Archivio mensile:luglio 2011

Agosto 2011 Etna in Eruzione

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12/08/2011: Nuova eruzione dell’Etna. Segui gli sviluppi sul forum

05/08/2011: Dopo l’eruzione di Sabato scorso, Etna alle ore 23.00 ha ripreso una copiosa eruzione, questa volta accompagnata da diverse scosse sismiche. Al momento sono le ore 2.00 e a quanto pare non accenna a diminuire al punto che ormai la nube di cenere comincia a vedersi anche dal satellite

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ERUZIONE DI LUGLIO

Alle ore 00.20 l’eruzione dell’Etna si è ridotta di molto e pare esserci solo fumo. Lo spettacolo eruttivo è durato 2 ore.

 

 

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Riepilogo terremoti Italia Luglio 2011

Segui la discussione sui terremoti sul forum

Dopo le recenti scosse, avvenute nel nostro bel paese, penso che un po a tutti sia venuto in mente che effettivamente si sta tremando un po troppo.

Soltanto il mese di Luglio ha finora registrato 7 scosse sopra il 4 di magnitudo, da quando seguo i terremoti, non mi è mai capitato di vedere un’attività così accesa, ma riepiloghiamo le ultime scosse avvenute.

Magnitude ML 4.0
Region WESTERN MEDITERRANEAN SEA
Date time 2011-07-02 14:43:05.0 UTC
Location 41.98 N ; 7.55 E
Depth 10 km
Distances 163 km NW Sassari (pop 125,747 ; local time 16:43:05.7 2011-07-02)
98 km W Ajaccio (pop 54,364 ; local time 16:43:05.7 2011-07-02)
87 km W Cargèse (pop 1,032 ; local time 16:43:05.7 2011-07-02)

Questa scossa al largo della Sardegna era un’anticipo di quella che sarebbe seguita 5 giorni dopo…

Magnitude Mw 5.3
Region WESTERN MEDITERRANEAN SEA
Date time 2011-07-07 19:21:48.0 UTC
Location 42.06 N ; 7.60 E
Depth 10 km
Distances 168 km NW Sassari (pop 125,747 ; local time 21:21:48.0 2011-07-07)
94 km W Ajaccio (pop 54,364 ; local time 21:21:48.0 2011-07-07)
81 km W Cargèse (pop 1,032 ; local time 21:21:48.0 2011-07-07)

Queste 2 sono avvenute all’interno del mare e ad un profondità bassa, di certo non avevano energia per generare il famigerato tsunami…

Ma ora spostiamoci sulla terra ferma, come ho riportato nel topic terremoti ci sono stati diversi sciami sismici nell’appennino tosco-emiliano, tutto è cominciato con una scossa il 25 Maggio 2011, e da quel momento la zona è diventata altamente instabile.

Dopo un po di quiete, perchè gli stessi sciami si alternavano con periodi di 10 giorni di pausa, c’è stata una forte scossa, finora la più alta della serie

Magnitude Mw 4.3 
Region CENTRAL ITALY
Date time 2011-07-12 06:53:23.0 UTC
Location 43.98 N ; 11.90 E
Depth 2 km
Distances 29 km S Forlì (pop 112,203 ; local time 08:53:23.8 2011-07-12)
29 km SW Forlimpopoli (pop 0 ; local time 08:53:23.8 2011-07-12)
3 km SW Galeata (pop 2,535 ; local time 08:53:23.8 2011-07-12)

Da notare la bassissima profondità, e fa venire in mente il sisma abruzzese, stessa profondità!!!, però di certo le faglie sono diverse.

Lo stesso giorno ci fu un altra scossa nella stessa zona, a distanza di un’ora circa, ma non era il solito assestamento, perchè non ne ho mai visto uno che abbia eguagliato il livello della scossa principale, quindi si deve parlare di 2 terremoti distinti e purtroppo con epicentri molto vicini

Magnitude Mw 4.3
Region CENTRAL ITALY
Date time 2011-07-12 07:15:09.0 UTC
Location 43.98 N ; 11.86 E
Depth 3 km
Distances 30 km SW Forlì (pop 112,203 ; local time 09:15:09.6 2011-07-12)
30 km N Bibbiena (pop 12,156 ; local time 09:15:09.6 2011-07-12)
5 km NW Santa sofia (pop 4,200 ; local time 09:15:09.6 201

L’assestamento avvenne poco dopo, ma sempre alto come magnitudo, in media il più forte, si avvicina a circa il 70% della scossa principale, qui siamo oltre l’80%, infatti fu:

Magnitude Mw 4.1
Region CENTRAL ITALY
Date time 2011-07-12 19:20:58.0 UTC
Location 43.94 N ; 11.85 E
Depth 2 km
Distances 34 km SW Forlì (pop 112,203 ; local time 21:20:58.5 2011-07-12)
26 km N Bibbiena (pop 12,156 ; local time 21:20:58.5 2011-07-12)
4 km W Santa sofia (pop 4,200 ; local time 21:20:58.5 2011-07-1

Quindi avevamo 2 fronti attivi in questo momento, nord-ovest Sardegna e appennino tosco- emiliano, ed invece, senza avvisaglie la terra tremò anche in pianura padana!, zona considerata bassissima come livello di sismicità, ma costruita su terreno argilloso, dove le onde delle scosse si propagano, in maniera più netta rispetto ad un terreno roccioso.

Infatti la scossa fu avvertita in Lombardia, Emilia, Veneto,  Trentino e fu la scossa più alta del 2011 su terra ferma in Italia.

Magnitude Mw 4.8
Region NORTHERN ITALY
Date time 2011-07-17 18:30:28.0 UTC
Location 45.03 N ; 11.30 E
Depth 8 km
Distances 32 km NW Ferrara (pop 131,771 ; local time 20:30:28.6 2011-07-17)
16 km SW Badia polesine (pop 10,792 ; local time 20:30:28.6 2011-07-17)
1 km N Castelmassa (pop 4,360 ; local time 20:30:28.6 2011-07-17)

Fino ad oggi.. Quando in una giornata non propriamente estiva, la provincia di Torino venne colpita da un nuovo terremoto, avvertito in Liguria e Valle D’Aosta, questa volta Lombardia risparmiata, dato che la scossa si è sviluppata sulle alpi, quindi terreno roccioso.

