La Crisi Economica è solo all inizio. EclisseForum.it intervista un Consulente Finanziario

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Negli ultimi giorni vi è un susseguirsi molto rapido di notizie relative alla situazione economica italiana, in particolar modo in seguito al taglio del rating da parte di Moodys avvenuto oggi. Ma a che punto siamo effettivamente nel percorso della crisi economica e quali sono i possibili scenari futuri che si prospettano? EclisseForum.it ha intervistato un consulente finanziario nato a Modena nel 1958 e laureato in Economia e Commercio nella stessa città nel 1983. Dal 1984 al 1994 ha prestato la sua professionalita Banca Commerciale Italiana a Modena e a Milano specIalizzandosi in intermediazione finanziaria. In seguito è stato assunto in Svizzera come Private Banking per Ubs. Dal 2001 opera come consulente finanziario, attualmente in FinecoBank del gruppo Unicredit.
A che punto siamo della crisi?
Purtroppo siamo solo alla fase iniziale della crisi.
Se Lei dovessi fotografare uno scenario globale, che immagine vedrebbe?
Per fare una foto della situazione attuale devo partire dalle origini di questa crisi. Questa nasce dagli eccessi della finanza, dall’eccesso della leva, dall’eccesso delle cartolarizzazioni, in definitiva dall’eccesso del debito. Il debito non è un male assoluto, anzi, quando è equilibrato in relazione al fatturato (quando si tratta di un’azienda) o quando lo è in rapporto col Pil (se si tratta di una nazione) aumenta la capacità di produrre reddito. Ma quando si eccede diventa malefico, perché il debitore é costretto a pagare alti interessi che gli tolgono le risorse necessarie per gli investimenti e l’economia tende sempre più ad indebolirsi.
Dall’inizio del 2009 la Fed negli Usa e la Bce in Europa hanno abbassato i tassi fino a portarli vicino allo zero: il tentativo era quello di dare liquidità al mercato, in modo da rilanciare l’economia. In realtà questa liquidità è stata molto drenata dalle banche, ansiose di coprire i buchi che si erano aperti nel loro stato patrimoniale e inoltre tese, da almeno un anno a questa parte, al conseguimento degli obiettivi riguardanti i rapporti patrimoniali previsti dalle nuove regole di Basilea 3.
Negli States la pioggia di liquidità procurata dalla Fed (che ha provveduto pure all’acquisto di Treasury a lungo termine pr mantenere bassi i tassi dei mutui coi cosiddetti “Quantitative easing”) non ha ottenuto gli effetti desiderati. L’economia si è ripresa in modo modesto e il Pil sotto il 2% non riesce affatto ad assorbire la disoccupazione che la crisi ha creato. Ad oggi le cifre ufficiali parlano di un livello di disoccupazione che supera il 9%, livello che condiziona negativamente anche il rilancio dei consumi.
In Europa la sola Germania è riuscita a mettere la testa fuori dalla crisi, grazie alla grande penetrazione commerciale nei paesi emergenti, fattore che le consente di essere fortissima nell’esportazione. Tuttavia il rallentamento in atto attualmente nei paesi emergenti creerà nel prossimo semestre qualche grattacapo anche ai tedeschi.
Altro problema per l’Europa sono i cosiddetti Pigs, o Piigs (includendo l’Italia) che dir si voglia. Sono i periferici che, oberati dal peso dei debiti pregressi, in taluni casi, come la Grecia, non hanno più neppure la possibilità di finanziarsi sui mercati, perchè i tassi che gli investitori pretendono per comprare le loro obbligazioni sono talmente alti che li porterebbero rapidamente verso il fallimento.
In molti casi il debito opprime sia i bilanci pubblici che quelli privati. Negli States, ad esempio, oltre al deleverage (graduale eliminazione della leva finanziaria) effettuato dalle banche, sta avvenendo un fenomeno ormai chiaro: i tassi reali sono ampiamente negativi, cioé il tasso d’inflazione che supera ormai il 3% sopravanza nettamente i tassi a breve di remunerazione del denaro. La conseguenza è che il denaro perde gradualmente potere d’acquisto e la povertà viene trasferita da chi detiene debiti a chi detiene capitali: è un modo per rendere “più leggeri” gli ingenti debiti dello stato. Ma questo “trasferimento di povertà” avviene molto lentamente nel corso degli anni.
