostenere è che le frequenze generate dalla forza creatrice del pittogramma (e presenti nel suolo, sulle spighe e nei semi del crop circle) siano penetrate nella bottiglia, ed abbiano conferito all’acqua (ovviamente solo quella interrata all’interno del pittogramma) perfino delle proprietà omeopatiche.

Di tutto ciò (e di molto altro) mi sono anche occupato nel mio libro, facendo emergere le incongruenze e la scarsa consistenza di simili affermazioni, nonchè le numerose e grossolane pecche – di concetto e di metodo – nello svolgere simili esperimenti.

Non volendo dilungarmi più di quanto abbia già fatto, dirò semplicemente che tutto ciò esula dal postulare un preciso legame tra suono (a maggior ragione immagini e pensieri), acqua, e cerchi nel grano. In caso contrario dovremmo ammettere che un pittogramma si possa riprodurre semplicemente da una fotografia mostrata alle spighe, o su imposizione orale o scritta del suo impostore. Termine, quest’ultimo, quantomai azzeccato. Eventualità, quest’ultima, fantascientifica e destituita di ogni fondamento.

Se a tutto ciò aggiungiamo che questi ultrasuoni dovrebbero provenire dallo spazio, o magari veicolati da aliene sfere di luce intelligenti, che agirebbero su un terreno addomesticato e preparato dalla risonanza molecolare dell’acqua… tragga Lei le Sue conclusioni.

5) Quali sono le certezze che riportano in maniera incontrovertibile la nascita di questi cerchi nell’arco di una sola notte?

In realtà per la maggior parte dei casi non sappiamo se il pittogramma in questione sia apparso di notte o meno. Anni fa realizzai un’indagine statistica basata su tutti i crop circles italiani apparsi dal 2003 al 2006. Emerse che per il 70% dei casi non era possibile stabilire, neppure approssimativamente, l’orario dell’apparizione. C’è da dire però che nel restante 30% dei casi, l’orario stimato era notturno. Nove volte su dieci il meccanismo che si innesta è il seguente: viene avvistato un pittogramma e si annota, grossomodo, l’orario dell’avvistamento (che il più delle volte avviene al mattino). A quel punto si diffonde la voce e la notizia diviene di dominio pubblico. Tra le persone informate generalmente c’è sempre qualcuno del posto (se non il proprietario del terreno stesso) che giura che, la sera prima, quel disegno non c’era. Di conseguenza deve essere stato creato in quella notte. Per la verità sottoposi anche questa variabile alla mia indagine statistica di cui ho detto sopra, e risultò che una volta su due non si era in grado neppure di stabilire chi fosse stato a segnalare per primo il pittogramma (tantomeno a che ora). Stando comunque ai dati che si conoscono, alle testimonianze oculari delle persone del luogo, e alla letteratura sul tema (quasi tutta concorde, almeno su questo) diciamo prudentemente che non ci sono prove incontrovertibili, ma ci sono buone probabilità che i cerchi nel grano (o la grande maggioranza di essi) vengano creati di notte. E in una sola notte.

Questo dovrebbe rispondere alla Sua domanda, ma mi piacerebbe a questo punto chiederLe il perché della stessa. Se Lei ritiene che una sola notte sia insufficiente per realizzare un pittogramma, deve sapere che un abile circlemaker (magari coadiuvato da altre persone e con strumentazione adeguata) è in grado di realizzarne di ottimi nell’arco di una-due-tre ore. Il pittogramma dell’uomo-farfalla, il più grande mai realizzato e da molti considerato il più bello di tutti i tempi, fu realizzato in una notte da 60 persone. Viceversa esistono dei pittogrammi che sono stati realizzati a più riprese. Un esempio lo abbiamo avuto di recente proprio in Italia. Mi riferisco al “fox circle” (Guidonia, 3 Luglio 2011) realizzato per il lancio della serie televisiva “Fallins Skies” firmata Steven Spielberg, in esclusiva sul canale FOX. Quando venne avvistato, si iniziò a spargere la voce di un nuovo pittogramma, e gli ufologi nostrani erano sul punto di fare dichiarazioni azzardate. Purtroppo (o per fortuna) venne subito svelato l’arcano, con tanto di foto dimostrative. In altri casi è capitato che un pittogramma sia stato modificato successivamente rispetto all’originale, inducendo per altro in errore alcuni pseudo-ricercatori (non saprei come meglio definirli) che specularono sui significati remoti del disegno, inconsapevoli che fosse stato realizzato a scopi commerciali, e poi perfino modificato.