Magnitude   ML 4.8
Region   NORTHERN ITALY
Date time   2011-07-25 12:31:20.0 UTC
Location   44.98 N ; 7.28 E
Depth   25 km
Distances   33 km W Turin (pop 872,881 ; local time 14:31:20.0 2011-07-25)
9 km SW Giaveno (pop 15,333 ; local time 14:31:20.0 2011-07-25)
6 km NE Villar perosa (pop 4,290 ; local time 14:31:20.0 2011-07-25)

In definitiva abbiamo avuto ben 7 eventi sismici sopra il 4, solo nel mese di Luglio, rispetto al totale che finora è 11, quindi siamo in forte sopra media.

In Europa, siamo solo secondi alla Grecia come potenza espressa in terremoti, e loro si sa sono fortemente sismici, hanno uno sciame stile California…

Bisogna vedere se la situazione è destinata a “peggiorare”, a questo punto le mappe sismiche andrebbero interamente riviste.

La protezione civile con l’aiuto dei sismologi e geologi, dovrebbero cominciare a studiare questo movimento troppo accentuato, sperando che queste non siano solo avvisaglie di qualcosa più grosso che bolle in pentola

Scritto da Viking87  per EclisseForum.it

La riproduzione è consentita previa citazione della fonte.

 

 

Le civiltà mesopotamiche, Zecharia Sitchin e Nibiru – Intervista esclusiva al Prof. Verderame

***ARTICOLO AGGIORNATO DOPO LA PUBBLICAZIONE INIZIALE***

Discuti l’intervista sul forum

Eclisseforum.it ha intervistato in esclusiva il Professor Lorenzo Verderame, ricercatore e docente di Assiriologia presso l’università La Sapienza di Roma, di cui riportiamo la biografia alla fine dell’articolo.

Gli argomenti trattati e le domande poste, riguardano le civiltà mesopotamiche in generale, la figura del controverso scrittore Zecharia Sitchin, il famoso pianeta Nibiru e altre curiosità sulle lingue e le culture mesopotamiche.

Ringraziamo il Prof. Verderame per la cortesia e la disponibilità che ci ha dimostrato, nonchè per lo straordinario contributo che ci ha offerto, concedendoci quest’intervista.

L’articolo è il frutto del lavoro di squadra di staff e utenti del nostro forum, è rappresenta uno dei primi tasselli di un più ampio progetto di divulgazione che continuerà nei prossimi mesi, affrontando molti temi controversi nei loro molteplici aspetti, come parte del grande progetto di ConoScienza condivisa per cui è nato questo portale.

 Il Padre della Menzogna

 

Le civiltà mesopotamiche, Zecharia Sitchin e Nibiru Intervista esclusiva al Prof. Verderame

 

Una necessaria premessa. Alcune delle domande da voi poste, in particolare le prime, non possono trovare una risposta esauriente in questo breve spazio. Esse toccano problemi più ampi e generali, come il concetto di “civiltà” e “progresso”. Per necessità dunque risponderò brevemente ricorrendo in molti casi a generalizzazioni e semplificazioni.
In questa rassegna non vorrei risultare in alcun modo offensivo nei confronti dei lettori appassionati di un tipo di letteratura che, tuttavia, non può considerarsi in alcun modo scientifico.Anch’io sono cresciuto nutrito dai volumi di Peter Kolosimo che mio padre comprava e ho conservato un certo affetto verso questo genere. Rispondendo alle vostre domande mi si chiede, tuttavia, un parere in quanto ricercatore di lingue antiche e come tale ho proceduto. Per non tediarvi e non apparire pomposo, ho evitato di infarcire il testo con lunghe citazioni, ma ho riportato al termine una bibliografia scientifica attendibile, reperibile, in alcuni casi anche online.

1.Professore, sappiamo che ci sono difficoltà nel tradurre le scritture di civiltà scomparse, distanti nel tempo e nello spazio dalla nostra. Come si opera nel campo per comprendere ciò che è scritto in un’altra lingua e attraverso quali strumenti potete poi assegnare, in maniera oggettiva ed univoca, ad un simbolo/parola il giusto significato? Attraverso quale processo si svolge la “certificazione” di una traduzione affinché risulti attendibile?

La riscoperta di antiche culture e la decifrazione delle stesse procede per quelle che, partendo dal celebre caso del geroglifico egiziano, si chiamano “stele di Rosetta”, ovvero documenti il cui testo, invariato nei suoi tratti principali, è reso in due lingue o scritture differenti. Conoscendo una delle due lingue si può procedere alla decifrazione dell’altra. Si tratta, in parole povere, di una chiave di decrittazione e in tal senso operarono i primi decifratori del cuneiforme che, non conoscendo né la scrittura, né la lingua espressa, procedettero praticamente faticosamente alla cieca.
Nel 1857 si svolse a Londra il famoso esperimento che ratificò ufficialmente la decifrazione del cuneiforme: la Royal Asiatic Society fornì in busta chiusa un testo cuneiforme a quattro esperti (Hincks, Rawlinson, Oppert, Fox Talbot), le cui traduzioni indipendenti, ma corrispondenti nei tratti principali, dimostrarono che le conoscenze sino allora raggiunte e i metodi e strumenti creati permettevano una decifrazione corretta. Quindi una interpretazione non “soggettiva” e personale, ma “oggettivamente” provata a prescindere dal singolo studioso.
Ai giorni nostri ogni “certificazione” di una traduzione o di una lettura di un segno, etc. procede allo stesso modo, ovvero mediante il confronto, la critica e il riconoscimento della comunità scientifica.
Il processo di comprensione del sumerico e dell’accadico, tuttavia, ha proceduto lentamente. Non è stata un’impresa che un solo uomo o una sola generazione ha portato a compimento. Essa è il frutto della somma degli studi precedenti, compresi gli errori e i vicoli ciechi. A questo si aggiunga la casualità dei ritrovamenti archeologici e la difficile situazione politica del Vicino Oriente nell’ultimo mezzo secolo.

2. Come definirebbe il grado di civiltà e il livello tecnologico delle popolazioni mesopotamiche (Sumeri, Assiri, Babilonesi)?