Che futuro economico si potrebbe prospettare?
Il futuro delle economie degli States e dell’Europa (a cui aggiungo anche quella del Regno Unito) non appare molto soddisfacente. Si prevedono ulteriori tentativi di rilancio di un’economia che è destinata a una lunga agonia, magari senza essere afflitta da un numero elevato di fallimenti, ma di certo la crescita sarà a scartamento ridotto o, come si dice in gergo, “nettamente sotto il potenziale”.
E’ plausibile un conflitto mondiale in seguito a questa crisi che affama tutti i paesi del mondo?
No, per la semplice ragione che la crisi affama paesi poveri che non hanno certo nè il peso politico nè le risorse per scatenare conflitti. E’ però scontato che una crisi di questa portata possa scatenare veri propri conflitti sociali, se non vere e proprie rivoluzioni, come quelle a cui assistiamo attualmente in diversi paesi arabi.
Come pensa che se ne uscirà dalla crisi?
Dalla crisi si uscirà in tempi lunghi. Il tempo serve per togliere la leva dai mercati finanziari. Quando i valori iscritti negli stati patrimoniali delle banche saranno congrui a quelli che il mercato finanziario propone, allora potremo dire che questa crisi è finita. Serviranno parecchi anni, però.
In che modo c’entrano le banche?
La crisi è stata in gran parte creata dalla follia di molte banche Usa in primis e in seconda battuta anche da molte europee. Hanno commesso un imperdonabile peccato di avidità, una specie di delirio cieco di onnipotenza finanziaria. Ed ora le conseguenze sono subite dall’intero sistema economico.
Quali sono le principali considerazioni da fare sul debito pubblico?
Quando il debito supera i livelli di guardia crea sempre distorsioni e situazioni sgradevoli. Ad esempio oggi la Cina possiede il 16% del debito pubblico italiano. Quando possiederà più del 30% (temo entro il 2015) dello stesso, potrà fare delle imposizioni anche a livello commerciale. Un paese oberato dai debiti è un paese debole. Anche le più civili conquiste sindacali diventano effimere e vane se ottenute in un paese sovraindebitato.
Andiamo alla Grecia. E’ probabile che fallirà?
Non credo che la Germania lascerà fallire la Grecia nei prossimi mesi. Anche perchè oggi creerebbe un effetto contagio terrificante. Nel 2014 o nel 2015 invece, quando il sistema bancario europeo si sarà irrobustito opportunamente, l’Europa staccherà la spina. Non è pensabile, infatti, che il fallimento della Grecia si possa prorogare oltre quelle date.
Cosa accade quando uno stato fallisce?
Uno stato fallisce quando non riesce più ad onorare il pagamento dei prestiti ricevuti e dichiara “default”. Le conseguenze possono essere gravi per la perdita di credibilità. Un paese fallito difficilmente riesce a reperire risorse per rilanciare la propria economia.
Che risvolti ci sono nel futuro?
I risvolti o conseguenze della situazione attuale sono un lungo periodo di bassa crescita dell’economia intervallato da frequenti periodi di recessione: ci avviamo verso una riedizione della sindrome giapponese post bolla del 1985.

Sentivo oggi della decisione di Moody’s di collocare il rating Aa2 delle obbligazioni sovrane dell’Italia sotto revisione per un possibile declassamento.In buona sostanza..cosa sta accadendo all’Italia in questo periodo? E che cosa cambierebbe in futuro in merito a questa notizia?

La decisione di Moodys di mettere in “Credit watch” Eni, Enel e Finmeccanica è semplicemente la conseguenza di aver messo in credit watch lo stato italiano pochi giorni fa. Se verrà abbassato il rating, sia lo stato italiano sia queste società partecipate dallo stato dovranno pagare un tasso un po’ più alto per finanziarsi sui mercati internazionali. Poichè il debito italiano è già al 118% del Prodotto Interno Lordo nazionale, è facile capire che siamo in una situazione delicatissima. Più ancora che una crisi di governo, basterebbe che Tremonti desse le dimissioni a questo punto per affondarci in una crisi che potrebbe avvitarsi pericolosamente su sè stessa.

EclisseForum.it ringrazia di cuore il dott.XXX per la sua professionalità, gentilezza e disponibilità e per averci dedicato il tempo necessario a rispondere alle nostre domande.

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