Un ultimo aspetto che vorrei affrontare, sempre parlando di giorno-notte e di tempi di realizzazione, è il seguente: taluni hanno a più riprese provato ad accreditare l’ipotesi che certi pittogrammi siano stati creati in pieno giorno, o nel volgere di pochi minuti o secondi, o addirittura entrambe le cose insieme. Ad esempio è stato detto che il pittogramma di Montegranaro del giugno 2005 si era materializzato nel volgere di due secondi (senza nessuna ulteriore spiegazione). Per quanto ne so io invece, un contadino avrebbe testimoniato che il 24 giugno, di sera, quel pittogramma non c’era. E quel pittogramma fu ritrovato il giorno 26 (presumibilmente dal sottoscritto). Cioè circa 30 ore dopo. Come facciano 30 ore a diventare 2 secondi non è mai stato chiarito. Circostanze diverse ma simili coinvolgono anche un resoconto dei ricercatori Colin Andrews e Lucy Pringle, relativamente al famoso “Julia Set” (che tra l’altro non è affatto – come si vuol sostenere – la rappresentazione di una perfetta spirale aurea) del luglio 1996. Secondo questi resoconti (rieditati dai due ricercatori dieci anni dopo l’evento, in curiosa simultaneità) l’agroglifo sarebbe apparso in pieno giorno, in un luogo piuttosto frequentato, e nel voglere di un massimo di 45 minuti. A dimostrazione di ciò ci sarebbero fotografie e testimoni. È chiaro che, se così fosse, bisognerebbe escludere la manifattura umana. Mi perdonerete se non svelo qui tutta la faccenda, ma potete credermi se vi dico che non ci sono né foto né testimonianze attendibili (l’unica è di un circlemaker che dichiarò invece che il Julia Set venne ralizzato la notte prima da tre persone nell’arco di tre ore), e che invece la cosa presenta degli aspetti loschi.

Altro caso famoso di un crop circle realizzato nel voglere di pochi secondi, ad opera di misteriose sfere di luce, è quello di Oliver Castle (agosto 1996), su cui esiste un famoso filmato. Si tratta però di un falso.

In conclusione mi sembra di poter dire una cosa semplice: è dimostrato che l’uomo sia in grado di realizzare ottimi crop circles di notte, in poche ore. Per escludere dunque la natura umana di un pittogramma, dal punto di vista delle tempistiche di realizzazione, servirebbe un caso preferibilmente accaduto di giorno in luoghi non appartati (ma non mi risulta ci siano), e completatosi nel giro di pochi secondi o minuti (e non se ne conoscono).

6) La piegatura delle spighe avviene sempre nello stesso modo?

Se Lei si riferisce alla “pettinatura” del grano, al “senso di marcia” delle spighe, non avviene sempre nello stesso modo: esistono pittogrammi con andamento lineare e non, verso l’esterno, verso l’interno, orario, antiorario, o perfino entrambi contemporaneamente. Se invece si riferisce, come credo, alla piegatura vera e propria dello stelo o dei nodi, allora la risposta necessita di qualche spiegazione in più. L’argomento sarebbe lungo e complesso, per cui mi atterrò letteralmente alla domanda, rispondendo solo relativamente alla “piegatura dello stelo” (tralasciando l’allungamento, la curvatura e l’ispessimento nodali).

Da più parti (ivi compresi incartamenti di autorevoli gruppi di ricerca, quali il BLT) si ritiene che se il grano venisse appiattito per mezzo di forze meccaniche, le spighe si spezzerebbero anziché piegarsi. Il sol fatto che ciò non avvenga, imporrebbe di cercare altrove la causa di quest’appiattimento al suolo. Le piante esaminate raccolte in alcuni agroglifi – si dice – presenterebbero una piegatura (senza fratture) dello stelo alla base, laddove la spiga fuoriesce dal terreno.

Poi però correttamente, si aggiunge: questo particolare paramentro non è stato valutato scientificamente. Ed infatti è chiaro che se cerchiamo di coricare al suolo meccanicamente delle spighe, qualcuna è probabile che si spezzi. Chiunque però abbia potuto osservare delle spighe all’interno di un pittogramma, si sarà reso conto che queste non sono quasi mai tranciate o divelte dal suolo, bensì spezzate, tutt’alpiù, come si potrebbe tranciare una cannuccia piegata. E se il lavoro è fatto con accortezza molte spighe non si romperanno neppure “a cannuccia”, bensì si limiteranno a flettere, specialmente se la pianta è giovane e quindi ha una elasticità maggiore, grazie alla quale riesce ad assecondare la forza dall’alto che ne causa l’appiattimento.

È curioso comunque notare che sebbene la flessione basale dello stelo delle spighe venga promossa spesso a elemento cruciale nella determinazione della genuinità di un pittogramma, si eviti poi accuratamente e sistematicamente di mostrare fotografie di questa evidenza.

Nel mio libro sono viceversa mostrate delle spighe piegate alla base, all’interno di una formazione (senza pretese artistiche) realizzata a scopo sperimentale. Ove i risultati dell’esperimento suggeriscono che la tendenza delle spighe a piegarsi piuttosto che a spezzarsi può dipendere non solo dalla forza impressa, dal tipo di cereale e dal suo stadio di evoluzione o senescenza (altri elementi importanti di cui raramente si tiene conto), ma perfino dal tipo di terreno, e dalla disposizione delle spighe stesse, che verosimilmente sono più resistenti laddove la vegetazione e le radici sono più fitte e compresse.

In una parola, la piegatura dello stelo è al massimo un debole indizio sul quale dovrebbero concentrarsi successive sperimentazioni, non essendo ad oggi dimostrativo di alcunché.

Fine Parte Prima.

Il Libro "La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile".

Il Libro "La Verità sui Cerchi nel Grano. Tesi e confutazioni di un fenomeno discutibile".

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By Creedence

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