È difficile rispondere a questa domanda che comporta spesso una certa relazione tra civilizzazione = progresso = tecnologia. È importante puntualizzare, per i meno esperti, che la Mesopotamia è una piana alluvionale praticamente priva di qualsiasi materia prima, se si eccettua l’argilla e la canna (e il petrolio per i tempi moderni) e con queste gli abitanti dell’alluvio mesopotamico hanno creato praticamente tutto: dagli strumenti per scrivere (tavoletta d’argilla e calamo fatto di canna) alle grandi costruzioni, come li Ziqqurat in mattoni d’argilla. Contrariamente all’Egitto la cui abbondanza di pietra, in particolare granito, ha permesso di creare monumenti imperituri che si considerano ancora oggi tra le più grandi meraviglie del passato, poco rimane delle antiche costruzioni mesopotamiche. Anche il legname era una materia prima preziosa, raramente usata in costruzioni, figurarsi se lo si poteva utilizzare come combustibile per cuocere i mattoni. Questi dunque, come avviene ancora ai giorni nostri, erano seccati al sole.
La forza delle civiltà sta sicuramente nella cooperazione/cooptazione delle grandi masse per grandi opere idrauliche (canali, dighe, etc.). Infatti il suolo della bassa  Mesopotamia, paludoso, se lavorato è molto fertile, ma c’è bisogno appunto della collaborazione di tutti. È da questa necessità di controllo delle masse che sono nate le città e gli stati, la burocrazia e la scrittura, il controllo politico e teologico.
L’assenza di materie prime spinse gli abitanti della Mesopotamia sempre alla ricerca di soluzioni sostitutive, sviluppando quindi una tecnologia basata principalmente sulle poche risorse disponibili. Un esempio, solo per rendere l’idea dell’inventiva e delle risorse mesopotamiche: l’apprezzatissimo e raro lapislazuli, originario di una regione dell’Afghanistan, fu in parte sostituito da una “pietra” artificiale, costituita da sabbia e argilla.

3.Quali erano le conoscenze in campo astronomico dei Sumeri delle altre civiltà mesopotamiche di quel periodo? Conoscevano i pianeti? Avevano maturato una cosmogonia?

Le conoscenze astronomiche mesopotamiche sono strettamente legate alla ragioneria e al computo. La dea sumera Nisaba, letta anche Nidaba, è la dea dei cereali e patrona del computo, strettamente legato all’immagazzinamento, e, indirettamente delle conoscenze astronomiche. Di lei si dice che misura il cielo e la terra, e “conta i giorni”. La relazione di Nisaba con le stelle è evidente dal nome del suo tempio, “casa/tempio delle stelle” (e-mulmul) e da uno dei suoi principali attributi, la tavoletta di lapislazzuli definita “tavoletta delle stelle del cielo (puro)” (dub-mul-an(-ku)). Nonostante i vari riferimenti agli astri e altri elementi che suggeriscono una conoscenza profonda delle cose celesti da parte dei Sumeri del III mill., oco sappiamo delle loro conoscenze astrologiche e astronomiche. Di fatto nei successivi periodi si continueranno ad usare i nomi sumeri dei corpi celesti.
All’inizio del II mill. A.C. assistiamo ad una diffusione della letteratura in lingua accadica e ad un ampiamento dei generi letterari documentati, compresi i testi relativi ai movimenti celesti. Risale al XVIII sec. A.C. l’osservazione del ciclo di Venere registrata su di una tavoletta del periodo del re Ammi-ṣaduqa, uno dei successori di Hammurabi di Babilonia. Si tratta di un importante documento che permette di ancorare alla datazione astronomica la cronologia storica dell’antico Oriente. Nei secoli successivi compariranno importanti composizioni “astronomiche”, come il MUL.APIN, che registrano conoscenze dei moti celesti maturate nei secoli precedenti.
Per evitare lunghe e pedanti discussioni, possiamo dire che i testi del periodo “classico” (metà del II mill.) documentano una conoscenza approfondita dei pianeti e del loro ciclo oltre alle costellazioni, i confini delle quali e anche alcuni loro nomi coincidono con quelle greche. Molte di queste conoscenze, quali lo zodiaco e il calcolo sessagesimale (per es. la misurazione del tempo) e dell’arco, sono giunte immutate sino ai nostri giorni.
Tali conoscenze sono il frutto di un’osservazione costante: ogni giorno gli scribi mesopotamici osservavano e registravano i movimenti astrali; tali registrazioni erano conservate anche per secoli e lo studio dei loro dati aveva permesso di scoprire i movimenti dei pianeti e altri fenomeni, quali il ciclo del Saros.
Anche la matematica era molto sviluppata: in una civiltà fondata sull’estrema burocratizzazione e controllo di entrate ed uscite, si svilupparono presto calcoli complessi, come quello forfettario, e la geometria per la progettazione per esempio di opere idrauliche.
Risalgono all’inizio del II mill. una serie di tavolette con la rappresentazione di alcuni teoremi, tra cui quello di Pitagora!
Per quanto riguarda la cosmogonia, se intendiamo questo termine in senso moderno, la risposta è sicuramente negativa. Sumeri e Accadi avevano diverse idee della creazione del mondo, conservateci nei testi letterari e mitologici, tra cui anche la volta celeste e il ciclo dei pianeti. Nel noto passo  della Tavola V dell’Enūma eliš, il poema della creazione babilonese, il dio Marduk
«Fece apparire le stazioni dei grandi dèi
e stabilì le “immagini” delle stelle, le costellazioni,
definì l’anno, del quale tracciò il quadro
e stabilì tre stelle per ogni mese.
Quando ebbe tracciato il “disegno” dell’anno,
fissò la stazione di Nebiru, per far conoscere le loro (delle stelle) relazioni
e in modo che nessuna di esse sbagliasse il suo percorso,
stabilì i sentieri di Enlil ed Ea».

4.Veniamo a Zecharia Sitchin. Come vengono considerate le sue traduzioni e le sue interpretazioni dei testi cuneiformi dal mondo accademico? La sua opinione personale?

Nel mondo accademico non vi è alcuna considerazione dei lavori di Sitchin ed il suo nome, quale autore di opere pseudo-scientifiche, è pressoché sconosciuto. A prescindere dalla generale chiusura degli ambienti accademici, non esistono lavori di Sitchin che possano ritenersi scientifici, per varie ragioni. Sitchin, come altri autori del genere, costruisce le sue teorie sulla traduzione di passi e non sull’interpretazione del testo originale, nonostante proclami di essere l’unico a conoscere il cuneiforme. A tal uopo, per sfatare dubbi e miti, l’Assiriologia, ovvero la disciplina che studia le culture che si sono espresse tramite la scrittura cuneiforme come quella sumerica e accadica, esiste da oltre un secolo ed è insegnata in molte università del mondo. Sebbene meno nota e appariscente della sorella Egittologia, è in continuo sviluppo e annualmente molti studenti frequentano i corsi di lingua e letteratura sumerica e accadica.

5.Sitchin afferma che i Sumeri ebbero contatti con razze extraterrestri, che la stessa razza umana sia una creazione extraterrestre. Aggiunge che le conoscenze astronomiche dell’epoca fossero tali da arrivare a definire un sistema solare così come oggi lo conosciamo e tali da permettere il calcolo di orbite e masse planetarie. Inoltre, secondo Sitchin, nel 2000 a.c. sarebbe scoppiata una guerra nucleare tra “extraterrestri” e la ricaduta nucleare sarebbe “il vento malvagio”che distrusse Ur. Egli avrebbe desunto tutto questo dalla traduzioni di cilindri, sigilli e tavolette mesopotamiche. Esiste qualche riscontro oggettivo di queste affermazioni?

Intanto dovremmo chiaramente distinguere le fasi di quelle che sono state le civiltà mesopotamiche che si sono sviluppate in circa tre millenni. Non possiamo appiattire l’evoluzione delle conoscenze maturate in secoli di osservazioni e farne un unico mucchio da cui attingere singoli dati fuori contesto.
Dunque, come già accennato, abbiamo pochissimi dati circa le conoscenze dei Sumeri nel III mill. e solo pochi indizi, per cui affermare che le loro conoscenze astronomiche fossero evolute è un’illazione. Inoltre, molte culture anche non complesse (quelle che si chiamerebbe “preistoriche”) hanno conoscenze astronomiche estremamente sviluppate, derivate dall’osservazione, senza che si debba attribuire a fattori esterni, tali conoscenze.
Per quanto riguarda la guerra nucleare e il vento malvagio che avrebbe distrutto Ur, alla fine di questo periodo il grande regno con capitale proprio ad Ur cadde. La letteratura posteriore attribuì alla decisione del consiglio divino la fine della dinastia, fine che ebbe luogo su un piano mitico tramite una tempesta distruttrice, sul piano umano tramite l’invasione di genti dalle montagne orientali. La tempesta distruttrice, spesso accompagnata da piena e diluvio, è l’arma prediletta delle divinità: Enlil la scatenò contro l’umanità con lo scopo di sterminarla nel celebre mito del diluvio. Entrambe le idee, quella della tempesta e della piena, sono strettamente legate alla realtà geofisica della Mesopotamia: le nubi cariche di pioggia, sin dall’antichità rappresentate come un gigantesco uccello dalla testa leonina, producevano improvvise piene incontrollabili causate dall’assenza di rocce. Gli stessi letti dl Tigri e dell’Eufrate sono fangosi e il loro corso, in particolare quello del Tigri, può mutare annualmente e investire le città o allontanarsi da esse determinandone la distruzione. Quindi si tratta di un motivo antico e costante nell’immaginario della regione. Non ci sono tracce di guerre per questo periodo.
L’archeologia inoltre non ha fornito alcuna traccia di distruzioni diffuse e in particolare proprio ad Ur c’è una continuità abitativa che indica un periodo di passaggio non traumatico.

6.Esiste un testo cuneiforme che parla di un pianeta chiamato Nibiru e che ne descrive caratteristiche fisiche ed orbitali?

Neberu in accadico significa “traghetto”. È un termine utilizzato per indicare anche alcuni corpi celesti in molti testi sia letterari che astronomico/astrologici. Va precisato infatti che a fianco di alcuni nomi associati in modo univoco ad un pianeta o stella, è sviluppato in Mesopotamia un sistema legato all’interpretazione teologica ed esoterica per cui alcuni astri possono avere più di un nome, associato ad un dio (Marte) o ad una caratteristica (rosso); in alcuni casi, inoltre, tali nomi sono volutamente ambigui e utilizzati per diversi corpi celesti. Nel caso di Neberu lo si definisce in vari passi come uno dei nomi del pianeta Giove; il passo sopra citato dall’Enūma eliš sembrerebbe indicare invece una stella fissa, forse la polare. Non vi sono invece descrizioni chiare delle caratteristiche fisiche (ma neanche per altri corpi) o orbitali di Neberu.

7.Nella mitologia Sumera/Babilonese/Assira e nei loro scritti, c’è qualche riferimento che possa far pensare che tali popoli avessero un livello tecnologico avanzato o che fossero venuti in contatto con qualcuno che possedesse una tecnologia paragonabile o superiore alla nostra?

No.

8. Sitchin collega molti elementi tratti dalle sue traduzioni di testi Sumeri, con avvenimenti narrati nella Genesi biblica, lasciando intendere che quest’ultima derivi in grande parte proprio dalla mitologia Sumera. Ad esempio, gli Anunnaki della mitologia Sumera, secondo Sitchin, sarebbero i Nephilim che compaiono nella Bibbia. Cosa può dirci a riguardo? Esistono riscontri oggettivi per queste supposizioni?

La relazione tra elementi della tradizione letteraria sumero-accadica e la successiva tradizione biblica sono note sin dalle prime scoperte delle tavolette cuneiforme nel XIX sec. Tra questi il più noto è il caso della narrazione del diluvio e l’arca di Noè. Nella religione sumerica gli Anunna(ki) sono gli dèi superiori e gli Igigi quelli inferiori. I Giganti (Nephilim) e l’idea dell’unione tra esseri sovraumani e donne umane è assente da qualsiasi fonte mesopotamica. L’idea generale di un contatto tra il divino e l’umano nella religione mesopotamica è totalmente assente. Persino l’idea di eroe in senso greco (figlio di un dio e un essere umano) è assente e documentato unicamente in un unico eccezionale caso, Gilgameš (si legge Ghilgamesh).

9.Sitchin afferma che dal sigillo VA 243 sia possibile ricavare che i Sumeri conoscessero 12 pianeti, compresi Sole e Luna. Può confermare questa interpretazione o si tratta di forzature?

Si tratta di forzature. Sole e Luna sono astri noti per ovvietà a tutte le culture. Oltre a questi vi era Venere identificata con la dea Inanna/Ištar, e poi i pianeti Marte, Mercurio, Giove e Saturno. Assieme a questi astri principali venivano spesso rappresentate anche le Pleiadi, simbolizzate da sette pallini. Queste rappresentazioni si trovano sui kudurru, pietre di confine coperte con segni astrali e simboli divini.

10.Alcune curiosità: come venivano rappresentati Sole, Luna e Stelle dai popoli Mesopotamici? Avevano una simbologia fissa e univoca, oppure gli stessi simboli venivano usati per indicare l’uno o l’altro astro o addirittura altri oggetti? E’ vero che nell’Enuma Elish il termine GA.GA corrisponde a Plutone? Cosa vuol dire la parola Nibiru?

Mentre per gli astri più importanti vi erano differenti nomi, i simboli che li rappresentavano erano fissi. Come detto le pleiadi erano rappresentati da sette pallini, Sole, Luna e Venere coincidenti con tre delle divinità principali, erano rappresentati da un astro iscritto in un cerchio con piccole differenze l’una dall’altro. Per gli altri pianeti non abbiamo rappresentazioni, ma si usano i simboli delle divinità ad esse associate.

11.Per finire, cosa si sente di dire a coloro i quali ritengono che Zecharia Sitchin fosse un brillante studioso, pioniere della traduzione di testi Mesopotamici, osteggiato dal mondo accademico per le sue scomode scoperte?

Il mondo accademico è sicuramente un ambiente chiuso, tuttavia, in particolare nel mondo dell’antichistica e, più specificamente, del Vicino Oriente antico le poisizioni e i punti di vista sono tra i più diversi. Basti pensare che tra questi studiosi ci sono molti che appartengono a ordinamenti religiosi e svolgono le loro ricerche avendo in mente di confermare le rispettive fedi. Nel secolo passato diverse persone hanno proceduto a leggere e interpretare in maniera personale le fonti mesopotamiche, in particolare quelle che descrivono riferimenti ai corpi celesti. La tentazione non ha risparmiato neppure il fisico Stephen Hawkins che in un suo volume ha interpretato il mito di Gilgameš come una rappresentazione astrale.
Per quanto riguarda Sitchin, che io sappia non ha mai tentato di far parte di quell’ambiente accademico che lo vorrebbe osteggiare.
Nel suo curriculum inoltre non è specificato in nessun luogo dove avrebbe svolto tali studi. Di sicuro non esistono traduzioni di testi mesopotamici da parte di Sitchin a me note e le sue pubblicazioni mostrano solo una grande creatività spesa a favore di coloro che apprezzano tale genere.

 

BIBLIOGRAFIA

 

Traduzioni italiane di testi sumerici e accadici:

  • Bottéro, J., & Kramer, S. N. (1992). Uomini e dèi della mesopotamia. Alle origini della mitologia. Torino: Einaudi.
  • Castellino, G. R. (1977). Testi sumerici e accadici. Torino: UTET.
  • Pettinato, G. (2001). Classici delle religioni: Mitologia sumerica. Torino: UTET.

 

La letteratura sumerica si può trovare in trascrizione (ovvero resa in alfabeto latino della scrittura cuneiforme) può trovarsi alla pagina del progetto The Electronic Text Corpus of Sumerian Literature (ETCSL): http://etcsl.orinst.ox.ac.uk/

 

Un motore di ricerca per materiale mesopotamico è www.etana.org

 

Opere introduttive all’astronomia e astrologia mesopotamica in lingua italiana:

  • Neugebauer, O. (1974). Le scienze esatte nell’antichità. Milano: Feltrinelli.
  • Pettinato, G. (1998). La scrittura celeste. Milano: Mondadori.
  • Pichot, A. (1993). La nascita della scienza. Mesopotamia, egitto, grecia antica. Bari: Dedalo.
  • Walker, C. B. F. (1997). L’ astronomia. Prima del telescopio. Bari: Dedalo.

 

Alcune importanti opere in altre lingue:

  • Brown, D. (2000). Mesopotamian planetary astronomy-astrology. Groningen: Styx.
  • Horowitz, W. (1998). Mesopotamian cosmic geography. Winona Lake: Eisenbrauns.
  • Hunger, H., & Pingree, D. E. (1989). MUL.APIN : An astronomical compendium in cuneiform. Horn: F. Berger.
  • Hunger, H., & Pingree, D. E. (1999). Handbuch der Orientalistik: Astral sciences in Mesopotamia. Leiden – Boston – Köln: Brill.
  • Koch-Westenholz, U. (1995). Mesopotamian astrology. An introduction to Babylonian and Assyrian celestial divination. Copenhagen: The Carsten Niebuhr Institute of Near Eastern Studies.
  • Reiner, E. (1995). Astral magic in Babylonia. Philadelphia: The American Philosophical Society.
  • Rochberg, F. (2004). The heavenly writing: Divination, horoscopy, and astronomy in Mesopotamian culture. Cambridge – New York: Cambridge University Press.
  • Weidner, E. F. (1915). Handbuch der babylonischen Astronomie. Leipzig: J. C. Hinrichs.

 

Catalogo dei corpi celesti nella letteratura mesopotamica:

  • Gössmann, F. (1950). Planetarium babylonicum, oder die sumerisch-babylonischen Stern-namen. Roma: Papstl. Bibelinstituts.
  • Kurtik, G. E. (2007). ЗВЕЗДНОЕ НЕБО ДРЕВНЕЙ МЕСОПОТАМНН [the star heaven of ancient mesopotamia]. St. Petersburg: Aletheia.

 

Un ottimo sito ricco di informazioni e bibliografia è quello di van Gent, Bibliography of Mesopotamian Astronomy and Astrology

 

ESTRATTO DALLA BIOGRAFIA del Prof. Verderame

Biografia Completa

Carriera accademica

Lorenzo Verderame si è laureato presso la “Sapienza” Università di Roma nel 1998 discutendo una tesi in Assiriologia dal titolo “Le tavole I-XIV della serie astrologica mesopotamica Enuma Anu Enlil” e presso il medesimo ateneo ha coseguito il dottorato in “Studi Filologici e Letterari sul Vicino Oriente Antico e l’Iran pre-islamico” nel 2004 con la tesi “Il ruolo degli ‘esperti’ (ummânu) nel periodo neo-assiro”. Dal 2005 al 2009 è stato docente di Storia del Vicino Oriente Antico presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Palermo. Dal 2008 è ricercatore in Assiriologia presso la “Sapienza” Università di Roma.

Pubblicazioni

Tra le principali pubblicazioni monograficheLe Tavole I-VI della serie astrologica Enuma Anu Enlil, NISABA 2, Messina, 2002; (con F. D’Agostino) Umma Messenger Texts in the British Museum, Part Three (UMTBM 3), Supplemento alla Rivista degli Studi Orientali LXXVI, Roma, 2003; (con J. Politi) Drehem Texts in the British Museum (DTBM), NISABA 7, Messina, 2005; (con F.N.H. al-Rawi) Testi amministrativi neo-sumerici da Umma conservati al British Museum (NATU II), NISABA 11, Messina, 2006. Sono in preparazione Il rituale del re sostituto in MesopotamiaThe Role of the “Scholar” (ummânu) in the Neo-Assyrian PeriodThe Astrological Series Enuma Anu Enlil:Chapters VII-XIII, gli ultimi due per la casa editrice Brill.

Ricerca

Gli ambiti di ricerca di Lorenzo Verderame sono i testi magici e divinatorii, la religione, i documenti amministrativi ed economici del III mill., gli studi tecnologici. Da vari anni si occupa, in collaborazione con altri colleghi, dell’edizione di testi astrologici e astronomici mesopotamci, in particolare della serie astrologica Enuma Anu Enlil, di cui ha curato l’editio princeps delle Tavole I-VI e sta preparando quella delle Tavole VII-XIII.

Progetti di Ricerca

Dal 2008, in seguito ad un accordo con il British Museum, è il responsabile per il progetto di riedizione completa del materiale lessicografico e scolastico mesopotamico. Altri progetti di ricerca cui la cattedra di Assiriologia collabora sono: l’edizione ed il catalogo dei documenti neo-sumerici inediti del British Museum e di altre collezioni del Regno Unito; in collaborazione con F. Pomponio (Università di Messina), P. Mander (IUO Napoli), F. D’Agostino (“Sapienza” Università di Roma); il progetto di collaborazione con lo State Board of Antiquities della provincia del Dhi Qar (Nasiriya, Iraq).

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Il Katla si sta per svegliare ? A breve, possibile eruzione del vulcano Katla

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Il Katla nelle ultime 24 ore ha mostrato alcuni segni di attività.La protezione civile islandese ha pubblicato un bollettino questa mattina, dove era riportato che il ponte sul  fiume Múlakvísl era  stato spazzato via da un’inondazione glaciale, proveniente dal ghiacciaio nei pressi del vulcano. Il ponte ha una lunghezza di 128 metri ed è stato costruito nel 1990.
Un dato interessante riguardo ai vulcani:c’è ancora un certo dibattito tra gli scienziati sulla possibilità che il diluvio glaciale abbia avuto la sua origine in una piccola eruzione vulcanica.

Di seguito postiamo il video del katla allo stato attuale:

Katla_fyrir_net.wmv

Conosciamo il Katla

Country:                           Iceland
Subregion Name:          Southern Iceland
Volcano Number:         1702-03=
Volcano Type:                Subglacial volcano
Volcano Status:              Historical
Last Known Eruption:  1918
Summit Elevation:        1512 m    4,961 feet
Latitude:                           63.63°N   63°38’0″N
Longitude:                       19.05°W   19°3’0″W

Un immagine dell’immenso sistema vulcanico

La webcam che finalmente è ritorna attiva  :D , live 24/24

katla

La descrizione del Vulcano Katla

Il vulcano Katla si trova vicino all’estremità meridionale della zona vulcanica dell’Islanda orientale. E’ nascosto sotto la calotta glaciale Mýrdalsjökull. Il subglaciale basaltico-to-riolitica vulcano è una delle più attive d’Islanda ed è un produttore di frequenti inondazioni date dallo sfogo dei ghiacciai. inondazioni.  Ha una grande caldera subglaciale (10×14 km), con un asse lungo in una direzione NW-SE fino a 750 m di profondità. Il suo punto più alto raggiunge i 1380 m, e tre ghiacciai importante. Sebbene la maggior parte delle eruzioni storiche hanno avuto luogo dalle fessure all’interno della caldera, il sistema Eldgjá, che si estende per circa 60 km a NE dal margine del ghiacciaio corrente, verso il vulcano Grímsvötn, è stata la fonte di grandi eruzioni Olocene. Un’eruzione dalla fessura Eldgjá nel 934 dC, ha prodotto un voluminoso flusso di lava di circa 18 chilometri cubi, uno dei più grandi del mondo. Il Katla è stato la fonte di frequenti eruzioni subglaciali basaltiche.
La sua esplosività dell’eruzioni è data dalla enorme quantità di acqua che viene a contatto con lo stesso vulcano, e fa di questo un mix esplosivo.
Di norma una volte che erutta il fratellino Eyjafjallajokul, erutta dopo 2 anni il Katla

Sito                Anno                Data        Durata dell’eruzione    Periodo di riposo
Katla             920 circa

Katla            934 circa

Katla            1179 circa

Katla            1245

Katla            1262

Katla            1357 circa

Katla            1416

Katla            1500 circa

Katla            1580                 11 agosto                                          80 anni circa

Katla            1612                  12 ottobre                                        32 anni

Katla            1625                  2 settembre        13 giorni                 13 anni

Katla            1660                 3 novembre        60 giorni                   35 anni

Katla            1721                 11 maggio             100 giorni              61 anni

Katla            1755                 17 ottobre           120 giorni                34 anni

Katla            1823                 26 giugno             28 giorni                 68 anni

Katla            1860                8maggio                20 giorni                 37 anni

Katla            1918                12 ottobre             24 giorni                 58 anni

La situazione sismi della zona circostante la potete seguire da questo link

myrdalsjokull

Alla prossima per aggiornare la situazione  ;)

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Fonti http://www.volcano.si.edu/world/find_eruptions.cfm

http://it.wikipedia.org/wiki/Katla

 

 

Stelle Zombie forse trovata la chiave per misurare l Energia Oscura


Supernova 1994d. La supernova è il punto luminoso in basso a sinistra. Si tratta di una supernova di tipo Ia termonucleare come quelli descritti da Howell. La supernova è sul bordo della galassia NGC 4526, rappresentato al centro dell’immagine. Credit: NASA / Hubble Space Telescope

Stelle “Zombie” che esplodono come bombe, come muoiono, come rivivono succhiando materia da altre stelle. Secondo un astrofisico all’Università di Santa Barbar è qualcosa che accade ogni giorno nell’universo qualcosa che può essere utilizzato per misurare l’energia oscura.

Questa speciale categoria di stelle, conosciuta come supernovae di tipo Ia, aiutano a sondare il mistero dell’energia oscura, energia che gli scienziati credono sia collegata all’espansione dell’universo.

Andy Howell, professore di fisica alla University of California e scienziato al Las Cumbres globale Telescope Observatory Network (LCOGT), ha scritto un articolo di rassegna su questo argomento. LCOGT è una rete mondiale di telescopi finanziata privatamente e lavora a stretto contatto con la University of California.

Le Supernove sono stelle che vengono osservate sin dal 1054 dC, cioè da quando una stella esplose formando la Nebulosa del Granchio, ora un resto di supernova molto conosciuto.

Di recente la scoperta dell’energia oscura (che è una delle scoperte piu senzazionali dell’ultimo mezzo secolo), secondo Howell L’invisibile energia oscura costituisce circa i tre quarti dell’universo: “Abbiamo scoperto questo tipo di energia solo 20 anni fa utilizzando supernovae di tipo Ia, supernove termonucleari o candele, “Queste stelle sono strumenti utili per misurare l’energia oscura.All’incirca sono tutte della stessa luminosità,questo fà in modo che possano essere utilizzate per capire le distanze nell’universo.”

Queste supernovae sono così luminose che brillano con la potenza approssimativa di un miliardo di soli, ha osservato Howell.

Howell le chiama supernovae di tipo Ia “zombie”, zombie perchè sono stelle morte,e hanno tutte un nucleo di cenere, ma la cosa eccezionale è che tornano in vita succhiando materia da una stella compagna. Negli ultimi 50 anni, gli astrofisici hanno scoperto che le supernovae di tipo Ia sono parte di sistemi binari (due stelle che orbitano una attorno all’altra). Quella che esplode è una stella nana bianca. “Questo è ciò che il nostro sole sarà alla fine della sua vita, avrà la massa del Sole stipata nelle dimensioni della Terra.” afferma Howell.

Le nane bianche che tendono a esplodere come supernovae di tipo Ia hanno approssimativamente la stessa massa, questo è stato considerato un limite fondamentale della fisica, ma secondo Howell tuttavia ci sono stelle che vanno oltre questo limite, Howell lo afferma in un’articolo publicato 5 anni fà su Nature. le caratteristiche di questo tipo finora sconosciuto di supernovae Ia, è che hanno piu massa tipica prima di esplodere e questo è un fatto che confonde gli scienziati.

Howell ha proposto un’ipotesi di come si possa riuscire a comprendere questa nuova classe di oggetti. “Un’ idea è che si tratti di un sistema binario composto da due nane bianche che unendosi tra loro formano una spirale che piano piano le fonde assieme” quando le due stelle si fondono, esplodono. Questo può essere un modo per spiegare cosa sta succedendo.”

L’astrofisica utilizza le supernovae di tipo Ia per costruire una mappa della storia dell’ espansione dell’universo. “Quello che abbiamo scoperto è che l’universo non si sta espandendo allo stesso ritmo”, ha detto Howell: “e non c’è stato un rallentamento, come tutti pensavano che sarebbe accaduto, (questo a causa della gravità). Invece l’universo stà accelerando, C’è una forza che contrasta la gravità e non sappiamo cosa sia, noi fisici la chiamiamo energia oscura. ”


L’energia oscura (rete viola) è una superficie liscia e uniforme,
che domina sugli effetti della gravità (griglia verde)
Credit image:. NASA / JPL-Caltech

Queste nuove scoperte fanno riferimento al concetto di Einstein sulla costante cosmologica (http://it.wikipedia.org/wiki/Costante_cosmologica). Si tratta di un termine che Einstein ha aggiunto nelle sue equazioni per renderle valide. Tuttavia Einstein lo ha fatto perché pensava che l’universo fosse statico, non sapeva che l’universo si stava espandendo. Quando gli fu rivelato che l’universo è in costante espansione, Einstein crebbe che questo concetto(la costante cosmologica) era il suo più grande errore. “Oggi Si scopre che questa costante cosmologica era in realtà uno dei suoi più grandi successi”, ha detto Howell. “Questo perché la costante cosmologica di Einstein è quello che ci serve oggi per riuscire a dare una spiegazione ai dati in nostro posseso”.

“Lo spazio ha una certa energia ad esso associata”, ha detto Howell. “Questo è ciò che i risultati sembrano indicare e che l’energia oscura è distribuita ovunque nell’universo. Sembra che sia una proprietà del vuoto, ma non siamo completamente sicuri. Stiamo cercando di comprendere la verità grazie anche alle supernove di tipo Ia, che fungono con precisione da fari standard per le nostre misurazioni”.

Nel corso della storia, sono state notate un paio di supernove così luminose che potevano essere viste ad occhio nudo. Con i telescopi, gli astronomi hanno scoperto anche supernove più lontane. “Ora abbiamo enormi macchine fotografiche digitali sui nostri telescopi”, ha dichiarato Howell, “Siamo stati in grado di rilevarne in gran parte del cielo, regolarmente. Troviamo supernove giornalmente”.
Gli astronomi hanno scoperto migliaia di supernove negli ultimi anni.


A sinistra le supernove rapresentate come candele con una luninosità più o meno standard
A destra coppie di galassie come standard di misura.
© Nasa/JPL-Caltech

 

Nel corso della sua carriera, Howell ha utilizzato questi potenti telescopi per studiare le supernove.
Attualmente, oltre ad insegnare alla University of California, si occupa di studio dettagliato al LCOGT sulle supernove, che ha lo scopo di aiutare a capire l’energia oscura.
Grazie a questa vasta rete di osservatori, sarà possibile studiare il cielo notturno di continuo.
“Il prossimo decennio promette seri progressi nella comprensione delle supernovae Ia, dalla loro esplosione fisica, ai loro progenitori o per il loro uso come candele standard”, scrive Howell nel suo articolo su Nature.

“E con questa conoscenza che potrebbe giungere la chiave per comprendere i segreti dell’energia oscura”.

by Duellum71

Come funzionano i motori degli aerei?

Domande sull’articolo? Discutine insieme a noi

Per il nostro consueto appuntamento: se sai come funziona, non ti fregano facilmente, oggi parliamo dei motori degli aerei.Come funzionano questi motori?

Innanzitutto dobbiamo distinguere i vari tipi esistenti. Fondamentalmente sono 4:

Elica a pistoni

È il tipo più semplice e più vecchio, usato per lo più su aerei molto leggeri. Fondamentalmente è un motore a combustione interna, a pistoni, con un’elica attaccata all’estremità dell’albero motore.

Motore aeronautico a pistoni

 

Turboelica

Detto turboprop, è un motore a reazione, dove una turbina fa girare l’elica che genera la spinta. Una parte della spinta viene ottenuta anche dal getto in uscita dal motore.

Motore Turboelica

Turbogetto

Classico motore a reazione, la spinta viene ottenuta dal flusso di aria che viene accelerato e sparato via in direzione opposta a quella del moto, ottenendo, per reazione appunto, una spinta. Viene usato sugli aerei militari, anche se ormai in disuso.

Spaccato di un turbogetto

Turbofan

È un turbogetto un pelino più complesso, dove al compressore è anteposta una ventola (fan) che attraverso un bypass genera un flusso di aria secondario che garantisce una spinta maggiore a velocità più basse. È il tipo più comune usato sugli aerei di linea e sui moderni aerei militari.

Modello di un turbo fan

 

Andiamo nel dettaglio e vediamo come realmente funzionano questi motori.

Partiamo del turbofan, da cui per sostituzioni e semplificazioni possiamo ottenere gli altri due motori turbo.

Spaccato di un Turbofan

 

Schema a blocchi di un turbofan

Qui possiamo vedere lo spaccato e lo schema a blocchi di un turbofan detto “non mixing bypass”.

I numeri e le lettere indicano i vari punti e le varie trasformazioni termodinamiche che intervengono nel ciclo del motore. Niente paura, non ho intenzione di inserire formule e conti, ci interessa soltanto far capire cosa succede nel motore.

Il turbofan è composto essenzialmente da un ingresso, detto inlet o diffuser, che “prepara” l’aria esterna (a e 1) ad essere lavorata nel motore (2), da una ventola, fan (F), che opera una prima compressione del flusso d’aria, rallentandolo e comprimendolo (21 e 13 ). Dalla ventola si separano due flussi, il primo, detto di bypass  (13), non incontra altri elementi fino all’ugello di scarico (N, 17) (nella versione non mixing, in quella mixing il flusso di bypass viene mescolato con quello proveniente dal motore prima di raggiungere l’ugello) e genera una prima spinta (19) dovuta principalmente alla quantità di aria che viene espulsa, più che alla sua velocità.

Il secondo flusso, quello principale (21), entra in un compressore (C), detto di alta pressione, che aumenta la pressione dell’aria anche di alcune decine di volte (3). Dal compressore si arriva nella camera di combustione (B), dove viene iniettato il combustibile e avviene la combustione della miscela (4). A questo punto, il flusso, con i suoi 1400/1500K arriva nella prima turbina,detta di alta pressione (T), dove subisce un’espansione e quindi un raffreddamento (41), cedendo parte della sua energia a questa turbina. Quest’ultima è collegata con il compressore di alta pressione tramite un albero di trasmissione. Il compito di questa turbina è quindi quello di far girare il compressore, assorbendo dal fluido tutta l’energia necessaria. Uscendo da questa turbina, il flusso arriva in un’altra turbina, detta di bassa pressione (T), che è collegata con la ventola tramite un altro albero di trasmissione, diverso dal precedente, e serve a far girare quest’ultima, assorbendo quindi un’altra parte dell’energia del flusso (5).

A questo punto, i gas in uscita dalla seconda turbina sono molto più freddi e ad una pressione molto più bassa di quelli che sono entrati nella prima turbina (7), ma conservano ancora una certa quantità di energia, sotto forma di pressione e calore, che viene convertita dall’ugello (N) in spinta per l’intero aereo (9).

Quindi riassumendo, abbiamo il flusso di aria che viene compresso due volte, bruciato con il combustibile in camera di combustione, fatto passare attraverso due turbine che servono ad alimentare la ventola ed il compressore ed infine espulso per generare la spinta.

In cosa differiscono i turbo jet e i turboprop da questo motore?

È molto semplice, infatti i turbogetto non hanno la ventola e hanno una sola turbina che va muovere l’unico compressore presente, mentre i turboprop non hanno una ventola come i turbo fan ma hanno l’elica vera e propria collegata con la turbina di bassa pressione oppure una sola turbina che muove sia il compressore sia l’elica, tramite una serie di ingranaggi che riducono la velocità di rotazione.

Di seguito un disegno che mostra le principali differenze tra i vari motori a reazione.

Schema che mostra le differenza tra i vari motori a reazion

 

Come e quando si usano?

I turboprop vengono utilizati su aerei piccoli da turismo o per trasposto personale. Raggiungono velocità discrete ma inferiori a quelle di un aereo di linea, intorno a Mach 0.75 contro il 0.9 di un turbo fan.

I turbogetto venivano usati sugli aerei militari e sui vecchi aerei di linea, adesso si preferisce usare turbo fan con un rapporto di bypass molto basso, per i militari, che quindi non ingombrano molto (più è grande la ventola più il motore genera resistenza aerodinamica) e garantiscono migliori prestazioni con consumi più bassi e ad alto rapporto di bypass per gli aerei civili, che presentano vantaggi molto simili.

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